Bridgerton

Bridgerton – Prima stagione dello show Netflix: vale la pena vederlo?

In questi giorni di feste natalizie Netflix non dà segni di voler riposare un secondo. Da un paio di giorni è arrivata la quarta parte delle “Sabrina’s Chilling Adventures”, ma prima sono arrivati “The Prom” e il giorno di Natale è stata rilasciata la prima stagione di “Bridgerton”. Parliamo dunque proprio di questa.

Per iniziare, una breve contestualizzazione: “Bridgerton” di Netflix è l’adattamento di un ciclo di romanzi dell’autrice Julia Quinn (nome che in verità è uno pseudonimo, la scrittrice infatti si chiama Julia Pottinger), romanzi scritti e pubblicati tra il 2000 e il 2013; i libri in totale sono nove e ognuno ha come protagonista uno dei numerosi fratelli Bridgerton, famiglia nobile della Londra dell’epoca Regency.
Questa prima stagione di “Bridgerton” su Netflix, pertanto, è l’adattamento del primo romanzo dei ciclo sull’omonima famiglia nobile e, come si vede nella serie, dei fratelli la protagonista del libro iniziale è Daphne Bridgerton. Il secondo romanzo vede il primogenito, Anthony (interpretato, come abbiamo visto, da Jonathan Bailey), al centro delle vicende e il terzo, invece, Benedict, il secondogenito.

I romanzi sono romance, cosa che potrebbe indurre molti a liquidare la storia come non meritevole, quindi ecco la scottante domanda: la prima stagione di “Bridgerton”, su Netflix, merita la visione? E la risposta è assolutamente sì.
I motivi per dare questa risposta sono vari.

– Innanzitutto, l’ambientazione all’inizio dell’Ottocento, nell’epoca Regency. “Bridgerton” sarà pure una storia romance, un Harlequin, un Harmony, chiamatelo come volete, ma è anche un period drama, il che rende sempre tutto più interessante da vedere, anche perché le relazioni e i rapporti interpersonali all’epoca erano molto più complessi e questo è fedelmente riportato nella serie. È una sorta di “Gossip Girl” ottocentesco, quindi? Sì, ma proprio l’epoca in cui la storia è ambientata rende tutto più divertente, affascinante e intrigante. Potremmo in verità dire che è la “Gossip Girl” originale, visto che la saga di Bridgerton è iniziata anni prima rispetto allo show della CW. E di certo sappiamo che il gossip regnava sovrano in quel periodo.

– In secondo luogo, l’umorismo. L’ironia è uno degli elementi prevalenti della serie. Daphne stessa (e non solo lei) è arguta e dotata di spirito, con la risposta pronta. Umorismo che, com’è facile immaginare, caratterizza in particolare la “Gossip Girl” dell’epoca, ovvero Lady Whistledown.

– Le scenografie, i luoghi, i costumi, la regia, le luci, i colori. Tutti bellissimi. La serie è girata a Londra e Bath e le ambientazioni tolgono letteralmente il fiato. La casa londinese dei Bridgerton è stupenda, il palazzo del Duca di Hastings è incredibile (nonché già visto in altre serie e film).
La palette di colori è meravigliosa e contribuisce alla resa estetica dello show, che è davvero notevole.
Svolgendosi durante la stagione londinese, la trama ci porta a vari balli e tutti sono una gioia per gli occhi, ma alcuni hanno, in più, delle scenografie e coreografie davvero splendide, nonché delle scelte registiche pregevoli che creano immagini poetiche (come per esempio la scena della pioggia nell’ultimo episodio, quando la camera si sofferma sui fiori, i bicchieri di cristallo colmi di champagne, il quadro).

– La musica. Quasi tutte le musiche sono arrangiamenti di canzoni moderne, come per esempio “Girls Like You” dei Maroon 5, “Thank u, Next” di Ariana Grande, “Bad Guy”, che abbiamo trovato anche nella colonna sonora della seconda stagione di “The Umbrella Academy”. Come si diceva, tutte queste canzoni sono riarrangiate, è stata eliminata la parte cantata e si è mantenuta solo quella strumentale, eseguita esclusivamente ad archi per farla sembrare musica dell’epoca Regency. Una trovata geniale. Il tutto unito a veri brani di musica classica, come il Walzer n.2 del compositore russo Dimitri Sostakovic e Beethoven.

– I personaggi. La famiglia Bridgerton è molto interessante, i numerosi fratelli (detto in senso lato, comprendendo dunque tutti, maschi e femmine) sono persone intriganti e in un certo senso fuori dagli schemi per quanto riguarda la società dell’epoca: le ragazze, in particolare Daphne ed Eloise, le due su cui è stato posto maggiormente l’accento, sono intelligenti, forti, indipendenti e nonostante i limiti, per così dire, imposti loro dalla società, per niente disposte a essere incasellate nel ruolo della delicata fanciulla cui non è richiesto pensare secondo quanto voleva la mentalità dell’epoca, non avendo remore a rimettere i fratelli maggiori (e non solo loro) al loro posto. Nel primo episodio, inoltre, in un dialogo con il fratello (il primogenito Anthony che ha ereditato dal padre il titolo di Visconte ed è dunque formalmente il capo della famiglia) Daphne fa un bellissimo monologo che mette in luce la condizione femminile dell’epoca.

