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Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones | Recensione 6×01 – The Red Woman

Ciao a tutti e bentornati nei Sette Regni!
Com’è andato questo lungo, lunghissimo hiatus in cui siamo stati bombardati, come mai prima d’ora con questa serie (nonostante di cliffhanger ben studiati abbia saputo produrne a iosa), da accenni punzecchianti a uno dei primi destini in sospeso che ha messo lettori e spettatori finalmente sullo stesso piatto della bilancia nel non sapere onestamente cosa pensare? La domanda che ci ha accompagnati per quasi un anno, “Jon Snow è davvero morto?”, non trova immediatamente risposta in questa premiere… o meglio, da quel che possiamo vedere della Barriera in questo primo episodio direi che Jon Snow è DECISAMENTE morto, abbiamo imparato a diffidare delle morti dei personaggi finché non se ne vede il cadavere (Sandor anyone? Stannis? Ok, su Stannis tornerò fra un attimo) ma qui il corpo esanime di Jon ci viene tenuto in sovrimpressione per un tempo sufficiente a dire che è davvero finito dall’altra parte della barricata… eppure non mi do per vinta, ho vissuto fin troppo tempo dal termine di “A Dance with Dragons” con la convinzione che avremmo visto un’altra resurrezione per mano di un prete rosso e il finale della scorsa stagione, con Stannis allontanatosi da Castle Black con Melisandre al suo fianco e lei che vi fa ritorno proprio prima dell’attacco a Jon, mi aveva dato una vaga conferma: se Benioff e Weiss hanno deciso di alterare le sorti di Stannis e della sacerdotessa portandoli prima lontano dalla Barriera e si sono poi preoccupati di far tornare lei in tempo per il finale di stagione DOVEVA esserci una ragione importante! Ma andiamo per gradi…

Ok, apro e chiudo una parentesi in poche righe, lo prometto, ma non posso non esprimere questa valanga di emozioni che ho al momento: è a dir poco un onore poter recensire Game of Thrones, non solo perché è una delle mie serie preferite e mi riempie quindi di soddisfazione poter dire la mia e condividere la discussione con tutti voi, ma anche perché si tratta di una delle serie più seguite del momento e quindi non posso che essere grata a Luca per avermi dimostrato fiducia in questo modo (boss, se stai leggendo, il bonifico a tre zeri arriva quanto prima).
Certo, allo stesso tempo l’enorme popolarità dello show mi ha messa un po’ in allerta, non posso negare che l’idea di non essere all’altezza del compito mi abbia sfiorata in diverse occasioni, ma il tutto è riequilibrato dalla consapevolezza che si tratta anche di una stagione davvero particolare in cui trovarsi al timone delle recensioni: per il primo anno anche i lettori non hanno idea di cosa aspettarsi, avrete sentito questa identica frase per mesi e mesi, ed essere di fronte al pc in questo momento a commentare la prima di queste dieci puntate è decisamente un gran sollievo… e lo dico da lettrice, ma ammettiamolo, certe volte noi membri di questa categoria sappiamo essere davvero rompiscatole (e uso il termine soft nel caso ci siano bambini in ascolto)!
Per quanto mi riguarda, anche perché così mi presento subito per quello che è il mio pensiero relativo a questo show, sono una lettrice che non ha quasi mai vacillato riguardo l’operato dei D&D, sono consapevole che l’adattamento da carta a tv richiede tagli e modifiche spesso anche sostanziali, non posso ad esempio ritenermi una fan di quanto capitato a Sansa sotto certi aspetti ma per diverse altre storyline (vedi Tyrion, solo per nominarne uno dei più popolari) mi stanno bene i binari su cui si sta viaggiando. Insomma, partendo dal presupposto che stiamo analizzando un prodotto televisivo, sono felice di avere tra le mani questa stagione in cui si andrà certamente a pescare da eventi passati della saga letteraria ancora non apparsi in video (e lo dimostra il casting di alcuni personaggi della famiglia Greyjoy, molto presenti in “A Feast for Crows”), ma per la maggiore andremo ben oltre quanto la penna di Martin ha regalato al grande pubblico e, in certi casi, in direzioni del tutto diverse e inaspettate.
Sarà un bel viaggio, ne sono sicura, quindi senza ulteriore indugio andiamo a vedere cosa ci ha raccontato questo “The Red Woman”.

