The Writer | 1.09 – Welcome to the theatre…

THE WRITER
CAPITOLI PRECEDENTI

SNEAK PEEK #1
SNEAK PEEK #2

1.01 – Midsummer Night’s Nightmare
1.02 – Something is rotten in the state of England
1.03 – Nothing Will Come Of Nothing: Write Again
1.04 – Let not light see my black and deep desires
1.05 – Write with me
1.06 – The Truth is inside my head
1.07 – Once Upon A Globe
SNEAK PEEK #3
SNEAK PEEK #4
1.08 – Close to the edge

“Dove la tieni? Che ne hai fatto? Dammela! ORA!” Jim continua ad urlare.
Cerco di farmi coraggio.
“Siediti! Non ho la tua agenda, ma devo parlarti”, il mio tono è secco e forte, devo prendere il controllo della situazione.
Jim mi asseconda, nervoso, si avvicina al tavolo, ma non intende sedersi. io invece mi riempio un bicchiere d’acqua e mi siedo esattamente di fronte a lui. Vedo le mani di Jim tremare dal nervoso e la sua fronte imperlata di sudore.
“Ora lasciami parlare e non interrompermi per nulla al mondo finchè non avrò finito!”
“Muovi! Rivoglio la mia agenda e questa è la tua sola possibilità!”
“E’ iniziato tutto qualche giorno fa, ho iniziato a fare degli incubi, sognare cose e persone, sentire una costante presenza negativa che mi inseguiva, nei sogni, ma anche nella vita di tutti i giorni. Da lì le cose sono andate peggiorando esponenzialmente.
Ho iniziato a scrivere storie senza nemmeno rendermene conto e in poco tempo sono arrivato alla scoperta più grossa: quello che scrivo si realizza e cambia da solo nel tempo, senza che io modifichi nulla!”
Jim non mi sta prendendo per pazzo. Forse è troppo sconvolto per riuscire a seguirmi nel mio racconto
“Se tu non mi avessi rubato la mia agenda nulla di questo sarebbe mai accaduto. Ridammela e smettila di scrivere le mie storie!”
“Non so di cosa tu stia parlando, non ho nessuna tua agenda e quelle sono le mie storie e le sto scrivendo sul mio computer quindi smettila tu con questa storia!”
“Sul tuo comuputer?” Jim è perplesso.
“Sì, sul mio computer, io non ho la tua agenda! Vuoi credermi una buona volta? Fruga ovunque, cerca ovunque qui in casa, nella mia vita, ma di quella cosa di cui stai parlando non troverai nulla! Niente!”
Jim ha ripreso a tremare, questa volta sembra ancora più sconvolto, abbassa leggermente il capo, e vedo che sta piangendo.
“Ho sbagliato tutto dalla vita!”
La scena si svolge al rallentatore davanti ai miei occhi.
Jim estrae una pistola dalla tasca posteriore dei Jeans, se la punta alla tempia e preme il grilletto.
BOOM.
Il rumore dello sparo mi assorda.

27esima strada. 1:30 pm.
Il “PAGE 47” è da sempre uno dei bar più controversi di New York. Dedicato quasi interamente al mondo dello sport e in particolar modo del calcio, il locale sembra a tratti uno strano mix di cultura statunitense e tradizione moscovita, non di rado si è ritrovato al centro di risse popolari tra tifosi o di festeggiamenti caotici e grotteschi, che spesso e volentieri passavano rapidamente da un opposto all’altro. Sta di fatto però che nonostante le voci che circolano sul suo conto, il PAGE 47 non ha mai ricevuto una multa, una sospensione o anche solo una visita di cortesia da parte di un agente di polizia in uniforme e il motivo principale è essenzialmente il suo proprietario, che adesso siede al tavolo centrale del suo bar con una birra ghiacciata tra le mani e la compagnia insolita di due bellissime e giovani donne.
Alexei Derevko sorseggia con gusto la sua birra mentre sorride, piacevolmente divertito, di fronte alle sue ospiti, non allietate tanto quanto lui dalla situazione ma certamente determinate a raggiungere il loro obiettivo, senza lasciarsi intimidire dai tre uomini di scorta non troppo lontani dal loro tavolo.

alexeithewriter_jules

ALEXEI
(con accento russo)
E quindi voi volete
fregare Johansson, da?

JULES
Noi vogliamo soltanto fare un
affare con lei sig. Derevko,
niente di più, niente di meno

ALEXEI
Beh io non posso aiutare voi,
non so di cosa parlate,
Edmund è stato solo un amico
di vodka, e neanche
tanto bravo
(ride)

thewriter_delia

DELIA
Avanti sig. Derevko, non siamo
della polizia di New York o dell’FBI,
non siamo interessate ai suoi
“affari” privati né al suo coinvolgimento
in questa storia, cerchiamo soltanto
le prove dei finanziamenti per
la rivista di Johansson, se volesse
saprebbe benissimo come consegnarci
quelle prove senza essere coinvolto

ALEXEI
Ma è proprio questo il punto,
miss Delia, non so se voglio
farlo, perché dovrei?

JULES
Perché siamo disposte a pagare
per quelle informazioni e lei
mi sembra un uomo che dà il giusto
peso al suo denaro

ALEXEI
Questo è sicuro miss Jules!
Ma perché dovrei fidarmi di voi
e tradire il povero Edmund?
Uomo simpatico, mi divertiva, tanto
debole quando stupido!

JULES
(gelida)
Perché noi non siamo né deboli
né stupide Alexei, e con noi almeno
starebbe certo di non trovarsi improvvisamente
nei guai con la giustizia americana,
non potrei dire lo stesso per
Johansson, quell’uomo venderebbe sua
madre per ottenere ciò che desidera

ALEXEI
(ridendo con
i suoi uomini)
Signorine americane hanno
le palle!!

DELIA
Sicuramente più di Johansson

JULES
Allora, ci sta?

Alexei Derevko continua a sorridere ma questa volta non risponde. Guardando oltre le sue ospiti, alle loro spalle, Alexei nota l’arrivo di una nuova barista dietro il bancone, la ragazza che adesso comincia il suo turno dando il cambio alla precedente. Felice, la chiama allegramente per ordinarle da bere.

ALEXEI
(ad alta voce)
Tesoro! Finalmente sei arrivata!
Porta tre bicchierini e una
bottiglia di vodka,
quella mia, dolcezza!

La voce della barista appena giunta arriva facilmente al tavolo di Derevko, ma nessuna delle due ragazze si volta a guardarla, interessate principalmente a cogliere la risposta di Alexei alla loro richiesta.

BARISTA
Arrivo subito Alexei!

DELIA
Stiamo aspettando sig. Derevko

ALEXEI
Quanta fretta ragazze mie,
beviamo un goccetto di vodka insieme,
vediamo se siete davvero più forti
di caro vecchio Edmund!

Delia e Jules si scambiano uno sguardo dubbioso, non riescono a capire le vere intenzioni di Alexei e questo le turba inevitabilmente anche se provano in ogni modo a mascherare quella tensione che le pervade. Mentre le ragazze restano in silenzio, riflettendo a testa bassa sui passi da compiere per convincere Derevko ad aiutarle, la barista giunge al loro tavolo portando con sé un vassoio con tre bicchieri in vetro e una bottiglia trasparente di Vodka russa.

