Supergirl | Recensione 2×02 – The last children of Krypton

Con mia incredibile soddisfazione, “Supergirl” si riconferma autentico ed originale in tutte le sue parti in questo secondo episodio della stagione, dissipando per il momento qualsiasi dubbio possa essere sorto nei giorni precedenti e ribadendo non soltanto quelli che sono da sempre i suoi punti forza nella storia e le sue colonne portanti tra i personaggi, ma consolidando anche le mie certezze personali, le mie riflessioni più profonde maturate nel tempo, come il mio bisogno di aprire una fondazione no-profit per proteggere Alex Danvers da tutte le sofferenze del mondo o la mia limitata sopportazione di Clark Kent, che considero ancora la mia kryptonite personale, più a lungo sono esposta alla sua presenza più ne divento insofferente.
Tra questi due estremi, però, vive con serietà il cuore di questo episodio che si è rivelato più intenso e profondo anche della première e che mi ha permesso ancora una volta di individuare con lucidità quelli che mi sono sembrati i maggiori poli tematici in questo contesto.

 

Divided they’ll fall

La frase è iconica ormai e richiama facilmente alla memoria le ultime due fatiche cinematografiche che sia l’universo DC che quello Marvel hanno portato recentemente sul grande schermo, ma, nonostante sia diventata quasi un’espressione proverbiale per tutti i contesti in cui è stata utilizzata e soprattutto per quella lezione universale che intende impartirci, la tematica del “gioco di squadra” è da sempre una delle mie preferite in qualsiasi frangente possa incontrarla perché fondamentalmente rappresenta uno degli ideali in cui credo maggiormente anche nella vita di tutti i giorni, motivo per cui fin dall’inizio mi sono legata particolarmente al personaggio di Kara/Supergirl ma anche ragione per la quale in questo episodio ho desiderato sferrarle un colpo di pala degno della migliore Emily Thorne. Quando ritroviamo Kara, infatti, la “sindrome della sorella minore” che l’aveva colpita nella première si fa sentire prepotentemente diventando purtroppo quasi teneramente (o fastidiosamente, ancora non ho deciso) preponderante.

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Inevitabile e comprensibile … fino a un certo punto, Kara sembra quasi essere diventata dipendente dal suo rapporto con Clark che improvvisamente diventa il centro del suo mondo e forse anche la realizzazione di un sogno nascosto che si porta dietro da sempre e che nella prima stagione la Black Mercy aveva riportato dolorosamente in superficie, ossia il desiderio quasi inconscio di tornare a casa e, per una volta, di sentirsi esattamente come tutti gli altri. Ma se Krypton potrà rimanere solo un sogno, Clark diventa per lei ciò che più si avvicina a quella realtà utopica, è colui che porta ciò che resta del loro pianeta da lei e le permette quasi di respirare di nuovo l’aria di casa.

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Il bisogno quindi di creare una connessione con l’unica persona che biologicamente può davvero capirla fino in fondo è totalmente comprensibile, l’improvvisa amnesia di cui Kara sembra soffrire a un certo punto di questo episodio in cui, per privilegiare la famiglia che l’ha “lasciata”, dimentica quella che l’ha accolta, è per me un po’ meno accettabile. E questo porta inevitabilmente a una doppia “Civil War”, che non solo rischia di farli soccombere tutti quanti nella lotta contro il vero nemico ma, aspetto ancor più grave e preoccupante, mette anche a dura prova la resistenza della mia sensibilità e della mia pazienza, la prima in relazione ovviamente al rapporto tra Kara & Alex e la seconda a causa del conflitto tra J’onn & Superman, entrambi frangenti in cui la mia sopportazione di Clark Kent ha raggiunto purtroppo livelli critici.

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Il contrasto tra J’onn e Superman riprende esattamente da dove era stato lasciato durante la première e ruota quindi ancora intorno alle modalità con cui entrambi gli alieni hanno scelto di proteggere se stessi e il pianeta che adesso li ospita. L’arrivo ufficiale sulle scene di National City di Metallo dal cuore di kryptonite riapre nuovamente la questione dell’arsenale color smeraldo che J’onn ha deciso di creare in previsione di una guerra dalle dimensioni sconosciute ma che purtroppo già in passato aveva subito un primo furto ad opera probabilmente di una talpa all’interno della stessa DEO. Immaginate dunque quanto possa essere fastidioso leggere negli occhi di Clark la frase “te l’avevo detto”, quando crede di avere ragione il suo ego si ingrossa di almeno tre taglie rendendo Superman più gonfio d’orgoglio di una mongolfiera. Sta di fatto, però, che J’onn non è tipo da restare in disparte mentre aspetta che il gongolamento sia terminato e riporta facilmente in parità l’incontro con la stessa riflessione che io per prima avevo anticipato nella precedente recensione, vale a dire la lotta al progetto Myriad di Astra e Non, minaccia a cui lo stesso Clark era stato sottomesso ma che proprio la prudenza e la guida di J’onn avevano contribuito a debellare.