“Perché la scelta dev’essere per forza tra starnazzare e covare o non lasciare mai il nido? E se io preferissi prendere il volo?” – Eloise Bridgerton

”Credi che solo perché sono una donna non sia capace di pensare e scegliere con la mia testa?” – Daphne Bridgerton

E in verità non viene messa in luce solo la difficoltà della condizione femminile, ma anche di quella maschile, effettivamente troppo spesso ignorata: la rigida società patriarcale di quelle epoche ovviamente colpiva le donne, ma colpiva anche gli uomini, i quali nonostante fossero di certo in posizione privilegiata rispetto alle donne spesso non potevano vivere la vita che volevano, come la storia di Anthony e quella che coinvolge suo fratello Benedict mettono benissimo in luce.

Inoltre, i rapporti tra i fratelli Bridgerton sono davvero stretti e di supporto reciproco, nonché schietti, il che non è proprio usuale da vedere in storie ambientate nel XVIII-inizio XIX secolo.

I Bridgerton, però, non sono gli unici personaggi interessanti e con spessore: Lady Danbury, che in sostanza ha cresciuto il Duca di Hastings (il protagonista maschile del primo romanzo e dunque di questa prima stagione di “Bridgerton” di Netflix), è una donna formidabile; Penelope Featherington, una delle tre figlie di Lord e Lady Faetherington nonché migliore amica di Eloise, è fuori dagli schemi tanto quanto Eloise stessa e le sue sorelle forniscono una sorta di comic relief, ricordando una versione con tono più comico di Anastasia e Genoveffa, le sorellastre di Cenerentola; la Regina a sua volta contribuisce all’ironia che connota la serie.
Daphne e il Duca di Hastings catturano e coinvolgono, la chimica tra i  due è tangibile. Come suol dirsi, la ship salpa all’istante.

– Il cast. Un buon cast, piuttosto solido e con volti noti, come per l’appunto Jonathan Bailey, che abbiamo visto in “Broadchurch” e “Doctor Who”, che dà buona prova di sé.

– La motivazione data ad alcune scelte non proprio rispettose dell’epoca. Parliamo, ovviamente, di esponenti della nobiltà inglese di colore e di origini asiatiche, cosa che come è facile immaginare non corrisponde propriamente alla realtà di quel periodo. Chiariamo: è risaputo che ci fossero persone di colore e di diverse origini all’interno della popolazione, così com’è ovvio che ci fossero nobili giunti da altri Paesi, quello che si intende è che la nobiltà prettamente inglese non era multirazziale così come presentata nella storia. E non potrebbe essere diverso, visto che esisteva ancora la schiavitù. Il commercio degli schiavi, infatti, in Gran Bretagna venne abolito nel 1807, ma la schiavitù venne vietata solo a partire dal 1833. Ci furono eccezioni in merito a esponenti della nobiltà, ma furono proprio questo: eccezioni.
A merito della serie va per l’appunto sottolineato, dunque, che la questione non è stata ignorata finendo anche per creare assurdità, come avvenuto in “Still Star Crossed (sempre a firma Shondaland), ma è stata affrontata e motivata, per quanto in modo coinciso, il che permette ulteriormente di lasciare da parte la realtà storica e accettare senza problemi le licenze poetiche, per così dire, di tali scelte e godersi semplicemente la storia.

– La chicca: Lady Whistledown. La voce della “Gossip Girl” ottocentesca è nientemeno che Dame Julie Andrews. What about that. 

“Bridgerton”, con questa sua prima stagione su Netflix, è pertanto promossa.
Non è “Boardwalk Empire”, né a livello di una serie tratta da Jane Austen, ovviamente, non è “Sherlock”, ma non pretende nemmeno di esserlo. Vuole essere una serie leggera perché anche di queste abbiamo bisogno e raggiunge appieno questo scopo: infatti, è uno show estremamente piacevole da vedere, rilassante e divertente, un intrattenimento perfetto che dà anche delle gioie per gli occhi, non intendendo con questo soltanto i pettorali dei baldi gentiluomini ma la bellezza generale, di resa estetica della serie, frutto di un evidente impegno profuso nella sua realizzazione. Impegno che ha dato i suoi frutti.

Un piccolo difetto è che la seconda parte scorre un po’ troppo velocemente rispetto alla prima, forse sarebbe stato meglio dare un paio di episodi in più per permettere alla storia di avere un ritmo più omogeneo e non “costringere” alcuni personaggi a un atteggiamento più rigido rispetto a quanto visto nella prima parte della stagione, ma è comunque secondario rispetto a tutto il resto.

Sebbene la serie non sia stata ufficialmente rinnovata (per ora), pare che fervano già i preparativi per la seconda stagione di “Bridgerton”, le cui riprese dovrebbero svolgersi in primavera e che vedrebbe al centro delle vicende proprio Anthony Bridgerton, il primogenito ed erede del titolo di Visconte.

Voi avete visto questa prima stagione di “Bridgerton” su Netflix?

 

Come sempre, vi ricordo di passare in queste meravigliose pagine per news sul mondo british, i nostri attori e personaggi preferiti e tanto altro!

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2 commenti su “Bridgerton – Prima stagione dello show Netflix: vale la pena vederlo?”

  1. Bellissima serie per ambientazioni, colori, vestiti, personaggi,ottimi dialoghi tra i due protagonisti.
    Per me bellissimi momenti sono: la descrizione del quadro, il discorso di lui alla regina, finalmente si dichiara, prima si era solo intuito, e la dichiarazione di Dafne a lui dopo il ballo, sotto la pioggia.
    Questo discorso d’ amore ma principalmente di accettazione del diverso è molto attuale.

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