Game of Thrones | Recensione 7×02 – Stormborn

“Stormborn” inizia proprio come avremmo potuto immaginarci da un episodio con tale titolo: durante una notte di tempesta, che, come fa notare Tyrion a Dany, è esattamente il tipo di atmosfera che l’ha accolta in questo mondo al momento della sua nascita, in quello stesso luogo. Eppure non sono tempeste e tumulti a tenere banco in questo secondo episodio, che presenta sì la sua buona dose di azione (specialmente verso il finale) ma per il resto sembra proseguire sulla scia della premiere e consolidare alcuni degli schieramenti che avevamo visto formarsi la scorsa settimana, andando oltretutto a legare tra loro alcuni lembi sciolti di narrazione (proprio come ci si aspetterebbe a poco più di 10 episodi dalla fine)creando collegamenti tra personaggi distanti e regalando una sensazione generale che all’intera narrazione si stia dando una direzione ben precisa… cosa che la mia ben nota maniacalità apprezza, sono la classica spettatrice che gioisce nel vedere determinati tasselli prendere il giusto posto su una scacchiera, soprattutto dopo averci fatto a lungo patire viaggiando in mille direzioni diverse come la palla impazzita di un flipper.

Così Arya, dopo aver inizialmente lasciato le Twins in direzione sud, incontra un vecchio amico e da lui scopre che Winterfell è stato reclamato dalla sua famiglia, nello specifico da quel fratellastro che ha sempre amato particolarmente, e la sua missione di vendetta verso la Regina viene surclassata dal desiderio di tornare a casa, cosa che aveva dichiarato di voler fare nel momento stesso in cui ha abbandonato la Casa del Bianco e del Nero. Ora Arya sta davvero andando a casa, dopo un intenso momento di indecisione sulla direzione da prendere che ho amato molto (anche a livello metatestuale, diciamo). L’intermezzo con Hot Pie per tono ha fatto decisamente da riflesso alla tanto contestata scena con Ed Sheeran la settimana scorsa (seriously, che problema ha LAGGGENTE?), momenti di cui però ribadisco che credo ci sia estremamente bisogno non solo nell’arco generale della narrazione di Game of Thrones, ma nello specifico nella storyline di Arya, che ha attraversato diversi stadi di estraniazione dalla sua identità e dal suo passato, solo per poi scoprire di non poter dimenticare… e quell’amaro rifiuto di dimenticare, alimentato dal desiderio di vendetta, l’avevano distolta da un altro desiderio così umano e finora quasi nascosto a lei stessa in primis: il desiderio di normalità, di tornare a casa nell’accezione più ampia della frase, di tornare alle sue origini.

 

Su questo percorso di ritorno alle origini è stato più che mai significativo che Arya incontrasse nuovamente quella che, nella lontana stagione 1, per appena un paio di episodi, era stata la sua adorata Nymeria, uno dei cuccioli di metalupo (e al momento l’unico ancora in vita, oltre a Ghost). Vi confesso che già dai libri gli sporadici accenni a una grossa lupa che aveva radunato un branco e scorrazzava per le Terre dei Fiumi aveva fatto nascere in me il desiderio che si trattasse di Nymeria e che il mero fatto che l’animale fosse ancora in vita avrebbe potuto portare a una toccante reunion con la sua padrona. Questo momento per me è stato forte e atteso al pari della rivelazione che Coldhands era Benjen, tanto per dire (altra rivelazione e ritorno che abbiamo atteso per intere stagioni senza la certezza di venire accontentati). E nonostante la mia delusione iniziale nel vedere il metalupo voltarsi, dopo un secondo di chiara intesa con la sua ex-padrona, mi sono resa conto che un lieto fine sarebbe stato forse troppo scontato in uno show come questo, e forse la scena ha avuto anche un ulteriore significato proprio per il percorso di crescita di Arya.