ALEXEI
Eccoti qui tesoro!
Tu sei sempre stata la
mia preferita!

BARISTA
Sempre troppo gentile
Alexei!
Ecco la bottiglia
e i tre bicchieri.
Riempio?

ALEXEI
Certo, certo!

La barista posa il vassoio e riempie con la vodka fino all’orlo i tre bicchierini di fronte a lei. Poi una volta lasciata la bottiglia al centro del tavolo, porge i bicchieri prima ad Alexei, poi a Delia e infine a Jules che però, ancora assorta nei suoi pensieri, ignora completamente l’offerta. Delia, notandolo, la richiama cercando di carpire le riflessioni e le impressioni dell’amica.

DELIA
Jules? Va tutto bene?

Jules, scossa dalla voce di Delia, ritorna presente a se stessa ma quando alza lo sguardo verso la barista che le sta porgendo il piccolo bicchiere di vodka, una sorpresa inaspettata la immobilizza completamente e un brivido attraversa il suo corpo come una scarica elettrica, notando di fronte a sé Mercy che, esterrefatta tanto quanto lei, continua a tenere il suo braccio teso aspettando che Jules afferri il drink.
Mercy e Jules continuano a guardarsi intensamente, negli occhi di Mercy è evidente la sorpresa di trovare Jules in quel bar e in quella compagnia a dir poco particolare ma la situazione è assurda per entrambe.

thewriter_mercyMERCY
Se vuole, lo porto via

La domanda indiretta di Mercy suona quasi come la richiesta di una persona interessata, che cerca di offrire a Jules una rapida via d’uscita da quel posto e da quel momento, entrambe situazioni che non la rispecchiano davvero. Jules lo capisce immediatamente e per un istante si volta a guardare Delia adesso ancora più confusa e stranita da ciò che sta accadendo. Trascorre soltanto una frazione di secondi, tempo in cui Jules si ritrova a dover prendere una decisione: restare o andar via. E quando torna a guardare in direzione di Mercy, rassegnata, Jules mantiene il suo contatto visivo con la ragazza, consapevole di quali sarebbero state le conseguenze della sua scelta, e afferra il bicchiere dalla sua mano.

JULES
No, lo prendo

E senza pensarci oltre, Jules manda giù, tutto d’un fiato, la vodka, sperando magari che quel sacrificio sarebbe servito al suo scopo.

La bottiglia di vodka al centro del tavolo è ormai agli sgoccioli. Alexei sembra particolarmente soddisfatto e divertito dalla situazione mentre Delia e Jules cominciano ad avvertire gli effetti dell’alcol nonostante entrambe sembrino sopportare ancora abbastanza bene le conseguenze di tutta la vodka bevuta. È il momento di avere delle risposte e Jules non ha intenzione di attendere oltre, non dopo aver accettato di mettere a repentaglio anche la sua stessa vita ogni minuto di più in cui resta seduta a quel tavolo.

JULES
(innervosita)
Possiamo avere una risposta
adesso o ne ordiniamo un’altra
di quella?
(indicando con lo sguardo
la bottiglia ormai vuota
di vodka)
Perché, onestamente Alexei,
potrei continuare per tutta la
giornata ma non ho davvero
voglia di girarci ancora
intorno, ci aiuterà o no?

ALEXEI
Voi mi piacete signorine,
e ho visto uomini russi crollare
molto prima di voi dopo pochi
bicchieri di mia Vodka,
ma non voglio entrare in guerre
tra giornali americani,
non mi interessa

DELIA
Incredibile, questo è assurdo

JULES
Ci ha prese in giro,
fin dall’inizio, non ha
mai avuto intenzione di
aiutarci, ma avrei dovuto
capirlo subito, pensavo di trattare
con un uomo d’affari e invece lei
è soltanto un —

DELIA
(interrompendola)
Jules fermati

ALEXEI
(iniziando a innervosirsi)
Vada avanti, cosa sarei io?

JULES
Vuole sentirselo dire?

DELIA
(alzandosi)
Ok Jules, possiamo andare ora

ALEXEI
(scattando in piedi)
Già, sua amica ha ragione,
fuori dal mio bar,
le conviene

Jules si alza decisa ma invece di allontanarsi, si avvicina sempre di più ad Alexei Derevko, sino ad arrivare a pochi centimetri dal suo volto, guardandolo esattamente negli occhi, sfidandolo apertamente come se in quel momento non ci sia niente e nessuno che possa fermarla.

JULES
Lei non mi fa paura

ALEXEI
Ho detto FUORI

Assistendo quasi sconvolta alla scena, Delia afferra con forza un braccio di Jules e la tira a sé allontanandola da Derevko ma è Mercy che lasciando di gran corsa il bancone, raggiunge Jules e Delia e le accompagna in fretta fuori dal bar. Una volta in strada, mentre la luce del sole diventa sempre più tenue, Mercy affronta Jules in seguito al suo comportamento.

MERCY
Santo cielo sei impazzita?
Cosa credevi di fare lì dentro?
Hai idea di chi sia quell’uomo?

JULES
Sì, un criminale parassita

MERCY
Sbagliato, un uomo che non ci
impiegherebbe molto a farti sparire
nel nulla senza lasciare tracce!
Che diavolo ci fate voi due qui?

DELIA
Cercavamo informazioni

MERCY
Da Alexei Derevko? E la prossima
settimana che farete, bowling con
i Latin Kings?

JULES
Tu non capisci, stavamo cercando
di portare a termine un accordo,
per il mio lavoro,
il NOSTRO lavoro, per evitare
che chiunque si senta in diritto
di schiacciarci come più
gli piaccia!

MERCY
Quello che capisco e che so
è che per nessun motivo al mondo
dovresti incrociare le strade
con Derevko

JULES
Si può sapere perché ti interessa
così tanto con chi incrocio o non
incrocio la mia strada?

MERCY
Davvero non lo sai Jules?
Perché non voglio che …

Mercy non ha il tempo di concludere la sua frase perché posando lo sguardo alle spalle di Jules, vede arrivare, dall’altra parte della strada, un sorridente Roman che si dirige esattamente nella loro direzione. Jules legge l’imminente imbarazzo negli occhi di Mercy e nel preciso istante in cui si volta, sa con certezza che si sarebbe ritrovata di fronte all’ultima persona che avrebbe voluto incontrare in quel momento, l’unico a cui non voleva mostrare anche questo lato di sé, quando la rabbia e la frustrazione la riempiono a tal punto da cambiarla e da spingerla verso limiti che non ha neanche paura di superare.
Quando Jules si gira, Roman ha ormai raggiunto il marciapiede che costeggia il PAGE 47 e per alcuni istanti resta incredibilmente sorpreso di trovare lì anche Jules ma la felicità di rivederla prende nuovamente il sopravvento sulle sue emozioni, non avendo più avuto modo di incontrarla dopo il loro primo magico appuntamento avvenuto due sere prima.

thewriter_romanthewriter_jules

ROMAN
(felice)
Jules! Cosa ci fai qui?
Non dovevamo vederci questa
sera?

JULES
(sorridendo debolmente)
Sì, io … dovevo occuparmi
di alcuni affari di lavoro prima

ROMAN
(stranito)
Qui? Al PAGE 47?

