Bridgerton

Bridgerton e i libri della saga: è un buon adattamento?

“Bridgerton” e i libri della saga di Julia Quinn occupano il dibattito social ormai da una decina di giorni. Tra gli estimatori e i suoi detrattori si è scatenata una guerra all’ultimo sangue che mi ha francamente sorpresa ma nella quale non voglio addentrarmi più di tanto. Dopo aver letto perché secondo Sam vada la pena guardarlo, è giusto ora occuparci in maniera più approfondita della fonte letteraria dalla quale è tratta.

Julia Quinn – pseudonimo di Julia Pottinger – pubblica fra il 2000 e il 2013 nove romanzi incentrati sulle vicende della famiglia Bridgerton: quattro fratelli e quattro sorelle impegnati a cercare l’amore nella Londra di epoca Regency e a schivare la penna tagliente di una misteriosa Lady Whistledown.

I romanzi appartengono appieno al genere romance, ne rispettano gli schemi e le figure retoriche ma hanno qualcosa in più: uno stile brillante e divertente che rende la lettura molto piacevole.

Le vicende raccontate nella prima stagione di “Bridgerton”, come sappiamo, sono quelle appartenenti al primo volume ma sono molti gli elementi che fanno riferimento ai libri successivi.

BRIDGERTON E I LIBRI DELLA SAGA

Come scrivevo poco sopra, i libri sono nove. Vediamoli:

  • The Duke and I – Il Duca ed io: protagonisti della vicenda sono la maggiore delle sorelle Bridgerton – Daphne – e il Duca di Hastings.
  • The Viscount Who Loved Me – Il Visconte che mi amava: prossimo romanzo a essere adattato, ha per protagonista Anthony Bridgerton, fratello maggiore e capofamiglia. L’ho appena finito di leggere, tra le altre cose, e vi assicuro che la donna che gli ruberà il cuore è esilarante.
  • An Offer from a Gentleman – La proposta di un gentiluomo: terzo romanzo della saga e ultimo ristampato dalla Mondadori. Racconta la storia di Benedict, secondogenito della famiglia, il quale dovrà vedersela con le convenzioni sociali in una storia che sembra una favola.
  • Romancing Mister Bridgerton – Un uomo da conquistare: questa volta è Colin il protagonista. Quella femminile già sapete chi è (<– inserire occhiolino qui) e ci regalano dei siparietti memorabili.
  • To Sir Philip, with Love – A Sir Philip, con amore: torniamo alle sorelle Bridgerton con la già mitica Eloise che dovrà vedersela con le conseguenze della propria indipendenza. E con quella di Marina Thompson (c’è un motivo per cui la ragazza ha avuto tanta attenzione nella serie!).
  • When He was Wicked – Amare un libertino: Francesca, giovane vedova, si ritroverà coinvolta in un inganno.
  • It’s in His Kiss – Tutto in un bacio: una traduzione dall’italiano sarà galeotta per Hyacinth.
  • On the Way to the Wedding – Il vero amore esiste: è il non più bambino Gregory a dover lottare contro il tempo per conquistare il cuore della sua bella.
  • The Bridgertons: Happily Ever After – E vissero per sempre felice e contenti: ultimo capitolo della saga che raccoglie i differenti epiloghi scritti dalla Quinn dopo la pubblicazione dei suoi romanzi.

I libri sono stati tutti pubblicati dalla Mondadori ma solo i primi tre si trovano nella collana degli Oscar, gli altri sei sono ancora solo reperibili nella collana Oro Super o Classic dedicata ai romanzi rosa.

