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UnREAL | Recensione 2×02 – Insurgent

Bentornati, fan di UnREAL!

In questa seconda puntata la guerra dichiarata la scorsa settimana da Chet al duo Quinn-Rachel è più che mai in pieno svolgimento, senza nessuna esclusione di colpi.
Il duo in questione, dopo i fasti e le celebrazioni in stile “Girl Power/Hollywood è il nostro impero/Domineremo il mondo” che le avevano viste unite nella vittoria, inizia a sfaldarsi sotto ai nostri occhi, proprio per colpa di una battaglia all’ultimo sangue che è necessario vincere a tutti i costi. Il tempo dell’amicizia e dei buoni sentimenti sembra tramontato.
Quando il gioco si fa duro, Quinn scende in campo come una schiacciasassi, facendo finire Rachel all’angolo della strada, togliendole ogni autorità, fino a ridurla al ruolo di semplice assistente, come un tempo.
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Con Quinn al comando io ho percepito una generale sensazione di sollievo da parte del resto della crew, che non credo si senta al sicuro sotto la guida di Rachel, visto che la scorsa puntata non ha fatto altro che dire a tutti che “lei era la showrunner”, nell’intento di convincere se stessa prima che gli altri. All’ennesima ripetizione la frase si era svuotata di qualsiasi significato.  Rachel è troppo chiusa nella bolla soffocante in cui si descrive come la donna che rivoluzionerà il mondo della televisione, per rendersi conto che, se anche era molto brava nel ruolo precedente ed è indubbiamente una Quinn in erba destinata a grandi cose, quando si riceve una promozione che prevede nuove responsabilità, non per forza si deve essere (o dimostrare di essere) dei geni dal primo giorno. Cosa che invece sta cercando di fare, sottoponendosi a una pressione non necessaria.
La situazione è ostica, infatti io non biasimo Quinn per essere intervenuta, se pure con i suoi soliti modi da asfaltatrice di strade: Chet, nonostante le sue farneticazioni preistoriche, è pericoloso, perché le sue conoscenze contano di più, detta terra terra. Quinn ha appena raggiunto quel tipo di potere, mentre Chet va a giocare a golf con il capo del network. È quel tipo di amicizia che ha un suo peso, non fingiamo di stare pettinando bambole.

Vediamo da subito una Rachel abulica scivolare sempre più a fondo del suo malessere. Può sembrare una contraddizione rispetto all’euforia maniacale della scorsa settimana, ma è in realtà l’altra faccia della stessa medaglia. È bastato essere messa in discussione sulle sue capacità di mandare avanti il programma da sola, perché la sua autostima e sicurezza crollassero come un castello di carte, facendola ondeggiare pericolosamente sopra il gorgo depressivo. Riesco a capirla: Quinn ha sempre dimostrato di avere fiducia in lei, sostituendosi di fatto a quella madre anaffettiva e castrante che l’ha convinta di essere malata, mentre adesso le si rivolta contro, togliendole la sua creatura e facendola sentire incapace. Non aiuta certo il fatto di andarsene in giro come una furia indaffarata sbraitandole ordini come se fosse la sua schiava incapace.

Quinn ha saputo, nel tempo, mostrare a Rachel sprazzi di quell’affetto e sostegno tipici del mentore che crede nella sua protetta (se pur resi manifesti con i suoi modi bruschi), ma in questo caso ha un ruolo attivo nel far virare repentinamente la loro relazione verso il lato distruttivo.
Ammetto che mi ha toccato profondamente la scena in cui una Rachel sempre più spenta viene, di fatto, attaccata dalla persona che credeva (e doveva) essere la sua alleata. Non mi aspettavo che Quinn andasse a toccare un punto tanto doloroso in modo così esplicito. Immagino che l’abbia fatto per pungolarla e stimolare una reazione forte, del resto Rachel è andata in giro con la faccia da disadattata/cane bastonato per tutto il tempo, capisco che abbia irritato l’imperativa e interventista Quinn oltre misura, visto che aveva già i suoi problemi, ma tra tutti i momenti da pugno nello stomaco che UnREAL ci riserva settimanalmente, direi che questo è stato piuttosto difficile da digerire.

