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Recensioni Timeless

Timeless – Visioni, resurrezioni e piani malefici

Siamo arrivati a metà di questa seconda stagione di “Timeless”, quindi è ora di fare un bilancio su questa prima parte.

Finora la storia è stata piuttosto intrigante, soprattutto grazie al mistero di cosa stia facendo la Rittenhouse, di quali siano i veri piani della società segreta, guidata ora dal bisnonno di Lucy.
E’ interessante vedere non solo i piani della società, per l’appunto, ma anche gli agenti “dormienti” che vengono posizionati in punti precisi della Storia, cosa che permette, altresì, di vedere le differenze tra di loro. Nel secondo episodio abbiamo visto come vi sia la possibilità che alcuni non siano più disposti a portare a compimento le proprie missioni, o quantomeno siano molto reticenti, perché si sono costruiti una vita pur in un tempo che non è il loro e vorrebbero continuare a vivere come delle persone normali; nel terzo, invece, abbiamo visto chi pur essendosi costruito una vita e sperando di poterla continuare per godere degli aspetti positivi che il successo personale ha portato, non abbia particolari remore ad abbandonarla e anzi, sia ansioso di portare avanti l’operazione.
Abbiamo, pertanto, da una parte l’aspetto umano, dall’altro, invece, quello freddo e calcolatore.

In mezzo a tutto questo troviamo la madre di Lucy e suo nonno, il quale addirittura vorrebbe sacrificare la propria bis nipote. Sarà interessante vedere la madre di Lucy dover fare i conti con le proprie scelte sbagliate, doversi interrogare su esse (si spera), mettere in discussione ciò che prima era convinzione granitica.
In ogni caso, il personaggio del bis nonno è affascinante e c’è da augurarsi che lo tengano a lungo, per far sviluppare sia lui, che sembra il perno fondamentale della Rittenhouse (nonché il villain), sia i piani da lui creati.
A tal proposito è stata emblematica la scena dei membri della società, riuniti in una sala, che assistono alla rivelazione del suo piano.

In posizione opposta a lui abbiamo la nuova evoluzione di Garcia Flynn, che come si poteva evincere già durante la prima stagione, sin dal suo inizio, è entrato ora a pieno titolo nel “Time Team”, senza perdere nulla del suo sarcasmo, della sua forza, della sua rabbia, del suo essere spietato, ma anche di tutta la sua conoscenza e della sua umanità, che è stata limitata dal dolore e dalla furia per le ingiustizie e gli orrori subiti, per il tradimento (della Rittenhouse), ma che nondimeno esiste ed è in grado di emergere, come con le donne accusate di stregoneria e nel delicato momento con Lucy ferita, nella navicella, dove si è preso cura di lei quasi come una sorta di mentore, nonché nel finale del quinto episodio, dopo essersi reso conto di ciò che è accaduto tra Lucy e Wyatt e della tristezza di lei.
Anche questo sviluppo, a cui siamo finalmente arrivati, è ricco di potenzialità. Sorge però una domanda: la gentilezza verso Lucy è genuina o Flynn ha un secondo fine?



In merito al suo unirsi ai nostri eroi, bisogna spendere qualche momento per parlare del quarto episodio, che lo ha visto andare nel Seicento, a Salem, con Lucy e Rufus. Una puntata interessante non solo per la sua presenza, ma anche per i temi trattati, ovvero l’oppressione femminile.
Per mezzo della tematica dei processi alle donne accusate di stregoneria e alle loro ingiuste condanne a morte ed esecuzioni, infatti, è stato trattato il più generale tema del diritto delle donne a essere chi sono, senza dover cambiare per assecondare aspettative degli altri e della società, al non essere giudicate se non per le loro capacità, al loro diritto di affermare se stesse, le loro personalità e la loro indipendenza.
Il discorso di Lucy alle compagne di cella è stato un momento bellissimo, che mi ha ricordato una cosa: all’uscita del film de “Il Codice da Vinci”, nelle varie voci che si opposero alla sua uscita in Italia una delle motivazioni fu che il libro raccontava menzogne al riguardo della caccia alle streghe in Europa. Venne detto che le donne uccise all’epoca non furono le migliaia affermate nel romanzo (e film), ma poche decine.
Una motivazione disgustosa, perché anche solo una è fin troppo. Ed è questo il concetto che viene implicitamente espresso nel quarto episodio di questa seconda stagione di “Timeless”.
Un principio importantissimo, poiché non vale solo per le donne, ma per qualunque persona, a prescindere dal suo sesso, dalla sua razza. Davvero uno splendido messaggio.

