The Crown 4

The Crown Quarta Stagione – La Recensione

The Crown – Quarta Stagione, la Recensione

Ho finalmente concluso la quarta stagione di The Crown e ora che mi sono ripresa posso scriverne la recensione (qui la recensione della terza stagione).

Vi confesso che ho fatto molta fatica a liberarmi delle sensazioni che mi ha scatenato perché questa stagione è stata psicologicamente pesante. Gli anni del thatcherismo sono stati tra i più faticosi per il Regno Unito e la memoria di Lady Diana e della sua triste vita è ancora molto viva nei miei ricordi.

Tuttavia, come specificato dagli stessi creatori della serie tv, ciò che abbiamo visto in questa quarta stagione di The Crown è verosimile ma non è la realtà. Come insegnava il buon Manzoni, la storia è credibile ma non è vera, non è la realtà dei fatti – una realtà che conoscono appieno solo i diretti interessati – ma qualcosa di ricostruito, riadattato per la tv a fini drammatici, e pertanto non da prendere come una cronaca di quei difficili anni.

A fare da padroni in questa quarta stagione sono stati Margaret Thatcher e la storia di Carlo e Diana,  ma a ben vedere anche i piccoli momenti concessi agli altri personaggi sono stati importanti.

 

 

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The Crown – Quarta Stagione, la Recensione

 

 

 

 

In primo luogo, sicuramente, il cast. Coloro che conoscevamo già hanno confermato la propria abilità nel rivestire i vecchi ruoli: Olivia Colman ha liberato un po’ la sua Regina dalla rigidità della scorsa stagione per fare trasparire i pensieri e i sentimenti di un sovrano a cavallo fra due mondi; Tobias Menzies – che avrà una menzione speciale più avanti – Erin Doherty, Helena Boham Carter e Marion Baley sono ritornati a vestire benissimo i panni della scorsa stagione. Josh O’Connor ha saputo deliziare lo spettatore aggiungendo ai manierismi di Carlo una postura più curva e un modo di parlare – guardando dal basso verso l’alto – che è diretta conseguenza della frustrazione costante del suo personaggio. I due nuovi arrivi, poi, hanno mantenuto le promesse. Lungi dal fare un’imitazione dei rispettivi personaggi, Emma Corrin e Gillian Anderson sono state in grado di evocarli e renderli credibili ai nostri occhi. Se la Corrin è ancora molto giovane e in alcuni momenti è risultata un po’ leziosa, la Anderson – come se non ce lo aspettassimo – si è rivelata superlativa. Rigida in ogni suo movimento, persino nella camminata, la Iron Lady di Gillian Anderson prende vita sotto i nostri occhi fin dalla prima scena. Un’incredibile cura per il dettaglio, direi.

In secondo luogo, la lunga – 11 anni – relazione fra la Regina e il suo Primo Ministro. Due donne ai posti di comando, in un’epoca nella quale era ancora più raro di adesso, due donne molto simili per alcuni aspetti ma radicalmente diverse per altri. La danza di avvicinamento e allontanamento su fronti opposti ha contraddistinto quasi tutta la stagione e ha saputo essere credibile e ricca di tensione.

Infine, il modo in cui è scritto il rapporto fra le quattro donne della Famiglia Reale: in particolare fra la Regina Madre e le sue due figlie, ma anche la piacevole aggiunta di Anna si è rivelata fortunata. Un rapporto scritto così bene da addolorarmi al ricordo della realtà: infatti nel 2002 la Regina Elisabetta perse la sorella e la madre a un mese di distanza. Deve essersi sentita improvvisamente sola.

 

 

 

 

Lo inserisco nei lati negativi solo perché non è stato un aspetto positivo, ma mi rendo conto che la questione è talmente spinosa che fare bene sarebbe stato impossibile. Quando si affronta la questione Lady Diana si parte dal presupposto fondamentale che Diana Spencer era una donna eccezionale. Per chi, come me, è cresciuta guardandola in tv e sui giornali, la sua morte e la sua vita sono state un’unica grande ingiustizia.