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Vengono ribadite dunque due posizioni che, per quanto mi vedono personalmente schierata da un estremo rispetto all’altro, secondo me rappresentano come al solito due facce di una stessa medaglia. Per la prima volta nella rappresentazione del personaggio di Superman (almeno per quanto compete le mie conoscenze), e questo devo ammetterlo, Clark sembra particolarmente ben disposto e aperto ad una collaborazione, ovviamente con i suoi termini e le sue condizioni, cambiato sì ma stravolto mai, mentre la parte dell’eroe solitario sembra ora affidata proprio a J’onn ma la verità per quanto mi riguarda sta ancora una volta nelle differenti visioni della loro missione, punti di vista però non inconciliabili. Il nucleo del loro confronto sta a mio parere proprio nel momento che condividono nella Fortezza della Solitudine di Clark, un momento in cui la vera distanza tra i due assume forma concreta: J’onn e Clark sono due sopravvissuti, gli unici o quasi dei loro rispettivi pianeti, figli di due specie annientate perché per quanto fossero avanzate socialmente, erano forse anche impreparate ad affrontare la minaccia che le ha rase al suolo. Ed è questo che J’onn, con voce straordinariamente umana, non può permettere che accada ancora una volta, lui che gli umani forse li ha capiti un po’ meglio di Clark, e che cerca solo di equilibrare idealismo e concretezza strategica per evitare che l’umanità viva ciò che entrambi hanno subito sulla loro pelle. J’onn è umano e marziano insieme, è eroe e soldato, può essere amico e può essere avversario, ed è questa duplicità realistica che Clark deve accettare e di cui deve fidarsi, così come J’onn sembra disposto a smussare la sua autorità, fidandosi dello spirito estremamente pacifista e idealista di Superman.

Il contrasto che avviene sul fronte femminile della squadra fa però indubbiamente più male perché a misurarsi non sono più mere strategie di difesa ma i due volti più intimi e profondi di una sola famiglia.

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Potrei stare qui per ore a parlarvi di quanto il rapporto tra Kara & Alex abbia rappresentato per me la ragione principale per cui questo show profuma così tanto di “casa”, potrei illustrarvi momento dopo momento quanto il legame tra le sorelle Danvers sia l’autentica anima di questa serie, l’elemento dal quale non si prescinde, il cardine intorno a cui ruotano entrambe le loro vite, ma sono caritatevole e vi risparmio quello che si rivelerebbe un tributo degno del miglior Antonio al funerale di Cesare. Ciò che però non posso e non voglio esimermi dall’evidenziare in quanto strettamente attinente al contesto di questa recensione è l’assoluta, incondizionata e totalizzante dedizione che Alex Danvers riserva a Kara prima e a Supergirl dopo da più tempo di quanto si possa ricordare. Sappiamo bene che ogni supereroe ha il suo “sidekick”, la sua “spalla”, il gregario che si fa largo nella folla per aprire al suo campione la strada verso il successo ma Alex Danvers è a mio parere molto più di questo e ciò che ha rappresentato e soprattutto ha fatto per Kara esula dai classici confini di fedeltà e affetto che caratterizzano il rapporto tra supereroe e sidekick, a volte mi sembra quasi che esuli anche dai normali legami di parentela, è una lealtà che supera diverse barriere e limiti perché ciò che Alex ha concesso a Kara non è soltanto un semplice supporto o un’ordinaria fiducia nelle sue capacità, ma è l’essenza più assoluta della sua stessa vita. Questo è quanto Alex ha donato a sua sorella: i suoi anni più importanti, la sua adolescenza, i suoi sogni messi da parte per unirsi a una missione che avrebbe protetto Kara in primis e il resto dell’umanità dopo (quando J’onn/Hank si presenta per la prima volta ad Alex momentaneamente in cella, nessuna delle sue parole sembra avere presa su di lei fino al momento in cui nomina Kara, attirando improvvisamente la sua attenzione), il suo tempo e il suo spazio, la spensieratezza e il primo posto tra le sue priorità.

