House of the Dragon HBO: guardarlo o non guardarlo?

La prima domanda che sorge dopo il disastro dell’ottava e ultima stagione di “Game of Thrones”. La domanda che non avrebbe dovuto essere posta, nascosta in piena vista: “House of the Dragon”, nuovo show HBO inerente al mondo creato da George R. R. Martin, è da vedere o no?

Affrontiamo subito il Balerion the Black Dread nella stanza: si sono appena compiuti i dieci anni dal debutto di “Game of Thrones” sulla HBO, show adattamento della saga, tuttora incompiuta (inserire imprecazioni qui), di Martin dal titolo “A Song of Ice and Fire” e i trailer rilasciati proprio dall’emittente per celebrare quello che oggettivamente è il telefilm che ha rivoluzionato per sempre il mondo delle serie tv non sono stati accolti con particolare entusiasmo. Come dar torto al pubblico? L’ottava e ultima stagione è un esempio di pessima scrittura che ha mandato all’aria anni di percorsi narrativi, della trama in generale quanto dei personaggi, che purtroppo ha inficiato su tutto lo show, ora ricordato non per l’evento che è stato ma per la disastrosa stagione conclusiva (salvando i primi due episodi e il monologo iniziale di Jon Stark Targaryen all’inizio del quarto) e diventato, a quanto pare, uno degli show meno rivisti della storia recente della serialità televisiva.

Tuttavia, la HBO (che, bisogna dirlo, avrebbe voluto dieci stagioni intere di “Game of Thrones”) ha deciso di riprovarci e nonostante la bocciatura del pilot di “Blood Moon” (spin-off che avrebbe dovuto essere un prequel all’epoca della prima Long Night), e quindi dello stesso telefilm, ha invece dato l’okay a “House of the Dragon”, adattamento di “Fire and Blood”, nuova breve serie di Martin (chi dice siano tre libri, chi due) proprio sulla famiglia proveniente dall’antico Impero di Valyria e che per tre secoli è stata la Casa regnante dei Sette Regni, di cui al momento lo scrittore ha pubblicato il primo volume.

Sento già il panico dilagare al pensiero che anche questa serie di libri resti incompiuta ma, sebbene un paio di riserve le abbia anche io (e ora le elencherò), lasciate che vi dica perché è uno show da vedere.

Le mie riserve sono:

1. Perché iniziare dalla Danza dei Draghi (poetico modo di indicare la guerra civile tra i Targaryen)?
2. E quindi: perché non cominciare da uno degli eventi più appassionanti della storia Targaryen, ovvero la conquista di Aegon, Visenya e Rhaenys? Si sarebbe potuta fare una prima stagione su Aegon e la sua conquista con le sorelle, una prima metà della seconda su Jaherys I e la sua good Queen Alysanne, visto che ci sono anche elementi interessanti sulla questione Barriera ed Estranei, e passare poi a Viserys I, il fratello Principe Daemon Targaryen, la figlia Rhaenyra e quindi la Danza dei Draghi.

Il tutto avrebbe consentito di prendere due piccioni con una fava: prendere tempo, visto che Martin è più lento della Quaresima come scrittore e si distrae/stufa facilmente (inserire altre imprecazioni qui, lui è il primo responsabile dello scempio che è la S8 di GOT), e non perdere l’occasione di mostrare la conquista di Aegon, Visenya e Rhaenys, un evento come si diceva appassionante e che ha forgiato la storia di Westeros.

House of the Dragon della HBO: guardarlo o non guardarlo?

Nonostante quelle riserve, ecco perché vedere lo show.

1. “Fire and Blood” è “solo” una cronistoria. Il che significa che i volumi, proprio come dimostra il primo, sono scritti come se fossero un libro di storia redatto da un Maestro. Non ci sono, pertanto, complicate trame da adattare, da scrivere, in cui perdersi (fischiano le orecchie, Mr. Martin?) e di cui tirare le fila, con segreti e misteri da svelare, il che dovrebbe rendere tutto più semplice, sia per Martin che per gli autori dello show.