Citare la madre, dandole crudelmente ragione, è un colpo bassissimo da parte di Quinn, soprattutto perché sa che è una ferita ancora aperta e dolorosa per Rachel e anche perché nella scorsa stagione era stato proprio il suo appoggio incondizionato a dare sollievo e conforto a Rachel.

Vedere Rachel in lacrime è più di quanto si possa empaticamente tollerare, soprattutto dopo aver assistito, all’inizio, all’apertura dell’affettuoso pacco speditole dalla madre, pieno di scatole di farmaci per curare il suo (presunto) disturbo mentale, che le fa vincere l’indiscusso premio di “Genitore dell’Anno”.

La situazione è sotto gli occhi di tutti e infatti nessuno si tira indietro quando ha l’occasione di fare il grillo parlante con Rachel. Del resto un set di quel tipo si trasforma in fretta in una grande, soffocante, famiglia, dove si è costretti a stare per lunghe ore a stretto contatto.
Prima Jay le fa presente, con spietata onestà, che lei non è il boss di nessuno fintanto che Quinn rimarrà nei dintorni, tanto più che non sembra intenzionata ad andarsene.

La dottoressa Wagerstein fa leva più sul lato professionale, avvertendola invece, con molto tatto, che il comportamento di Quinn può essere la miccia che farà aggravare di nuovo il suo disagio.

Ora, considerando da che pulpito vengono i consigli, che hanno pure sempre un fondo di verità, io mi chiedo perché Rachel si trovi sempre nella posizione di doversi giustificare o farsi analizzare la vita da qualcun altro. Visto che tutti hanno i loro interessi e si manipolano a vicenda, eviterei di dare in pasto i fatti miei al primo che passa. Dubiterei almeno dei loro consigli disinteressati. Non c’è bisogno di farsi psicanalizzare a ogni angolo di strada, Rachel. Per me è un altro segnale della spirale depressiva che la sta trascinando verso il basso. Rachel è indubbiamente una grande manipolatrice, esperta di meccanismi psicologici – non lo si ripeterà mai abbastanza – ma per la maggior parte di questa puntata si è dimostrata vulnerabile e un bersaglio facilmente feribile. Di nuovo applausi a Shiri Appleby per l’eccellente interpretazioni delle complesse sfaccettature di Rachel.

Passando a Everlasting, in questo episodio iniziamo a conoscere le nuove partecipanti e il “principe azzurro” di questa stagione. Le ragazze sono molto meno ingenue di quanto ci piaccia credere: raramente sono vittime del meccanismo, salvo qualche caso isolato, rappresentato quest’anno da Beth Ann, la ragazza del Sud che indossa un bikini leggermente controverso da mostrare in televisione e davanti a Darius.

Io credo che lei sia l’anello debole di quest’anno, quella che crede sul serio alla fiaba venduta da quel tipo di programma televisivo e che crollerà sotto il meccanismo infernale. Beth Ann dà però lo spunto al primo momento “gentleman” di Darius (che mi piace molto, molto di più di Adam), quando, con un gesto di grande galanteria ormai passata di moda [sarcasm], le offre la propria camicia per coprirla dopo che si è tolta la parte superiore del costume. Darius Winner.

Menzione d’onore qui per Rachel quando afferma con ironia (non colta dal Beth Ann):

Racism is so confusing, isn’t it?

Non apprezzo particolarmente Ruby, l’attivista che lotta contro l’ineguaglianza razziale, perché la trovo troppo piena di sé e infinitamente noiosa. Ok, abbiamo capito che ti senti sprecata lì dentro e che dovevi laurearti e dirigerti danzando verso il tuo futuro glorioso ma 1. nessuno ti obbliga a rimanere 2. le tue idee brillanti non ti hanno portato da nessuna parte. Dove sarebbe questa grande intelligenza stratega?
Un “Meh” per la Wifey Tiffany, che al momento non trovo molto interessante, nonostante le sue “scelte” non molto condivisibili.
Mi intriga invece molto di più “Hot Rachel” (Yael), la cui somiglianza con il suo alter ego non è limitata al solo aspetto fisico. Sa come comportarsi per ottenere attenzione e non farsi mandare a casa anzitempo con il tuffo in piscina, salvata dall’eroico Darius, che raggranella punti per la sua reputazione in picchiata. In un ribaltamento dei ruoli, Yael diventa la mentore di Madison, che, nonostante l’impegno, non ha ancora “fatto clik”, limitandosi a portare in giro le sue trecce.
Trovo molto meta che “Hot Rachel” insegni a Madison come diventare “Rachel”, che è l’intento primario della ragazza. A me Madison sembra sempre la pedina impazzita che finirà per schiantarsi sul fondo di un burrone, vista la mancanza di stabilità ed equilibrio. Non capisco perché lì dentro siano tutti ossessionati dal malessere di Rachel, invece di rendersi conto che anche qualcun altro non se la passa benissimo!

