Blindspot | Recensione 2×03 – Hero Fears Imminent Rot

Ben ritrovati anche questo sabato per commentare insieme la terza puntata di Blindspot.

Onestamente credo che questa stagione sia partita davvero molto bene, i casi non sono più la parte centrale di ogni episodio, anzi, il tutto si sta muovendo nell’ottica di sviluppare, puntata dopo puntata, la trama orizzontale in cui le domande principali sono sicuramente due:

  1. qual è l’obiettivo di Sandstorm;
  2. chi era Remi e quale strada percorrerà adesso che ha trascorso mesi a essere Jane.

Come avevo ipotizzato nel mio scorso commento, Roman ha drogato Remi perché Sandstorm (aka Shepherd) vuole delle risposte: aver sentito di un contatto da parte di Cade non ha giovato alla versione di Jane sulla sua scomparsa/ritorno, pertanto l’organizzazione non si fida di lei. E tuttavia, non è una prova di lealtà che le chiedono, no, quello che Shepherd vuole (quello che vorrebbe anche suo fratello Roman) è un gesto che dimostri che lei è ancora la loro Remi.  Nel caso specifico, un assassinio.

Abbiamo visto moltissime volte che Jane è preparata, è un soldato, forse qualcosa di più, sa combattere, parla diverse lingue e, soprattutto, è intelligente e astuta, legge le situazioni (e le persone) e per questo riesce il più delle volte a voltare un’azione a suo vantaggio. E’ molto bello come la regia riesca a catturare con le riprese, con la fotografia e con le immagini, i pensieri di Jane. Noi viviamo tutto con lei: quando studia una scena, quando vede un particolare, il particolare che le fa scattare la molla e che la porta poi nella giusta direzione verso la conquista dell’azione, noi siamo Jane. Per questo noi sappiamo chi è Jane. Sappiamo cosa prova, anche adesso percepiamo il suo sconforto, la sua frustrazione per essere in una situazione in cui la sua famiglia (o almeno quella che dice di esserlo) non crede in lei, nella sua appartenenza al gruppo. Allo stesso tempo, anche quello che è stato il suo team di lavoro negli ultimi mesi, quello che, in fondo, è stato più che altro un punto di riferimento, quel punto di riferimento che l’ha definita come Jane fino a ora e che le ha dato un’identità non tanto in un nome ma in un modo di essere, non crede in lei.

Eppure Jane/Remi che cosa può fare? Non ricorda il suo passato, non può essere Remi; la sua famiglia la chiama così, ma in realtà quanta Remi c’è in lei? Quasi nulla. Perché lei ora è Jane, non Taylor, non è mai stata Taylor (come le dice giustamente Kurt), lei è rinata come Jane e ha vissuto come lei per tutti quei mesi. Ha ragione Roman quando le dice, nel finale, che ne ha passate troppe e che, probabilmente, è normale che lei ora sia titubante o addirittura restia a certe azioni; ma ha anche ragione (dal suo punto di vista ovviamente) a dirle che deve ritrovarsi, perché loro vogliono Remi, non Jane. E la vera domanda è: potrà mai Jane ritornare a essere Remi? Difficile dirlo, dipende tutto dal suo passato, perché Jane è quella che è ORA grazie a ciò che ha vissuto; se quello che è stato prima di lei in un borsone a Time Square è così profondo e radicato da averle lasciato una cicatrice, allora anche quel passato farà parte di lei. Cosa peserà di più sul piatto della bilancia, la vita come Jane o il passato come Remi?

In tutto questo secondo me sembra fatta apposta la storia personale in cui vediamo Reade. Certo, sembra che Reade abbia volutamente cancellato una parte dei suoi ricordi perché troppo dolorosi. Sicuramente in questo caso è un meccanismo di difesa messo in atto dal suo cervello per “andare avanti”, ma cosa potrebbe succedere se quei ricordi tornassero a galla? Se tornassero a far parte di lui? Ebbene, questa è proprio la situazione in cui si trova anche Jane, non trovate? E’ il Dr. Borden a rispondere (con una metafora azzeccatissima) a Reade, spiegandogli che forse all’inizio il dolore sarebbe troppo da gestire, che la rabbia potrebbe esplodere ma poi, alla fine, se non gestito e lasciato lì come è potrebbe diventare anche peggio.

Non a caso, è proprio Reade a capire meglio di tutti Jane: quando Tasha gli dice che lei sta perdendo colpi, lui in qualche modo la giustifica, lui capisce quello che lei sta passando. Non avere un passato, o meglio, non essere consapevoli del proprio passato è disarmante e ti lascia come privato di una parte di te. Non si sa chi davvero si è. Il passato è ciò che ci definisce, è ciò che ci rende quello che siamo.