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E tutto questo Alex l’ha fatto abbracciando totalmente la sua umanità e quei lati di sé che chiunque altro al suo posto forse cercherebbe di nascondere per emergere con eroismo dalla sua ombra ma non lei, (e questo è un aspetto del personaggio che ho amato fin dal pilot) Alex non ha mai fatto mistero di quanto difficile sia stato per lei rinunciare alla normalità della sua adolescenza per prendersi cura di Kara, non ha mai taciuto quell’invidia innocente e senza conseguenze che una ragazza umana prova inevitabilmente nei confronti di quella sorella proveniente da un altro pianeta che improvvisamente le ruba la scena puntando su di sé tutti i riflettori, non ha mai nascosto quelle intime insicurezze che a volte ancora oggi si porta dietro. Ed è proprio perché riesce ad ammettere tutti questi dubbi e questi rimpianti, che la dedizione di Alex per Kara appare adesso in tutta la sua forza travolgente, perché pur essendo consapevole della vita a cui ha rinunciato, Alex non si pente di nessuna delle sue decisioni, non rinnega alcuna scelta, non resta ancorata a ciò che sarebbe potuto essere ma riconferma, giorno dopo giorno, l’amore incondizionato che prova per sua sorella, perché nel momento in cui le ha dedicato la vita, Kara ne è diventata il centro e adesso Alex non può più farne a meno. Per questo motivo è stato particolarmente difficile notare quanto ferita e delusa lei fosse di fronte alla consapevolezza che forse per Kara era molto più facile volare via e lasciarla indietro di quanto lo sia mai stato per lei. Nonostante infatti Alex abbia immediatamente scelto di fare da intermediario tra Clark & J’onn proprio per il bene di Kara, lasciando anche a sua sorella tutto lo spazio necessario per vivere il suo rapporto con Clark, l’improvvisa ipotesi di Kara di trasferirsi a Metropolis con suo cugino le fa crollare in un momento solo tutte quelle basi su cui ormai ha costruito la sua vita, sentendosi quasi relegata a supporto momentaneo nell’attesa del ritorno della sua vera famiglia. Eppure, per quanto quell’idea l’abbia ferita profondamente, Alex continua a rialzarsi e ritorna sempre in prima linea, con astuzia e infinito coraggio,  ancora per lo stesso obiettivo di sempre: proteggere l’umanità e proteggere Kara, guardandole le spalle come nessuno avrebbe mai potuto fare, nemmeno Clark. Alex ha dato prova anche in questo episodio di quanto lei incarni tanto quanto Kara la concezione di eroe, un eroe ai miei occhi ancora più assoluto perché ha a disposizione una sola vita da vivere eppure non si guarda mai indietro ma accetta con dignità qualsiasi conseguenza derivi dalle sfide che sceglie di affrontare.

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Credo però che sia proprio quel confronto tra le sorelle Danvers a fornire a Kara quella che sarebbe stata la chiave per superare la minaccia adesso duplicata della misteriosa organizzazione Cadmus, facendola anche rinsavire poco prima del mio esaurimento nervoso. Tornando sui suoi passi infatti, Kara riconosce e affronta senza mezzi termini quello che è stato il suo errore più grande sia nella sua vita privata che nella sua missione, e ancora una volta la sua risposta è anche il suo punto di partenza: Alex. Riappacificandosi con quella persona che rappresenta la ragione più profonda della sua stessa essenza, Kara si riconferma l’eroe che ho sempre ammirato e, aspetto più importante, per le stesse ragioni iniziali: “Stronger Together”.

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Riconoscendosi indispensabili l’uno nella vita degli altri, Kara, Alex, Clark e J’onn sorprendono e inibiscono gli attacchi del progetto Cadmus insieme, puntando sul supporto reciproco, sulla comunione di intenti e sulla fiducia incondizionata nei confronti di quel partner a cui affiderebbero la vita. E se J’onn & Clark riescono finalmente ad accettarsi nelle loro posizioni differenti ma non avverse, Kara & Alex ritornano ad essere l’una il centro della vita dell’altra, così com’è sempre stato e così come dovrà essere.