 

La sua Nymeria “non è lei”, o meglio “non è PIU’ lei”, si tratta ovviamente dell’animale giusto (e quale altro lupo potrebbe raggiungere tali dimensioni?), ma è cambiato, così come Arya è cambiata, e sarebbe stato poco coerente narrativamente parlando rimettere insieme le due che sono ora diventate “lupi solitari”: l’una creandosi la propria vita in autonomia e radunandosi intorno un proprio branco e non potrebbe, per questo, tornare a essere semplicemente “il cucciolo di Arya”; l’altra che realizza, se ce ne fosse ulteriore bisogno, che dopo un periodo infinito in solitudine anche lei è proprio del suo branco che ha bisogno, è da loro che deve tornare.
When the snows fall and the white winds blow, the lone wolf dies but the pack survives.

Parlando di lupi solitari, sembra un po’ la fine che si troverà presto a fare Theon, dopo questo rimarchevole exploit. La recitazione di Alfie Allen è sempre stellare, su questo non c’è che dire, non c’è stato bisogno di parole per farci capire che la violenza e le mutilazioni brutali a cui stava assistendo sulla nave gli hanno riportato alla memoria quanto sofferto per mano di Ramsey, ed è stato troppo per lui da affrontare. Non dico che condivido la scelta perché è pur sempre la scelta di un codardo, ma è perfettamente in character: non si può essere tutti eroi senza macchia e senza paura, e Theon non è mai stato quello, si è presentato a noi con caratteristiche totalmente diverse e, a parte quello slancio di audacia nel tirarsi dietro Sansa lontano da Winterfell e dal loro aguzzino Bolton, non è che si possa dire si sia distinto per gesti  particolarmente cavallereschi. Buttarsi in mare di fronte alla sorella catturata da quello zio che voleva amichevolmente fare la pelle a entrambi è forse uno dei momenti più bassi di Theon, ma mi sembra coerente con il suo sviluppo finora: nonostante la forza che Yara ha provato a infondergli con i suoi bei discorsi a quattr’occhi, Theon è ancora un debole, e questo su due piedi sembrerebbe il preludio di un altro percorso in solitaria per lui, un altro periodo di riflessione sui suoi errori e sulle sue mancanze, che non riesco ancora a capire dove potrebbe portarlo e mi chiedo a questo punto quale potrebbe essere la sua utilità (se ne avrà) nel contesto della Grande Guerra da qui in avanti.

ps: Tumblr mi ha suggerito un’ottima ipotesi su chi potrebbe arrivare a raccattare Theon in mezzo al mare:

Rimanendo sull’attacco di Euron alle navi di Yara, prosegue quello che nello scorso recap avevo evidenziato come desiderio di sfoltimento del cast e delle storyline con la cattura di Yara ed Ellaria (quest’ultima assassina di Myrcella, come anche Dany ci ha ricordato poco prima, quindi candidata ideale per quel regalo promesso a Cersei) e l’uccisione di due delle inutili Sand Snakes (let’s face it, nessuno le rimpiangerà davvero, ma vedere Euron in azione per ucciderle permette di dipingerlo sempre più come un nuovo vero super-villain, cruento nei fatti oltre che tagliente nelle parole).