La guerra senza esclusione di colpi tra Quinn e Chet si è rivelata per me la parte più debole della puntata. Una delle pecche di questa serie altrimenti molto ben fatta, è mostrarci gli uomini in una versione caricaturale estremizzata che non risulta divertente. Chet poteva essere simpatico la scorsa settimana, ma adesso sa solo blaterare e girare su se stesso a vuoto. Jeremy, ancora una volta, mi fa venire voglia di prenderlo e lanciarlo fuori dal set, visto che riesce a irritare solo stando in scena. Il punto più basso l’ha raggiunto quando ha parlato apertamente a Romeo dei problemi mentali di Rachel. Io capisco che tu sia rimasto ferito dal suo comportamento, per quanto avresti potuto andare a rifarti una vita altrove e lasciarci in pace (ricordando sempre che hai tradito la tua fidanzata, quindi non sei un santo nemmeno tu), ma spettegolare su un argomento di questo tipo è molto, molto basso anche per un contesto del genere. Si sta inoltre profilando la nascita di un bromance tra lui e Chet, per caso? Perché se sì, non so chi ne tragga più vantaggio, tra uno che viene messo a fare il regista senza averne le reali capacità e l’altro che non sa su cosa si basa davvero uno show che l’ha riempito di soldi!

Quando ormai l’episodio si avviava verso la fine, ecco in arrivo il colpo di scena. Che la rivalità tra Quinn e Chet, con la brillante idea della doppia troupe che ha creato ulteriore confusione in un set già caotico, non avrebbe portato niente di buono, rischiando di far esplodere la situazione, era chiaro fin dall’inizio. Cioè a me era chiaro che Chet dovesse tornarsene in Patagonia a fare *quello che si fa in Patagonia nei campi paleolitici*. Non mi aspettavo che Rachel, fedelissima a Quinn, osasse andare a parlare al capo del Network per promuovere se stessa. Non lo immaginavo perché per tutto il tempo si è aggirata priva di forza fisica e morale, al punto da essere solo un pallido ricordo della vecchia Rachel attiva e incisiva, ma anche perché, se è pur vero che Quinn si è ripresa lo show, il gesto di Rachel è il tradimento supremo, che rischia di portarle a un punto di non ritorno, quando Quinn lo scoprirà. Non che io mi sorprenda di pugnalate alle spalle più o meno clamorose in uno show di questo tipo, ma non credo che sia nell’interesse di Rachel fare una mossa del genere, che infatti le si rivolta contro.

Era troppo sicura di sé quando ha spifferato tutto a Gary, autoproclamandosi la vera chiave di successo dello show (e la non risposta di lui a metterci già in allarme. Non le avrebbe mai dato il comando). Uno dei problemi di Rachel di quest’anno, oltre ai numerosi che si porta dietro dal passato, è questa sua incrollabile convinzione di essere il Messia in procinto di salvare la televisione da se stessa. È un pensiero che le fa perdere il contatto con la realtà e apre la strada al fallimento, ma credo che sia l’unica cosa a cui può aggrapparsi in questo momento: è convinta di tenere allo show più di tutti e di farlo per motivi alti e giusti, come confessa a Romeo.
 

Il risultato della pugnalata è che Brian decide che ne ha abbastanza di tutti questi comportamenti infantili (quello di Rachel compreso) e li rimette quindi tutti al loro posto, introducendo un nuovo elemento, che diventa il capo della produzione: Coleman.
Rachel, che non si è curata di dissimulare il trionfo in arrivo (meno, Rachel, meno!), riceve una bella batosta.