Tuttavia mi chiedo se il fatto che lei fosse una donna così straordinaria sia sufficiente a dipingerla come perfetta. Mi spiego. Gli sceneggiatori hanno provato a presentare una storia verosimile – non vera, attenzione, ma verosimile – nella quale provare a dare sostanza alle motivazioni di Carlo. Ma nonostante lo spettatore sia consapevole del dolore che possa aver dato sposare qualcuno che non ami quando tu sei profondamente innamorato di qualcun altro, nonostante siamo coscienti che fin da bambino il personaggio di Carlo sia stato represso e non amato per quello che è, nonostante Camilla non sia stata presentata come una megera arrampicatrice sociale ma, al contrario, ci è stata mostrata solo molto più realista del suo innamorato, nonostante tutto ciò gli autori non sono riusciti a non farci odiare tutti gli altri. E ciò è accaduto anche perché la Diana che ci è presentata, invece, è priva di difetti: è innocente, ingenua, giusta, buona, gentile. Insomma, perfetta. A tal punto da rendere inspiegabile che Carlo non la ami, che la Famiglia Reale non la apprezzi. Il tutto è figlio di una vulgata che vuole i Reali come il Male Assoluto. E d’accordo che non hanno avuto un gran comportamento ma non dimentichiamoci che le fonti a nostra disposizione sono di parte (e l’unica a cui credo è la stessa Diana). La storia, quella vera, è troppo recente e troppo appetitosa per impedire che si scavi nel gossip quando si scrive delle vicende. E la ritrosia della Famiglia Britannica a smentire una per una le accuse lanciate negli ultimi 20 anni lascia largo spazio alla fantasia di chi sceglie di scriverne.

Prima di scrivere la recensione, sono andata a leggermi un po’ di articoli di giornali britannici sull’argomento e persino i più avversi alla famiglia Reale hanno rimproverato alla serie Netflix di stare inventando troppo. Il Guardian (qui) addirittura si chiedeva se nella prossima stagione insinueranno che siano stati loro i mandanti della morte di Lady D.

Ci sono poi un paio di disattenzioni. La più vistosa è sicuramente la querelle fra Buckingham Palace e Downing Street: non ci fu alcuna fuga di opinione da Palazzo e anche ci fosse stata, sicuramente non si sarebbero rivolti al Sunday Times che avversava i Reali. Reputo, inoltre, altamente improbabile che la Principessa Margaret si sia avventurata nella brughiera accompagnata solo dal suo amico per arrivare in un manicomio e scoprire la verità sulle cugine.

Infine, cosa ancora più grave, l’aver consapevolmente eliminato dalla narrazione il ruolo che ebbero i tabloid sulla vita di Lady Diana. Le intrusioni nella vita privata della Principessa di Galles iniziarono fin dal fidanzamento e non le diedero mai tregua, avendo così un ruolo di primo piano nel rendere la sua vita impossibile.

In calce aggiungerei l’aver rimosso tutti gli altri eventi verificatisi negli anni ’80: in primis la questione irlandese (relegata al primo episodio e solo perché ha toccato la Famiglia Reale) ma anche gli scioperi ad oltranza. Soprattutto nel caso irlandese l’omissione è molto grave anche se, immagino, dovuta al non poterla affrontare con la dovuta attenzione.

The Crown – Quarta Stagione, la Recensione

Margaret Thatcher. Ho apprezzato la spregiudicatezza con cui è stata scritta: dalla decisione della Guerra alle Malvinas a quella di non firmare per le sanzioni al Sud Africa – con tanto di insinuazione di non aver voluto danneggiare il figlio -, dal suo ruolo di madre – sapevate che nel film con Meryl Streep sulla Thatcher, sua figlia era interpretata dalla Colman? – al contrasto fra il suo pragmatismo di figlia del lavoro e il doversi relazionare con chi è partito da premesse differenti. Il quadro che ci è stato presentato è stato a 360 gradi e l’interpretazione della Anderson davvero ottima.