Come anticipavo poco sopra, si tratta di romanzi di genere romance. Lo schema è quello tipico: lui tormentato (aka con le paturnie) e affascinante non vuole cadere nella trappola amorosa, lei dolce e indipendente all’inizio lo rifiuta ma poi si innamora perdutamente. Come risaputo – e come tipico di gran parte del romance – sono numerose le scene di sesso descritte in maniera esplicita. Lo scopo è intrattenere il lettore, concedergli dello svago disimpegnato coinvolgendolo in vicende sentimentali scritte per divertire. Ma bisogna sottolineare che i romanzi della Quinn hanno qualcosa che li differenzia dagli altri del genere: uno stile brillante e l’idea di Lady Whisteldown e del mistero sulla sua identità che rende il tutto più intrigante. Contrariamente alla serie televisiva, infatti, non si conosce chi si celi dietro la penna del gossip fin dal primo libro.

Due libri della saga – Romancing Mister Bridgerton e On the Way to the Wedding – hanno ricevuto importanti riconoscimenti e Julia Quinn è altresì una delle più acclamate scrittrici di romanzi rosa degli USA.

Se siete fan della serie televisiva e desiderate rilassarvi e divertirvi, allora sono i libri per voi. Fa bene staccare la spina al cervello e gustarsi cose leggere, soprattutto in periodi come questo di forte stress emotivo.

E aggiungerei, mi chiedo quanti di coloro che maltrattano questi generi considerati “leggeri” o “di serie B” sarebbero in grado di scrivere romanzi capaci di farsi leggere oltre la prima pagina. Personalmente gradisco il libro impegnato quanto quello leggero e non penso che leggere i secondi sminuisca la mia intelligenza o cultura. Il cervello, come ho scritto poco sopra, ha bisogno di rilassarsi ogni tanto.

Bridgerton e i libri della saga: le differenze (attenzione SPOILER!)

Trattandosi di una trasposizione, è inevitabile che siano state apportate alcune modifiche agli eventi dei libri: il mezzo di comunicazione è differente e quindi richiede un linguaggio diverso. Come dico sempre, ciò che funziona sulla carta non funziona sullo schermo (e viceversa).

Nel complesso, posso dirmi entusiasta del lavoro fatto sulla sceneggiatura. Chris van Dusen, produttore della serie tv, e il suo team di sceneggiatori hanno saputo scegliere accuratamente quali episodi introdurre e quali eliminare ed il risultato è stato buono. Vediamo insieme i cambiamenti più rilevanti.

Sicuramente la prima grande modifica introdotta è la presentazione di tutti i personaggi. Nel romanzo The Duke and I, infatti, solo i tre fratelli maggiori e Hyacinth hanno un ruolo parlante: niente Eloise, niente Francesca, niente Gregory (o quasi), niente approfondimento sui Featherington o Miss Thompson.

Una scelta fondamentale per una serie televisiva che si propone con più di una stagione in lavorazione. Infatti, i personaggi che saranno protagonisti delle vicende successive non possono essere introdotti all’improvviso senza alcuna preparazione, sarebbe assurdo. Inoltre, questo permette di diminuire il numero delle stagioni nel momento in cui si dovesse rischiare la cancellazione per qualche motivo: alcuni dei protagonisti, infatti, hanno visto fin da subito lo svilupparsi delle proprie storie – seppure in secondo piano rispetto a quella principale – per cui sarà possibile concludere le storyline al momento richiesto rispettando la completezza delle vicende.

 

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Altra importante modifica è lo svelamento finale dell’identità di Lady Whistledown. Una scelta che mi riservo di valutare solo alla luce della prossima stagione. Nei libri è più facile mantenere la segretezza perché, in primo luogo, Penelope è malapena presente nei primi due. Al lettore che non ha visto già la serie tv, non sorge il dubbio che possa essere lei. O almeno suppongo giacché, avendo visto io la serie tv – e avendo intuito al secondo episodio che fosse proprio Penelope – il mio giudizio è falsato. Anzi, se qualcuno di voi avesse avuto l’esperienza opposta alla mia, il suo punto di vista è come sempre ben accetto.

Ci sono poi le due bellissime scene che condividono Simon e Daphne: la dichiarazione alla Regina e il momento davanti al quadro.

