Rayna Jaymes e il coraggio di essere una brava persona

RAYNA JAYMES: SCHEDA DEL PERSONAGGIO

Rayna Jaymes

 

Rayna Jaymes lo rendeva terribilmente facile, sembrava tutto tremendamente normale, elementare, scontato. Essere una brava persona, intendo. Ci sono così tante storie, tanti personaggi … beh, tante persone, che con le loro ragioni e i loro torti, navigano perennemente in una moralità ambigua, in una lotta interiore tra bene e male; ma quando ho imparato a conoscere Rayna, quando ho notato il modo in cui ha affrontato ogni palla curva, ogni tentazione, ogni bivio etico-morale che la vita le ha posto di fronte, ho ricordato quanto possa essere facile vivere come un essere umano semplicemente decente.

Lungi dall’avere connotazioni utopiche, stucchevoli o psicologicamente bidimensionali, Rayna Jaymes era un personaggio completo, reale, concreto, una donna con i suoi fantasmi del passato, i suoi segreti e i rimpianti, non intendeva essere perfetta né credeva di poterlo diventare, era nella sua eccezionale quotidianità che lei si affermava, era nel modo di rapportarsi col prossimo che brillava, era nella sua capacità di ascoltare oltre i silenzi e vedere oltre le maschere che Rayna Jaymes rivelava la sua coraggiosa perseveranza e insolita caparbietà di essere la persona migliore del suo mondo.

Reduce dall’ultimo straziante atto del suo percorso, vi presento Rayna Jaymes in parole e musica, lasciando che ad accompagnare questo ritratto ci siano anche le canzoni che in Nashville l’hanno raccontata maggiormente.

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Prima impressione su di lei: Already Gone

Already gone” è la prima canzone che ascoltiamo di Rayna, è la canzone con cui si presenta la donna conosciuta come la regina della musica country, leggenda incontrastata del genere e imprescindibile modello di riferimento per chiunque scelga di viaggiare sulla Highway 65. La sua musica è un classico, il suo successo quasi scontato. Ma Rayna appartiene anche a un tempo che si evolve in fretta e a tendenze musicali che anche nel tradizionale country non restano mai eternamente ancorate alle glorie del passato ma abbracciano nuove sfumature, si confondono in nuovi generi e soprattutto incontrano a metà strada le nuove richieste. Ed è in questo contesto che Juliette Barnes entra nel suo mondo, più giovane, sfacciatamente avvenente e idolo della nuova generazione. Nel momento in cui “Already Gone” quindi ci presenta Rayna Jaymes, è particolarmente facile credere che questa celebrità possa incarnare un po’ lo stereotipo dell’icona country del passato determinata a proteggere la sua corona e il suo scettro dalla competizione e dal futuro, con un atteggiamento conservatore e forse anche con un alone di invidia per un’onda che adesso non cavalca più sola.

Ma quando ascolti con attenzione questa canzone, inizi a ritrovare per davvero Rayna in quelle parole e bastano solo pochi momenti per capire quanto Rayna Jaymes sia tutto tranne che uno stereotipo e quanto i suoi occhi vadano sempre ben oltre il pregiudizio di facciata.

Already Gone” è il suo inno all’indipendenza, alla scelta ribelle e rischiosa di lasciare alle spalle una vita facile e comoda per l’ignoto di un sogno, è la volontà di intraprendere la propria strada senza guardarsi indietro, con la consapevolezza di poter avere rimpianti un giorno e con l’intenzione di affrontarli a viso aperto, senza rimorsi.

Rayna Jaymes sgretola passo dopo passo ogni possibile etichetta la storia sembri voler suggerire: la sua vita benestante e il suo successo indiscusso si rivelano presto frutto di costanti sacrifici, di un passato combattuto, di una famiglia lasciata alle spalle per non diventarne vittima; il suo matrimonio è una scelta razionale più che sentimentale a volte ma nonostante tutto Rayna la difende e la rispetta, anche quando il suo cuore batte altrove e sarebbe tremendamente facile seguirlo; la sua musica appare un classico del genere ma è portatrice di tutte le rivoluzioni e le ribellioni con cui è nata e quelle sfumature si sentono ancora, sopravvivono in un’artista che è ben lontana dall’essere solo un eco di un successo superato; e soprattutto il contrasto generazionale con Juliette Barnes assume connotazioni umane ben diverse da ciò che i cliché di sceneggiatura spesso suggeriscono, perché è proprio con lei che Rayna Jaymes dimostrerà non solo una comprensione che supera le differenze e una tolleranza che persevera nel tempo e abbatte ogni barriera ma più di tutto un amore per la musica talmente puro e totalizzante da trasformare il suo palco in una piattaforma d’appoggio per chiunque desideri raggiungerla.

