Pretty Little Liars | Recensione 6×12 – Charlotte’s Web

Se nell’episodio precedente i parallelismi con il pilot sono stati curati con attenzione, riposizionando le ragazze negli stessi posti e portandole a compiere le medesime scelte di sei anni prima (per noi), le somiglianze con la prima stagione che emergono in questo nuovo episodio sono talmente evidenti che quasi mi spaventano, perché mai come in questo momento mi sono resa conto di quanto questi cinque anni possano aver resettato quasi ogni cosa, riportandoci davvero al punto di partenza e costringendoci a ricostruire tutto da capo, anche ciò che non credevo possibile potesse mai indebolirsi.

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Ha quasi dell’incredibile, per me, come la serie stia riuscendo a reinventarsi, abbracciando uno spirito diverso e nuove consapevolezze e maturità, ma come allo stesso tempo stia ripercorrendo le più profonde caratteristiche presentate nella prima stagione, soprattutto dal punto di vista dei personaggi e delle loro personalità. Emblema infatti di questo “ossimoro” sono proprio i protagonisti, e in particolar modo le ragazze che adesso cominciano davvero a mostrare i segni del cambiamento, della crescita ma soprattutto di un passaggio alla vita adulta vissuto in modo indipendente, da sole, libere da minacce e torture, certo, ma allo stesso modo prive anche di quella rete di protezione di cui parlavo nella recensione precedente. Aria, Spencer, Hanna e Emily hanno condiviso ogni istante degli anni di –A insieme, in un rapporto a tratti simbiotico, in un contesto in cui non c’erano dubbi se non verso il mondo esterno, non c’erano segreti se non nei confronti di tutti coloro che non rientravano nel loro gruppo più stretto e questo perché ogni giorno, nonostante le paure, i traumi e le tragedie, loro affrontavano qualsiasi sfida si presentasse come un fronte unico, unito contro il resto del mondo. Ma nell’istante in cui tutte loro hanno lasciato Rosewood intraprendendo singolarmente le loro strade, qualcosa è cambiato inevitabilmente perché da lì in poi, per la prima volta dopo tanto tempo, sarebbero state sole, nessuno alle loro spalle le avrebbe sorrette quando e se fossero cadute, nessuno avrebbe afferrato le loro mani costringendole a rialzarsi e a combattere senza permettere al mondo di cambiarle. Spencer, Aria, Emily e Hanna sono tornate, è vero, ma adesso non sono più le stesse ragazze che condividevano ogni aspetto della loro vita, ora sono giovani donne che hanno vissuto gli ultimi cinque anni separate l’una dalle altre da migliaia di chilometri, lontane da quella che era stata una presenza costante nella loro adolescenza, obbligate a far fronte ad ogni segreto o ferita da sole, imparando in questo modo ad essere più forti, ma anche più chiuse verso il prossimo, secondo me, anche nei confronti di quelle persone a cui più erano vicine. Troppo rapidamente infatti Hanna ha accettato la possibilità che Aria potesse essere coinvolta nell’omicidio di Charlotte, vedendo nei filmati di sorveglianza dell’hotel una prova dei suoi sospetti anche quando Spencer, invece, al suo fianco, respingeva quell’ipotesi avventata; troppo facilmente Emily si è chiusa in se stessa, indossando maschere su maschere, e ingannando chi non conosca tutto ciò che ha attraversato in questi anni; troppo frettolosamente Spencer ha trovato in Caleb l’unica persona che, a quanto sembra, riesce a farla sorridere, un supporto e un confidente per ogni circostanza. Quando sono insieme, lontane da tutti, il legame assoluto e indissolubile che le univa in passato sembra riemergere e affermarsi come se nulla fosse cambiato, ma diventa sempre più evidente ormai come anche la loro inimitabile sintonia sia ora da ricostruire, passo dopo passo, imparando a conoscersi nuovamente come avevano fatto al ritorno di Aria dall’Islanda, all’inizio di tutto.

Emily Fields è la paradossale testimonianza di questo ritorno alle origini che profuma di nuovo, come un perenne déjà-vu in cui tutto sembra diverso ormai, ma che nel profondo si rivela ancora in tutta la fragilità degli anni dell’adolescenza. Così come è accaduto la prima volta in cui l’abbiamo conosciuta, Emily sorride spontaneamente, abbraccia un’amica ritrovata, si mostra soddisfatta della sua vita e delle sue scelte e in ogni singolo momento della sua giornata, lei mente, indossa costantemente una maschera allegra perché è questo ciò che tutti si aspettano da lei, ma alla prima occasione in cui si ritrova da sola, crolla sotto il peso dei suoi segreti, delle paure e delle bugie in cui è intrappolata.