JULES
(imbarazzata)
Già …

Roman nota immediatamente la luce ormai spenta negli occhi di Jules, avverte le sue preoccupazioni e la tensione che si è creata tra di loro e questo spegne anche il suo sorriso che lascia spazio adesso a una seria perplessità. Con la scusa di dover riprendere il turno, Mercy rientra nel bar mentre Delia si allontana di qualche passo per permettere a Jules di avere un momento di privacy con Roman.

ROMAN
Jules cosa sta succedendo?
Va tutto bene?

JULES
Sì, credo di essere solo
un po’ stordita dalla vodka

ROMAN
Vodka???

JULES
Ok va bene, la verità è che
sono venuta qui per provare a
convincere Alexei Derevko ad aiutarmi
a risolvere un problema di lavoro

ROMAN
(sconvolto)
Derevko, come il mafioso
russo Derevko? Lo stesso uomo
per cui cerco di convincere Mercy
a lasciare questo posto da mesi ormai?
Quel Derevko?

Jules annuisce senza guardare negli occhi Roman, è da quando è arrivato che non riesce a mantenere il contatto visivo con lui, continuando ad abbassare la testa o a guardare altrove.

ROMAN
(continuando)
Cosa potresti mai volere
da uno come lui?

JULES
Informazioni

ROMAN
Informazioni per cosa?

JULES
Per rivelare il vero volto
di Edmund Johansson,
ecco per cosa,
per ottenere un po’ di giustizia
per una volta e non subire
come sempre i soprusi di uomini
senza scrupoli come lui!

ROMAN
E per farlo metteresti anche
a rischio la tua vita? Ma
cosa ti prende?

JULES
Non parlare come se mi conoscessi
da sempre, non sai di cosa sono
o non sono capace, né di cosa sia
disposta a fare per raggiungere i miei
obiettivi

ROMAN
So che la ragazza con cui
sono uscito due sera fa non
scenderebbe mai a compromessi
per … vendetta

JULES
Cosa? Non è “vendetta”,
non è un compromesso,
si tratta del MIO MONDO Roman,
di quello per cui ho lavorato
per tutta la mia vita e che
persone come Johansson continuano
ad ottenere senza alcuno sforzo,
sporcandosi le mani e calpestando
tutto il resto

ROMAN
E non è quello che hai fatto
anche tu adesso?

Tra Roman e Jules scende il silenzio. Per la prima volta Jules continua a guardarlo ma non riesce a vederlo davvero, non riesce a permettergli di entrare nella sua vita perché la rabbia ha preso il controllo delle sue emozioni e adesso conta soltanto quello che prova, conta la convinzione di aver ragione e di lottare per una giusta causa, in una battaglia che questa volta non vuole perdere. Roman dal canto suo, cerca di parlarle con tutta la dolcezza che lo caratterizza, cerca di proteggerla, come ha sempre voluto fare dal primo momento in cui l’ha vista ma di fronte a sé c’è una ragazza ferita che non vuole la sua protezione e che in quel preciso frangente ha soltanto bisogno di non sentirsi vulnerabile.

JULES
Tu non capisci,
non PUOI capire

ROMAN
Allora spiegami

JULES
Non cambierebbe niente,
non hai idea di come sia
questo mondo, di quanto io sia
costretta a lottare, giorno dopo giorno,
per evitare che mi portino via quello
per cui ho sacrificato OGNI COSA,
la mia famiglia, la vita nella mia
città, tutti quegli anni passati
a studiare e a contare esclusivamente
sulle mie forze! Non ho permesso mai
a nessuno di ostacolarmi, non lo farò
neanche adesso

ROMAN
Stai ancora parlando di Johansson?

Jules tace per alcuni, interminabili istanti.

JULES
Staserà lavorerò fino a tardi,
penso che dovremmo rimandare
(rivolta a Delia)
Puoi accompagnarmi in ufficio?

DELIA
Certo

E senza neanche guardarlo negli occhi, Jules si allontana da Roman, lasciandolo solo alle sue spalle, mentre con il cuore a pezzi si avvia con Delia verso la sua auto poco distante. Seduta al posto del passeggero, mentre la macchina comincia a mettere sempre più distanza tra lei e ciò che è appena accaduto, Jules appoggia la testa sul finestrino, guardando senza alcun interesse la strada di fronte a sé. La sua mente rivive quel momento da poco trascorso, rivede chiaramente la paura sul volto di Roman, la delusione mentre lei gli confessa tra le righe di appartenere a un mondo diverso dal suo, spezzando il quell’istante entrambi i loro cuori. Jules chiude gli occhi, cerca di ricacciare indietro quei ricordi così recenti e di già così dolorosi, cerca di non ascoltare quella voce che adesso diventa sempre più forte e che continua a ripeterle di aver appena commesso l’errore più grande della sua vita, combattendo per il suo orgoglio e non per la sua felicità. E nel preciso istante in cui Jules non riesce più a controllare la lacrima che adesso le riga il viso, qualcuno le afferra dolcemente la mano. Riaprendo gli occhi, Jules vede al suo fianco Delia, gli occhi ancora fissi sulla strada ma il suo braccio destro teso verso di lei, mentre continua a stringerle la mano, nell’estremo tentativo di alleviare il suo dolore.

Non me ne resi conto, non saprò mai come ci sia riuscito, quale dio mi abbia aiutato ma nel preciso istante in cui Jim estrasse la pistola mi alzai in piedi e mi gettai a fermarlo. Non riuscii a impedire l’esplosione del colpo, ma almeno allontanai la pistola dalla sua tempia quel tanto che serviva per salvarlo. Il proiettile colpì la luce sul soffitto innondando così la stanza di una pioggia di minuscoli frammenti di vetro.

Sembrava che il cielo stesse piangendo lacrime di felicità per le nostre vite.
Jim era salvo e pure io lo ero.
Almeno per il momento.