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Caratterizzazione e Psicologia: The best songs come from broken hearts

Nonostante Rayna Jaymes sia una delle protagoniste più coerenti e stabili della storia nella sua interezza, all’inizio la vediamo un po’ attraverso la lente del suo successo, ma sono i dettagli che si accumulano episodio dopo episodio, sono i flashback del passato e le reazioni del presente a ritrarre una donna che in molti credono abbia avuto sempre una vita facile solo perché, ancora una volta, è lei a renderla così, è lei che nasconde ordinatamente le ferite e i lati più oscuri della sua quotidianità per non permettere al mondo di vederla fragile ma soprattutto per affermarsi un solido sostegno per chiunque ne abbia bisogno.

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Sola, di fronte all’uomo che la tiene in ostaggio nel suo ufficio, Rayna per la prima volta, preda della paura ma anche di un confronto in fondo onesto, riconosce i demoni che la sfidano ogni giorno, ammette il timore di cedere ai suoi dolori più profondi, confessa quel pericoloso bisogno di lasciar liberi a volte tutti quegli istinti razionalmente tenuti a bada. Ma è proprio questa l’anima della sua caratterizzazione, è ciò che distingue Rayna da tutti gli altri, ciò che la rende ogni volta una persona migliore, anche più di quanto lei abbia mai capito. Rayna Jaymes non ha mai smesso di lottare, non ha mai smesso di credere nella parte più buona di sé e di chi aveva di fronte, non ha mai smesso di rinascere dopo aver sentito il suo cuore spezzarsi.

The best songs come from broken hearts” è quasi una costante della sua vita, è la sua capacità di ricominciare ogni volta, di trovare la forza di riscoprirsi nel suo momento più buio, la volontà di ritrovarsi e vivere pienamente dopo aver affrontato il peggiore dei suoi giorni. Rayna riparte dalla musica, attinge dalla sua vita per cantare la sua storia, per raggiungere chi in quel momento può riconoscersi nelle sue parole e nelle sue esperienze e può ricominciare insieme a lei, ed è per questo motivo che la musica di Rayna Jaymes trascende il successo e l’ammirazione per abbracciare un potere diverso, umano e universale, il potere di parlare e ascoltare, comprendere e infine forse, guarire.

To find the will to sing the words that only you know, about going through hell and living to tell the truth”, Rayna Jaymes è quel personaggio che ha scelto di non lasciare che le esperienze più difficili del suo passato la definissero, che le ferite condizionassero le sue azioni e che i tradimenti subiti intaccassero la sua capacità di perdonare.

Perché mi ha colpito così tanto: Wrong for the right reasons

Rayna Jaymes non ha mai rinunciato, a nessuno. A volte è quasi incomprensibile per me come una persona possa essere disposta a credere, volta dopo volta, a perdonare, a ricominciare con la speranza che in futuro andrà meglio.

L’amore della sua vita, Deacon Claybourne, è forse la persona che più le ha fatto male a causa della sua distruttiva dipendenza dall’alcol; la sua apparente rivale Juliette Barnes è forse la persona che più l’ha trattata male a causa di una personalità spesso autodistruttiva, e in entrambi casi mi sono spesso chiesta se non fosse stato più salutare e meritevole per Rayna lasciarli andare, chiudere la porta al passato nel primo caso ed esaurire finalmente le seconde chance nel secondo, per ricominciare una nuova vita più leggera e libera da responsabilità che non dovevano essere sue.

