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Grey's Anatomy Recensioni

Grey’s Anatomy 14×10 – L’inferno personale di April Kepner

Grey’s Anatomy non è più quel novellino appena arrivato sullo schermo che va in onda con la freschezza degli inizi, non è il DRAMA appena giunto sulla bocca di tutti e che sta cominciando ad attirare pubblico e attenzione dopo qualche anno nel proprio palinsesto da giustificare degli ascolti molto interessanti. Grey’s Anatomy ha 14 STAGIONI, va in onda da praticamente 14 anni (mese più, mese meno) e nonostante tutto questo tempo, le vagonate di episodi, i personaggi morti, scomparsi, fuggiti, feriti e/o dimenticati, nonostante tutte le storie, le lacrime, le risate e le disgrazie che ci ha portato riesce ANCORA ad emozionarmi come se fosse la prima volta.

Uno degli episodi migliori della stagione, uno dei più intensi, più IMPEGNATI e allo stesso tempo DISTRUTTIVI. E ad ottenere il ruolo di PROTAGONISTA e CENTRO FOCALE dell’episodio incredibilmente (e lo dico perché dopo gli avvenimenti della scorsa settimana credevo di vedere Jo ed Alex sotto le luci della ribalta) è April Kepner.

Come per TANTI il mio primo sentimento nei confronti di April Kepner, dopo la sua prima apparizione, fu l’odio. Un personaggio terribile, eliminato a quanto credevo velocemente e ripescato come intermezzo comico per lo show, come la ragazza che parlava TROPPO, che credeva TROPPO, che tutti consideravano una noia, una spina nel fianco, insopportabilmente pesante.

Quella ERA la prima versione di April Kepner e riguardandola ora, dopo tutte le stagioni, dopo il suo percorso, la sua crescita, il suo sviluppo, sembra quasi di vedere una persona TOTALMENTE diversa. Con questo non voglio dire che sia stata snaturata ma che abbia avuto una crescita graduale e che si sia conquistata il suo posto, dimostrando di essere una gran donna, un gran medico, una gran madre, forse una moglie/fidanzata per via degli eventi non proprio impeccabile, ma sicuramente una persona STUPENDA.

Ecco, ora Shonda, dopo tutto quello che ha dovuto passare, dopo aver perso l’amore della sua vita (perché nonostante tutto Jackson per me resta la SUA PERSONA), la priva di un altra cosa che April ha sempre avuto con se e che l’ha sempre accompagnata, nel bene e nel male, in tutti questi anni: LA FEDE.

Nella puntata ci son 3 casi ECLATANTI e uno minore, con 3 differenti storyline di impatto a loro legate:

  • Un ragazzino di colore sparato al collo mentre tentava di entrare dalla finestra in CASA SUA, dopo aver dimenticato le chiavi.
  • Una donna (Karen) che sta per dare alla luce il suo bambino e si scopre essere la moglie di Matthew, l’ex fidanzato di April lasciato sull’altare.
  • Paul e le sue condizioni critiche in seguito all’incidente/investimento.
  • Un ragazzo che seguendo le scritture tenta di tagliarsi la mano per non cadere in tentazione.

Tre casi in cui, in qualche modo, April si ritrova coinvolta, è infatti la prima a visitare Paul dopo il suo arrivo in Ospedale, è lei che fa praticamente nascere la figlia della moglie di Matthew ed è sempre lei a seguire, pur sempre da lontano, il caso di quel povero bambino fatalmente sparato. Tutte e 3 queste persone, per ragioni diverse, per complicanze drammatiche, per fatalità che nemmeno i medici migliori avrebbero potuto prevedere o risolvere in tempo, son destinate a MORIRE, ad abbandonarci nel dolore e le lacrime di una giornata in cui nessuno riesce a sopravvivere.

Il bambino, che porta con se una tematica PESANTE come la discriminazione da parte della polizia nei confronti delle persone di colore, tira fuori non solo il meglio di Jackson (però assente in qualsiasi questione correlata all’ex moglie) che tiene testa ai poliziotti e sottolinea qualcosa di così ATTUALE da poter sentire tutta l’importanza del momento e della tematica, ma anche una scena MERAVIGLIOSA con protagonisti la Bailey e Ben, intenti a spiegare al loro bambino cosa lo aspetta in futuro e qual’è il modo migliore per sopravvivere a un modo purtroppo ingiusto e crudele nei loro confronti.