thewriter_lydiaXB. XB. XB. Lydia Quinn continuava a ripetere nella sua mente quelle due lettere perché quella sera furono tutto ciò che riuscì a intravedere di una targa che a tutta velocità, si allontanava da quella ragazza che giaceva immobile sull’asfalto, perdendosi in pochi istanti nell’oscurità. A nulla valsero all’epoca le sue denunce, le proteste, le velate minacce perché dieci anni fa nessuno avrebbe dato ascolto a Lydia Quinn, nessuno avrebbe combattuto per una giovane adolescente che aveva rischiato la sua intera vita per colpa di un pirata della strada che l’aveva lasciata alle sue spalle ferita, incosciente, indifesa. Il caso fu infatti archiviato ufficialmente dalla polizia di Los Angeles poco più di un mese dopo come “incidente casuale”, impossibilitati a risalire all’identità del misterioso autista alla guida della macchina incriminante.
Dieci anni dopo, Lydia Johansson siede su un tratto di spiaggia isolato, con il suo tablet tra le mani e solo il rumore delle onde del Pacifico di fronte a sé a farle compagnia mentre sempre più nubi grigie oscurano il cielo californiano e diffondono sulla città e sui suoi abitanti un’insolita, premonitrice oscurità. La giovane donna a cui nessuno prestava davvero attenzione dieci anni prima è adesso una delle figure più influenti della sua società, il suo nuovo cognome le apre più porte di quante ne abbia mai viste e la sua vincente personalità abbatte ogni tipo di barriera, distrugge ogni sorta di ostacolo. Per sua fortuna e vantaggio, Colin, l’addetto alla sorveglianza municipale della città degli Angeli non era stato del tutto fedele a sua moglie, per sfortuna di Colin, Lydia riesce ad ottenere le informazioni di cui ha bisogno con la facilità e la celerità di un’agenzia governativa segreta. Una chiacchierata non del tutto amichevole con il marito infedele ed ecco che adesso Lydia osserva nuovamente, per la prima volta dopo dieci anni, il video di sorveglianza che riproduce le riprese dell’incidente stradale che coinvolse all’epoca la quindicenne Liz Donovan.
La qualità video è purtroppo pessima e Lydia ha dovuto fare affidamento a tutte le sue capacità informatiche per riuscire a migliorare l’immagine registrata dalla telecamera e cercare in questo modo di ottenere informazioni valide per risalire a tutta la verità di quella dannata sera. Il volto dell’autista è completamente oscurato ma l’auto è chiaramente una Plymouth Chrysler Prowler e mentre osserva attentamente quella macchina così costosa e importante, Lydia capisce che avrebbe dovuto immaginarlo subito, tutti quegli ostacoli, tutte quelle riserve nelle indagini potevano significare soltanto una cosa: il colpevole era una persona benestante, potente e in grado di mettere tutto a tacere, compresa la moralità della polizia. Ma il fotogramma che davvero le interessa è un altro e non appena il filmato giunge al punto che più le preme riguardare, Lydia ferma immediatamente l’immagine, ne scatta un’istantanea e poi gli applica ogni tipo di filtro o ingrandimento che il suo tablet possieda. È la targa dell’auto e adesso quel vuoto che tormentava Lydia da quella sera è finalmente colmato. XB-49PT. Dopo dieci anni, la sequenza è completa e sebbene sia difficile per non dire impossibile risalire a quel nome che cerca disperatamente, Lydia sa bene che c’è solo un posto in cui può sperare di trovare le sue risposte, solo una persona può aver venduto quell’auto a Los Angeles e si tratta di Marty Nielsen, proprietario della storica concessionaria Chrysler.
Lydia conosceva bene Marty Nielsen, da lui aveva comprato la sua prima auto come moglie di Edmund Johansson, ma soprattutto Lydia conosceva la più grande debolezza di Marty, il suo tallone d’Achille, la tentazione a cui non avrebbe mai potuto resistere: la fama, la gloria, il desiderio di essere visto, elogiato, amato. Seduta di nuovo nel suo ufficio dopo tanto tempo, quel pomeriggio Lydia chiacchiera amabilmente con Marty, pronta a sferrare il suo attacco nel momento opportuno.

Martythewriter_lydia

MARTY
Santo cielo, che bello rivederti
Lydia! Come sta la mia bambina?

LYDIA
La Lamborghini sta benissimo Marty,
perfetta come il primo giorno!
Sei sempre stato il miglior venditore
d’auto di tutta la California!

MARTY
(con finta modestia)
Ah sono solo un uomo che ama
il suo lavoro cara,
tu mi lusinghi troppo!

LYDIA
Non è vero, sono sincera,
mi conosci, non parlo
solo per abitudine! E per
dimostrartelo sono qui per
rivelarti un piccolo segreto,
posso fidarmi?

MARTY
(facendo un piccolo segno
con il dito sul petto)
Croce sul cuore!

LYDIA
Perfetto! Si tratta di Edmund
e di Intel, il prossimo numero
avrà un approfondimento sulle auto
statunitensi e sulle migliori concessionarie
dello Stato

Gli occhi di Marty si illuminano improvvisamente, l’uomo, sulla cinquantina, cerca di nascondere il suo entusiasmo crescente ma la luce nel suo sguardo lo tradisce inevitabilmente.

MARTY
Ma davvero? Interessante!

LYDIA
Già, e proprio ieri sera Edmund
mi ha rivelato …
ah, non so se posso dirtelo …

MARTY
Puoi fidarti di me Lydia!
Avanti, da quanto tempo ci conosciamo?

LYDIA
D’accordo! Edmund mi ha rivelato che
vorrebbe dedicare l’articolo alla
tua concessionaria!

MARTY
Oh mio Dio, io non so cosa dire,
sono onorato, è davvero un pensiero
magnifico!

LYDIA
Sì, è grandioso vero? Eddie mi
diceva però che ha riscontrato
solo un problema mentre i suoi
collaboratori preparavano l’articolo

MARTY
Un problema? Che genere di problema?

LYDIA
Non ho capito bene, si tratta di un’auto
di un caro amico di un suo collaboratore
che a quanto pare
fu venduta proprio da te circa dieci
anni fa e che causò un incidente per
un guasto di fabbrica al motore.
Se questa persona dovesse decidere di
raccontare la sua storia, l’intero articolo
sarebbe a rischio

MARTY
Cosa? Non è possibile?
Controllo le mia auto personalmente,
sempre

LYDIA
Sempre Marty? Ne sei sicuro?

Il silenzio di Marty permette a Lydia di andare a segno con la sua stoccata.

LYDIA
(continuando)
Ma potrebbe esserci una soluzione

MARTY
Quale? Sono tutto orecchi

LYDIA
Un controllo nel tuo database,
inserendo la targa dell’auto potremmo
risalire al compratore e provare a parlare
con lui per risolvere la questione

MARTY
Lo faresti davvero?

LYDIA
Certo, sei un amico!

MARTY
Lydia sei davvero una cara persona ma …
Quelle sono informazioni confidenziali,
non posso fornirtele, finirei in un
mare di guai!

LYDIA
Allora non so davvero come aiutarti …

MARTY
Ascoltami bene …
Adesso andrò a prendermi un caffè,
un caffè molto lungo …
Tu resta pure nel mio ufficio e nel caso
ti servisse il mio computer,
potresti usarlo tranquillamente …
pensi che vada bene per te?

LYDIA
(sorridendo)
Assolutamente

Marty lascia di gran fretta il suo ufficio, chiudendo la porta alle sue spalle. Una volta sola, Lydia si appropria immediatamente del computer di Marty, con un paio di click sul mouse alla sua destra accede senza problemi al database della concessionaria e una volta raggiunta la schermata di ricerca, riempie i campi d’informazione corrispondenti all’anno e alla targa del veicolo venduto. Passano solo pochi istanti ma a Lydia sembrano minuti quasi interminabili quelli che la separano dall’informazione più importante che abbia cercato e ottenuto in tutti quegli anni. E mentre ripensa alla promessa che in quella stanza d’ospedale aveva fatto a Liz, Lydia non si accorge inizialmente che il motore di ricerca ha terminato la sua corsa e adesso le fornisce quell’unico risultato che le interessa, quella notizia che le avrebbe cambiato la vita più di quanto potesse mai immaginare.
Lydia segue con lo sguardo le informazioni registrate. L’auto fu effettivamente venduta da Marty in quella stessa concessionaria e a firmare per il suo acquisto fu … .
Lo sguardo ancora fisso sullo schermo, negli occhi il riflesso di quella luce quasi accecante mentre il cuore adesso corre in modo insolito per una donna fredda e distaccata come Lydia. Cerca di controllarsi, prova a razionalizzare quel momento ma sembra quasi che la sua mente e il suo cuore adesso sfuggano al suo controllo come mai prima, lasciandola in balia di emozioni che non ha messo in conto, di paure che credeva di aver lasciato alle sue spalle, rinchiuse in una scatola del suo passato.
Non è un incubo o un errore. Tutto sembra trovare la sua giusta collocazione adesso, tutto in quell’unico nome che legge di fronte a sé. EDMUND JOHANSSON. Lui acquistò la Chrysler dieci anni prima, lui investì Liz quella sera, lasciandola priva di sensi su quella strada isolata mentre si allontanava sempre di più, fuggendo da ciò che aveva fatto, come sempre, lui insabbiò ogni possibile indagine, continuando a vivere la sua vita come se nulla fosse successo. In quel preciso istante, Lydia scopre quella verità che ha inseguito per troppo tempo e proprio adesso che riesce ad afferrarla, quella stessa verità rischia di distruggere tutto ciò per cui ha sempre combattuto. I sacrifici, i compromessi, i dubbi e le notti insonni, sono tutti lì, in quell’unico nome, in quella storia che se uscisse allo scoperto annienterebbe la sua intera esistenza. Ancora una volta Lydia ha raggiunto il suo obiettivo ma ora, paradossalmente, la sua vittoria la costringe a scegliere: chiudere gli occhi e abbracciare il suo brillante futuro o tornare indietro nel tempo, a quella sera di dieci anni prima e cambiare il suo destino, rinunciando così a tutti i privilegi e i vantaggi che il nome Johansson le ha portato.

