The Mandalorian 2

The Mandalorian – Recensione season finale: momenti gloriosi

Siamo arrivati alla fine anche della seconda stagione di “The Mandalorian” e dunque siamo giunti a questo season finale.

Questa seconda stagione di “The Mandalorian” è stata fenomenale. La prima è stata chiaramente grandiosa, altrimenti lo show non avrebbe avuto tutto quel successo e non ci sarebbero state tutte quelle sottoscrizioni a Disney+ (in questo primo anno i contenuti originali rilasciati sono stati questa serie, per l’appunto, la settima e ultima stagione di “The Clone Wars”, il film di “Lilly e il Vagabondo” e “Hamilton” e con tutto il rispetto per gli ultimi, è stato soprattutto  “The Mandalorian” ad attirare utenti), ma questa seconda ha superato tutte le aspettative. Dopo le precedenti recensioni (che trovate qui, qui e qui), facciamo dunque una panoramica sugli ultimi tre episodi.

The Mandalorian Season Finale – Breve panoramica

Tutto. Credevamo di trovarci dinanzi a episodi filler, in particolare il sesto, e invece dopo il culmine raggiunto con la quinta puntata e l’entrata in scena di Ahsoka Tano l’asticella è stata ulteriormente alzata con il sesto episodio, che ha rappresentato il vero punto di svolta, mentre il settimo ha rappresentato un approfondimento sul piano psicologico ed emotivo.
Il finale di stagione: che episodio glorioso.

Questo in verità non è un vero difetto perché potrebbe trattarsi solo di aspettare l’evoluzione della storia e vederne una soluzione senza problemi, ma vale la pena menzionare che la questione della Dark Saber è potenzialmente (potenzialmente, quindi non è detto lo sia) una contraddizione, poiché in “Rebels” Bo-Katan entra in possesso della spada perché Sabine Wren, una delle protagoniste della serie che è mandaloriana, semplicemente gliela consegna (visto che la spada era in suo possesso) ritenendo che Bo-Katan sia la legittima sovrana di Mandalore, il leader di cui hanno bisogno. E Bo-Katan l’accetta. È vero che la prima volta che Sabine gliela offre Bo-Katan la rifiuta ed è vero che l’accetta perché i clan affermano di volersi unire dietro Bo-Katan come legittima leader di Mandalore, ma resta il fatto che Sabine gliela offre e Bo-Katan l’accetta. Pacificamente. Vedremo come decideranno di gestire la situazione, anche in base a ciò che Pablo Hidalgo e lo storygroup (ovvero coloro che vegliano sulla continuity) diranno.

Una piccolezza: Cara Dune non avrebbe dovuto riconoscere Luke?

Sì, okay, la CGI sul viso di Luke nel season finale di “The Mandalorian” non era granché.
Who cares.
Luke. Freaking. Skywalker.
Neeeext!

– La connessione alla Forza, 2×06.
– Il combattimento di Boba Fett, 2×06. Un ritorno in grande stile per il cacciatore di taglie, che ha contribuito a far accettare il suo ritorno anche a quelli di noi che meno lo amavano.
– L’esplosione della Razor Crest, 2×06. Un vero colpo al cuore.
– Baby Grogu che usa la Forza sugli Stormtrooper, 2×06. Luke ha usato il Force choke ne “Il Ritorno dello Jedi”, per cui l’obiezione secondo la quale sarebbe Dark Side è respinta. Per di più Baby Grogu si stava difendendo.
– Il discorso di Migs Mayfeld mentre guida il trasporto diretto alla base imperiale, 2×07. Un principio non del tutto corretto, ma comprensibile, e in ogni caso profondo.
– Din Djarin senza l’elmo e che mostra il suo volto a tutte quelle persone, 2×07.
– La Slave I che sgancia la bomba sismica, 2×07. Un fantastico richiamo alla Trilogia Prequel. Grazie, Favreau e Filoni.
– La minaccia di Din Djarin a Moff Gideon, 2×07. Un momento potente, con il Mandaloriano che pronuncia le stesse parole di Gideon (nel finale della S1) con un significato opposto e proprio per questo quelle parole risultano ancora più minacciose. Beh, diciamo che anche l’armatura ha contribuito. “You took my baby. I am coming for you.”