Ma l’amore per Deacon è sempre stato per Rayna la sua debolezza più intensa, il dubbio a cui non poteva rinunciare, la possibilità di trasformare in sogno quella storia che troppe volte era apparsa come un incubo. Rayna non poteva rinunciare a Deacon neanche quando lui stesso la costringeva a farlo, ogni volta che si è allontanata ha lasciato con lui una parte di sé che sapeva un giorno sarebbe tornata a prendere e che nel frattempo impediva a Deacon di annegare tra i suoi demoni. Rayna ha insegnato a Deacon a lottare, per se stesso, per il loro amore, per una famiglia che non sapeva di avere, per “a life that’s good”, perché non aveva mai smesso di vedere in lui l’uomo di cui si era innamorata, l’uomo che ancora meritava la parte migliore di sé.

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Con Juliette invece, la comprensione e la pazienza di Rayna mi sono sempre apparse quasi inverosimili. Dopo ogni tradimento, dopo ogni sabotaggio volontario o meno di tutte le chance che le erano state concesse, Juliette tornava sempre da Rayna e per ragioni che ancora non mi spiego, Rayna riapriva la porta quando bussava e correva da lei quando chiamava. Difficilmente Juliette Barnes può essere definita un’amica o un’alleata per Rayna e non era neanche un’antagonista o una nemesi, ma era qualcuno a cui Rayna non voleva rinunciare e quella perseveranza, quella capacità di dimenticare e riaccoglierla nella sua vita hanno inconsciamente permesso a Juliette di mettere un passo dopo l’altro e iniziare a camminare su un sentiero che non la conducesse sull’orlo del precipizio. Posso credere a Juliette quando alla fine le sussurra “All I ever wanted was you to be proud of me”, perché è per quell’addio che Juliette ricomincia a camminare ed è grazie a Rayna se ancora una volta ritrova se stessa oltre le ombre dei suoi errori.

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Proteggere Scarlett da un successo che rischiava di distruggerla, perdonare Teddy di fronte alle sue figlie per non portarle via da lui, lottare fino all’ultimo respiro per difendere Maddie e Daphne dal mondo, credere in Sadie, Vita o Layla o in qualunque altra donna volesse cambiare la sua vita attraverso la musica e affermarsi finalmente con la sua voce, Rayna era onnipresente per tutti loro e in qualsiasi modo avessero bisogno, Rayna credeva che ognuno di loro fosse entrato nella sua quotidianità per una ragione ben precisa, fosse anche solo quella di permetterle di aiutarli a capire che “sometimes it all goes wrong for the right reasons”.

Scena che più la rappresenta: Il ritorno all’Opry

Per capire l’impatto che Rayna Jaymes aveva su chiunque l’avesse conosciuta anche solo tramite la sua musica, è fondamentale soffermarsi sul suo grande ritorno nel tempio del country dopo il primo incidente, alla fine della prima stagione. Spaventata dalla possibilità di non poter più cantare come prima, Rayna si ritrova su un palco che le appartiene e di fronte a un pubblico che si aspetta semplicemente che lei sia se stessa in un momento in cui Rayna non sapeva più se potesse davvero esserlo.

La musica parte, Rayna accenna le prime parole di una sua storica canzone ma la paura prende il sopravvento e per quanto Luke provi ad aiutarla, la voce resta ancora una volta spezzata in gola e le impedisce di andare avanti.

Ma in quel momento, tutto il pubblico davanti a sé le va incontro, la raggiunge come lei aveva raggiunto tutti loro per anni, la spinge a rialzarsi, le ridona la sicurezza di non essere solo un ricordo ma una leggenda senza tempo. In un coro unanime, tutti i presenti all’Opry cantano le sue parole, vivono le sue emozioni, omaggiano la donna che in quel momento li ha resi uguali, uniti nel potere di una canzone. E quel potere diventa così forte da portare Rayna a liberarsi dalle sue paure e a rinascere nella sua voce unica e straordinaria, mentre una standing ovation la solleva e le permette di volare, per riprendersi il suo posto sul trono che le spetta. La regina della musica country era finalmente tornata.

Rayna James è un personaggio insolito per le serie tv di oggi, così profondo e reale eppure così luminoso e determinato a sapere esattamente da che parte stare e chi voler essere, in ogni momento. Rayna James è il tipo di personaggio che cambia una serie tv e il tipo di persona in grado di cambiare il suo mondo e le vite delle persone che ne fanno parte.

 

 

WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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