“Perchè l’hai fatto? Perchè mi hai salvato? Non voglio più vivere.” Jim mi sta urlando contro, la pistola è ancora tra le sue mani tremolanti
“Perchè tu hai le risposte! Perché tu sei mio amico, perchè tu sei un coglione eppure ci tengo a te!”

Con uno straccio ripulisco il tavolo e le due sedie dai frammenti di vetro sparpagliandogli ancora di più al suolo. Ci penserò dopo a sistemare, ora ho ben altri problemi.
Jim appoggia la pistola sul tavolo e si siede. La testa tra le mani, singhiozza, il cuore mi si stringe.
“Rose per me era tutto, era la mia vita e qualcuno me l’ha portata via! Ho sbagliato lo so, ma non mi merito tutto questo, NO!”
“Jim, ascoltami. Devi parlarmi, devi raccontarmi tutto.”
Nel dirlo, prendo la pistola di Jim e la allontano dal tavolo, la appoggio dietro di me, sul mobile della cucina, lontana da noi e dalle nostre vite.
“Londra.” Jim sospira “Solo tu potevi entrare in camera e prendere l’agenda. Solo tu potevi portarmi via lei.”
“Ti giuro, su tutto ciò che ho al mondo di non aver mai toccato nulla di tuo. Io non ho mai toccato la tua agenda. So quanto ci tenevi e non l’avrei mai fatto.”
“Ma lei è sparita e solo tu avevi le chiavi.”
Improvvisamente solleviamo entrambi il nostro sguardo. Ci guardiamo negli occhi e ci capiamo.
“Helen” è l’unica parola che esce dalle nostre labbra in contemporanea.
“Ma se tu non hai l’agenda allora vuol dire che tu…” Jim lascia la frase in sospeso sgranando gli occhi.
“Che io cosa?” gli urlo in faccia, sono stanco, voglio delle risposte, ORA!
“Che sei uno scrittore naturale! Tu hai il potere!”
Come una sciabolata in testa mi cade addosso questa consapevolezza. Non sono pazzo, c’è un nome per tutto ciò che mi sta succedendo e non è pazzia. Mi sento libero, mi sento leggero.
“Tu puoi scrivere ovunque, tu sei libero da vincoli… tu… tu…”
“Io cosa?”
“Le tue storie… tu hai detto che le tue storie si stanno modificando. Perchè hai raccontato a qualcuno del tuo dono? Perchè hai detto ad Helen quello che ti sta succedendo?”
“Io cosa? Ne ho parlato solo con te e con una persona stamattina… cioè un mio personaggio… oddio come dovrei definirlo?! Ma cos’è questa storia dello scrittore? Cosa vuol dire? Cosa mi sta succedendo?”
jim mi fissa, ha lo sguardo vitreo.
“Stavo per uccidermi, ero venuto per uccidere te e riprendermi Rose e il mio dono. Ho rischiato di fare un casino… non è da me…”
Jim fa una pausa.
“Rick… qualcuno mi sta usando e credo di sapere chi… Ho paura!”
E’ brutto lo so, ma al suono di quelle parole il volto di Helen mi è comparso in mente, gli amici non si comportano così, gli amici ti difendono finchè non hanno la certezza che sia tu in torto. Ma ahimè dentro di me sento che questa è la verità. “Nessuno ferma Helen è il suo motto”. Nessuno.
“Devo fermarla!” mi volto di colpo, afferro la pistola di Jim e il cellulare, prendo il borsello e scendo i gradini del palazzo a due a due.
“Helen, perché?”

LONDRA. È mattina a Londra e come sempre il sole lotta per emergere provando a contrastare il grigiore tipico e abitudinario della capitale inglese ma Londra è una città prettamente conservatrice e lasciarsi alle spalle la sua quotidianità non è semplice neanche per la stella più luminosa. Nella sfarzosa residenza Davenport però Amilton sembra incarnare perfettamente il dilemma meteorologico che si manifesta all’esterno di quella casa che adesso si trasforma sempre di più in quella sorta di prigione dorata di cui era solita parlare sua sorella Jules prima di lasciare tutto e raggiungere gli Stati Uniti. In piedi prima ancora che la sveglia potesse disturbare il suo riposo, Amilton compie meccanicamente tutte quelle azioni di rito che segue ogni mattina come una perfetta routine ma senza prestarci la minima attenzione perché la sua mente adesso viaggia tra mille pensieri e ricordi recenti che continua a rivivere davanti a sé come scene confuse di un assurdo film thriller. La lettera misteriosa, le pillole e la verità a cui lo hanno condotto, Clyde e il loro primo vero confronto dopo la morte di suo padre, Amilton ripensa a tutti quegli eventi che ultimamente hanno stravolto la sua vita eppure qualcosa dentro di sé è cambiato e quella mattina non riesce a smettere di sorridere e di sentire che nonostante tutta l’oscurità che circonda la sua realtà, alla fine, ogni cosa sarebbe andata a posto e tutto si sarebbe risolto per il meglio, per il semplice motivo che adesso sa, senza alcun dubbio, che Liz sarebbe stata al suo fianco e con lei vicino anche il sole londinese sarebbe stato in grado di trovare il suo spazio quel giorno.
Pronto a lasciare la residenza Davenport per raggiungere il prestigioso college privato in cui segue i suoi corsi di specializzazione, Amilton lascia la sua stanza e si ritrova inevitabilmente a dover attraversare l’ampio soggiorno per raggiungere la porta d’ingresso e riacquistare così nuovamente la sua libertà. L’enorme tavolo da pranzo è apparecchiato per la colazione ma nessuno siede ai posti predefiniti per gustare le diverse varietà di biscotti e brioche che campeggiano sulla tovaglia bianca tipica della colazione a casa Davenport. Con un rapido sguardo all’enorme sala che lo circonda, Amilton nota sua madre Trudy seduta comodamente sull’ampio balcone a cui si accede dallo stesso soggiorno e che si affaccia, per un paio di metri d’altezza, su una delle tante distese di giardino che circondano la casa su tre lati. Nella speranza di passare inosservato non avendo più con sua madre il rapporto confidenziale che li univa prima della scomparsa di suo padre, Amilton cerca di affrettare il suo passo per raggiungere le scale e scendere poi fino al piano terreno che gli avrebbe permesso di lasciare la residenza ma sfortunatamente per lui, sua madre Trudy lo nota e nell’esatto momento in cui lo richiama, Amilton sa con certezza l’argomento che avrebbe affrontato con lei.
Avvicinandosi lentamente e raggiungendo Trudy sulla veranda, Amilton cerca inizialmente di trovare una buona scusante per congedarsi in fretta ed evitare così una discussione che avrebbe potuto certamente rovinare il suo umore.

