The Great – Top 5: i cinque motivi per vederlo

The Great Hulu

Hulu ha rilasciato da poco “The Great”, serie su Caterina La Grande di Russia. Uno show fuori dal comune, non il solito “period drama”. Ecco i motivi per cui potrebbe piacervi.

The Great: I cinque motivi per vedere lo show

1. Lo stile “Marie Antoinette” di Sophia Coppola. Se siete amanti di quel film, come la sottoscritta, adorerete “The Great”. Lo show, infatti, ricorda moltissimo il gioiellino della Coppola per la sensazione di modernità che traspare, anche grazie alla colonna sonora contemporanea (che a differenza del film sull’ultima grande sovrana francese non è usata durante l’episodio ma sui titoli di coda), per i colori, per una sorta di “irriverenza” che permea la rappresentazione della storia e per lo squarcio che apre mostrando la sfrenatezza della vita a corte, per quanto sia fatto con licenze poetiche.
Inoltre, la rappresentazione di Caterina La Grande è molto simile a quella di Maria Antonietta del film della Coppola: come fu per Maria Antonietta, infatti, Caterina è rappresentata inizialmente come una ragazza dolce, ingenua, sognatrice, pronta a mettersi al servizio del marito per il bene della Corona. E come fu per Maria Antonietta, anche di Caterina, al suo arrivo a Corte, è rappresentata la solitudine, la difficoltà ad adattarsi nel nuovo ambiente nonostante le migliori intenzioni, così come la delusione per il rapporto con il marito, sognato come romantico e di complicità, e rivelatosi freddo, vuoto, per quanto sia avvenuto per motivi diversi. Di entrambe, dunque, si vede anche la disillusione. Quello che ovviamente distingue le due sovrane è che là dove si vede Maria Antonietta sfogare questa delusione e quest’essere rinchiusa in una gabbia dorata nella sfrenatezza della vita di corte e poi nell’estraniarsi da essa, Caterina la Grande decide di cambiare radicalmente le cose e, di certo avvantaggiata dalle diverse leggi della monarchia russa, di prendere il potere per sé, di salvare la Russia e se stessa, come lei stessa afferma nello show.

2. Il fatto che sia molto godibile e scorrevole. E dopo il mattone “Catherine The Great” con Dame Helen Mirren ci voleva proprio. Spiace dirlo visto che la grande imperatrice di Russia è stata interpretata dalla straordinaria Helen Mirren, ma quello show, per quanto curato nelle ambientazioni, il tono serio e il fatto che abbiano girato in Russia, è stato uno spreco del talento della Mirren e della grandezza storica di Caterina. Della donna Caterina, della Sovrana, della sua intelligenza e forza si è visto ben poco, forse quasi nulla, visto che principalmente gli autori si sono concentrati nel farla vedere impegnata in trastulli amorosi con i suoi diversi amanti. Uno spreco ma onestamente una resa anche un tantino offensiva del personaggio storico e della sua interprete.
Invece, nonostante il fatto che lo stesso titolo dello show reciti “Una storia a tratti vera” e che ci siano molte licenze poetiche, “The Great” fa esattamente il contrario: sviluppa i personaggi, si concentra sulle vicende che hanno portato alla decisione da parte di Caterina di deporre il marito e subentrare sul trono, sulla situazione politica e, in particolare, sullo spirito e la mente di Caterina, nonché sulla personalità di Pietro. La serie, però, fa tutto questo in modo leggero, spumeggiante, divertente. Non impegna troppo, ma non annoia mai.
3. L’umorismo. Come si diceva, le licenze poetiche sono molte e non ci si deve approcciare cercando una rappresentazione fedele della vita di Caterina la Grande sino alla sua presa del trono. La fedeltà alla Storia è generale, nel senso che sono mantenuti saldi i pilastri, ma all’interno di essi, proprio come in “Marie Antoinette” di Sofia Coppola, si spazia creando una versione del tutto nuova e innovativa (visto che l’unico precedente è, per l’appunto, il film sulla regina francese, dal quale ormai sono passati anni), in cui c’è davvero tantissimo umorismo: ironia, sarcasmo, umorismo nero. Come si diceva prima, un tono irriverente che rende lo show estremamente godibile e piacevole da vedere, tanto da incollare allo schermo. A tratti sia Pietro che persone che lo attorniano, sia Caterina e coloro che ha portato dalla sua parte, sembrano una sorta di “Banda Bassotti”, ma questo rientra proprio nel taglio di ironia, sarcasmo e irriverenza che si è deciso di dare alla serie.

