Hawkeye – Recensione 1×01/1×02: bersaglio centrato o miseramente mancato?

Hawkeye – Recensione 1×01/1×02: bersaglio centrato o miseramente mancato?

Ha debuttato ieri su Disney+ l’ultima delle serie targate Marvel che questo 2021 ha deciso di regalarci, dopo WandaVision, The Falcon and The Winter Soldier e Loki. Stiamo parlando ovviamente di Hawkeye, che si è fatta attendere più delle altre in termini di tempo ma che in realtà è quella su cui il pubblico nutriva meno aspettative.

La serie vede protagonisti Clint Barton, per l’appunto, e Kate Bishop, una giovane donna che era appena una bambina ai tempi degli avvenimenti narrati nel primo film degli Avenger, e che proprio in quell’occasione venne salvata da una morte orribile e certa da una freccia provvidenziale di Occhio di Falco – diventato poi ovviamente l’eroe le cui impronte era doveroso seguire.

Ma questi due primi episodi saranno stati in grado di donare l’hype che è un po’ mancato in fase di lancio della serie, e incuriosire anche i più scettici? Secondo me sì.

✔ La sigla è perfetta. Raramente mi capita di non skippare le sigle dei telefilm, soprattutto se ne guardo più episodi di fila, ma questa è decisamente una no-skip.
✔ In questi primi due episodi c’è molta Kate Bishop e poco Clint Barton, una scelta coraggiosa – perché in realtà lo spettatore immagina altro – ma che ripaga e che strizza molto l’occhio a chi la Marvel la conosce innanzitutto per i fumetti e solo poi per l’universo cinematografico. In fondo, cinematograficamente parlando, di Clint Barton noi sappiamo già tutto ciò che c’è da sapere, mentre non abbiamo idea di chi sia Kate Bishop. Se siamo fruitori dei fumetti però, sappiamo esattamente chi lei sia – e chi sia destinata ad essere – e vederne finalmente la trasposizione su schermo non può farci che piacere.
Once an Avenger, always an Avenger. Clint ci ha provato e riprovato a tirarsi fuori dalle battaglie del resto del mondo, a dedicarsi solo ed esclusivamente alla propria famiglia. Ma alla fine è più forte di lui, non riesce a tirarsi indietro. È vero che il pasticcio in cui si è messa Kate ha lui come radice prima, ma è anche vero che Kate ci si è infilata da sola e lui poteva semplicemente voltarsi dall’altra parte. Ma non è mai stato granché bravo a farlo, nemmeno quando la questione non lo riguardava minimamente – come nel caso di Wanda in Age of Ultron.
✔ I dettagli, quei dettagli come la scritta “Thanos was right” nel bagno del teatro.

✘ L’unica cosa che mi ha fatto storcere un pochino il naso, è questa solitudine assoluta di Clint che non sembra essere più in contatto con nessuno dei suoi compagni. Come se fosse stato tagliato fuori – sicuramente è una scelta sua, visto che anche in passato aveva tentato più volte di tirarsene fuori, ma fa male vederlo affrontare da solo ciò che è venuto dopo Endgame, ovvero la vita in un mondo per molti versi del tutto nuovo.

Kate Bishop – Mi è piaciuta molto l’impostazione che le hanno dato. Decide di diventare l’arciera migliore che il mondo abbia mai visto perché l’arciere per eccellenza le ha salvato la vita, ma è pur sempre una ragazzina appena adulta che non ha avuto nessun tipo di guida nel come essere un’eroina. Quindi ha delle abilità buone ma ancora acerbe e sicuramente nessuna maturità nell’usarle – e infatti ne fa un uso goliardico, per lo più. Vuole proteggere le persone a lei care – la madre, in sostanza – ma non ha gli strumenti per poterlo fare in maniera seria. Si ritrova la mafia russia contro e non comprende la gravità della situazione. Sono delle ottime premesse per una crescita spettacolare del personaggio ma, soprattutto, sono premesse realistiche. Non sarebbe stato credibile che solo perché Hawkeye le ha salvato la vita da bambina, lei fosse cresciuta diventando tutta sola la nuova e perfetta Hawkeye. Ha bisogno di una guida e il caso le ha messo di fronte la migliore che potesse trovare.

Rogers the Musical – È stata allo stesso tempo la scena più esilarante e quella più triste: da un lato siamo onesti, quanto sarebbe figo e divertente un musical del genere? Petizione per farlo diventare subito realtà! Dall’altro però, tutte le canzoncine e i balletti e i colori non possono cancellare la realtà: ovvero che Tony Stark, Steve Rogers e Natasha Romanoff non ci sono più. Nel caso specifico, Natasha, la migliore amica, la partner in crime perfetta, quella per cui Clint era stato disposto a sacrificarsi senza alcuna esitazione su Vormir. Una ferita ancora aperta, una ferita che probabilmente non si rimarginerà mai perché non c’è stato nemmeno il tempo di piangerla a sufficienza, nel centro esatto della battaglia per la sopravvivenza dell’intero universo.