Tutto l’ottavo episodio. Andiamo, è grandioso! Dovendo elencare dei momenti, però, ecco quali:

– Il lancio dei TIE Fighter. Non l’abbiamo mai visto così spettacolare.
– Il team femminile.
– Il combattimento Din vs Moff Gideon.
Luke. Freaking. Skywalker.
– R2 e Grogu.
– Il saluto tra Grogu e Din.

– Come sempre, il Mandaloriano, Din Djarin.
– Il duo Fennec-Cara Dune nella 2×07 e il team femminile nella 2×08.
– Luke. Freaking. Skywalker.
– Onore a Moff Gideon come villain.

The Mandalorian Season Finale

La seconda stagione è stata un crescendo continuo, unendo azione, emozioni e collegamenti alle più diverse parti della saga. Il tutto per finire con un’esplosione di fuochi d’artificio.
Prima di parlare del season finale di “The Mandalorian”, facciamo una rapida panoramica sugli episodi sei e sette.

The Mandalorian season finale – 2×06/2×07

La sesta puntata ha riportato Boba Fett a pieno titolo ed è innegabile che il combattimento con gli Stormtrooper sia stato davvero impressionante e ben realizzato. E’ ovviamente molto interessante il suo rapporto con Fennec Shand ed è stato interessante anche quello che loro due hanno detto a Din Djarin (cosa che si riprenderà alla fine).
L’esplosione della Razor Crest è stato un colpo di scena incredibile e anche un colpo al cuore, ammettiamolo. Che Baby Grogu venisse catturato era ovvio dovesse accadere, ma l’esplosione della Razor Crest? Oh, il dolore.
Infine, tutta la parte della connessione alla Forza da parte di Grogu, nonché la determinazione di Din di riuscire ad arrivare a lui nonostante fosse stato malamente respinto, sono stati incredibilmente potenti.

Per quanto riguarda il settimo episodio, i due punti più salienti sono ovviamente il discorso di Migs Mayfeld con la conseguente accoglienza riservata a lui e Din dal personale della base imperiale e la decisione di Din di mostrare il suo volto.
Sul primo punto, bisogna riprendere una cosa detta all’inizio sul discorso del personaggio, ovvero che le sue parole partono da un principio sbagliato. Il perché è presto detto: quando dice che per gli abitanti di un pianeta Impero o Repubblica non fa differenza, lì sta tutto l’errore nel mondo, ovvero fare di tutta l’erba un fascio solo perché c’è una forza anche militare. Una, l’Impero, è una dittatura sanguinaria che uccide innocenti a milioni e fa saltare in aria pianeti come petardi, l’altra, la Repubblica, è una forza di liberazione che vuole aiutare, salvare, portare ordine e giustizia, impedendo pratiche orribili come la schiavitù (oltre che l’omicidio di innocenti). Quest’ultima una forza, peraltro, che appena raggiunta la stabilità lascerebbe il pianeta ai suoi abitanti, lasciando loro la piena autodeterminazione, ma pronta a prestare aiuto, in caso fosse richiesto. No, decisamente non è la stessa cosa. Nonostante questo, è innegabile che il monologo abbia apportato profondità al tutto e per questo è apprezzabile.
La seconda parte di questo punto riguarda ovviamente l’accoglienza da eroi che i nostri due hanno ricevuto una volta giunti alla base e salvati dalle legioni presenti lì. Un momento che fornisce un’altra prospettiva rispetto a quanto visto in passato (in pratica la stessa scena, al contrario, in Episodio IV, su Yavin 4), ma resta il fatto che quelle persone sono al soldo dei rimasugli di una dittatura sanguinaria che cercano di far rinascere, come chiarito poi nel confronto con l’ufficiale nella sala mensa (interpretato dallo stesso attore che è stato il Night King in “Game of Thrones”).

Infine, Din Djarin che leva l’elmo e mostra il suo aspetto a un bel numero di sconosciuti. Un gesto potentissimo, dettato e che ha dimostrato l’infinito amore di Din per Baby Grogu, i sacrifici che è disposto a fare per lui, i limiti che smettono di esistere quando si tratta di quel bambino che è diventato a tutti gli effetti suo figlio. Il che, ovviamente, rende il messaggio finale a Moff Gideon ancora più impressionante.