the writer_amilton.pngthewriter_trudy

AMILTON
Buongiorno mamma. Scusami ma
oggi ho davvero fretta, la
lezione comincia tra meno di
venti minuti e io sono già in
ritardo

TRUDY
Non ti ruberò molto tempo Amil
ma ho davvero bisogno di parlarti,
è importante

AMILTON
Di cosa si tratta?

TRUDY
Penso che tu lo sappia benissimo
Amilton,
e che lo abbia capito nel preciso
istante in cui ti ho chiamato no?

AMILTON
Già, ma speravo davvero che
per una volta volessi soltanto
chiedermi come stessi

TRUDY
Non fare la vittima Amilton,
è un ruolo che non ti è mai
appartenuto

AMILTON
Così come non apparteneva a
papà, vero mamma?
Eppure è questo ciò che è diventato,
una vittima,
della crudeltà di suo fratello,
è tutto così dannatamente biblico!

TRUDY
Adesso stai davvero esagerando,
non ti permetto di parlare così
di tuo zio Clyde davanti a me,
sai bene che da quando tuo padre
è morto non ha fatto altro che
prendersi cura di questa famiglia!

AMILTON
Di questa famiglia,
della compagnia, e di
tutte le ricchezze di Jonathan
Davenport, è davvero un gran
modello di virtù,
sembra quasi che non aspettasse altro!

TRUDY
Da quando sei diventato così
cinico e sarcastico Amilton?
Mi sembra quasi di sentir parlare
tua sorella Jules!

AMILTON
Perché, ricordi davvero com’è
la voce di Jules? Avrei dovuto
andare via con lei quando me
l’ha chiesto

TRUDY
Sì, forse avresti dovuto
almeno adesso non correresti dietro
a stupide fandonie che chissà chi
ti ha messo in testa

AMILTON
Fandonie mamma?
Il caro zio Clyde ti ha raccontato
tutto no? OGNI DETTAGLIO del nostro
incontro? Anche quando ha minacciato
di distruggere l’intera famiglia?

TRUDY
(lasciando la tazza di tè sul
tavolo al suo fianco e
alzandosi in piedi)
Santo cielo Amilton, l’hai accusato
di aver ucciso tuo padre!! Come puoi
anche solo immaginare una cosa del
genere? Che cosa ti sta succedendo?

AMILTON
Cosa succede a ME? Sto finalmente
aprendo gli occhi mamma, ECCO cosa
mi succede! E adesso è tutto più chiaro,
ogni cosa sembra trovare il proprio posto!
Papà non soffriva di alcuna cardiopatia,
lo sai bene e la sua ansia non ha mai
influito!

TRUDY
Ma ti ascolti? Parli di storie
assurde Amilton! Di congiure e
omicidi! Clyde mi ha raccontato
tutto, delle pillole scambiate, del
contenitore trovato nel vecchio ufficio
di tuo padre, della visita dal dott. Ryan
Amilton!! La tua fervida
immaginazione sta prendendo il
sopravvento adesso!!

AMILTON
È tutto vero mamma,
che ti piaccia o no!!
Le pillole in quel flaconcino
sono un concentrato di
cloruro di potassio, in grado di
fermarti il cuore nell’arco di pochi
minuti e SONO LE STESSE PILLOLE
che papà assunse quella maledetta
sera, LE STESSE PILLOLE che Clyde
ritirò dal dottor …

Amilton si ferma di colpo. Smette immediatamente di parlare e torna indietro nel tempo, di pochi istanti, quanto basta per soffermarsi su qualcosa che aveva appena ascoltato ma a cui non aveva prestato attenzione, nell’impeto della rabbia che adesso lo assale. Amilton si allontana di pochi passi da sua madre, ci ripensa ancora una volta, la sua mente ora sembra avvolta da un flusso di pensieri che diventano sempre più concreti e reali, sempre più veri, ogni istante che passa. Ancora stranito e sconvolto, Amilton ritorna a guardare sua madre che adesso lo osserva confusa dal suo comportamento.

TRUDY
Amilton cosa succede?

AMILTON
Non ho mai parlato a Clyde della
visita dal dott. Ryan …
io … non gli ho mai detto dove
ho ritrovato le pillole
di papà,
come fai a saperlo?

TRUDY
Di cosa stai parlando
adesso? Lo avrai detto nella
rabbia a tuo zio

AMILTON
No, lo ricordo bene,
aspettavo quel confronto da
tre anni, non potrei mai dimenticare
e lui, lui non ti avrebbe mai
detto questi dettagli,
a meno che tu …

TRUDY
A meno che io cosa Amilton??

AMILTON
(sconvolto)
A meno che tu non lo sapessi
già. Il dott. Ryan,
il posto dove quelle pillole
avrebbero dovuto trovarsi,
i tuoi integratori …
tu sapevi perché …

(pausa)

SEI STATA TU.

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“Nessuno può fermare Helen!”
Un misto di sentimenti mi invade, sono elettrizzata per quello che succederà nell’appartamento di Rick. Vorrei essere lì, vorrei vederli lottare, vorrei finalmente prendermi la mia rivincita su Rick in prima persona. Lui è sempre stato migliore in tutto… ma non su questo. Io sono stata furba.
“Ti ho fregato caro mio!” le parole mi escono di bocca ancora prima che riesca a pensarle.
Devo fare qualcosa per rilassarmi, qualcosa nell’attesa di fare quella telefonata, il 911, devo denunciare quello sparo che (non) ho sentito a casa di Rick. Tutti, proprio tutti avranno compassione di me.
Povera Helen, ora non ha più il suo amico del cuore. Povera Helen dobbiamo starle vicini. Povera Helen è così fantastica e ha saputo lottare contro tutto questo dolore.
Decido di passare il tempo, devo fare qualcosa. Pesco l’agenda dalla mia borsetta, la accarezzo.
Apro una pagina a caso, è già mezza scritta. Non importa, finché ci sarà spazio potrò riempirlo.
Ora che Rick è uscito dai giochi posso prendermela un po’ con i suoi amichetti.
Roman e Jules li odio, odio quella coppietta melensa. Ok, è deciso, è arrivato il loro turno!

“Jules era distratta quel giorno, troppe cose le stavano per succedere e ancora non lo sapeva, un pericolo ben più grosso e definitivo stava per travolgerla… letteralmente”

Vengo distratta dal telefono, è un sms di Mike.

“Tesoro ci vediamo?”

Dio, non lo sopporto già più, devo sbarazzarmene.