Innanzitutto, è impossibile iniziare un commento prescindendo dal titolo dell’episodio, che nella mia testa già significava mezza puntata alla Barriera ad assistere, tra le altre cose, al rito di Melisandre che avrebbe riportato Jon – in versione groviera – Snow nel regno dei vivi. Invece come episodio introduttivo non si discosta molto da altre premiere degli anni passati, andando a riposizionare alcuni dei principali personaggi sullo scacchiere di Westeros ed Essos e saltando da uno all’altro come se si stesse cercando di spuntarli da una checklist (per il famoso omino HBO, anche la quota tette è stata rispettata proprio sul finale, addirittura in versione uva passa per cercare di mettere in pari la quasi totale assenza di nudi integrali con qualcosa di altrettanto “forte”).
Nulla di che da obiettare, come detto è caratteristicamente un episodio introduttivo e quindi oggettivamente parlando non c’era da aspettarsi chissà quale approfondimento in più, probabilmente la vaga sensazione di scarso appagamento è dovuta perlopiù al fatto che mi aspettavo qualcosa che ancora non è avvenuta, anche se sempre dalla Barriera abbiamo un altro significativo momento di introspezione proprio a pochi attimi dai titoli di coda: la rivelazione riguardo il vero aspetto di Melisandre, totalmente inaspettato per quanto mi riguarda.

 

A quanto pare, quel gioiello rosso sempre pulsante sulla sua gola non è solo un accessorio come tanti altri ma contiene un potere ben diverso. Ora gli interrogativi su chi sia veramente la sacerdotessa, quanti anni abbia vissuto… se sia addirittura una creatura immortale o chissà cos’altro mi si affollano nella testa, ma direi che a parte leggere un profondo senso di spaesamento e mancanza di obiettivi chiari in questo suo spogliarsi di tutto non possiamo fare molto per adesso.
È anche comprensibile che, dopo aver perso Stannis e nel giro di poco anche Jon, Melisandre cominci a covare dei dubbi riguardo le sue visioni: ha vissuto per le scorse quattro stagioni al fianco di Stannis dedicandosi anima e, soprattutto, CORPO alla sua missione di far sorgere questo sovrano, senza mai dubitare che le fiamme le stessero indicando la via, e ora si trova in mezzo ai ghiacci senza più un re da sostenere e senza neanche quel giovane che poteva davvero essere la reincarnazione di Azor Ahai che lei ha per lungo tempo visto in Stannis.
E, confesso, sono un po’ confusa anch’io a questo punto: per lungo tempo ho avuto la presunzione di aver intravisto in quell’ingarbugliato labirinto che è la mente di Martin che Jon e Dany potessero considerarsi i suoi personaggi preferiti, ed ero quindi convinta che in loro avremmo visto la risoluzione di tutto e che nulla di male sarebbe mai potuto capitargli, nonostante i mille ostacoli e le mille difficoltà lungo la via… quanto visto finora mi sta facendo seriamente dubitare della mia ferrea certezza. Se volessimo poi gettarci nelle teorie selvagge dei fan, anche se ormai quasi considero canon supposizioni come la “R+L=J”, Jon potrebbe davvero avere in sé il fuoco che scioglierà i ghiacci, i non-morti al di là della Barriera, rendendosi così il fulcro della profezia del ghiaccio e del fuoco che è anche nel titolo della saga. E invece eccolo lì, immobile su un tavolo, con intorno solo una manciata di fedeli compagni che hanno deciso di vendicarlo ma senza nessuna traccia di un Dio della Luce pronto ad agire tramite la sua fedele sacerdotessa per ridare vita al giovane. Lo sgomento negli occhi di Melisandre quando sussurra “I saw him in the flames”, come a voler chiedere spiegazioni ad alta voce riguardo l’errore nelle sue predizioni, ci presenta una donna che potrebbe forse avere in sé il potenziale di riportare Jon in vita, ma al momento è più presa dal suo esame di coscienza e dal riflettere sul suo scopo nella vita, mostrandosi allo specchio per com’è realmente senza vesti e senza illusioni.