La scena post crediti di Black Widow poteva benissimo essere interpretata come un’introduzione a questa serie, e invece non è ciò di cui si parlerà qui. Thanos è stato sconfitto, e come tutti gli altri – Wanda, Sam, Bucky e perfino Loki – anche Clint deve adattarsi a questo mondo nuovo fatto di una quotidianità raffazzonata e perdite incolmabili.  In più, lui è chiamato a fare i conti con un passato di nome Ronin. Nelle storyline della Marvel è raro che qualcosa venga ignorato o lasciato completamente al caso, e quindi prima o poi Clint sarebbe stato chiamato ad affrontare il giustiziere incappucciato che ha seminato il panico nel mondo criminale dopo il blip di Thanos.

Forse però, lui non si aspettava di doverlo fare così, correndo dietro a una ragazzina che ha indossato il costume di Ronin senza pensarci troppo sopra, in maniera quasi ingenua. Così ora Clint è preso tra due fuochi: chiudere i conti lasciati in sospeso quando vestiva i panni di Ronin per togliere Kate dal pasticcio nel quale si è infilata, e cercare con tutto se stesso di riuscire finalmente a passare il natale in famiglia. Cosa non proprio facilissima, visto che il fidanzato della signora Bishop sembra essere a sua volta coinvolto nella faccenda e quindi Kate c’è dentro fino al collo più di quanto possa sembrare.

Fa molto sorridere questa lotta tra arcieri mascherati e mafia russa, perché richiama a gran voce il Green Arrow della DC nonostante narrativamente non abbiano nulla in comune – ma sono comunque riferimenti apprezzabili tra due universi che generalmente sembrano stare agli antipodi come narrazioni e atmosfere.

In più, anche qui ritroviamo la cadenza narrativa tipica della Marvel. Un momento ti sta quasi scendendo la lacrima perché Clint è rimasto praticamente da solo, quello dopo piangi dalle risate perché lo vedi tutto preso da una battaglia di D&D assurda.

Un’altra cosa che mi preme sottolineare, è il ruolo del supereroe sul quale anche qui si discute (come in Falcon & Winter Soldier) e il concetto di ispirazione che dagli eroi dovrebbe scaturire. Non ci si aspetta che essi siano perfetti – e del resto quale super eroe lo è mai stato? – ma devono essere in grado di ispirare gli altri a dare il loro meglio, sempre.

Finora, direi tutto bene. Forse è un po’ presto per promuovere la serie, ma anche questa come le altre che l’hanno preceduta sarà piuttosto corta, quindi mi sento di dire che promuovere i primi due episodi sia un buon inizio!

70/100

Non posso certo urlare al capolavoro come con WandaVision e Falcon & Winter Soldier, ma le premesse per una serie super godibile ci sono tutte. C’è azione, c’è una storyline che sembra solida e piena di potenzialità, e soprattutto ci sono le basi – già gettate in WandaVision – per la fondazione di quelli che poi saranno i nuovi Avenger. Speriamo vada avanti su questa linea!

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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1 COMMENT

  1. Oramai la gente ha abbassato l’aspettativa riguardo le serie Marvel, in quanto quelle viste fino adesso sembravano darsi arie del tipo “Dialogo sui massimi sistemi” riuscendoci fino al punto critico, nella quale il tutto finiva per risolversi in modo abbastanza banale (benchè Loki si sia in parte riscattato da tale consuetudine).
    Qui almeno abbiamo una commedia natalizia che sa di esserlo e non pretende chissà che cosa, malgrado ci siano cmq punti chiave seri riguardo il personaggio di Clint. E’ felice di essersi ricongiunto ai propri cari ma il passato si fa lo stesso sentire, a livello fisico (del resto rimanere coinvolto in 4 o 5 disastri apocalittici dovrebbe lasciare il segno), ma sopratutto al livello emotivo: ha dovuto vedere la morte dei compagni, in primis Natasha, e non può dimenticare cosa ha compiuto negli anni del blip (io sarò logorroica, ma continuo a sostenere che l’unica cosa che lo differenzia dal tipo ombroso con il teschio è che almeno Clint la famiglia se l’è potuta riprendere dal mondo dei morti) e il fatto che qualcuno si possa cacciare nei guai per questo.

    Parlando appunto di Kate, è un personaggio tratteggiato in maniera realistica, e di sicuro può scagionare l’MCU dall’accusa di GirlPowe becero: sta ancora imparando, è impulsiva, è preparata ma ragionevolmente inesperta (col suo addestramento amatoriale se la cava discretamente con quei 4 marpioni in tuta, ma una Yelena Belova, abituata ad uccidere quasi dalla culla, se la mangerebbe a colazione).

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