L’auto di Delia si ferma e costeggia il marciapiede parallelo all’enorme edificio che comprende, al settimo piano, la redazione della rivista BY: BE YOURSELF. Delia spegne il motore dell’auto, restando in silenzio mentre Jules al suo fianco continua a guardare fuori dal finestrino, senza alcun interesse, senza essere davvero presente a quel momento.
Dopo alcuni minuti, il suono ripetuto di un clacson non troppo lontano, riporta Jules alla realtà. La ragazza si rende conto di essere finalmente giunta a destinazione così nell’estremo tentativo di riappropriarsi della sua determinazione, raccoglie la sua giacca e la sua borsa e si prepara a lasciare l’auto.

thewriter_julesthewriter_delia

JULES
(a Delia)
Grazie … per tutto

DELIA
Non dirlo neanche

Jules apre lo sportello della macchina ma Delia la richiama ancora una volta.

DELIA
Jules aspetta

JULES
Cosa c’è?

DELIA
Io …
Mi dispiace,
volevo solo dirti
che mi dispiace

JULES
(stranita)
Per cosa?

Delia prova in tutti i modi a trovare le parole giuste per esprimere quello che sente e per lei questo non è mai stato facile ma quel giorno, con Jules, lo è ancora di meno. In volto le si legge il senso di colpa, addossarsi ogni responsabilità di ciò che succede intorno a lei è tipico di Delia, anche quando non ha colpe, anche quando non ha fatto nulla di sbagliato. Così resta in silenzio, incapace di esprimere davvero i suoi sentimenti di fronte a Jules che ormai però ha imparato a conoscerla e a decifrarne le espressioni e le parole non dette.

JULES
Va tutto bene Delia,
davvero,
sta tranquilla.
Ci sentiamo dopo ok?

DELIA
(sorridendo debolmente)
Ok

Jules sorride un’ultima volta a Delia, anche se quel sorriso le pesa più di una giornata di lavoro adesso, ed esce dall’auto. Allontanandosi di qualche passo, Jules aspetta il momento giusto per attraversare. La mente ritorna in continuazione sugli eventi recenti appena vissuti, l’effetto della vodka sembra quasi sfumato dal dolore e davanti a sé Jules riesce quasi a vedere nuovamente il volto di Roman, la sua confusione, il suo sguardo e quella sensazione di non conoscerla più. Avrebbe voluto dirgli tante cose, avrebbe voluto spiegargli ciò che provava, avrebbe voluto gestire tutto diversamente, facendogli capire quanto lo ama e mostrandogli la vera se stessa senza allontanarlo, senza chiudersi nel suo mondo. Ma forse è troppo tardi adesso. Jules non sa neanche perché la pensa così ma riesce a sentire questo pensiero che cresce dentro di lei e la pervade. FORSE È TROPPO TARDI. Jules cerca di scacciare quelle parole dalla sua mente ma in quel momento sono quasi più forti di lei, l’accecano e la confondono, e senza rendersene conto, Jules lascia il marciapiede distrattamente e nell’istante in cui arriva al centro della strada, un’auto, giunta dal nulla, la colpisce in pieno, sollevandola da terra per alcuni interminabili secondi e facendola cadere poi rovinosamente di lato dopo aver cambiato improvvisamente direzione e aver proseguito a tutta velocità.
Sull’asfalto, Jules sente le voci intorno a sé diventare sempre più distanti e incomprensibili, le figure si deformano e perdono i loro contorni, la luce nei suoi occhi diventa sempre più flebile fino al momento in cui tutto è buio e silenzioso. FORSE È TROPPO TARDI.

La carica di nervosismo mi impedisce di essere lucido. Cammino… corro… cammino. Il respiro è sempre più affannoso. So benissimo dove sto andando e inizio a immaginare tutti i possibili scenari, mille modi diversi per affrontare Helen e capire che cazzo stia combinando.
Perchè proprio a me, perchè farmi questo? Perchè giocare con la mia vita?
Il cellulare mi vibra nella tasca dei pantaloni. Lo estraggo e vedo una chiamata in entrata di Jim, l’ho lasciato solo nonostante tutto quello che è appena successo, ma non ho tempo di rispondere.

Devo raggiungerla.

Col cellulare in mano, senza nemmeno guardare quello che sto scrivendo, decido di rispondere a Jim con un sms.

“Sto andando da lei! E’ la resa dei conti!”

To-be-continued

The Writer è un’opera di fantasia, una fanfiction nata con l’unico scopo di intrattenere.
Se ti ha fatto piacere leggere questo capitolo, se ti sono piaciuti alcuni personaggi più di altri, o semplicemente se vuoi lasciare traccia della tua opinione, il posto più adatto per farlo sono proprio i commenti qui sotto.

I due autori, Walkerita e Lestblue, saranno felici di ascoltare ciò che pensi e di fare del loro meglio per rendere questa lettura un’ esperienza valida.

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Ringraziamo le seguenti PAGINE FACEBOOK per il loro supporto e vi invitiamo a passarle a trovarle e a lasciare un bel MI PIACE!

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RULLO DI TAMBURI

Per tutti coloro che hanno amato The O.C. arriva una nuova fan fiction che narra le vicende e le vite di una nuova generazione di teenagers californiani, che si intrecciano con quelle da (quasi) adulti di personaggi storici della serie tv come Seth, Ryan, Summer ecc.

Sophie Rose è l’ultimogenita della famiglia Cohen e, dalla bambina vista nel series finale, si è trasformata in un’adolescente con un carattere non certo semplice. Una vicenda improvvisa, come un fulmine a ciel sereno, le cambierà la vita. Per sempre.

Dopo 8 anni dal finale di serie, la nostra fan fiction “Newport Beach” si propone di ricreare le atmosfere che tanto abbiamo amato e riportare tutti in quella cittadina che, ancora oggi, è rimasta nel cuore di ogni telefilm addicted.

Newport Beach | 1×01 – A New Beginning [Pre-Air]
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8 comments
  1. Nooooo,Jules! Purtroppo quello che sospettavo si è avverato. Maledetta Helen! Mi auguro che non abbia il tempo di scrivere per peggiorare le cose e che quindi Rick la fermi. DEVE riuscirci! Passiamo a Amilton: è un po’ sfigato sto ragazzo, diciamolo. Il padre muore, lo zio si impossessa dell’azienda di famiglia, la madre a quanto pare è proprio colei che gli ha ucciso il padre…è un mix tra Marissa Cooper e Meredith Grey. Ma è anche per questo che sto dalla sua parte.
    Per quanto riguarda Lydia, ciò che ha scoperto potrebbe davvero metterla a dura prova e forse dalla scelta che farà, si capirà fino in fondo quale tipo di persona vuole essere.
    Comunque, scrivete in un modo così coinvolgente che se gli episodi fossero durati di più, a me non sarebbe bastato.

    1. Tra Marissa & Meredith? Non mi dispiace affatto come descrizione!!! Più un pizzico di Peyton Sawyer? 😀 Ad ogni modo hai ragione, Amil è spesso quello un po’ più tartassato ma lui può farcela, è più forte di quanto lui stesso immagini! Helen è fuori controllo ma ammettiamolo, lo è sempre stata! E per Lydia si affaccia all’orizzonte il dilemma della vita! Non sappiamo davvero come ringraziarti per le tue parole, è stato bellissimo intraprendere questo viaggio insieme a tutti voi!!