Quando l’ho vista toccarsi i capelli come una reginetta pronta a ricevere la corona ho capito che era finita per tutti. Cinicamente, è stato un momento magnifico!

Sulla decisione di Gary io avrei qualcosa da dire. Per quanto sia giusto e necessario far smettere di litigare quei due, visto che è facile raggiungere il punto di non ritorno, non credo che piazzare al comando uno sconosciuto con poca esperienza, che, se pur pieno di magnifiche idee, non conosce il format, sia la scelta migliore. Probabilmente nello show funzionerà benissimo, ma nella realtà, se vuoi qualcuno super partes, la persona in questione non deve essere un principiante che ha appena iniziato ad avere successo.
Mi intriga moltissimo, invece, vedere come evolverà il rapporto di Coleman con Rachel, visto che lei si trova per la prima volta davanti a un essere di genere maschile in grado di tenerle testa, di capire come funziona la sua mente calcolatrice, che è a conoscenza del suo tentativo di colpo di Stato e non è affatto stupido. [Aggiungerei anche belloccio]. Non mi è chiaro invece perché lui abbia scelto la versione di Chet, ma staremo a vedere cosa verrà fuori da questa rivoluzione ai vertici.
Come dice Coleman a un’impietrita Rachel:

La reazione di Rachel dice tutto, senza bisogno di parole:

Direi che la menzione speciale di questa puntata va all’inaffondabile Quinn che, se pur ha dovuto combattere con una miriade di imprevisti che hanno fatto inceppare la macchina ben oliata a più riprese, sa sempre reagire con classe.

Per non parlare della Best Line Ever.
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Sono praticamente morta (e il fastidioso Graham insieme a me!).

Vi aspetto la prossima settimana con un’altra puntata di UnREAL e la nuova versione di EverlastingBlasting.

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UnREAL Italia

Fatemi sapere cosa ne pensate della puntata!
– Syl

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1 comment

miri 15 Giugno 2016 at 21:34

La puntata è volata, più ancora della premiere, e le cose ora si fanno sempre più complicate. “Mamma e papà litigano” (questa espressione non mi è nuova…) e la “figlia” tenta il colpo rivoluzionario, ma senza il successo pregustato (“meno Rachel, meno” ahahaha, hai ragione era un po’ troppo tronfia e sicura in quel momento la ragazza XD ) e così, inaspettato, ecco il nuovo baby capo. Tutto questo aprirà scenari stra-interessanti nei rapporti tra i personaggi. Non vedo l’ora!!
Durante la puntata mi ha fatto sorridre, in più momenti, la divisione tra i team. Gente che si contende cameraman (applausi per Quinn “hei Bill (Barry) 😀 vieni nel team “sappiamo quello che facciamo” XD ), depistaggi, la ricerca, o meglio, il tentativo di creare ad arte, situazioni utili per creare “la favola americana” di Quinn, contrapposta al “trash allo stato puro” di Chet.
Sul momento “pugno nello stomaco”, concordo. Non mi aspettavo assolutamente l’uscita così “cattiva”, questo colpo così basso di Quinn. Capisco la volontà di scuotere Rachel versione cucciolo abbandonato in autostrada, ma il richiamo alla madre fa verametne male. La lacrima che scende 🙁
Mi è piaciuto molto il discorso successivo di Jay, sia per le verità che ha detto, sia perchè mi sembra ci tenga davvero a Rachel, nonostante spesso vi siano divergenze tra loro. E bellissimo il finale di questa scena. Siamo su un set, tutto è finzione e Rachel non può nemmeno starsene seduta in disparte, abbattuta, perchè arrivano i tecnici a portarsi via un pezzo di scenografia. Mi piacciono questi contrasti. 😀
E’ interessante, come hai sottolineato, vedere Madison (sempre pesce fuor d’acqua), che anzichè manipolare, finisce per ricevere lezioni di manipolazioni dall’altra Rachel. Curiosa di vedere come evolverà anche questa situazione.
Tornando al finale, hai ragione, nessuno sa incassare il colpo come Quinn. “Everblasting? Ok. Qualunque cosa voglia dire. Non vedo l’ora”. XD
Bellissima recensione. Alla prossima! 🙂

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