  • 4×01: Carlo raggiunge la famiglia dopo la morte di Mountbatten e ha un confronto con suo padre. In un foreshadowing dell’arco narrativo di Carlo nel corso della stagione, il principe Filippo riversa su suo figlio – devastato per la morte del mentore – l’astio e l’invidia coltivati negli anni nei confronti di un rapporto padre-figlio che avrebbe voluto avere lui con lo zio. La scena, di per sé importante ai fini narrativi ma non più importante di altre, è una delle mie preferite per l’eccellente recitazione di Tobias Menzies che ha saputo trasmettere la violenza trattenuta e la rabbia senza muovere altri muscoli se non quelli del viso. Lo sguardo addolorato di Carlo davanti alle – ancora una volta – dure parole di suo padre è stato il mio stesso sguardo. E questa scena avrà un parallelo nell’ultima puntata con il confronto fra Carlo e Diana: questa volta è Carlo il Filippo della situazione.
  • 4×10: Elisabetta consegna la Medaglia al Merito a Margaret Thatcher. Finalmente la riconoscenza e l’esplicito apprezzamento nei confronti del suo ministro e la Iron Lady che scappa per non mostrare le emozioni.

 

 

The Crown – Quarta Stagione, la Recensione

Come ho scritto poco sopra, è stata una stagione faticosa. Nel complesso l’ho trovata un po’ al di sotto della precedente, soprattutto per non aver avuto la capacità di far riprendere fiato allo spettatore e per l’aver affrontato con leggerezza alcuni momenti della trama.

Malgrado il cast sia stato eccellente – Josh O’Connor ha una brillante carriera davanti a sé – ha patito molto la pesantezza generale e non mi ha stupito il fatto che nelle interviste abbiano tutti accolto la fine come un sollievo.

L’aver privilegiato solo alcuni personaggi, poi, ha confermato quanto avevo constatato l’anno scorso: una gran folla ma solo poche storie. Il matrimonio di Andrew e Sarah Ferguson passa sotto silenzio – o quasi – e gli stessi figli più piccoli risultano appena abbozzati. Considerando quante ne combineranno, mi chiedo se verranno approfonditi nella prossima stagione.

“Change will challange the tradition”. Mai come in questa stagione, la parola ‘anacronismo’ si è presentata più volte nella mia mente. Elisabetta II ha visto il mondo trasformarsi. Una monarchia che una volta aveva il dovere di apparire distante dal popolo, al di sopra della gente comune, ha finito per sentirsi definire fredda e lontana da quelle stesse persone davanti al carisma di Lady Diana. La rottura di ogni convenzione portata dalla Principessa del Galles coglie la famiglia reale – così ingessata nelle sue usanze – impreparata e sgomenta. A un certo punto la Regina Madre dice a Elisabetta che come hanno domato Filippo, così domeranno Diana. Ma così non potrà essere perché per quanto entrambi ribelli alle convenzioni, il primo è figlio di un’epoca nella quale quelle convenzioni erano tutto. La seconda, invece, è cresciuta lontano dalle regole di palazzo – anche se il siparietto sugli inchini mi è sembrata più una trovata letteraria che qualcosa di credibile. Gli Spencer sono una delle più antiche famiglie aristocratiche, dopotutto – ed era abituata alla spontaneità. Senza dimenticare che Filippo non ha mai avuto nemmeno un’oncia del carisma di Lady D.

E l’episodio sulla pazzia dal lato dei Bowes-Lyon ne è stata la conferma. Qualcosa che sarebbe stato giustificabile all’epoca – brutale ma giustificabile – negli anni ’80 resta solo più brutale e abominevole.

Non dimentichiamoci che fino a qualche anno fa ancora sui giornali britannici si chiedeva il test di paternità per Harry, che si pensava fosse figlio di James Hewitt e non di Carlo.

Le convenzioni, le usanze, quella barriera fra la Casa Reale e il mondo sono diventate anacronistiche. E questa stagione con l’arrivo di Diana sono servite a mostrarci proprio questo.

Scorrendo i miei appunti, infine, ho evidenziato alcuni momenti interessanti.

In primo luogo, la delusione dei Thatcher nello scoprire che la Famiglia Reale era abbastanza comune nel privato. Una delusione, quella nei confronti della normalità di Casa Windsor, che sarà portata in primo piano dai tabloid a partire proprio da quegli anni.