La 2×07, inoltre, ci ha dato ben due richiami alla Trilogia Prequel: la scalata dell’edificio sui cornicioni della finestra ha rimandato a quella di Padmé in Episodio I e la bomba sismica sganciata dalla Salve I… andiamo: Episodio II, la battaglia aerea tra Jengo Fett e Obi-Wan sopra Geonosis.

The Mandalorian season finale – 2×08

E veniamo, dunque, a questo season finale, una puntata iniziata con una sorta di ripresa del discorso fatto nel sesto, visto che uno dei due piloti dello shuttle ha fatto notare quante persone siano morte con l’esplosione della Morte Nera, salvo poi definire a distruzione di Aldeeran “un piccolo sacrificio”. Come si diceva, dittatura sanguinaria.

L’episodio, come tutta la stagione, è partito al massimo e nonostante questo è riuscito a essere anche un crescendo, culminato ovviamente nello scontro tra Din e il Moff Gideon, assolutamente fantastico, e l’arrivo del Jedi che tutti aspettavamo. E con questo si intende semplicemente che ci si aspettava l’arrivo di un Jedi. Le possibilità erano varie: Cal Kaestis, Ezra Bridger, un nuovo personaggio… e, sogno dei sogni, Luke Skywalker.
Facciamola breve: il sogno si è realizzato. Alzi la mano chi ha iniziato a urlare al “ONE X-Wing” detto da Cara Dune o al mantello nero, per poi perdere ogni dignità al guanto e lama verde.
Luke. Freaking. Skywalker.
Il Jedi più potente mai esistito (con suo padre, sua sorella – anche se Leia poi ha abbandonato la via del Jedi per pensare alla Repubblica – e, diciamolo pure, suo nipote Ben). E così, Dave Filoni e Jon Favreau hanno deciso di dare (nel senso di mostrarlo in immagini su uno schermo) a tutti i piccoli Padawan fan di Star Wars che sono cresciuti con la Trilogia Originale (compreso chi scrive) il Jedi che è sempre stato nei nostri cuori e che George Lucas aveva chiaramente affermato ne “Il Ritorno dello Jedi” e che l’Expanded Universe-Legends aveva solo esplicitato, dandogli cose da fare dopo aver abbattuto l’Impero. Finalmente lo abbiamo visto sullo schermo. Luke Skywalker, Jedi Master, il figlio del Prescelto, uno Jedi come suo padre prima di lui.
Noi piccoli Padawan siamo cresciuti sapendo che Luke era quello: abile e potente quanto suo padre, forte, coraggioso e badass come nessun altro e finalmente lo abbiamo visto. In un anno abbiamo avuto Luke che addestra Leia e Luke che va a fare il badass e a terrorizzare imperiali in giro per la Galassia (la faccia di Gideon era priceless). Grazie JJ, Dave e Jon.

Non paghi di questo, però, Favreau e Filoni hanno deciso di riaffermare anche in questo capitolo conclusivo della seconda stagione dello show il principio che il Maestro assoluto, il creatore di questa storia che è leggenda e che vivrà per sempre, George Lucas, ha affermato, sempre seguito e insegnato. E così, ecco arrivare i parallelismi.
Prima di arrivare al più eclatante, che tutti hanno notato, partiamo da uno forse passato inosservato. E per farlo, prendiamo la scena di “Rebels” in cui Ahsoka sta guardando una vecchia registrazione di Anakin che insegna, mostrando la tecnica con la spada laser da lui migliorata.

E cosa fa Luke? Esattamente ciò che il padre insegnava.

Ovviamente, il parallelismo che tutti hanno notato, anche perché era impossibile non farlo: “Rogue One”. Come suo padre fece una decina di anni prima, Luke ha la sua gloriosa avanzata in un corridoio, inarrestabile e implacabile (con la sottile differenza che non ha fatto strage di innocenti, a differenza di daddy dearest).

Ce n’è ancora uno, che di nuovo è passato generalmente inosservato. Un altro richiamo alla Trilogia Prequel. Guardate la strage dei comandanti Separatisti fatta da Anakin su Mustafar, in “Revenge of the Sith”, l’ultima mossa e parata di Anakin, minuto 1:19.

Riguardate ora la scena dell’avanzata di Luke e osservate bene al minuto 1:00/1:01. Luke fa la stessa mossa del padre e poi la ripete nell’ultima parte, quella che richiama “Rogue One”.