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Eppure, lì sotto, nella memoria, il passato ci manda dei segnali. Jane è spaventata, sente dentro di sé la persona che era anche se, in un certo senso, non è più lei. Chi è lei davvero? Quell’istinto che sente è ciò che la definisce? E in più, può una persona essere naturalmente un assassino, nascere assassino? O qualcosa ti porta a esserlo? La risposta è semplice: “Pensiero e azione sono due cose separate. Non possiamo sempre controllare i nostri impulsi. La cosa importante è cosa facciamo di loro. Abbi fiducia nel fatto che la tua morale ti porterà nella giusta direzione. E ancora una volta è il Dr. Borden a darcela. (Questo psicologo sa davvero il fattaccio suo!)

Ecco, non sono solo le esperienze a formarci, ma anche il contesto in cui viviamo, perché quello crea la nostra morale. Se si vive nella violenza saremo portati a pensare che quella sia l’unica strada possibile, ma non è così.

E questa volta è Roman (posso dire quanto io sia pazza – più o meno quanto lui – per questo personaggio?!? Lo ADORO!) a farci capire Remi (e lui stesso in effetti). Quando stavano in orfanotrofio avevano dato loro un coniglio da accudire e per Remi era diventato una figura emotivamente importante. Eppure, nel momento in cui le chiesero di ucciderlo, lei non esitò nemmeno un secondo, probabilmente perché consapevole del fatto che le conseguenze sarebbero state poco idilliache. E, infatti, Roman le pagò tutte: lui non trovò il coraggio di uccidere il suo animaletto e allora gli adulti, quelli che li stavano educando, crescendo per farli poi entrare nel mondo, lo squarciarono e lo lasciarono lì a morire. Lentamente. In agonia. Quale altra alternativa si avrà la prossima volta? Nessuna. Un’esperienza così ti segna nel profondo e ti porta ad eseguire anche le peggiori atrocità. Così si diventa violenti.

Probabilmente (sicuramente) Roman è il più fragile tra i due (lui e Remi intendo), eppure lui stesso oggi è un (meraviglioso) violento psicopatico perché è ciò che il contesto l’ha portato a essere; ma se avesse la possibilità di cancellarsi i ricordi e ricominciare… come sarebbe? Ebbene, Jane ha avuto la possibilità di prendere una strada diversa, di costruirsi una morale basata su altre esperienze. E questo può fare la differenza. Farà la differenza, credo! E quello che vuole Roman, ovvero che lei torni ad essere Remi, perché non potrà salvarla di nuovo, non avrà una seconda possibilità in Sandstorm, sarà tanto più difficile quanto più Jane si lascerà influenzare da quello che ha vissuto finora. Roman stesso rivuole sua sorella e farà di tutto per ritrovarla:

Vogliamo parlare davvero del coniglio di Jane?

Scusate ma ho trovato questa foto e sono MORTA DAL RIDERE, pertanto eccola tutta per voi!

E sì, fa un sacco ridere visto così ma, alla fine, è così. Kurt Weller è il punto debole di Jane. Così come gli altri membri del team, certo, ma lui su tutti. Lui che in una situazione di crisi per la città si preoccupa di sapere che lei stia bene, che non sia nella lista delle vittime degli attacchi. Lui che crede in lei per quello che ha visto, per quello che hanno vissuto insieme.

 

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Kurt non è uno psicologo, eppure dice a Jane in non psicologhese esattamente quello che le ha detto Borden; tuttavia, l’impatto emozionale è molto diverso, è molto più profondo, perché loro due, i miei Jeller, sono connessi. Ognuno dei due conosce bene l’anima dell’altro.

Quindi, la lunga strada di questa stagione è appena iniziata e molto ancora c’è da scoprire.

Per ora sappiamo che Sandstorm sta mettendo insieme quella che sembra essere un’arma di distruzione di massa e che si stanno preparando a colpire. Che cosa? Quando?

Questo e quello…

Patterson e Borden: che coppia meravigliosa! Vedere Patterson sorridere, essere davvero felice per la prima volta dopo tanto tempo riempie il cuore. Il suo e il nostro. Ho però la sensazione che il nostro Dottore preferito nasconda qualcosa… non voglio dire che lui sia la talpa però in effetti potrebbe essere il sospettato numero uno. In primis lui parla con tutti, non ha molto potere all’interno dell’FBI è vero, ma ha accesso a molte informazioni personali (delle persone) dell’FBI. E questa è una risorsa importante. Inoltre, in questa stagione si sta facendo spazio all’interno del nostro team non solo con Weller e Jane (con loro faceva sedute già nella prima stagione), ora ha agganciato anche Patterson (se le spezza il cuore io giuro che…) e Reade… che sia solo un caso?!?

