L’inno alla normalità: la nuova CW

Per anni il network CW è stato sinonimo di:

 

 

La strategia commerciale più chiara ed immediata del mondo con un target di riferimento ben preciso: l’adolescente in piena crisi ormonale. E tutte, prima o poi, siamo diventate quelle adolescenti con gli ormoni in subbuglio, anche se con parecchi anni di ritardo sulla tabella di marcia. Tutte noi abbiamo sapientemente conservato l’anima da quindicenne, pronta a venir fuori anche quando si tratta semplicemente di contare… gli addominali.
Wade Kinsella, tu che te ne andavi in giro a torso nudo, senza motivo, rimarrai sempre nel mio cuore.

Anche sul versante femminile la situazione è stata alquanto semplice: AAA cercasi modelle.
L’esempio lampante è Gossip Girl, pieno zeppo di ragazze strappate alla passerella, con vestiti da migliaia di dollari. Serena Van der Woodsen e Blair Waldorf erano il prototipo della ragazza inarrivabile, bella, ricca, magra, potente, snob.
Anche in altre serie meno estreme sul versante moda le protagoniste sono sempre perfette, senza un difetto, col trucco intatto anche dopo 10 ore a letto e spacciandoci le ciglia finte (per limitarsi alle ciglia) come naturali.
Ne è venuta fuori l’idea di un network volto a costruire serie patinate senza dare troppa importanza alla trama, più interessata all’estetica che al contenuto.

Poi è arrivata Jane the Virgin.
In un palinsesto pieno di supereroi e soprannaturale, nel 2014 viene mandata per la prima volta in onda una comedy (o meglio, dramedy) che, nonostante gli ascolti non esaltanti, inizia la sua piccola rivoluzione del canale.
Il cambiamento si nota immediatamente guardando la protagonista: Gina Rodriguez non è la solita bellona, taglia 38, perfetta. E’ meravigliosamente normale.
Jane the Virgin altro non è se non una parodia delle telenovela sudamericane, piene di colpi di scena improbabili, di cambiamenti repentini, di gente fuori come un balcone. In mezzo alla voluta esagerazione, come il twist che dà il via alla serie, viene raccontata una storia molto più normale di quello che ci si possa immaginare, con sentimenti e paure reali. Penso alla gestione della gravidanza di Jane e ai mesi immediatamente successivi al parto, in cui la protagonista ci viene mostrata in tutte le sue debolezze e fragilità, non avendo mai paura di mostrare le difficoltà che una neomamma può incontrare sulla sua strada.
Tra un’ammazzatina e un fratello ritrovato (perché c’è sempre un fratello/sorella di cui non sapevamo l’esistenza), Jane the Virgin racconta una storia in cui il telespettatore (o forse meglio, la telespettatrice) può rispecchiarsi ed immedesimarsi.
In questa serie vengono mantenuti ancora alcuni tratti distintivi del network su cui va in onda, in tal caso, però, rientranti nella trama e nella parodia della telenovela: abbiamo ancora il figaccione di turno che nella prima stagione si toglie random la camicia e la modella antipatica che sfoggia vestiti. Ben presto i loro personaggi escono fuori dal mero cliché e assumono una nuova dimensione del tutto umana.

Se in Jane the Virgin è possibile rintracciare ancora alcuni elementi peculiari che hanno reso famosa la CW, è con Crazy ex Girlfriend che il cambiamento è totale.
Rebecca Bunch, interpretata da Rachel Bloom, che è anche ideatrice della serie, è una di noi. Una nuova Bridget Jones, con tutte le fisime mentali del caso sul fisico non perfetto, sulle ciccette sballonzolanti (cit.), su una vita sentimentale disastrosa che coinvolge ragazzi non usciti da Abercrombie & Fitch.
Crazy ex Girlfriend è una comedy/drama/musical che è riuscita a partorire cose del genere:
 

Tra numeri musicali che trasudano, coscientemente, trash da ogni poro, siamo di fronte ad una delle comedy più mature attualmente presenti nel palinsesto, capace di esaminare a tutto tondo la psicologia dei personaggi.
L’autocritica della protagonista è spiccata, una volta superata l’euforia iniziale.
Ammetto che dopo 5 puntate mi ero presa una pausa perché Rebecca sa essere talmente TANTO e TROPPO da risultare poco digeribile in alcuni casi. Continuare è stata un’ottima decisione, il TROPPO delle prime puntate viene modellato e ridotto, non andando mai a modificare la personalità strabordante della protagonista. Ben presto si rivela essere uno show adulto.
Siamo passati da Ian Somerhalder, Jensen Ackles e Wilson Bethel a loro due, chi lo avrebbe mai detto?

 

La scelta della CW di puntare su prodotti così diversi rispetto a quello a cui ci aveva abituato si sta rivelando una scelta vincente. Queste due comedy sono le uniche che raccolgono consensi dalla critica e che vincono premi.
Diversificare l’offerta mi sembra la soluzione migliore per poter ampliare il proprio pubblico, per non limitarsi a puntare solo a chi ama i fumetti o il soprannaturale.
Uno degli elementi importanti nella visione di una serie è l’immedesimazione. Con Jane the Virgin e Crazy ex Girlfriend si è reso molto più facile tale meccanismo, per una volta esaltando un modello di donna normale.
Last but not least, gli attori di entrambe le serie sono tutti decisamente sopra la media.
Vi lascio con quella che ho eletto la canzone della vita:

https://www.youtube.com/watch?v=5VDXlf97nBs

Fran
Ama definirsi terrona, giurispiangente e fondamentalista Austeniana. Ha capito di essere completamente andata quando, sentendo suonare la sveglia, pensava fosse Cersei Lannister al telefono. Cresciuta a pane e period dramas, si definisce un'inglese mancata, ma le sue serie preferite sono le americane The Good Wife e Mad Men. Betty Draper è la sua eroina ma da grande vorrebbe essere come Diane Lockhart.

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