Parlando di mancanza di scopo, come non nominare anche un’altra parte che ho gradito in questo episodio, seppure nella sua brevità: l’ennesimo incontro tra Brienne e Sansa, in cui quest’ultima accetta finalmente i servigi della donna che a quanto pare vive unicamente dei suoi voti.
Dopo il faccia a faccia con Stannis nello scorso season finale devo dire che mi sarei aspettata di rivedere Brienne in un contesto diverso prima di vederla correre in soccorso della giovane Stark, sempre in funzione del postulato secondo cui “nessuno è morto finché non se ne vede il cadavere”, ma credo che in questo caso dovrà bastarmi sentirmi dire che Stannis è davvero morto da Ramsey (oddio Ramsey, come vorrei prenderti a bastonate negli zebedei da qui al Dreadfort: gli si dà un momento di riflessione, in cui sembra davvero addolorato per la morte di Myranda, e riesce comunque a tornare quel pezzo di sterco che è sempre stato concludendo il tutto rimpiazzando una decorosa sepoltura per la ragazza con un impietoso “la carne è buona, datela in pasto ai cani”… quanto non vedo l’ora che tocchi a te prima o poi, quanto!).
E prima di chiudere la parentesi Sansa: ok, è stata aiutata da Theon a fuggire laddove tutti ci aspettavamo un alzare finalmente la cresta di questa ragazza che al termine della quarta stagione sembrava pronta a risorgere come una fenice dalle sue ceneri e che nella quinta è stata invece soggetta a indicibili torture, ma se possiamo credere ad alcuni shot del trailer ufficiale di questa stagione che la mostravano finalmente con un contegno quasi da guerriera allora mi sta bene che per ora l’effettiva mossa di liberare entrambi sia stata fatta da Theon, che tutto sommato doveva ancora redimersi per bene ai nostri occhi così come nella saga aveva in parte fatto liberando Jeyne Poole: rivelare a Sansa nella scorsa stagione di non aver davvero ucciso i suoi fratelli e poi portarla fuori da Winterfell sono i primi minuscoli passi per invertire quel percorso in discesa che gli ha fatto perdere la propria identità trasformandolo in Reek… ora forse pian piano vedremo riemergere Theon Greyjoy.

Facciamo ora un salto dall’altra parte del Mare Stretto: Arya è ancora vittima della cecità che l’ha colpita nello scorso finale di stagione, punizione per aver preso una delle facce nella Hall of Faces senza la dovuta autorizzazione, ma in questo episodio vediamo che la nuova condizione della ragazza sarà apparentemente usata come un ennesimo contesto base per il suo addestramento.
A Meereen la mancanza di Dany non si fa ancora sentire pesantemente ma, attraverso gli occhi e le parole di Tyrion e Varys (come dicevo prima Tyrion è uno dei personaggi per cui non mi dispiace si sia presa una diversa strada rispetto ai libri: è uno di quei soggetti che non puoi tenere isolato a lungo, merita di stare e sta bene al centro dell’azione, soprattutto con il Ragno Tessitore al suo fianco. Non sarà esattamente come il periodo in cui era Primo Cavaliere per conto di suo padre, ma il suo ingegno nell’attuale contesto di Meereen è decisamente ben posizionato) capiamo che qualcosa si muove nell’ombra, qualcosa di potenzialmente ancora più rischioso dei Figli dell’Arpia, e si tratta degli schiavi liberati da Daenerys che, privati della loro salvatrice, potrebbero, come giustamente puntualizzano i due, sentirsi abbandonati e rivolgersi in altre direzioni… una fra tutte la religione del dio R’hllor. In che modo questo possa creare ulteriore squilibrio nel delicato ecosistema meereenese possiamo solo iniziare a immaginarlo.
Daario e Jorah (sempre, ricordiamolo, affetto dal morbo grigio e quindi palesemente condannato) sono ancora alla ricerca della loro regina, e da due scambi di battute ci sembra di capire già che direzione prenderà questo pellegrinaggio.
La situazione più interessante è senz’altro quella di Dany, che anche senza il contesto delle profezie di Quaithe (“to go forward you must go back”) è evocante rivedere nel mezzo di un’orda di Dothraki, anche se stavolta malridotta e in catene anziché a cavallo accanto al suo Khal (e comunque sempre in una posizione decisamente più clemente rispetto a quella affrontata negli ultimi capitoli di “A Dance with Dragons”). Devo dire di aver trovato che alcuni dei dialoghi tra Khal Moro e i suoi bloodrider spezzassero un po’ la suggestione data da questa popolazione nomade e all’apparenza così primitiva, l’umorismo involontario di botte e risposta come “Cosa c’è di meglio di vedere una bella donna nuda per la prima volta? – Uccidere un altro Khal? – Saccheggiare un villaggio? – Domare un cavallo selvatico? – Ok, diciamo che vedere una bella donna nuda per la prima volta è nella top5 delle cose più fighe del mondo” non si sposano bene con l’immagine cruda che abbiamo finora avuto dei Dothraki e ne avrei fatto volentieri a meno… ma qua si parla davvero di trovare il pelo nell’uovo perché altrimenti la parentesi dedicata a Dany e al suo confronto con il Khal a cui è stata portata è stato senz’altro di alto livello. Mi è piaciuto con quale sfrontatezza Dany continua a mantenere il contegno della sua posizione e a elencare tutti i suoi titoli (fra poco ci vorrà mezza puntata solo per quello, indipendentemente dalla lingua che usa per farlo) anche nelle situazioni a prima vista più disperate, ma ho apprezzato di contro anche la reazione di Moro alla scoperta di essere di fronte alla vedova di un altro khal: questo ci dà un’opportunità per vedere le tradizioni, forse anche superstizioni se vogliamo, di questa gente ed esplorare quel lato che li rende tutto sommato una comunità al di là della suddivisione in tanti khalasar. Ci fornisce anche un indizio sulla prossima destinazione di Dany, quella a cui sarebbe stata condannata dopo la morte di Drogo e a cui aveva a suo tempo cercato di sottrarsi proclamandosi Khaleesi al posto del marito defunto: Dosh Khaleen, il gruppo di vedove di khal a Vaes Dothrak.

