Gotham | Intervista esclusiva a Ben McKenzie

Ben-McKenzie-Gotham

Durante il suo primo giorno sul set di Gotham, la serie Fox prequel di Batman, la star Ben McKenzie era seduto in una Chrysler degli anni 70 ed ebbe un attimo di dubbio.

Era la sua prima scena nei panni del Det. Jim Gordon per la produzione, ed era semplice – McKenzie doveva semplicemente guidare l’auto su per la tenuta Wayne. Ma all’improvviso, l’ex star di Southland si è sentito sopraffatto. “Sono seduto dietro questo volante, e penso, ‘E’ pazzesco, è una follia. Che sto facendo? E’ da matti. Non ce la farò mai'”, ricorda. Per fortuna, il momento passò, “ed è andato tutto benissimo”.

Qui di seguito McKenzie parla della sua immersione nell’universo di Batman e le riprese della serie più attesa di quest’autunno, che segue un poliziotto senza superpoteri e senza gadget che ha la responsabilità di dover fermare la sempre più ampia gamma di cattivi di Gotham. In questo mondo prequel, Bruce Wayne è ancora un bambino, e il primo incarico di Gordon è quello di investigare il misterioso assassinio dei suoi genitori.

ENTERTAINMENT WEEKLY: Come sei entrato a far parte di questo show?
Ben McKenzie: Ho fatto un pilot con il creatore di Gotham, Bruno Heller, lo scorso anno…

Quello legale?
Già — beh, era sugli avvocati delle vittime. Ci siamo divertiti molto, e ovviamente lo show non è stato scelto, ma ne eravamo molto orgogliosi. Era per la CBS e loro hanno scelto tipo due drama.

La CBS ha davvero poco spazio nella sua programmazione.
Sono cose che succedono. E avevo sentito che stavano per fare questo, e Bruno mi ha mandato la sceneggiatura prima, dicendomi che aveva scritto questa parte pensando a me – cosa incredibilmente lusinghiera. Abbiamo iniziato a parlarne da lì, ed è andato tutto in maniera fantastica. Avere uno sceneggiatore fantastico che scrive per te e iniziare già conoscendosi e piacendosi a vicenda – è un modo bellissimo per cominciare.

Cosa ti entusiasma del personaggio?
E’ un uomo veramente onesto. L’ultimo uomo onesto in una città piena di persone disoneste. E’ molto difficile oggi interpretare un eroe vero e genuino. Sono tutti così cinici sulle intenzioni degli altri. Ciò che è interessante di lui è che torna in questa città in cui non vive da due decadi, da quando era bambino, e vede un mondo che in realtà non conosce sotto una luce nuova. Pensa di conoscerlo, e il suo percorso sarà di trovare un modo per migliorare le cose sia per Gotham che per se stesso, senza perdere completamente i suoi valori morali. Non è un anti-eroe, è un vero eroe – ma dovrà scendere a compromessi.

Leggendo la sceneggiatura del pilot, sembra che, data la linea su cui deve camminare già dal primo episodio dello show, è difficile riuscire a vedere Gordon mantenere i suoi ideali per tutto l’arco della serie.
Non lo farà infatti. E questa è una delle cose di cui abbiamo parlato subito. Questo non è uno show stile Batman degli anni ’50, con la dualità morale tra bianco e nero. In questo mondo tutti vivono nel grigio. Tutti sono corrotti. Tutti sono compromessi. Non esiste che possa emergerne indenne. Quanto si aggrapperà alla sua mortalità mentre fa il suo lavoro?

Stai rendendo unico questo personaggio rispetto al tuo ultimo personaggio nelle forze dell’ordine in Southland?
Sto cercando di portare tutte le cose che ho imparato in Southland: un’apparenza di realtà tattica di qualunque cosa stia facendo.

Quell’addestramento deve essere utile.
Per certi aspetti sto cercando di portare quello. E’ chiaramente uno show diverso, ovviamente non è realtà. Ma ho imparato molto da quel lavoro durante gli anni. Quello che trovo qui è che non c’è nulla di male nell’avere un centro morale, e ciò separa Gordon dal resto delle persone di questo mondo. E questo è un concetto incredibilmente convincente. Allo stesso tempo, per il pubblico, quella centralità morale può risultare come ingenuità a meno che il personaggio non sia scritto per essere una persona sveglia quanto gli altri, se non più sveglia. E’ un po’ noir – Phillip Marlow farà un passo falso e non sa cosa sanno i criminali. Ma è sveglio quanto loro, se non di più, e quindi riuscirà a scoprirlo andando avanti. Quindi devi destreggiarti con tutte queste cose senza che il personaggio dica “Non posso credere che siano tutti corrotti! Quali sono le probabilità?” Quindi c’è una conversazione continua su questa cosa. La buona notizia è che Bruno e il regista Danny Cannon sono totalmente d’accordo con quella visione del personaggio.