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Ancora una volta Emily sembra quasi in apnea, nella sua piscina, mentre cerca disperatamente di tornare in superficie e respirare, ma nessuno può porgerle una mano perché nessuno adesso riconosce i suoi lati più oscuri semplicemente guardandola negli occhi. A sua madre Pam, Emily mostra nuovamente solo il suo volto migliore, per non vederla preoccupata, ma più di tutto per non deluderla con la persona che si aspetta e che invece Emily non può essere; alle sue amiche Emily mostra un ricordo, lo stesso che loro conservavano di lei prima di lasciare Rosewood, quello di una ragazza pronta a vivere e ad affrontare qualsiasi cosa il futuro le riservasse, perché adesso in fondo è tutto ciò che loro vogliono vedere. Soltanto a suo padre, Emily riesce a confessare nuovamente la sua verità, ad ammettere quanto la sua mancanza ancora le faccia male, a lasciar andare il peso di un segreto riguardante la sua salute, a riconoscere la paura e il senso di colpa che l’assalgono ogni volta che ritrova Sara Harvey alle sue spalle. Di fronte alla memoria di suo padre, Emily semplicemente ammette di essere sola ad affrontare quella che probabilmente potrebbe essere la battaglia più difficile da combattere.

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E come nei miei peggiori timori, anche un altro personaggio sembra intenzionato a ripercorrere le tappe del suo “glorioso” passato: sto parlando purtroppo di Alison DiLaurentis. Alison cerca un colpevole da punire per il suo grande dolore, cerca conforto e sostegno da tutti coloro che la circondano prontamente richiamati al suo fianco come in un appello, cerca giustizia e verità per sua sorella Charlotte e non impiega molto tempo a vedere il cattivo della sua storia in Aria, e nelle sue amiche le sue leali complici. Il mondo di Alison ricomincia a ruotare al contrario, mentre lei occupa di nuovo il posto centrale del suo universo e tutti gli altri le ruotano intorno confusi, come satelliti attratti continuamente nella sua orbita, senza vie di fuga. tumblr_o19m25lNLr1tbdvauo8_250L’assurda cena tenuta a casa sua ha fatto riemergere un lato di Ali che credevo ormai archiviato, chiuso definitivamente nei flashback o lasciato per sempre dietro le sbarre di quella cella che sembrava l’avesse cambiata così profondamente, ma lo sguardo che invece rivolge a quelle stesse persone che per l’ennesima volta sono lì per lei è il medesimo che la regina del liceo riservava ai suoi sudditi, lo stesso di quella ragazza viziata che non distingueva ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, il carnefice dalla vittima. Così come un tempo ha creduto che le sue amiche potessero averle fatto del male, allo stesso modo adesso confessa a Lorenzo il timore che possano essere coinvolte nella morte di sua sorella. In entrambi i casi Alison non potrebbe essere più lontana dalla verità, in entrambi i casi forse merita di aver ragione.

E proprio per questi motivi, quasi istintivamente, per la seconda volta consecutiva, Aria è l’unica tra le ragazze a prendere le distanze da Alison, da Rosewood, dalle tragedie e dalle indagini, tornando il prima possibile a quella realtà ordinaria e lontana che le ha fatto credere finora di esserci riuscita, di essere almeno in parte libera dal suo passato, di avere qualcosa d’altro per cui combattere e di avere la capacità di resistere a quella forza magnetica che in qualche modo adesso cerca di riportarla indietro.

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È stato infatti piacevolmente strano ritrovare Aria in un ambiente lavorativo nuovo, maturo, adulto, circondato da volti finora sconosciuti ma soprattutto con degli obiettivi che vanno oltre la semplice sopravvivenza agli incubi quotidiani. Eppure, quasi come per un crudele scherzo del destino, è proprio il suo lavoro adesso a spingerla al punto di partenza, a costringerla ad affrontare nuovi inevitabili segreti e a minacciare di far collidere il suo passato con quel presente che ha rappresentato fino a quel momento la sua miglior possibilità di sfuggire a una storia destinata a ripetersi. Per quanto ci provi infatti, le distanze con Ezra continuano ad annullarsi, rischiando di diventare ora la prova che Alison tanto desidererebbe per confermare i suoi sospetti.

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Di fronte alle domande e ai dubbi delle sue amiche, Aria non intende mentire, liberandosi immediatamente di qualsiasi ombra possa essersi posata su di lei, ma ammettendo involontariamente di riconoscere in Ezra quell’aura negativa che sembrava pronta a circondarla.

In attesa di nuove risposte, anche Hanna, al fianco di quell’uomo che dovrebbe rappresentare il suo futuro più splendente, si ritrova costretta a compiere un passo indietro verso il solito passato, cancellando il video di sorveglianza dell’hotel con Aria protagonista.

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Mentre nuovi indizi e particolari emergono dalle indagini, dal punto di vista della storia, si rivela estremamente affascinante l’espediente del saggio di criminologia di Spencer, un vecchio testo che descrive dettagliatamente le dinamiche della morte di Charlotte e che diventa adesso un geniale punto di contatto tra il suo omicidio, Spencer e ancora una volta Ezra, che aveva avuto modo di leggerlo due anni prima.

E nell’oscurità della notte di Rosewood, una minaccia ancora senza volto porge i suoi omaggi alla compianta Charlotte DiLaurentis, vegliando sulla città e progettando al sicuro di una limousine la sua prossima mossa.

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Sempre più intrigata, Walkerit-A

WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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