  2. Episodio fantastico e pieno di suspence. La storia sta giungendo al termine ed i vari personaggi stanno mostrando il loro vero volto. Appena ho cominciato a leggere di Trudy ho già capito che non mi sarebbe piaciuta, già non sopporto i genitori che antepongono il nuovo partner ai propri figli, poi scoprire che potrebbe essere invischiata con l’omicidio del marito, se non addirittura esserne il mandante ha confermato la mia iniziale opinione su di lei. Povero Amilton e povera Jules. Adesso capisco perché lei se ne sia scappata a New York e perché lui fino a una settimana fa fosse incapace di prendere in mano la propria vita.
    Rick è speciale in tutti sensi, sia come scrittore che come personaggio e le sue storie ne sono l’espressione. Peccato che la sua (ex) migliore amica sia una psicopatica, invidiosa ed assetata di potere e pur di mantenerlo sia disposta a fare fuori chiunque si metta sulla sua strada.

    1. Siamo davvero felici di leggere le tue parole su Amilton perchè se anche solo in parte lo guardi con occhi diversi vuol dire che siamo riusciti nell’intento di caratterizzarlo come volevamo! E AMIAMO anche che la scelta di Jules di lasciare Londra tanto tempo prima risulti sempre più giustificata adesso! La tua ammirazione per Rick ci lascia estasiati ma più di tutto adoriamo leggere le tue parole su tutti i personaggi e per questo GRAZIE MILLE MARIANNA!!

  3. Episodio a dir poco strepitoso che ci prepara a quello che si prospetta essere un finale esaltante. Nella prima scena tra Jim e Rick era tutto un WTF, ma mi avete trollato alla grande! Il colpo di scena su Edmund mi ha fatto venire i brividi, mentre quello di Trudy lo avevo previsto 😀 Amilton negli ultimi episodi ha guadagnato una marea di punti, mentre Jules e Delia rimangono le mie preferite in assoluto. Se me la uccidete vi vengo a cercare a casa, promesso!!
    A proposito di uccidere, perché non fate fuori quella stronza di Helen? Mi fareste un gran piacere. Quanto la odio!
    Detto questo, non vedo l’ora che venga pubblicato il finale. Già inizio a sentire la mancanza di questo vostro piccolo capolavoro. Complimenti davvero ragazzi!

    1. Edmund & Trudy sono un po’ la dimostrazione più evidente del nostro desiderio di chiudere il cerchio lì dove tutto è cominciato! La rivelazione di Edmund metterà Lydia di fronte a una scelta catartica mentre per Trudy è il momento della verità! Il Team Jelia sembra essere particolarmente apprezzato e questo è MAGNIFICO!! Sono due donne incredibili, simili e diverse al tempo stesso! Ma per Jules adesso è tutto in bilico tra la vita e la morte! Infine Helen … è una pazza ma è la nostra pazza! Certo, giocare col fuoco non è mai positivo ma Helen questo lo sa bene! E noi già sentiamo la mancanza dei tuoi commenti quindi GRAZIE DI TUTTO LUCA!

  4. Again, sono senza parole!!
    Possibile che ogni capitolo mi lascia così? La suspense, l’ansia, i colpi di scena, le emozioni che mi invadono quando vedo un episodio di una serie tv che amo e che mi tiene incollata allo schermo NON sono per niente diverse da quelle che provo nel leggere la vostra storia.
    Volevo dirlo nel commento finale ma lo dico anche ora rischiando di diventare troppo ripetitiva ahah
    Ma davvero vi faccio i complimenti perché con questo modo di scrivere, con questi intrecci, con questa serie di vicende e di colpi di scena vi siete avvicinati in modo incredibile al mondo delle serie tv e si percepisce dalle scelte che fate come abbiate fatto vostro questo mondo.
    A volte ho quasi il dubbio e viene da chiedermi “Ma siamo sicuri che sto leggendo?? e che non sto guardando una puntata??” tra poco mi ritrovo a mettere pausa durante qualche scena ahha
    Comunque parlando delle cose accadute in questo capitolo…
    JIM!!! Mi avete fatto panicare, vi manderei una foto della mia faccia nel leggere quella scena all’inizio, STAVO SUDANDO! Quando ho visto che era vivo ho riacquistato 300 battiti.
    Poi sto amando la collaborazione tra Delia e Jules, quelle due insieme sono una forza della natura, inoltre ho apprezzato tantissimo il colpo di scena quando vediamo Mercy lavorare in quel locale… è bellisismo come tutte queste storyline, questi personaggi appartenenti a mondi diversi, con storie divere, alcuni così diversi e altri così simili, si intrecciano tra loro.
    Inutile dire che il mio cuore si è spezzato quando Jules annulla l’appuntmento con Roman (che per la cronaca amo sempre di più!) ç__ç
    PEr quanto riguarda Lydia, penso che abbiate creato un personaggio fantastico, mi affascina tantissimo… è una donna piena di sfumature, che molto spesso può apparire fredda e cinica ma che a mio parere è piena di umanità. Nel momento in cui ho letto il modo in cui stavate raccontando la vicenda, ho capito dove sarebbe andata a parere chi si sarebbe rivelato il pirata che ha provocato quell’incidente e lo ADORO, voglio proprio vedere come si comporterà Lydia e quali saranno le conseguenze.
    Anche per quanto riguarda Amilton ho apprezzato tantisismo la vostra scelta, dalla conversazione con Clyde avevo percepito che non fosse lui il vero colpevole, ma il fatto che probabilmente sia stata la madre di Amilton ad uccidere il padre penso sia fantastico! (E ve lo dice una che ama queste cose)
    Poi arriviamo ad Helen, ne parlerò più approfonditamente nel commento finale, ma voglio dire che anche con lei a mio parere avete creato un personaggio interessantissimo. Un potere del genere in mano ad una donna come lei non può che essere dannatamente pericoloso e infatti ora ci stiamo avvicinando alla resa dei conti! Non vedo l’ora di scoprire come andrà a finire (anche se il pensiero che solo capitolo mi separa dalla fine mi mette un po’ tristezza)
    Inoltre sto super in ansia per Jules, quando stava scendendo dalla macchina avevo il cuore a mille e poi- INFARTO!!
    Corro a leggere il prossimo e aspettavi un altro commento,a cnhe abbastanza lungo 🙂

    1. Ci ucciderai presto o tardi con questi commenti! Hai una visione della storia a 360° e questo è magnifico! Non lasci al caso nessuna storyline, nessun dettaglio e soprattutto nessun personaggio, amiamo il modo in cui leggi e vivi i personaggi! Il fatto che tu paragoni spesso lo stile della nostra storia a quello delle serie tv è uno dei complimenti maggiori per noi perchè quello è il nostro mondo e nel nostro piccolo … molto piccolo, abbiamo cercato di seguire un po’ le direttive che abbiamo imparato nel corso degli anni! Quindi il paragone ci fa letteralmente implodere di gioia, non siamo certamente all’altezza dei tv writer, ma il sogno è quello! Gli episodi/capitoli 9 & 10 nascono un po’ come due parti di uno stesso season finale, infatti sono anche i capitoli più lunghi perchè prendiamo di petto tutte le storie e cerchiamo di condurle a una conclusione. Ti aspetta un gran finale e speriamo che ti piaccia tanto quanto i capitoli precedenti! GRAZIE MILLE DI CUORE!

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