Patterson e Tasha: sono davvero cucciolose. L’amicizia che lega le persone di questa squadra è davvero ciò che più assomiglia a un legame familiare. Si difendono, si supportano, si capiscono…

Tasha e Reade: ora, io non voglio dire che siano fatti per stare insieme… però insomma, io li vedo insieme bellissimi già dalla prima stagione, perché sono amici, perché si capiscono anche da un semplice sguardo o da una parola non detta. E perché non arretrano di un passo quando l’altro ha bisogno.

Naz… cosa dire. Qualcosa non torna. Lei dice di lavorare per la squadra, ma allora perché ascoltare le loro confidenze a Borden? E soprattutto… perché le sessioni sono registrate? Ho anche pensato che in qualche modo Borden le passi direttamente a Naz ma… non so. Mi sembra più probabile che abbia messo una cimice nella stanza. Comunque il fatto che lei non sia dell’FBI dovrebbe in qualche modo far sì che lei non sia la talpa. Talpa o no è un personaggio che mi intriga parecchio!

Kurt Weller… cosa dire. Nel bel mezzo del pericolo lui pensa all’ecografia di suo figlio. Lui che si ritiene un cattivo esempio per un ipotetico figlio, lui che crede di non poter essere un buon padre, adesso forse inizia a rendersi conto che peggio di essere un cattivo padre c’è un padre che non è stato presente.

Menzione d’onore alla regia e alla sceneggiatura per la scena finale di questa puntata in cui da un lato il team celebra il ricordo della Mayfair e dall’altro Sandstorm celebra il ricordo di Oscar e le parole di Jane/Remi fanno da cicerone guidandoci in quella che è, per entrambi i gruppi, la verità. Le sue parole rappresentano i valori di ognuno di loro. Allo stesso modo, eppure in modo diverso. E io credo che le parole di Jane fossero per Mayfair, non per Oscar. In fondo lei lo ha ucciso. Il cambiamento è già iniziato e lei, in fondo, lo sa.

Che scena bellissima.

https://www.youtube.com/watch?v=qpj6-a6pyH0

 

 

Vi lascio con il trailer del prossimo episodio, “If Beth… A presto!

 

2 comments
  1. Ancora una volta, bellissima recensione! Ottima l’analisi del personaggio di Jane, la sua adesso è una situazione davvero difficile da gestire e da capire, tutti si aspettano qualcosa da lei ma lei non ha idea di chi sia, paradossalmente ora che conosce più dettagli della sua storia, ne sa ancora di meno rispetto alla prima stagione e questa confusione si percepisce benissimo, come hai detto, Kudos a sceneggiatori e registi che lavorano straordinariamente insieme per far passare questa sensazione! La domanda che mi spaventa non è tanto “Chi è davvero Jane?” quanto “Chi vuol essere?”, lei mi sembra spaventata a volte da Sandstorm ma altre volte invece temo che possa vedere quel gruppo come l’unica possibilità di avere ancora una famiglia visto che il suo vecchio “team” all’FBI la tiene ancora a distanza di sicurezza. E poi come hai ben detto, c’è comunque la questione dei ricordi e dell’istinto, se recuperasse davvero TUTTI i suoi ricordi, chi sceglierebbe di essere, Remi o Jane? Per quanto riguarda la talpa, poichè Alias docet, adesso sono quasi più convinta che sia Borden proprio perchè hanno creato la storia con Patterson, in modo che quando lo scopriremo, farà più male! Naz è un personaggio che mi affascina tantissimo, con molte ombre com’è giusto che sia, ma di spessore, merito anche dell’interprete che, secondo me, riesce a trasmettere quella sensazione di razionalità zen che caratterizza il personaggio (adoro le scene in cui ascolta le registrazioni di Borden, sembra quasi che riesca a distaccarsi dalla realtà, è un eprsonaggio mentale, mi piace)! Anch’io come te adoro dalla prima stagione il rapporto tra Zapata & Reade (e anche il rapporto Zareaderson, amo alla follia quei 3 insieme!), oltre ad avere un debole per Tasha come sai, e onestamente ancora non so se li preferisco come Brotp o qualcosa di più, ciò che è certo è che entrambi meritano un amore puro e nessuno riesce a capirli come si capiscono l’un l’altra! Non vedo l’ora che arrivi il prossimo episodio!

    1. Tesoro sono senza speranza, mi ero persa anche questo tuo commento Scusami!
      La mia povera Jane… così tanta sofferenza interiore è così tanta forza.. non si spezzerà mai?
      Dopo l’ultima puntata in realtà non sono più così convinta che Borden sia la talpa.. non ci capisco più niente!
      Patterson è davvero un gioiellino.. zareaderson (li chiami così giusto?!) sono una famiglia e mi dispiace un po’ che il loro rapporto non venga approfondito, magari adesso coinvolgeranno Patterson per aiutarlo in questo casino che hanno creato? Che dici?
      Un abbraccio!

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