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I do not do well with change

Un altro aspetto di Kara che è stato confermato in questo episodio e che apprezzo particolarmente della sua radicata umanità è la paura, dolcemente infantile, del cambiamento. Fin dall’inizio di questo percorso infatti, abbiamo visto Kara far fronte a momenti catartici della sua quotidianità che hanno aperto ogni volta una nuova fase della sua vita e ogni volta non senza dubbi e timori paralizzanti. Questo perché per quanto le sia pesato nascondere per anni la sua vera identità, le insicurezze di Kara sono sempre state tali da concederle anche il giusto alibi per restare con i piedi per terra e nell’ombra anziché cominciare a volare davanti agli occhi di tutti. E questo suo ragionamento valeva in fondo anche nell’ambito della sua crescita come donna e non solo come supereroe, sentendosi infatti particolarmente “protetta” dalla figura preponderante di Cat Grant di cui era assistente a tal punto da “cullarsi” un po’ in quella sensazione di sicurezza anziché tagliare la proverbiale corda e provare a intraprendere una sua strada indipendente, ciò che invece è costretta a fare in questo episodio. Se il primo passo era capire e scegliere il suo futuro, ben più difficile è per Kara cercare di realizzarlo concretamente, senza la cintura di sicurezza rappresentata da Cat. Di fronte infatti al convinto ostruzionismo messo in atto dal suo nuovo capo Snapper Carr, il primo istinto di Kara, incapace di insultare qualcuno, figuriamoci di far valere la sua posizione, è lo stesso di una bambina che al primo giorno di scuola ritorna subito indietro da sua madre per cercare protezione dal bulletto che le ha rubato la merenda. Ma così come è successo alla sua vita, anche il suo “rifugio” sicuro sta cambiando e Kara si ritrova quindi impossibilitata a tornare indietro e costretta a vivere il suo nuovo mondo, che le piaccia o meno, con le carte che si ritrova tra le mani e che in fondo non sono poi così svantaggiate. Nonostante non riesca a gestire più di un paio di aspetti della sua quotidianità contemporaneamente, credo che in fondo Kara si illudesse di poter controllare una realtà, la sua realtà, più in evoluzione di quanto lei voglia, che sfugge quindi spesso alla sua presa e la costringe a rincorrerla. Anche in questo episodio quindi Kara capisce di non poter più sfuggire al cambiamento stringendosi al cuscino del divano di Cat come se rappresentasse la tranquillità della sua vita precedente ma di dover affrontare a viso aperto quel futuro che ha fortemente voluto, significasse anche accettare i modi sgarbati di Carr, perché anche questa volta si scoprirà all’altezza della sfida che adesso l’aspetta.

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See you soon, Cat Grant

E come abbiamo visto per tutta la prima stagione e anche in questi due episodi della seconda, Cat Grant è una di quelle certezze della sua vita a cui Kara non vuole rinunciare ma che adesso purtroppo diventa per lei l’ennesimo cambiamento che dovrà accettare e soprattutto lasciar andare.

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Proprio nel momento in cui il suo rapporto con Kara aveva raggiunto un’umanità più evidente rispetto a quella minuziosamente celata della stagione precedente, Cat Grant si ritrova a voler rimettere in gioco tutta la sua vita, scegliendo con coerenza di seguire lo stesso consiglio che aveva intensamente e con straordinaria dialettica dispensato a Kara nella première: tuffarsi in una nuova avventura per vedere cosa c’è dall’altra parte, cosa nasconde l’ignoto. E una donna come Cat Grant in fondo rappresenta l’emblema di questa filosofia di vita, di questa ricerca continua di nuovi mondi da conquistare, nuove realtà da plasmare con la forza della sua parola, nuove conoscenze da ispirare così come ha profondamente fatto con Kara e Supergirl. E sono “entrambe” le identità infatti a dire addio o magari solo arrivederci a Cat Grant in questo episodio, a una donna che a modo suo è diventata un supereroe per chiunque disponga nel suo arsenale solo la sua più profonda e ordinaria umanità, chiunque sogni di raggiungere un traguardo personale e diventare così l’eroe di se stesso, l’unico di cui abbiamo davvero bisogno. Credo che sia questo infatti l’insegnamento più grande che si possa cogliere in un personaggio assolutamente geniale e innovativo come quello di Cat Grant, la spinta a non aspettare che il nostro idolo venga a salvarci ma lottare costantemente per rimetterci in piedi da soli e scoprirci speciali tanto quanto la persona che più ammiriamo. Certo, forse a volte è più facile a dirsi che a farsi ma avere un modello come Cat Grant aiuta! Chapeau per Calista Flockhart che ha reso indimenticabile e iconico un personaggio che in mani sbagliate si sarebbe potuto rivelare un fallimento esemplare.