Affrontato il discorso Luke, passiamo all’arrivederci tra Din e Grogu. Un momento intenso e oltremodo toccante e commovente, a sua volta creatore di parallelismi: il distacco tra Anakin e Shmi, sua madre, in Episodio I (“I ever see you again?”-“What does your heart tell you?”-“I hope so. Yes. I guess.”-“Then we will see each other again”/“I’ll see you again, I promise”), nonché gli ultimi momenti tra Anakin e Luke, in Episodio VI, in cui Anakin chiede al figlio di levargli l’elmo perché vuole guardarlo con i suoi occhi per la prima e unica volta (in vita). Qui è stato “il figlio” a chiedere al “padre” di mostrare il volto, ma il concetto di fondo rimane e l’amore tra i due è arrivato potente (meraviglioso Pedro Pascal).

“Star Wars is like poetry. It rhymes.”

La separazione tra Din e Grogu è ovviamente dolorosa, ma ha anche un suo senso narrativo: i due sono simili e in realtà devono trovare la loro strada. Entrambi, infatti, sono orfani e come Din è stato cresciuto e adottato dai Mandaloriani, Grogu è stato adottato da Din, ma la verità è che ognuno dei due deve davvero capire chi è e chi vuole essere. Grogu ha visto il suo addestramento brutalmente interrotto e deve riprenderlo perché, come dice Luke, è l’unico modo per essere al sicuro (più di quanto lo sarebbe se non proseguisse), mentre Din deve imparare a conoscere davvero Mandalore e la cultura mandaloriana perché, come l’entrata in scena di Bo-Katan ha rivelato, non ne conosce che la parte più estremista e non ha mai saputo che Mandalore fosse altro. In realtà, pertanto, Din non sa davvero cosa voglia dire essere un Mandaloriano, come Grogu non sa davvero cosa voglia dire essere un Force user, ma entrambi possono scoprirlo: Din con Bo-Katan, Grogu con Luke. Per poi riunirsi, in qualche modo.
Molto dolce l’incontro tra R2 e Grogu, che ovviamente si sono riconosciuti dal periodo in cui il bambino era un Padawan al Tempio Jedi su Coruscant e R2 era il droide di Anakin. Ovviamente, impossibile non cogliere il cerchio che si chiude: Luke, addestrato da Yoda, ora addestrerà Grogu. Il tenero sorriso sul volto di Luke è stato bellissimo da vedere.

Infine, parliamo delle questioni scottanti, ovvero le domande e le linee narrative aperte, poiché sono numerose.
L’entrata in scena di Luke si ricollega a ciò che è stato affermato in “The Rise of Skywalker”: Luke e Leia sapevano che Palpatine non era distrutto una volta per tutte, che il pericolo da lui rappresentato era ancora presente e che avrebbe potuto concretizzarsi prima o poi, per questo Luke per anni indagò e cercò notizie e informazioni in giro per la Galassia. Lo tennero nascosto forse a tutti tranne che a pochissime persone, ma sapevano e non abbassarono mai la guardia. Ecco perché Luke non è stato affatto stupito di vedere un incrociatore imperiale.
E la questione “fondazione del Primo Ordine”, che ha fatto parte della trama orizzontale di entrambe queste prime due stagioni di “The Mandalorian”, non è chiusa: Snoke non esiste ancora, Moff Gideon aveva bisogno dello scienziato clonatore per i loro piani. È molto probabile che Gideon abbia mentito a Din, quando gli ha detto di avere già tutto ciò che gli serviva, ovvero il sangue di Grogu, poiché proprio in questa stagione abbiamo visto la registrazione dello scienziato in cui egli aveva detto che il corpo cui avevano iniettato il sangue di Grogu (molto probabilmente uno degli Snoke-corpi) dopo due settimane lo aveva rigettato. Sino a questo momento l’Impero ha fallito nella realizzazione di Snoke. A meno che dai giorni di quella registrazione al momento di questo season finale di “The Mandalorian” non abbiano capito dove sbagliassero e abbiano corretto, gli imperiali sono ancora fermi allo stesso punto e la creazione di Snoke non è ancora avvenuta. Ed è rimasto aperto anche il misterio sull’identità del “volontario”.
Inoltre, Moff Gideon, così come lo scienziato, sono ora in mano a Cara Dune e alla Nuova Repubblica… potrebbe dunque questa storyline confluire in “Rangers of the New Republic”, una delle serie annunciate una settimana fa, che non a caso si svolgerà in contemporanea a “The Mandalorian” (come anche “Ahsoka”) e con la quale si intreccerà nel crossover?
Pertanto, ecco LA domanda: il big bad potrebbe essere il Grand’Ammiraglio Thrawn, ora al comando di ciò che è rimasto dell’Impero?
Potrebbe essere così che Din e Grogu si rivedranno prima di quanto pensano? (È difficile immaginare che davvero Favreau e Filoni non mostrino più Grogu prima della fine vera e propria, Grogu che sanno essere parte del successo dello show.)