Ho volutamente lasciato per ultima la questione che unisce Dorne a King’s Landing, ovvero il ritorno a casa di Jaime con il corpo di Myrcella, non tanto per l’impatto che questo rientro ha sui fratelli Lannister, ma per quanto poco incisivi abbia invece trovato gli sviluppi a casa Martell.
Il primo è stato un momento reso, a mio parere. molto approfonditamente nonostante il ridotto minutaggio, grazie alla digressione che facciamo con Cersei riguardo la profezia di Maggie la Rana che ha caratterizzato gran parte della sua esistenza ultimamente e alla reazione di Jaime che liquida la momentanea debolezza morale della sorella promettendole di riprendersi tutto ciò che è stato finora loro tolto: dopo un ritorno sofferto a King’s Landing e un bentornato piuttosto gelido da parte di sua sorella al termine della terza stagione, questo è probabilmente uno dei primi momenti in cui vediamo di nuovo un riavvicinamento sincero tra i due gemelli e amanti. E Cersei non è mai apparsa così impotente come nel constatare che, uno dopo l’altro, i suoi figli stanno davvero morendo tutti, non solo un mostro come Joffrey che, diciamocelo, se l’è cercata, ma anche un animo buono come la sua secondogenita.

Tutt’altra storia sul fronte dorniano: i personaggi che Martin ha saputo creare nel regno di Dorne sono, a mio parere, tra i più interessanti e sfaccettati della saga, mi è davvero dispiaciuto veder tagliati gli altri due figli di Doran ad esempio, ma visto il lavoro pessimo fatto con le Sand Snake probabilmente è stato meglio così! Le parentesi a Dorne lo scorso anno sono state probabilmente le parti peggiori dell’intera stagione: personaggi delineati malissimo, sviluppi illogici e zero coinvolgimento per quanto mi riguarda, quindi vedere Ellaria rivoltarsi al principe Doran e uccidere lui e la sua guardia del corpo, mandando poi ad assassinare anche il giovane Trystane (piccola nota a margine: essere attaccato su due lati e decidere di affrontarne una alla volta dando completamente le spalle all’altra, che ricordo essere una notevole combattente e visibilmente ben armata, Trysty, te la sei giocata male…) non ha avuto l’impatto desiderato, mi ha senz’altro scosso perché non me l’aspettavo ma si tratta più di una questione di stupore riguardo un nuovo inaspettato assetto degli equilibri politici (chiamiamolo così) che non di una reale empatia e interesse per il destino di questi personaggi.

Voi che ne dite? Questo avvio di stagione vi ha convinti? Quali sono le questioni in sospeso per cui fremete di più? Attendo tutti i vostri pareri nei commenti e, in attesa del prossimo episodio, vi invito a fare un salto dai nostri amici di

Game of Thrones – Italy
Game of Thrones fans page -ITA-

per non perdervi mai nulla sullo show e rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità dal set e dal cast.
Qui sotto trovate poi il trailer del prossimo episodio, che io ho deciso di non guardare neanche (ma tanto non preoccupatevi che da qui a una settimana avrò ceduto e me lo sarò rivisto almeno una decina di volte).
Grazie a tutti per l’attenzione e vi do appuntamento alla prossima settimana!

https://www.youtube.com/watch?v=X1TOhAhmdSU

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1 comment

Tanzi 27 Aprile 2016 at 07:36

Ciao! A me è piaciuta la puntata 🙂
Certo, come dice Ale molto introduttiva e di riepilogo, già non vedo l’ora di vedere la prossima!
Mi è piaciuta la parte di Dany… E spero che Jon, almeno con qualche flashback, torni nella serie! GoT ha bisogno di luiiiiii

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