In secondo luogo, il nome del ristorante nel quale si incontrarono per la prima volta Diana e Camilla: “Menage à trois”. Eloquente, direi.

In terzo luogo, un topo attraversa la scena con la Regina Madre all’inizio della 4×03. Va bene la verosimiglianza ma…

 

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75/100

 

La fatica e la semplicistica rappresentazione di Diana hanno contribuito.

 

The White Queen Italia – An Anglophile Girl’s Diary –

Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita – Fraciconia – The Anglophiles’ Lair

2 commenti su “The Crown Quarta Stagione – La Recensione”

  1. Kami the compiler

    Ce ne sarebbe parecchio da dire riguardo tutta questa stagione. Partiamo dal finale: Charlie, mi hai davvero deluso! Vabbe’ che sai tu per primo che questo sarà solo un matrimonio di convenienza che ha il solo scopo di far tutti contenti, ma almeno uno sforzo per rendere un minimo più sopportabile la situazione a quella ragazzina che ha finito quasi per caso per essere la madre dei tuoi figli lo potevi anche fare. Il problema secondo me è che tutto quanto è stato la conseguenza diretta del non essere mai stato apprezzato davvero: suo padre, nel migliore dei casi, lo ha sempre considerato un povero fesso, sua madre ha sempre anteposto a lui, oltre al regno, persino i suoi cani, ha perso l’unico suo vero confidente. Camilla rimanere sempre al suo fianco, malgrado siano entrambi sposati ad altre persone, ma è comunque consapevole del fatto che tra lei e Diana il risultato sarebbe fin troppo scontato: agli occhi del mondo lei non sarebbe altro che la strega cattiva che ha rubato l’amato alla dolce principessa (alquanto profetico come pensiero). Il ruolo dei tabloid credo che verrà esplorato nella prossima stagione, ed è giusto così: la bomba è pronta esplodere in una escalation che porterà alla famosa intervista dello sputtanamento e farà rimpiangere a tutti l’abdicazione (eterno spauracchio che viene costantemente evocato per tenere in riga tutti quanti e giustificare le peggio cose come si è visto).

    Altre puntate che mi sono piaciute:
    – Fagan: mi è piaciuto il fatto che finalmente la telecamera si sia spostata dai palazzi del potere ai casermoni pieni di disoccupati insoddisfatti come Fagan, tanto cari a registi come Alan Parker e Ken Loach (per dirne 2). Mi aspettavo di veder saltar fuori Evan McGregor o Robert Carlyle da qualche angolo. Tutto per far vedere che la famiglia reale continua a vivere in maniera ovattata, ma basta uscire e fare due passi dietro l’angolo per vedere che aria tira, come afferma appunto il clandestino Fagan (spero vivamente che abbiano licenziato in tronco tutto il personale della sicurezza che si sono fatti sfuggire sotto il naso un tizio a caso non una ma due volte).
    – The Hereditary Principle: Margaret ormai è spezzata, ha rinunciato all’idea di essere felice da tempo. Ciononostante riesce a venire a sapere che quello che è successo a lei non è stato così fuori dal normale, anche con l’aiuto di Cormoran Strike travestito da prete che indaga sempre (e non guida mai).

    Purtroppo nascondere il marcio sotto il tappeto non funzionerà più. Gli eventi oramai prossimi faranno capire che la linea di condotta finora adottata non funzionerà più, con Diana che, a differenza di Filippo e Margaret, non starà più al gioco. E non sono una sua fan (io i suoi fan li odio)

  2. Penso che Carlo abbia fatto pagare a Diana non solo il fatto che non era Camilla e che quindi non l’amava ma anche che abbia riversato su di lei le frustrazioni e i complessi di inferiorità di una vita intera che in fondo non ha mai smesso di avere. Perché se si è sempre dovuto scontrare con il carisma del padre e della madre da una parte, poi si dovrà scontare con quello di Diana. L’essere trasparente a causa della presenza di figure forti, ingombranti al suo fianco lo ha perseguitato per tutta la vita: la stessa Camilla è una donna di forte carattere. E Diana poi nella famosa intervista lo sbatterà pure in faccia a tutto il mondo dicendo che lui non era fatto per essere re.

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