E veniamo ora alle due linee narrative che più di altre molti nel pubblico attendono di vedere convergere (me compresa, anche se decisamente non per motivi da shipper) e che ora sembrano avvicinarsi al fatidico momento grazie all’intervento deus-ex-machina di Melisandre: la sacerdotessa rossa, giunta a Dragonstone, per prima cosa invita Daenerys a convocare il nuovo Re del Nord, invito che dal canto suo Jon decide di accettare perché, guarda il caso, giusto in concomitanza del corvo da Tyrion Lannister, gli arriva quello da Sam che gli svela che Dragonstone è letteralmente una roccia fatta di vetro di drago (io ancora rido al pensiero della rivelazione epocale…). L’incontro tra i due fan favorite si avvicina e, personalmente, sono emozionata per motivi, come dicevo, tutt’altro che frivoli (una volta tanto): non sono personalmente una fan della coppia Jon-Dany (a parte perché di incesti mi pare che ne abbiamo già abbastanza in giro senza metterci zia e nipote, ma poi perché, oggettivamente, ‘sti due non si sono ancora manco mai visti: posso basare le mie ship sul nulla o, peggio ancora, semplicemente sul fatto che gli interpreti sono gnocchi e quindi starebbero esteticamente bene insieme? Dai, perfino io ho un limite…), ma non vedevo l’ora che qualcuno decidesse di farli incontrare perché la profezia del principe (o principessa, come fa notare Missandei) che fu promesso/a è tuttora molto ambigua, e la rivelazione che la traduzione esatta potrebbe indistintamente riferirsi a un uomo o una donna mi fa invece pensare alla teoria secondo cui a salvare capra e cavoli saranno un principe E una principessa: può darsi anche che Jon e Dany siano destinati a guidare la guerra contro i morti insieme, che nessuno dei due sia singolarmente colui/lei che è stato promesso, ma formino questa entità in maniera complementare. “Yours is the song of ice and fire” era stato detto a Dany nella Casa degli Eterni, e io sono da anni ancorata alla teoria per cui lei e Jon siano il fuoco e il ghiaccio.

  

Oltretutto, nessuno a parte Bran sa ancora della reale identità di Jon, e attendo con ansia che questa venga rivelata intanto a lui, ma poi anche a Daenerys. A prescindere, vetro di drago e fuoco di draghi mi sembrano già un buon punto di partenza contro il Re della Notte e la sua armata, decisamente meglio di quello che Jon ha tra le mani al momento a Winterfell.
Winterfell che lascia, tra l’altro, alla guida di Sansa, un momento narrativo breve ma che vorrei sottolineare perché sembra mettere un accento diverso sulle questioni irrisolte della puntata scorsa, sugli apparenti attriti tra i due. Sansa e Jon continuano ad avere visioni diverse dei loro ruoli, ma il fatto che Jon abbia comunque voluto lasciarla ufficialmente a “governare” in sua vece è un gesto forte di fiducia nei suoi confronti, che tutto sommato era quello che lei stava lottando per ottenere da diversi episodi: riconoscimento per le sue opinioni e per il fatto che queste valgono tanto quanto quelle di un uomo.

  

Al momento ci troviamo veramente al punto che evidenziavo un po’ di tempo fa, ovvero che le posizioni politiche più significative dei Regni sono occupate da donne di carattere forte e deciso: Sansa al comando al Nord, mentre a Sud se da una parte Cersei convoca tutti i vassalli di Highgarden sperando di rigirarseli come calzini con un bel discorsetto ben argomentato riguardo “l’invasione della figlia del Re Folle” (e sembra riuscire nel suo intento, grazie anche alla diplomazia di suo fratello verso Randyll ‘Padre dell’anno’ Tarly), dall’altra Dany cementifica le sue di alleanze con i vari Martell, Greyjoy & co.
Ma di tutto il minutaggio dedicato alla Regina dei Draghi in questo episodio sono senz’altro due i dialoghi che ho più apprezzato: quello con nonna Tyrell, che sembra rivolgersi a lei con lo stesso tono che avrebbe riservato alla sua nipote preferita, elargendo consigli spassionati su come va bene ascoltare i suggerimenti politici dei propri consiglieri ma su come lei personalmente se la sia sempre cavata egregiamente ignorandoli (ora però spero che Olenna non porti troppo cinismo nella sala del trono di Dragonstone, non se questo rischia di andare a creare attrito tra Daenerys e il suo Primo Cavaliere). L’altro momento di tête-à-tête che ho apprezzato principalmente è senz’altro quello tra Dany e Varys, in cui lei va finalmente a tirare fuori tutti i dubbi che io per prima avrei avuto su di lui, se noi non fossimo spettatori onniscienti che hanno seguito le vicende di TUTTI questi personaggi: ha lavorato per tutti i sovrani precedenti, tramando alle loro spalle quando li ha cominciati a ritenere indegni, quindi perché fidarsi di lui? Lo scambio mi è piaciuto molto perché ha gettato un’ulteriore luce sulle motivazioni di Varys, che ha sempre ripetuto di fare qualunque cosa faccia per il popolo prima di tutto, e non per servire questa o quell’altra Casata (uno specchio per le motivazioni invece strettamente egoistiche che muovono quello che è a lungo apparso come il suo alter ego a corte, ovvero Baelish), ma mai finora si era aperto così caldamente su cosa l’ha sempre spinto e la sua onestà è trasparsa dal non scomporsi minimamente neanche di fronte alle accuse incalzanti della sua Regina. Da parte sua, la risposta finale di Dany è stata altrettanto significativa, creando le basi per un rapporto non solo di fiducia ma anche di pieno appoggio indirizzato prima di tutto al buon regnare, principale interesse anche della ragazza (che se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla luuuuuunga parentesi a Slaver’s Bay è che decisamente alla Regina dei Draghi importa della sua gente).

