Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

I fasti di Vikings sono andati scemando dalla morte di Ragnar in poi, ma sono onesta, pensavo che per gli ultimi dieci episodi si sarebbero impegnati un pochino di più. Invece è stata la fiera del nonsense, degli archi narrativi buttati lì a caso, dei “colpi di scena” citofonati con tre episodi di preavviso e della linea temporale impossibile. In realtà, sono tutti difetti che la serie ha sempre avuto – soprattutto gli ultimi due, non ricordo di aver mai assistito a un colpo di scena che mi facesse davvero rimanere di stucco, ed è sempre stato difficile tener conto dello scorrere del tempo – ma con la narrazione e l’evoluzione dei personaggi, erano sempre riusciti a metterci una pezza. Be’, non stavolta. Ma andiamo con ordine.

✔ La recitazione è sempre stata uno dei punti fortissimi di Vikings. Gli attori sono uno più bravo dell’altro, si sono sempre dimostrati all’altezza, e non hanno deluso nemmeno stavolta. Menzione d’onore ai due omonimi: Alexander Ludwig compare poco ma ci dona l’addio perfetto a Björn, e Alex Høgh Andersen stavolta meriterebbe addirittura una candidatura agli Emmy per la sua intepretazione di Ivar (soprattutto negli ultimi tre episodi), e non scherzo.
✔ Il cerchio aperto da Ragnar con le incursioni in Inghilterra, si è chiuso nell’unica maniera possibile. Stavo quasi iniziando a temere che si fossero completamente dimenticati di avere ancora quell’arco narrativo in sospeso – attraverso Ivar – e invece mi hanno stupito, lo ammetto.

Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

✘ Togliamoci subito un enorme sassolino dalla scarpa: Re Alfred che battezza Hvitserk – il più inutile dei figli di Ragnar Lothbrok – dandogli il nome di Athelstan è l’eresia suprema, nonché uno schiaffo in faccia alla grandezza del personaggio di Athelstan e al suo rapporto con Ragnar. Idea bocciatissima.
Il nonsense della linea temporale: Ivar e Hvitserk fanno tempo a tornare a Kiev, imbastire e portare a termine un colpo di stato, decidere di riprendere la via di Kattegat, affrontare le conseguenze del loro ritorno, ripartire per l’Inghilterra, combattere una guerra e rimandare indietro a Kattegat un messaggero che comunichi la disfatta e intanto… la gravidanza di Ingrid non solo non giunge al termine, ma la signora non mette su nemmeno un mezzo centimetro di pancia. Solo per dirne una. Oppure parliamo del fatto che un messaggero fa a tempo a trovare Ubbe per rifergli la morte di Björn, e intanto a Kattegat è passato un pomeriggio? Vaaaaa bene!
I colpi di scena che colpi di scena non sono: che Harald prenderà il controllo di Kattegat lo si sa nel momento in cui Björn muore, che a una certa Ivar e Hvitserk torneranno a Kattegat era ovvio fin dal loro insediamento a Kiev, che Ubbe alla fine del suo viaggio avrebbe ritrovato Floki era intuibile già quando è partito. Come ho detto prima, la prevedibilità è un difetto che Vikings ha sempre avuto, però corredato da una narrazione così debole stavolta è risultato in tanti sbadigli e “ma quando finisce questo episodio?”

Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

RE ALFRED – Tolta l’eresia di cui ho parlato sopra, Re Alfred è quello che mi è piaciuto di più. Si dimostra un re giusto che riesce a trovare un buon bilanciamento tra il bene religioso e il bene effettivo del proprio popolo, che non mette l’orgoglio al primo posto ma ciò che è meglio per il Wessex. Coraggioso, non esita a schierarsi in prima linea durante la battaglia. Compassionevole, quando sa che far aiutare i soldati caduti nelle trappole è a sua volta una trappola, ma non ha cuore di lasciarli lì soli a soffrire. Rispettoso dei suoi avversari e di ciò che essi rappresentano: l’eredità del grande Ragnar Lothbrok.
✔  IVAR – È l’unico personaggio tra i Vichinghi a salvarsi, l’unico che non hanno completamente rovinato. In particolare ho apprezzato molto il rapporto tra lui e Igor: Ivar, al quale in realtà non cambia nulla se a governare sia Oleg piuttosto che qualcun altro, rischia la vita e si rifiuta di lasciare Kiev fino a quando non sa che l’ordine è stato ripristinato e che Igor ha avuto giustizia. In più, anche se è stato un po’ randomico come passaggio, è stato bello vedergli tirar fuori la partita a scacchi con Alfred, e vederlo ricordarsi di ciò che Ragnar gli aveva “comandato”.

Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

 

La fine di Björn – Decide di condurre le sue truppe un’ultima volta, decide di andarsene sul campo di battaglia anche se non ha più le forze per combattere ed è praticamente già morto. Le sequenze della battaglia che si alternano con quelle del suo funerale, la meraviglia.
La morte di Gunnhild – Spezza il cuore in mille pezzi vedere Gunnhild capire che l’era dei Vichinghi è giunta al termine, e che con Björn è morto l’ultimo grande condottiero della sua stirpe. La lacrima che scende dagli occhi di Re Harald mentre lei annega, dagli occhi di un uomo che non ha mai provato affezione naturale nemmeno per suo fratello, dice tutto.
Il discorso pre battaglia di Re Alfred – Io sono molto sensibile ai discorsi pre battaglia, ma quel “God bless you all. GOD BLESS WESSEX.”, mi ha colpita e affondata.
La morte di Ivar – E non intendo la maniera stupida con la quale cade, per mano di tre pugnalate date completamente a caso dal primo soldato anonimo che passava per strada, intendo tutto ciò che ha preceduto e seguito quel momento. Ivar è sempre stato pazzo, come pazzo è il suo intervento sul campo di battaglia, con gli occhi blu come mai prima d’ora. E il suo cadere a terra, con l’impalcatura che lo regge che cede, Hvitserk che lo tiene teneramente tra le braccia. L’ammissione di avere paura, il fratello che lo culla e gli dice che non lo dirà mai a nessuno. E che non permetterà a nessuno di dimenticarsi di Ivar the Boneless. Una prova recitativa di una potenza disarmante da parte di Alex Høgh Andersen.

Vikings – Recensione 6B: prove recitative superbe, noia e delusione

Ho già evidenziato molte delle pecche di questi dieci episodi finali, ma ora è giunto il momento di parlare un attimo dell’unico Lothbrok che non ho ancora affrontato: Ubbe. Ubbe sembrava il più razionale tra i fratelli – perfino più di Björn, ma poi un bel giorno decide che deve andare a cercare una terra da coltivare come sognava suo padre. E okay. Questa ricerca si trasforma tutto a un tratto in un missione folle in stile Floki e alla fine a cosa porta? A ritrovare Floki, ovviamente, e a parte questo… al nulla. Non starò a sottolineare che Ubbe secondo le leggende più accreditate muore nella battaglia del Wessex (alla quale non ha neanche preso parte), ma visto che in ogni caso siamo di fronte a un prodotto di finzione, mi limiterò a far notare come non abbia alcun senso il fatto che lui lasci Kattegat al proprio destino dopo la morte di Björn. Continua a cercare una terra da colonizzare in nome di Ragnar, ma proprio in nome di Ragnar la sua prima preoccupazione avrebbe dovuto essere Kattegat. Così alla fine ci ritroviamo con l’insediamento governato da una strega pazza che fino a due giorni prima era una schiava.

E qui veniamo al secondo grosso problema della stagione: la scomparsa delle shield maiden. Non solo a Kattegat sembrano scomparire con la morte di Gunnhild – perché Ingrid di certo non è una di esse – ma Torvi, il braccio destro di Lagertha in persona, passa dall’essere una guerriera con i mega contro attributi, al fare la madonnina addolorata con pargolo in braccio. Per dieci episodi interi. Come rovinare personaggi fighissimi rendendoli inutili.

E a proposito di personaggi inutili, c’è il prode Hvitserk, che continua a farsi sballottare a destra e a sinistra da Ivar e alla fine, di fronte alla tomba di Björn, ammette anche che questo suo corrergli dietro come un cagnolino non ha alcun senso. Quindi dopo essere andato a letto con un miraggio, aver odiato e amato Ivar e via dicendo, decide bene di convertirsi e prendere il nome di Athelstan. Okay, tutto sensato.

Io ho fatto davvero molta fatica a finire gli episodi, spesso guardavo quanto mancava alla fine convinta fossero passati almeno quaranta minuti e invece ne erano passati solo quindici. Siamo lontani anni luce dalla bellezza delle prime stagioni, come dicevo all’inizio il declino era già iniziato con la morte di Ragnar, ma non è che senza di lui mancassero il materiale o i personaggi sui quali lavorare. Eppure non sono stati in grado di gestirli ed è un peccato.

 

45/100

La stagione finale di una serie tv come Vikings sarebbe dovuta essere epica, invece di vagamente epico c’è stata solo la battaglia del Wessex. Troppo poco per promuoverla, la noia e la delusione purtroppo hanno prevalso su tutto.

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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1 COMMENT

  1. come se non bastasse, a rendere comico il grande finale è un errore marchiano: il sole che tramonta a est, oltre l’orizzonte dell’atlantico visto dalla costa orientale del continente americano… ridicolo

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