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4. Elle Fanning una piacevolissima sorpresa e Nicholas Hoult meraviglioso. Non mi aspettavo una Elle Fanning così convincente, visto che come Aurora in “Maleficent” non è stata una scelta proprio azzeccata. Ovviamente sono due ruoli del tutto diversi, ma “La Bella Addormentata nel Bosco” è una delle mie favole preferite, uno dei miei classici Disney preferiti, eppure la sua Aurora è del tutto dimenticabile. Nei panni di Caterina La Grande, invece, in questa versione dalle vibrazioni in qualche modo moderne e spumeggianti, proprio come fu per la Maria Antonietta di Kirsten Dunst, convince sia nei momenti di dolcezza e ingenuità che in quelli di forza.
Nicholas Hoult è meraviglioso nei panni dello Zar Pietro, sebbene più che come un folle violento lo Zar sia rappresentato come un egocentrico, volubile, nonché con qualche trauma pregresso che continua a trascinarsi addosso, tanto che a tratti riesce a farti empatizzare con lui e quasi a sperare che tra i due possa alla fine andare tutto bene (speranza ovviamente utopistica visto che la Storia ci ha ampiamente detto come andarono le cose).
I due, inoltre, insieme sono oggettivamente bellissimi.

5. La rappresentazione della nobiltà. Un aspetto che, nonostante le licenze prese per la narrazione, può definirsi molto realistico, esattamente come avvenne nella prima parte della seconda stagione di “Outlander”, quando Claire e Jamie erano a Parigi e alla Corte di Luigi XV. Anche in “The Great”, infatti, vediamo la superficialità e fondamentalmente l’edonismo che caratterizzava la vita dei nobili, incuranti di tutto il resto, dediti solo a compiacere il sovrano e ottenere dunque il massimo da questo, impegnati in conquiste di favori, ricchezze e feste, grezzi, meschini, infidi e a tratti spaventosamente ignoranti. Una rappresentazione dunque del tutto realistica che fa ben capire perché, prima in Francia e poi in Russia, le cose siano precipitate e si sia arrivati alla Rivoluzione, che costò la vita alle famiglie regnanti e alla nobiltà o, per quest’ultima, nel migliore dei casi l’esilio. In Russia ci volle molto più tempo perché questa era un mondo a parte dove le cose cambiavano molto più lentamente rispetto al resto del Continente e quando le prime ondate rivoluzionarie partirono dalla Francia e soffiarono per l’Europa sul trono sedeva Caterina La Grande, che si impegnò a modernizzare il Paese e a migliorare la vita della popolazione, per quanto in modo limitato per alcuni in particolare (anche rispetto ai suoi stessi piani originari). Tutto questo impedì che quell’ondata rivoluzionaria investisse la Russia, ma alla fine questa è arrivata ugualmente e uno dei motivi sta proprio nelle condizioni disastrose in cui versava la popolazione comune, che era la stragrande maggioranza in Russia come prima in Francia.

Tra la nobiltà spicca positivamente, quantomeno in confronto agli altri, la Zarina Elisabetta, zia di Pietro, donna di certo eccentrica, ma scaltra, forte e intelligente.

Un difetto: un altro uso sbagliato del politically correct. Va bene che lo stesso titolo reciti “Una storia a tratti vera” ma francamente certe scelte di casting per determinati ruoli sono a dir poco assurde per l’epoca e la società di cui si narra.

Per leggere altro su “The Great” non perdetevi la recensione della nostra The Lady And The Band!

Vi ricordo dunque di passare da queste meravigliose pagine per essere sempre aggiornati sul mondo di “Outlander” ma anche su quello dei suoi interpreti, dei period drama in generale, del mondo british e tanto altro!

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