The Witcher – Recensione seconda stagione: di bene in meglio

La seconda stagione di “The Witcher” è finalmente arrivata sui nostri schermi dopo due anni dalla prima. Com’è andata, dunque? Vediamo.

Anche “The Witcher” ha subito gli effetti della pandemia, avendo avuto un lungo hiatus proprio a causa di questa dopo una prima stagione con dei difetti ma generalmente avvincente e ben realizzata e che dunque noi avevamo promosso nelle nostre recensioni, che trovate QUI e QUI.
La seconda ha mantenuto le promesse della prima?

– La trama è stata avvincente;
– La recitazione è migliorata;
– La stagione è stata costruita in modo coerente, senza flashback difficili da seguire perché costruiti in modo confusionario;
– I personaggi che già conoscevamo hanno avuto un’evoluzione e i nuovi hanno avuto un ruolo ben delineato;
– I rapporti tra i personaggi;
– Il finale.

Un paio di episodi in più non sarebbero stati una cattiva idea.

– Geralt;
– Cirilla;
– Jaskier (senza contare che ha una voce stupenda).

Su otto episodi non è semplice scegliere, ma possiamo dire che le scene in cui c’è Jaskier hanno sempre un quid pluris e che tra le migliori ci sono di certo quelle alla fortezza di Kaer Morhen con Ciri posseduta e il cliffhanger finale.

Questa seconda stagione ha mantenuto tutto quello che c’era di positivo già nella prima, l’ha migliorato e ha fatto dei passi avanti anche sui difetti. Come si diceva, infatti, la trama è stata costruita in modo molto più fluido e coerente, rendendo molto semplice il seguirla anche per coloro che non sono lettori dei romanzi di Andrzej Sapkowski di cui il telefilm è adattamento.
Sia chiaro: nei flashback non c’è niente di negativo e anzi, ben vengano se servono ad approfondire storia e personaggi o a dare un contesto e fornire necessarie informazioni, il problema della prima stagione è stato che le linee narrative sono state mischiate in modo confusionario, senza segnalare quando si era nel presente e quando invece si stava fornendo agli spettatori un background per far loro comprendere come si era arrivati a quel punto, rivelando poi il tutto solo alla fine. Di certo si voleva ottenere un effetto sorpresa e questo è comprensibile, ma per chi era neofita del mondo di Geralt di Rivia è stato difficile raccapezzarsi.

Questo problema, però, è del tutto assente in questa nuova stagione (in cui in realtà si fa anche ironia in merito), la narrazione scorre fluida e non risulta per nulla difficile seguire le diverse linee narrative, le quali in verità sono tutte ugualmente interessanti e dunque non ci si trova mai a pensare di voler tornare a quella relativa a un altro personaggio.

E proprio i personaggi con i loro tribolamenti interiori e i rapporti che li legano gli uni agli altri sono il punto forte di questa stagione: Ciri non solo matura, ma sboccia in senso vero e proprio e abbiamo finalmente la possibilità di vedere i vari aspetti della sua personalità, grazie anche alla sua interprete, Freya Allan, che riesce a darle varie sfaccettature; per quanto riguarda Geralt, non vediamo solo delle crepe nel muro che si è costruito attorno, vediamo proprio le porte di quella fortezza spalancarsi e mostrare apertamente i suoi sentimenti; Yennefer, nel frattempo, affronta un percorso che la porta a mettere in discussione moltissime cose, tra le quali l’ordine cui appartiene e se stessa. Questo percorso la portata anche a ritrovarsi e a (ri)trovare qualcosa di più, ovvero i suoi sentimenti per Geralt e la comprensione di cosa sia davvero importante per lei.

Ci sono ovviamente dei cambiamenti rispetto ai romanzi: si può dire che questa seconda stagione sia in generale l’adattamento del terzo romanzo, “Il Sangue degli Elfi”, ma gli autori hanno deciso di modificare alcuni eventi per concentrarsi sul rapporto tra Geralt e Ciri, per poterlo dunque costruire e approfondire per dare modo ai non lettori di comprendere quanto sia profondo e importante (per i personaggi e per la storia stessa) e per porre in evidenza il percorso evolutivo dei protagonisti, nonché sulla questione politica, molto interessante da vedere e che a sua volta ha permesso di approfondire alcuni personaggi (come il Black Night e Fringilla).

Proprio a tal fine rispetto ai romanzi è stata anticipata la rivelazione che costituisce il cliffhanger finale: la famigerata White Flame, l’Imperatore che tutti temono così tanto, non è altro che il padre di Ciri e lui rivuole sua figlia.
Una scelta azzeccata, perché all’interno della storia alza il livello della tensione narrativa e così facendo lascia gli spettatori (non solo i non lettori, che non sanno cosa aspettarsi, ma anche i lettori) con una brama di vedere il prosieguo ancora più grande di quella che si aveva alla fine della prima stagione.

Cosa questo comporterà… lo vedremo, ahinoi, fra due anni, visto che la terza stagione uscirà nel 2023.

Se bisogna proprio dire cosa è mancato, sebbene ci siano state scene d’azione forse può dispiacere di non aver visto un altro fantastico combattimento come quello che aprì la prima stagione, due anni fa, che resta ancora uno dei duelli migliori, se non il migliore in assoluto, mai visti in una serie tv. Tuttavia, è qualcosa a cui si può rinunciare, per così dire, a fronte dell’approfondimento e della costruzione narrativa che sono le cose davvero importanti.

85/100

Una stagione decisamente superiore alla precedente, che già era stata un bel vedere, che lascia ancora più ansiosi di vedere cosa accadrà.

E voi cosa ne pensate? Vi è piaciuta questa seconda stagione? Avete preferito questa o la prima?

 

Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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