The Terror – Ecco perchè lo dovete assolutamente vedere

Gli uomini dell’equipaggio di una nave della Royal Navy, in missione per scoprire il famigerato passaggio a Nord Ovest, si trovano improvvisamente a combattere non solo contro i pericoli del mondo naturale, ma anche contro la rigida gerarchia e l’equilibrio del potere a bordo. Le vaste distese di ghiaccio creano un sinistro senso di claustrofobia da cui non si ha scampo

Questa è la trama ufficiale della nuova serie targata AMC “The Terror” ma, come spesso succede, la sola descrizione può risultare un po’ sterile e non rendere piena giustizia alla serie.

Il fattore principale che mi ha spinto ad iniziare questa serie (e ad appassionarmene) è stato invece il cast. “The Terror” merita di essere guardata innanzitutto perché è ben recitata. Del  resto, il nome dei protagonisti era, già da solo, garanzia di altissima qualità: Ciaran Hinds (noto ai più come il capo dei Bruti Mance Rayder in “Game of Thrones”),  Tobias Menzies (uno dei cattivi migliori di sempre in “Outlander”, nonchè altro volto noto di “Game of Thrones” e futuro principe Filippo nella terza stagione di “The Crown” – come annunciato nella nostra rubrica British Addicted) e Jared Harris (che ha prestato il volto, tra gli altri, a Re Giorgio VI in “The Crown”). Un trio che da solo poteva reggere benissimo il peso di queste dieci puntate, ma che è stato affiancato da personaggi secondari altrettanto forti e carismatici, che, in positivo o negativo, sono stati capaci di entrarmi nel cuore.

Ciò che poi ti conquista a tutti gli effetti è l’atmosfera, il terrore in tutte le sue manifestazioni.

The Terror” è innanzitutto il nome di una delle navi che partecipano alla missione, e questo serve a sottolineare che, al di là della situazione di vero panico che si viene poi a generare nel corso della stagione, uno dei punti di vista principali è proprio quello dell’ordine e della gerarchia che regnano in un regime militare. L’orgoglio di far parte di una spedizione che potrebbe rivoluzionare la storia, il fortissimo senso dell’onore di chi si trova al comando come di chi svolge le mansioni più umili, il profondo sentimento di fratellanza che unisce questi compagni di spedizione; tutto questo trova una contrapposizione estrema con chi invece distrugge questo codice morale e si insinua come un serpente nell’animo logorato dei compagni. Dispersi in mezzo ai ghiacci, anche la bussola morale comincia a vacillare.

Il terrore è anche e soprattutto quello che non si vede. C’è un nemico tangibile (e forse più di uno) ma il pericolo più grande è quello che si annida nella mente dell’equipaggio, quel tarlo che lavora nel buio e che, sfruttando anche il logoramento fisico, si appropria delle debolezze più nascoste della mente umana, delle sue paure e delle sue fragilità. Più che un demone bestiale si arriva ad avere paura dell’uomo, di cosa sia disposto a fare pur di sopravvivere, giungendo nei casi estremi alla triste risposta che si può rinunciare addirittura alla propria umanità pur di vivere un secondo in più, anche se nella vergogna e nel rimorso. In “The Terror” si vedono le due facce della medaglia, si vedono due reazioni diametralmente opposte allo sconforto di essere arrivati probabilmente alla fine del mondo e di capire che non si ha scampo: chi mette davanti se stesso, abbandonando gli amici e le convenzioni morali di una civiltà che sembra lontana anni luce, convinto che forse, una volta uscito da questa situazione, tutto potrà essere dimenticato, e chi invece si stringe ai compagni, si aggrappa anche all’ultimo uomo e cerca di trascinare quel gruppo, come un corpo solo, verso la salvezza.

I titoli di testa e le prime scene della serie sono molto chiari – le due navi (Terror e Erebus) sono scomparse con tutto il loro equipaggio – per cui, di fronte a un finale già apparentemente scritto, rimane l’angoscia di sapere cosa effettivamente avrà portato a quella conclusione. E quest’angoscia si percepisce in tutti i dieci episodi, nella claustrofobia dell’essere bloccati senza via di scampo, nella sterilità del paesaggio circostante, negli sguardi degli uomini e nei loro silenzi, negli attacchi del Tuunbaq così come nei momenti di serenità rubata. Si sente una sorta di elettricità nell’aria, di palpabile incertezza che ti spinge a divorare un episodio dopo l’altro per scoprire cosa succederà nonostante l’apparente staticità della situazione.

Tutto è già scritto nella battute iniziali ma non per questo voglio togliervi il piacere di addentrarvi in questo viaggio che più di tutto è il racconto della lotta tra uomo e natura e dell’uomo contro la sua stessa natura – nessuno spoiler (spero) ma un caldissimo consiglio: non lasciatevi scappare “The Terror”. Io ne ho amato ogni secondo e spero con questo articolo di avervi invogliato a seguire questa serie. Per chi di vi invece fosse già giunto al termine del viaggio, vi invito comunque a farmi sapere cosa ne pensate nei commenti.

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Al
Ingegnere e bionda, borderline per definizione. Galleggia sul mare del disagio quotidiano grazie alla passione per libri e serie TV. Il suo motto nella vita resterà sempre “Save the cheerleader. Save the world”.

2 Comments

  1. Syl

    Syl

    14 maggio 2018 at 09:02

    Ciao! Bellissimo articolo, come sai è grazie a te se a casa lo abbiamo guardato. A me piacciono le serie ambientate sulle navi soprattutto se la destinazione è polare. Credo che la parte più riuscita sia la fotografia fenomenale. Con questo non viglio dire che il resto sia meno riuscito, anzi! È tutto ottimo, come hai scritto tu, per quel senso di claustrofobia e la condizione umana agli estremi della civilizzazione (mi ricorda vagamente cuore di tenebra). Sono quei tf che mi sarei persa e che invece grazie ad articoli come questo guardo e apprezzo

    • Al

      Al

      14 maggio 2018 at 20:55

      Grazie, con The Terror sentivo proprio la necessità di comunicare al mondo quanto fosse bello e di consigliarlo a tutti! Assolutamente, anche la fotografia è stata perfetta e direi anche fondamentale per la riuscita della serie.
      Faccio un mea culpa ma non sono mai riuscita a terminare Cuore di tenebra, però ricordo la trama e ti do ragione; forse potrei invece dare una chance al romanzo omonimo da cui è tratta la serie.
      E’ stata davvero molto intensa, a tratti quasi difficile da guardare per me (come ad esempio nel vedere il cadavere mutilato di Goodsir), ma mi ha lasciato davvero tantissimo su cui riflettere e apprezzo tantissimo questa componente in una serie tv.

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