Prima di chiudere questa parte, una piccola precisazione per fugare ogni dubbio o timore: in base alle informazioni in nostro possesso al momento, Ben Solo non ucciderà Grogu, perché il fumetto canon “The Rise of Kylo Ren”, uscito un anno fa in quattro numeri, ha chiarito che Ben Solo non uccise nessuno al Tempio, che non venne distrutto da lui, la notte in cui Luke lo fece involontariamente cadere e passare a Snoke/Palpatine e al Lato Oscuro. Fu opera di Snoke/Palpatine e Ben venne incolpato, anche da Luke, il quale era incosciente quando tutto avvenne e, risvegliatosi trovando il Tempio in fiamme e alcuni suoi allievi morti, credette che fosse opera del nipote e di altri allievi, non presenti, che Luke dedusse erroneamente si fossero uniti al nipote. Invece non accadde niente di tutto ciò.
La tragedia di Ben Solo.

Passiamo ora alla nuova linea narrativa per Din: Mandalore. Infatti, Din ha promesso a Bo-Katan di aiutarla a riprendere Mandalore e a riunire il popolo mandaloriano. Così come alla fine della S1 la sua missione era trovare i Jedi e affidare a loro Grogu, ora la sua missione è aiutare Bo-Katan con la questione Mandalore… e c’è anche la potenziale complicazione della Dark Saber, perché pare che al momento sia proprio Din quello ad avere la pretesa più salda al trono di Mandalore. Non che lui lo voglia, ma questo è quanto ci è stato detto nella puntata. Pertanto, questa dovrebbe essere la trama per la terza stagione dello show.

E infine: Boba Fett e Fennec Shand, con la loro scena post-credit e il lancio dello spin-off che dovrebbe essere una miniserie. Non c’è bisogno di spiegare cosa sia quel palazzo (ma permettete di sottolineare come le guardie siano sempre destinate a finire malissimo, una volta per mano di Luke Skywalker, una per quella di Fennec Shand e Boba Fett), concentriamoci dunque sugli interrogativi: Boba Fett e Fennec Shand come nuovo signore del crimine su Tatooine e Fennec come suo braccio destro? Se sì, avrà un ruolo il Marshall conosciuto nel primo episodio di questa stagione? Vedremo la Nuova Repubblica intervenire? Visto che “The Book of Boba Fett” verrà rilasciato a dicembre 2021 e la terza stagione di “The Mandalorian” dopo di questo, a Natale, significa che anche questo spin-off incrocerà la serie madre e avrà il ruolo di prologo per la sua terza stagione? E in questo caso, è possibile che lui e Fennec diventino nemici di Din, visto che nella 2×06 Boba gli ha detto che fino a che non avessero trovato e salvato Baby Grogu sarebbero stati in debito con lui, debito che ovviamente ora è estinto?

95/100

Scrittura costante e di qualità, sviluppo del protagonista, emozioni, azione e l’introduzione di alcuni dei personaggi più amati e famosi della saga, nonché colpi di scena costruiti e realizzati nel modo migliore, che hanno anche dato soddisfazione ai fan, rendendoli felici. È così che si realizza una serie tv.

Bene, per questa seconda stagione, e dunque il season finale di “The Mandalorian” è tutto. Grazie per aver letto le recensioni e ovviamente un enorme grazie alle pagine che le hanno condivise, che vi ricordo di seguire. Speriamo di ritrovarci l’anno prossimo.

This is the way.
May the Force be with you.

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