2. George R.R. Martin collabora alla realizzazione dello show, che ha creato con Ryan J. Condal. Sì, lui è e resta il primo responsabile del disastroso finale perché non ha concluso la saga letteraria (parafrasando le immortali parole di Sirius Black, “Abbiamo aspettato a sufficienza! Dieci anni!”), ma è anche vero che finché ha attivamente collaborato alla realizzazione di “Game of Thrones” e/o fornito materiale scritto (*coff coff* la sesta stagione e in parte la settima *coff coff*) le cose sono andate benissimo (le prime quattro stagioni) e piuttosto bene (la sesta), quindi la sua partecipazione alla realizzazione di “House of the Dragon” dovrebbe essere una sorta di garanzia per la HBO, ovviamente, ma anche per gli appassionati del suo universo.
Ricordate quando, nell’estate del 2017, Martin dichiarò di essere volato a Los Angeles per collaborare alla stesura di spin off e che quando era arrivato quelli cui si era pensato erano due, mentre quando era ripartito erano state scritte ben cinque bozze? “House of the Dragon” è una di quelle tre che lui stesso ha fatto aggiungere.

3. Non ci sono D&D come showrunner e neanche nel team di autori. E già questo dovrebbe far dire “Allora si può guardare”. Bisogna riconoscere loro il merito di aver creato lo show e delle cose positive? Ovviamente. Resta il fatto che tutto è andato in malora per la totale mancanza di professionalità che hanno dimostrato proprio quando avrebbero invece dovuto dare il massimo, semplicemente perché volevano chiudere per passare a “Star Wars”, dove grazie al cielo alla fine non sono approdati perché, come diceva un mio amico per rassicurarci dal panico che ci aveva colto durante la visione della S8, “La Kennedy licenzia facile”.
Ci sono, tuttavia, alcuni dei talenti del team tecnico che hanno lavorato a “Game of Thrones”: Miguel Sapochnik è sia regista che showrunner e Ramin Djawadi firmerà la colonna sonora anche di questo prequel-spin off.

4. I Targaryen. Volenti o nolenti, la Casata dei draghi è una delle più interessanti e affascinanti dell’universo di Martin, la più interessante e affascinante insieme agli Stark, in effetti. Provenienti dall’antico Impero di Valyria, non completamente umani, sono al centro di numerosi misteri e hanno molti parallelismi con il Nord e i suoi segreti. E nel caso questa prima stagione di dieci episodi non arrivasse ancora a catapultarci nella guerra civile, potremmo proprio arrivare a vedere alcuni dei legami che i Targaryen ebbero con il Nord e gli Stark (visto che nella S7 di GOT Daenerys aveva ragione: le due Casate furono alleate per secoli e la loro alleanza fu molto importante), potremmo vedere Cregan Stark, il Patto del Ghiaccio e del Fuoco e scoprire se Mushroom aveva ragione. E magari, alla fine arrivare alla the Hour of the Wolf.
Per di più, conosciamo già la fine della Danza dei Draghi, quindi non può esserci alcuna sorpresa sgradita, alcuno stravolgimento all’insegna del non-sense.

5. Il cast. Variegato e interessante, con due nomi che spiccano su tutti: Rhys Ifans come Otto Hightower, Hand of the King del Re Viserys I e vera mente diabolica e malefica dietro la guerra civile.

E soprattutto, soprattutto, Matt Smith nel ruolo del Rogue Prince Daemon Targaryen, descritto come “dashing, daring and dangerous” e in particolare nel seguente modo:

“Over the centuries, House Targaryen has produced both great men and monsters. Prince Daemon was both. In his day there was not a man so admired, so beloved, and so reviled in all Westeros. He was made of light and darkness in equal parts. To some he was a hero, to others the blackest of villains.”

La ferita procurataci da “Game of Thrones” non smetterà mai di sanguinare, ma forse proprio per questo la HBO vuole darci qualcosa per lenire quel dolore e consolarci.
Personalmente sono totally on board: D&D non ci sono, ma i Targaryen, probabilmente gli Stark (essendo alleati dei Targaryen) sì e… MATT SMITH.

Essendo il Money, in questo caso, il tempo.

Chi è pronto a vedere “House of the Dragon” sempre targato HBO?

 

Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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