 

Note random:

  • Parlando di Dany non si può non fare il collegamento mentale con #maiunaJorah, che sta effettivamente passando le sue giornate a Oldtown trasformandosi gradualmente in un sasso senza che a nessuno gliene possa fregare di meno. È già il secondo episodio in cui appare l’Archmaester e il secondo episodio in cui questi risponde a Sam che qualcosa che lui vorrebbe fare non si può fare: e prima fregatene dei White Walkers, che il Continente è sopravvissuto a di peggio, e ora fregatene che a Jorah sono rimasti solo pochi mesi in cui rimpiangere le sue gioie mai provate perché qualsiasi cura sarebbe pericolosa e quindi perché anche solo provare? Decisamente l’impressione che sto avendo dei Maestri alla Cittadella è tutt’altro che positiva, e se questa vuole essere l’ennesima metafora, in questo caso per l’immobilità delle istituzioni di fronte alle crisi (così come abbiamo avuto critiche al fanatismo religioso neanche troppo velate in passato), ci sono riusciti.
  • La scena tra Missandei e Verme Grigio sembra decisamente quel tipo di parentesi a cui già accennavo la scorsa volta, che serve ogni tanto in GoT per interrompere lo scorrere di trame più intense e allentarne un po’ la tensione… magari non l’avrei portata avanti così a lungo perché sì, loro sono tanto carini e coccolosi e sicuramente a livello di introspezione dei personaggi è stato bello vedere uno sviluppo più concreto per questo rapporto finora perlopiù platonico (soprattutto visto il background condiviso dei due e il ruolo di Dany nella liberazione dalla schiavitù), ma a parte darci la quota tette/culi della settimana, in questo frangente nello specifico, il fatto che i due siano arrivati al dunque mi dispiace ma non aggiunge quasi nulla di significativo. Non dico che l’avrei tagliata del tutto perché, ripeto, sono parentesi di cui si sente il bisogno all’interno di una puntata, e la recitazione dei due (le reazioni di Verme Grigio in particolare) è stata molto intensa, così come ho apprezzato le scelte di regia, ma il minutaggio poteva forse essere ridotto.

In definitiva un buon proseguimento per l’ottima premiere della scorsa settimana, episodio che però nel complesso mi aveva catturata e appassionata più di questo: qui abbiamo meno personaggi (che in generale non è necessariamente una brutta cosa) avvicendarsi in scena, ma per vari fattori messi insieme il giudizio generale che darei all’episodio è, sebbene globalmente positivo, leggermente inferiore a “Dragonstone”.

Voi cosa ne pensate invece? E quali sono le vostre aspettative per il futuro e le vostre ipotesi in base a quanto visto? Attendo i vostri pareri qui sotto nei commenti, intanto vi lascio il promo della 7×03 e vi invito come sempre a visitare le fantastiche pagine dei nostri amici di Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita e The White Queen Italia.
Alla prossima!

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