Quanto ne sapevi dell’universo di Batman prima di ciò?
Sono un grande fan di Batman. Non posso dire di essere cresciuto leggendo molti fumetti – stranamente l’unico che ricordo è Iron Man. Guardavo le repliche dello show kitsch, la versione di Adam West, nei pomeriggi in Texas. Crescendo, le rappresentazioni di Batman sono diventate più sofisticate, e ho amato i film di Christopher Nolan. Penso che ci si possa immedesimare in Batman perché non è un supereroe. Non ha poteri speciali. E’ semplicemente un uomo che ha vissuto un trauma fortissimo, e ha accesso a ogni tipo di gadget e armi che può avere una persona ricca, e ha un bisogno emotivo di giustizia. Come attore, sono molto più interessato alle persone. Quando hanno superpoteri, non è che non siano godibili, è solo che…

Ti senti distaccato.
Mi sento un po’ distaccato. Non per stuzzicare un argomento completamente estraneo a questo, ma per me è come con i musical. Mi dico, “Oh, mi piace questa storia”, e poi iniziano a cantare e sembra strano. Probabilmente non dovrei dirlo in New York City! Per farla breve: Gordon non potrebbe essere più umano. In un universo DC dove tutti questi personaggi sono umani, lui è la chiara prova di un umano semplice e imperfetto. E’ forte e sveglio e duro, ma prenderà delle decisioni sbagliate e si fiderà delle persone sbagliate. E non ha una via d’uscita – non può mettersi il mantello e volare via.

Come ti sei preparato per il ruolo?
Sono andato a pranzo con Geoff Johns, il direttore creativo della DC, e gli ho chiesto, “Cosa ho bisogno di sapere? Conosco Batman e Gordon, ma qui qual è la mia responsabilità?” Mi ha dato Gotham Central… e mi ha detto due cose: La storia delle origini di Gordon non è mai stata completamente esplorata prima. Per quanto centrale, Gordon non è mai stato al centro dell’attenzione. E poi mi ha detto che non posso preoccuparmene. “Ti abbiamo assunto per essere te e rendere nuovo questo personaggio”. E l’ha detto senza incitamento. Sentirla arrivare da una persona così competente di queste cose, dirti di rendere tuo il ruolo, è stata una vera pacca sulla spalla. C’è una propensione con un mondo così familiare a essere intimidatorio, ma devi rilassarti e farlo. Deve essere il lavoro più grande e più imponente e – francamente – più fico della maggior parte, ma devi trattarlo come un lavoro.

Nelle riprese del pilot, cos’è stato impegnativo in modo unico?
Per me, questo show deve essere girato a New York. New York è Gotham e Gotham è New York. E’ stato incredibile essere qui. E’ la prima volta che giro qui. C’è quell’aspetto e quella sensazione e quell’energia che non puoi fingere su un set costruito. Ma fa molto freddo e c’è vento. Inoltre c’è la sfida pratica di dover creare un nuovo mondo. Se una Toyota Corolla passa sullo sfondo, non importa com’è andata la tua performance – la ripresa non è utilizzabile.

A volte invidierai gli altri attori che hanno nickname fighi e costumi e tratti malvagi, e tu devi indossare la cravatta.
Esatto! Non vuoi che sia l’uomo retto per tutti, il provinciale un po’ noioso. Devi fidarti del fatto che stiamo raccontando la storia di Jim. Perché stiamo raccontando la sua storia? Lo stiamo facendo perché in un mondo che sta per cadere a pezzi a causa di tutte queste persone, quando non c’è alcun motivo per essere buoni, lui è l’unico che si alza e dice, “No, non è giusto”. E in ciò vi è un potere innato. E poi non voglio essere il tipo più alla moda. Non voglio starmene seduto con fedora e jeans attillati.

 

Fonte

Meta
Chiara, classe 1990. Incapace di vivere senza telefilm, musica, libri e film, ha iniziato a sviluppare una passione per il teatro. Predilige la lingua originale, ma sogna da sempre di entrare nel mondo del doppiaggio - magari per riportare gli adattamenti sulla retta via. All'inizio di ogni stagione telefilmica si impone di non iniziare nuove serie e sistematicamente si ritrova ad allungare la già infinita lista. Non ha un genere preferito, l'importante è che coinvolga ed intrattenga. Si affeziona troppo ai personaggi di fantasia e parla di loro come se fossero persone reali. Adora tutto ciò che è british - potrebbe passare ore ed ore ad ascoltare uomini britannici dalla voce suadente mentre leggono l'elenco telefonico - si diverte a imparare i vari accenti e cerca con scarso successo di imitarli; nel suo cuore c'è un posto riservato anche per USA e Canada. Quando Photoshop chiama, non può far altro che rispondere e darsi ai lavori di grafica e, nei momenti di ispirazione, crea anche video. Ogni tanto scrive fanfiction, ma più che altro le piace leggerle. E sì, le ship e le OTP fanno parte della sua vita, ma le usa con moderazione. Le piace viaggiare e visitare posti nuovi, ma nella vita di tutti i giorni è una pantofolaia. Nonostante il suo costante desiderio di fuggire da una realtà a cui non sente di appartenere, ama profondamente la sua famiglia. Ringrazia sempre il giorno in cui fece amicizia con un gruppo di pazze sparse per l'Italia, che sono diventate la sua famiglia virtuale. Ha incontrato David Tennant due volte in due giorni ed è ancora viva. E' rimasta in silenzio ad ammirare la sua celebrity crush tenere un'intervista a pochi metri da lei. Quando si sente giù di morale, ascoltare i rumori del suo modellino di Tardis la fa sentire meglio. P.S.: E' più pazza di quello che sembra. Uomo avvisato...

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