Infine, per quanto riguarda Wyatt e Lucy, bisogna dire che sebbene forse un poco improvviso, ciò che è avvenuto a Hollywood nel passato è il culmine di ciò che è stato costruito durante tutta la prima stagione, nella quale abbiamo visto nascere il sentimento tra i due. In più, tra gli eventi della fine della scorsa stagione e quelli a cui stiamo assistendo sono passati mesi, nei quali il sentimento di Wyatt per Lucy è divenuto sempre più profondo, alimentato anche dalla paura di averla persa, come aveva perduto Jessica.
Per quasi tutta la S1 abbiamo visto Lucy e Wyatt imparare a conoscersi, prima, superando i reciproci pregiudizi, per poi arrivare a fidarsi l’uno dell’altro, a formare una squadra, appoggiandosi anche l’uno all’altro poiché entrambi avevano un dolore da guarire, qualcosa che li accomunava e li spingeva a lottare. E proprio tutto questo ha fatto nascere quei sentimenti che abbiamo visto sbocciare nell’episodio nove, “Last Ride of Bonnie and Clyde”.
Ancora prima, però, due sono stati i momenti fondamentali che li hanno portati a essere uniti ed entrambi sono legati allo sviluppo di Wyatt, che ha mostrato di essere molto più che il soldato tutto muscoli: l’aiuto dato a Lucy nella Germania nazista, nella 1×04 “Party at Castle Varlar”, e quello che Lucy ha dato a Wyatt nella 1×05 “The Alamo”, quando, ancora prima che iniziassero a provare reciproci sentimenti romantici, ognuno dei due ha curato le ferite dell’altro.
Ovviamente, però, non poteva andare tutto liscio e così ecco il ritorno a sorpresa di Jessica, la ex defunta moglie di Wyatt. Da una parte la reazione di lui può forse essere sembrata eccessiva, con la sua richiesta a Jessica di dargli una seconda possibilità quando ormai dalla morte di lei erano passati anni e proprio dopo aver in qualche modo dichiarato a Lucy ciò che prova (ricambiato), ma è anche vero che non si smette mai di amare le persone perdute. Inoltre, svolta a sorpresa può portare a interessanti conseguenze: di preciso chi ha modificato il Tempo per riportarla in vita? E come? A che scopo? Jessica è una “vittima inconsapevole” o è coinvolta con la Rittenhouse?

Sam

Innanzitutto, ciò che ho notato in questa prima parte di stagione e in particolar modo nel terzo episodio è l’inevitabile e comprensibile timore che alleggia al momento sulla serie, il timore di non poter raccontare in tempo tutte le storie che sono state finora solo accennate e di non poter concedere dunque una relativa chiusura prima della fine della stagione o, se un nuovo miracolo non dovesse verificarsi, della serie. Questa “paura” si avverte dunque secondo me nell’improvvisa accelerazione che alcune storyline hanno subito, tra cui la nuova relazione che coinvolge Lucy & Wyatt e l’improvviso e ancora misterioso ritorno di Jessica, la cui timeline è stata modificata dalla Rittenhouse probabilmente a causa di un piano a lungo termine in cui la donna potrebbe fungere da leva nei confronti di Wyatt. Per questa ragione, almeno per quanto mi riguarda, ho avvertito questa prima metà stagione particolarmente altalenante e dopo un primo episodio straordinario, ne sono seguiti due più ”ordinari”, per poi recuperare con il quarto che ha ripreso lo stile migliore di questa serie (per le ragioni sopracitate da Sam) e infine tornare a viaggiare senza troppe pretese con il quinto.

Nonostante la serie riesca a equilibrare gli spazi e i tempi dedicati ai membri del “Time Team”, credo sia prettamente innegabile evidenziare come Lucy Preston giochi ancora un ruolo assolutamente predominante nella partita e sebbene sia apparsa in alcuni contesti più dimessa rispetto alla vitale determinazione che solitamente la caratterizza e in un certo senso anche fin troppo “definita” dalla rapporto con Wyatt, credo che proprio il citato quarto episodio abbia mostrato nuovamente la vera personalità di Lucy, con tre aspetti fondamentali per il suo spessore caratteriale. Innanzitutto, com’è stato già espresso, l’ambientazione di Salem e il capitolo nero della “caccia alle streghe” ha fatto riemergere in Lucy quell’accecante indipendenza femminista guidata dalla sua straordinaria intelligenza e da un passionale orgoglio che la spinge a lottare per le cause in cui crede anche o soprattutto nelle situazioni più rischiose, permettendole di riappropriarsi di quello spessore umano e sociale che la rende un modello da seguire più che un semplice personaggio; ma soprattutto sempre quel contesto storico ha portato nuova luce non solo sull’evoluzione di due rapporti particolari che la coinvolgono ma anche su quei cambiamenti inevitabili che Lucy stessa subisce grazie anche a questi legami.