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Il Joker

Lungi dall’essere un riferimento al celeberrimo villain, quando parlo di joker mi riferisco proprio a quella carta speciale che rappresenta in ogni giocata la soluzione che non ti aspetti e che ti risolve la partita indipendentemente dalla mano di partenza. Questa carta è rappresentata secondo me, nel team di Supergirl, da Winn, un personaggio che sinceramente non avevo davvero considerato in tutto il suo potenziale nella prima stagione e che adesso invece comincio a vedere come quel membro indispensabile della squadra di cui non immaginavo avessi (e avessero) bisogno. Sorprendentemente inserito infatti in una realtà che più gli compete rispetto alla CatCo Media, Winn trova facilmente il suo spazio alla DEO, diventando non solo una risorsa dal valore inestimabile, ma anche un punto di riferimento dalla comicità irresistibile e dall’insolita saggezza non solo per Kara ma, come abbiamo visto in questo episodio, anche per Alex.

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Puramente fanboy ed essenzialmente nerd, Winn rappresenta sempre la sorpresa, il personaggio che quando meno te lo aspetti, risolve col suo brio e la sua genialità l’intreccio, favorendo la vittoria finale.

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Con il ritorno a casa di Clark, la promozione vagamente assurda di James e il risveglio aggressivo del nuovo kryptoniano, l’episodio di “Supergirl” si conclude con soddisfacente linearità e con quel pizzico di mistero che ci spinge a tornare come sempre la settimana successiva. Ed è quello che onestamente spero farete anche con me e con le mie recensioni!

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WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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7 COMMENTS

  1. Ottima recensione. Aggiungo solo una cosa, personale: quando Kara e Cat si sono salutate, mi si sono gonfiati gli occhi e qualche lacrima ha solcato il volto.
    PS: Melissa tanta roba, davvero!!!

    • Grazie mille!!!!!! L’addio tra Kara & Cat è stato davvero emozionante, entrambi gli addii aggiungerei, sia quello con Kara che quello con Supergirl!! Cat mi mancherà tantissimo!!

  2. Niente da aggiungere: hai detto tutto e pure molto bene. Forse, andando un po’ a sfrucugliare, hanno esagerato con la sciocchezza di Kara nel rapporto con la sorella nei cui confronti appare un po’ troppo superficiale. Comunque, poco male.
    Complimenti davvero per la fantastica recensione, direi semplicemente perfetta.

    • Wow, grazie mille!!! Sei davvero gentile!! Quella superficialità ha “infastidito” anche me ma temo che fosse inevitabile per una ragazza come lei che in qualche modo “subisce” una presenza ingombrante come quella di Superman!! Però grazie al cielo è tornata presto in possesso delle sue facoltà mentali! Ancora grazie per le tue parole!

      • Macché gentile! E’ così e basta. Un giusto mix di obiettività e passione personale, che rendono intrigante l’insieme. L’ho vista così e te lo dico. Non per piaggeria, ma per riconoscimento al merito.

  3. Recensione a dir poco perfetta! L’episodio mi è piaciuto un sacco e sono sorpreso dal fatto che in due episodi la CW non sia ancora riuscita a rovinare nulla di questo show. Le scene Kara/Cat sono state da brividi anche se forse un po’ troppo sdolcinate per i miei gusti, così come Clark e Kara che si scrivono “Mi manchi già” un secondo dopo essersi salutati, come due quindicenni in preda alla fase “Riaggancia prima tu” “No, fallo prima tu”, “No dai, riattacca tu”…
    Sono curiosissimo come tutti voi di saperne di più sul nuovo kryptoniano!

    • Awwwww grazie mille Luke!!!!!!! Come sai, Supergirl quest’anno era la mia sfida e mi sto divertendo un mondo ad affrontarla!! Sì, per ora prosegue tutto secondo la norma, a parte purtroppo i problemi derivati dal cambio di set (Calista Flockhart ha ridotto drasticamente la sua presenza proprio per questo), l’influenza della CW non si sente ancora (ma potrebbe a breve, se succederà quello che immagino, stay tuned)!! E per quanto riguarda i momenti sdolcinati … man, è Supergirl!!! xD

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