April non è coinvolta in tutto questo, ma si prende a cuore quel povero bambino, e nel momento in cui muore, nel momento in cui il dolore prende il sopravvento le sue prime certezze, quelle nella sicurezza, nella polizia, in un mondo in cui un ragazzino viene ucciso mentre tenta di entrare a casa sua solo per il colore della sua pelle, vengono a crollare. La morte della moglie di Matthew è la seconda mazzata, un caso di cui si è occupata IN OGNI MOMENTO, in cui probabilmente si è rivista, se le cose fossero andate diversamente, e che non lascia spazio alla speranza. L’ennesima morte, forse la più distruttiva, una madre tolta al proprio bambino, una moglie tolta al proprio marito. Il colpo finale è sferrato invece da Paul (morte che non ha commosso nessuno immagino), una persona che sembrava fuori pericolo, un caso da lei abbandonato viste le circostanze ma che nonostante tutto è andato comunque STORTO.

Tre colpi assestati in maniera DECISA e NETTA. E con il dibattito finale, con il confronto tra credenti, con quel ragazzino che interpreta in maniera letterale le scritture e si sente confuso dalle varie metafore e interpretazioni April perde completamente la via. Perché Dio farebbe tutto questo? A cosa serve la fede se porta solo dolore, se la Bibbia non ci può guidare e non si riesca a vedere un solo spiraglio di luce? Questo è quello che prova un April distrutta, fatta a pezzi da una giornata e UNA VITA difficile e che nella scena finale, dopo una nottata con uno sconosciuto (una delle nuove matricole), sta con lo sguardo perso, fisso nel vuoto e privo di quella gioia, quell’entusiasmo e quella forza che l’hanno sempre contraddistinta. Insomma, DOVE STA LA NOSTRA APRIL?

Perché tanto DOLORE? Perché non c’è nessuno al suo fianco? Shonda ci fa veramente del male stavolta, ma lo fa con maestria e con una puntata così bella che stavolta la voglio davvero perdonare. Anche perché, come prima anticipato, in un solo episodio salutiamo FELICEMENTE anche quel mostro di Paul, che praticamente si uccide con le sue mani (chiamalo se vuoi KARMA) e possiamo assistere alla liberazione di Jo, alla sua rinascita.

Le sue scene, soprattutto quelle con Jenny e i loro discorsi sugli abusi e le violenze domestiche son state sicuramente tra le migliori della puntata. Così vere, così reali, così d’impatto e così IMPORTANTI, perché se c’è la possibilità di mostrare al pubblico una tematica così significativa allora bisogna coglierla al volo e lasciar fare a Shonda ciò che sa fare meglio. La donazione degli organi è stata poi la ciliegina sulla torta, il modo con il quale trasformare tanto dolore e tanta sofferenza in qualcosa di buono, in un poco di SPERANZA.

 

Il resto è solo contorno. Poco mi importa della lezione di scienza (per quanto io studi chimica), di Maggie, di Meredith, di Webber, di DeLuca o di come Carina venga utilizzata solo quando si parla di sesso. Anche Arizona ultimamente è troppo relegata sullo sfondo e se volessi trovare una pecca alla puntata allora vorrei sottolineare come non si sia comportata da AMICA nei confronti di una April che aveva solo bisogno di qualcuno con cui parlare, che l’abbracciasse, che fosse là per lei. Insomma, il resto è solo robetta, ma con tematiche di questo spessore, una recitazione di tutto rispetto, personaggi in spolvero e delle storie del genere non si può fare a meno che restare incantati di fronte a questo decimo episodio.

Ma ora basta parlare, o si fa notte (metaforicamente parlando). Voi come avete trovato la puntata? Siete rimasti affascinati come me di fronte a questo episodio? Fatemelo sapere nei commenti.

Io come al solito vi consiglio di far un salto in queste meravigliose pagine:

E vi lascio con il promo della prossima puntata:

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