Il discorso che il Duca fa alla regina Charlotte per giustificare la fretta nello sposarsi è dei due l’aggiunta migliore dal punto di vista narrativo. Lo spettatore ha bisogno di un momento drammatico che apra uno spiraglio sui sentimenti di Simon e, poiché contrariamente al libro noi non abbiamo idea di che cosa pensi e provi, il discorso fatto alla presenza della Regina è stato un’ottima idea. Oltretutto ha contribuito non poco a fare definitivamente innamorare il pubblico del Duca di Hastings.

https://daenrystargaryen.tumblr.com/post/638594838835707904/the-young-lady-flatters-me-but-it-was-not-love-at

La scena del quadro è stato un ottimo strumento per sottolineare da un lato la crescente confidenza fra i due futuri Duchi di Hastings ma soprattutto per evidenziare la potenza della perdita della madre (e il contrasto con la figura paterna) per Simon: una ferita che è parte del problema che si presenterà durante il matrimonio.

Bridgerton e i libri della saga: le differenze (continua)

C’è stata, poi, la fortunata scelta di modificare la scena controversa del sesto episodio. Quella accusata di mostrare uno stupro, per intenderci. Infatti, i lettori del libro sanno che nel testo originario è persino più discutibile. La ragione è semplicemente il – fortunato – cambiamento di sensibilità del pubblico dal 2000 ad oggi che avrebbe fatto sì che, se la scena fosse stata presentata esattamente come nelle pagine del libro, le proteste sarebbero state ancora più forti. Nel libro, infatti, Daphne ha già scoperto la bugia del marito e i due sono già ai ferri corti ma soprattutto Simon è semi incosciente per via dell’alcol (e lei non ha idea della gravità di quello che fa finché non è troppo tardi. Non dimentichiamoci che le donne erano totalmente all’oscuro di certe meccaniche del corpo). Personalmente ho apprezzato come sia stata presentata: per quanto forte e controversa, da un punto di vista narrativo, in questa versione è più chiaro il punto di vista di Daphne, è più immediato empatizzare con lei e sicuramente ha avuto un notevole effetto drammatico nel mettere in moto gli eventi successivi.

Infine, vorrei applaudire al casting della serie televisiva. Trattandosi di un prodotto disimpegnato e leggero, non mi aspettavo particolare aderenza storica anche se, ammetto, ho gradito l’attenzione ai pettegolezzi storici sulla regina Charlotte: c’è infatti il sospetto che fosse di ascendenza non europea. Dopo un primo sconcerto – sono una storica laureata, fate voi – ho deciso di bypassare la scelta degli attori anche perché hanno spiegato la presenza di nobiltà non caucasica in maniera esaustiva e coerente con la storia interna. Ho apprezzato molto la loro caratterizzazione che ha reso Simon quasi identico al suo corrispettivo librario e Lady Danbury praticamente ha preso vita sullo schermo. I Bridgerton, infine, sono proprio come vengono descritti nei libri. In questi giorni, ho letto spesso di critiche al fatto che i tre fratelli maggiori si assomigliassero troppo. Sorvolando sul fatto che sono fratelli, condividono il DNA e quindi è logico che si assomiglino, nei libri si scrive proprio che erano facilmente confondibili l’uno con l’altro e che alla società bastasse guardarli per sapere che fossero Bridgerton. Alla Draco Malfoy, per intenderci, «capelli rossi, vestiti di seconda mano. Devi essere un Weasley».

https://naslostcontrol.tumblr.com/post/638602934266019840/adjoa-andoh-as-lady-danbury-bridgerton-2020

Con questo articolo su Bridgerton e i libri della saga spero di aver dato qualche informazione in più a coloro che fossero interessati al lavoro di Julia Quinn e aver sollecitato qualche riflessione sulle modifiche alle fonti letterarie. Quali altri cambiamenti sono stati per voi rilevanti? Quali non avete digerito? Vi aspetto nei commenti.

Fraciconia – The Anglophiles’ Lair  

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