Da una parte infatti, si carica di nuove sfumature il suo rapporto / contrasto con la madre Carol, il cui ruolo di comando all’interno della Rittenhouse appare ora ben più debole di quanto sembrasse all’inizio del suo percorso, una debolezza dettata in fondo anche dal dilemma interiore che il suo istinto materno, per quanto deviato, produce. Segnata però dal tradimento di sua madre, è sorprendente notare quanto Lucy riesca a tramutare in rabbia e determinazione quelle emozioni che se lasciate libere la renderebbero più vulnerabile, e appoggiandosi quindi proprio su di esse come supporto per andare avanti, affronta Carol senza indugi, senza rimpianti, rinunciando anche ad appellarsi alla sua umanità e riuscendo finalmente in quell’obiettivo che per tutta la sua vita non aveva saputo portare a compimento: recidere di netto quella devozione cieca che l’aveva spinta finora a percorrere una strada già segnata anziché crearne una indipendente.

Il quinto episodio ha però posto l’accento su un diverso tipo di figura materna, sviluppando in questo modo un rapporto che già nella prima stagione era stato accennato ma che, seppure a piccoli passi, adesso sta ottenendo maggiore spazio. Il confronto “obbligatorio” che Carol Preston impone a Denise Christopher come ultimo tentativo disperato di rimuovere Lucy dalla strada della Rittenhouse evidenzia anche quanto l’agente della Sicurezza Nazionale nutra per Lucy in particolar modo un affetto sincero e “insolito” considerato il distacco professionale e necessario che solitamente invece la Christopher dimostra nel suo lavoro. Fin dalla sorprendente cena in cui le aveva presentato e in qualche modo affidato la sua famiglia, la Christopher non ha mai davvero smesso di vegliare su Lucy, notando anche l’evoluzione della sua relazione con Wyatt, ma soprattutto ha continuato a fidarsi di lei senza riserve, tanto da concederle anche la possibilità di seguire il “consiglio” di sua madre e restare da parte nella guerra contro la Rittenhouse, per poi rivelarsi orgogliosa di lei nel momento in cui Lucy rifiuta categoricamente la proposta. E per una giovane donna come Lucy, che ha perso da un giorno all’altro una madre a cui aveva dedicato praticamente la sua intera vita, credo sia importante riscoprire almeno in parte un’ammirazione materna che renda tutti questi sacrifici personali meritevoli di essere compiuti.

Dall’altra parte invece, è il rapporto con Garcia Flynn a mostrare un nuovo aspetto di Lucy, un aspetto che, ancora una volta, era stato introdotto proprio nella precedente stagione ma che ritrova ora libera espressione. Nonostante infatti Flynn rappresenti ancora un’incognita ai fini della storia e nonostante sia in buona parte convinta che nasconda un piano personale per ottenere la sua vendetta nei confronti della Rittenhouse, ciò che mi affascina sempre di più del suo legame con Lucy è notare quanto questa vicinanza stia permettendo a entrambi di influenzare reciprocamente le rispettive personalità.
Se da una parte, infatti, Lucy riesce ancora a raggiungere il lato più umano di Flynn, ottenendo nuovamente la sua fiducia e placando relativamente la sua costante rabbia, rabbonendo in questo modo le sue reazioni, dall’altra ciò che sorprende davvero è vedere quanto proprio i diversi capovolgimenti di fronte che hanno stravolto la sua vita abbiano portato Lucy a sfumare ancora di più la sua moralità precedentemente in “bianco e nero”, spingendola dunque non solo a riconoscere la parte migliore di Flynn, ma questa volta a capire anche il suo lato più oscuro. Girarsi di spalle per lasciarlo libero di ottenere le informazioni che servivano a modo proprio, cambiare volutamente la storia per salvare un gruppo di donne ingiustamente accusate di stregoneria, sono tutti momenti che evidenziano quanto Lucy cominci a condividere con Flynn l’idea di dover fare ciò che serve per un obiettivo più importante.

E questa inedita somiglianza tra i due caratteri si traduce inevitabilmente, in seguito anche al ritorno di Jessica, in una vicinanza più personale, un legame che non obbligatoriamente deve sfociare in sfumature romantiche (ma se dovesse succedere chi sono io per oppormi?), ma che anche solo a livello umano diventa ora per entrambi un supporto quasi indispensabile nella loro silenziosa solitudine.

Appena accennata mi appare infine, rispetto alla prima stagione, la caratterizzazione di Jiya e forse anche di Rufus, la cui relazione si ritrova ora ad affrontare non solo le inspiegabili visioni sul futuro che colpiscono Jiya ma anche una sostanziale differenza di punti di vista che rischiano purtroppo di allontanare i due personaggi.

WalkeRita

Vi lasciamo con il promo del prossimo episodio, “The King of Delta Blues” e vi diamo appuntamento a fine stagione.

 

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