Telefilm Addicted consiglia… Peaky Blinders

Nella vita di un telefilm addicted, ci sono serie che inizi a vedere per caso, perché hai visto un’immagine, letto un commento che ti ha incuriosito, e ti dici la fatidica frase: “Perchè no? Iniziamolo!” e, a volte, questo è l’inizio di un innamoramento totale. E’ quello che è successo a me con Peaky Blinders, serie inglese  trasmessa dalla BBC Two che racconta dell’omonima gang di Birmingham e della sua ascesa al potere dopo la prima Guerra Mondiale. A capo dei Peaky Blinders c’è Tommy Shelby, veterano della guerra, interpretato da Cillian Murphy, talmente bravo che anche quando sta fermo e non dice una sola parola può fare monologhi solo con quegli enormi occhi azzurri. Ambizioso, intelligente, spesso Peaky_Blinders-publicity_still_output_v005molto duro, è il più carismatico membro della famiglia Shelby, che comanda i Peaky Blinders, è la mente dietro le loro operazioni, è un uomo tormentato dagli incubi della trincea, molto più sensibile di quello che vuole mostrare, più ferito di quanto voglia ammettere. Non è un eroe, e questo è chiaro, ma non si può fare a meno di tifare per lui, perché abbia tutto quello che desidera, perché vinca, perché si scorge l’umanità che c’è dietro quegli occhi di ghiaccio e si finisce con l’affezionarsi a lui, col sentirsi partecipi della sua lotta verso il successo, con lo sperare che sopravviva e che abbia tutto, dal potere, ai soldi, alla donna che ama. Pur consapevoli dei suoi difetti, non si riesce proprio ad augurargli di essere arrestato.
E a scorgere qualcosa di più di un gangster in Tommy  è Grace, la donna misteriosa che si innamora di lui. Se avete il cuore tenero, strappatevelo dal petto preventivamente perché loro sono tanto belli quanto condannati a farvi soffrire. Tommy e Grace sono LA storia d’amore della serie, una storia che resta impressa perché cambia completamente la vita di entrambi, li spinge a mettersi in discussione, a mettersi a nudo, e, come è tradizione negli amori impossibili, il sentimento che hanno l’uno per l’altra non riescono a cancellarlo, a dimenticarlo o accantonarlo, nonostante distanze, difficoltà, modi diversi di pensare. Con Grace, Tommy mostra una parte di sé che con gli altri tiene nascosta, e anche lei si ritrova a rendersi conto che oltre quella facciata da gangster che mira al successo c’è molto da amare.Tommy_grace_animation_dancing_s1
Ma non c’è solo Tommy, nei Peaky Blinders: ci sono anche i suoi fratelli; Arthur, il più grande, vittima anche lui dei traumi della guerra, ma più fragile rispetto a Tommy, e John, il meno sveglio.
E poi c’è lei, zia Polly. Una gran donna, una gran madre, una gran personaggio. Fiera, capace di tenere testa agli uomini della sua famiglia, piena di buon senso, sicura di sé, saggia. Ha tenuto in piedi gli affari mentre gli uomini erano in guerra e continua ad essere coinvolta anche dopo. Anche se lascia il posto di comando a Tommy, il suo valore nei Peaky Blinders è innegabile. E’ una donna da guardare con ammirazione, anche se, anche lei, non è perfetta (ma nessuno lo è, in questa serie), una donna che non si è mai tirata indietro davanti al pericolo, si è sacrificata per la sua famiglia e ha mostrato un coraggio senza pari. In una parola? E’ meravigliosa.
Le donne di Peaky Blinders hanno grinta, sanno maneggiare pistole e destreggiarsi in un mondo di criminali. Non sono propriamente delle donzelle in difficoltà.
E in ogni storia che si rispetti c’è un antagonista: in questo caso, essendo il protagonista un gangster, il suo nemico è un poliziotto, Campbell. E, a conti fatti, si finisce con l’odiare lui e sperare che Tommy lo sconfigga. Anche lui, come Tommy, ha i suoi lati oscuri, e i due sono rivali in vari campi, ma non si riescono a perdonare gli errori del poliziotto, non si riesce a sperare nel suo successo. E’ a Tommy che si vuole bene, in fondo.
Un paragrafo a parte lo meritano le musiche: anche se la serie è ambientata agli inizi del novecento, la canzoni sono tutto moderne: White Stripes, Nick Cave and the Bad Seed e PJ Harvey, solo per nominarne alcuni. Può sembrare un anacronismo, ma non lo è; anzi, funziona: è adrenalinica, è geniale a partire dalla sigla. I momenti fatidici per i Peaky Blinders sono enfatizzati dal sottofondo musicale, e PJ Harvey é perfetta per le scene d’amore.
La ciliegina sulla torta di questo capolavoro di serie sono gli attori. Ho già nominato Cillian Murphy, che è di una1293805_1382288795175_full bravura eccezionale: intenso, pazzescamente espressivo, credibilissimo nella parte, capace di dire tutto anche senza dire una sola parola. Ha la grandiosa capacità di sembrare imponente, ma anche fragile e ferito; arrabbiato, freddo, ma non del tutto privo di compassione. Il suo Tommy Shelby è un uomo che ha sofferto, ha subito delle perdite, ha messo tutte le sue energie al servizio di uno scopo, ha saputo giocare bene le sue carte, e tutto questo è reso perfettamente da un attore con un talento eccezionale. I suoi occhi da soli valgono come attori a parte. Ma anche Helen McCrory è meravigliosa: interpreta una zia Polly furba, dalla forte volontà, ma anche capace di momenti di grande tenerezza. E Sam Neill è un ottimo antagonista, capace di rendere l’indole di Campbell, la sua ipocrisia di fondo. Non c’è un attore che non sia all’altezza del suo ruolo: anche Tom Hardy compare nella serie, e fa egregiamente il suo lavoro. Tutto, dalle musiche, ai dialoghi, alla recitazione, alla storia, a Cillian Murphy, è così ben fatto che ci ritrova alla fine di ogni episodio con la voglia di averne ancora. Due stagioni, dodici episodi totali (la terza stagione arriverà quest’inverno), tutti grandiosi.
Fate un favore a voi stessi: se volete godervi una serie di classe, non perdetevi Peaky Blinders.

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