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The Umbrella Academy – Supereroi disfunzionali

Venerdì 15 febbraio Netflix ha finalmente rilasciato una serie tanto attesa: “The Umbrella Academy”.

Lo show è adattamento dell’omonima serie di fumetti creata da Gerard Way, fondatore e cantante dei My Chemical Romance, band statunitense famosissima la cui musica ha contribuito a definire il decennio 2002-2013, anno in cui si è sciolta.

Il fumetto è stato pubblicato per la prima volta nel 2007 (con il primo volume, “The Apocalypse Suite”, seguito poi dal secondo, “Dallas”) e il primo numero del terzo volume (“Hotel Oblivion”) è arrivato nelle fumetterie nello scorso mese di ottobre.
Fedele allo stile che già aveva caratterizzato la band da lui fondata, Gerard Way ha creato una storia che parla di un gruppo di supereroi, fratelli adottivi, del tutto disadattati e con vari problemi, personali e di famiglia.

Proseguendo dunque sulla strada che ha portato alla realizzazione di “Una Serie di Sfortunati Eventi” (adattamento dei romanzi di Daniel Handler) e “Sabrina” (tratto da “Sabrina, The Teenage Witch”, fumetto della Archie Comics, che ha dato i natali anche ai fumetti di cui “Riverdale” è a sua volta adattamento per la CW) Netflix non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione e così è finalmente arrivato a noi “The Umbrella Academy”, con quella che si spera sia solo la prima stagione, composta da dieci episodi di circa un’ora.

La storia segue le vicende dei fratelli Hargreeves, Luther, Diego, Allison, Klaus, Five, Ben e Vanya, nati lo stesso giorno da madri che non erano incinte e che si erano ritrovate improvvisamente e senza spiegazione direttamente al nono mese di gravidanza e al giorno del parto. I bambini sono stati adottati da Sir Reginald Hargreeves, che li ha cresciuti in modo molto severo, dando loro dei numeri (Luther è One, Diego è Two, Allison è Three, Klaus è Four, poi c’è Five, Ben è Six e Vanya è Seven… anche se tecnicamente non fa parte del gruppo), addestrandoli a combattere sin da quando erano bambini e spingendoli dunque già da quando erano in tenera età a confrontarsi con situazioni traumatiche che hanno lasciato segni non indifferenti in ognuno di loro e che ha spinto la maggior parte dei ragazzi a lasciare la casa (sede dell’Umbrella Academy) prima dei vent’anni.
Questo ha prodotto delle fratture sia nei rapporti tra di loro che, ovviamente, col padre adottino, nonché risentimenti vari proprio nei confronti dell’uomo, oltre che traumi personali che i fratelli non hanno superato nemmeno una volta diventati adulti.
Il fatto è che ognuno di loro possiede dei poteri del tutto eccezionali, cosa che li ha resi in grado di essere dei “savior” già da quando erano ragazzini.

Il primo episodio ha un ritmo che si può definire normale, proprio come le due serie che ho citato in precedenza. Senza dubbio, dunque, tale ritmo non è mozzafiato come può essere quello di telefilm sullo stile di “Bodyguard”, ma d’altro canto non deve esserlo, visto che questa storia ha molto più spazio narrativo rispetto allo show a firma BBC e, soprattutto, deve presentare una situazione non proprio semplice: il pilot ci deve introdurre alla realtà in cui vivono questi supereroi del tutto fuori dai normali canoni cui siamo abituati, deve spiegarci le loro origini, come sono diventati una famiglia e darci anche un quadro generale sulle loro complicate e problematiche personalità e situazioni personali, che poi deve essere approfondito negli episodi successivi. E deve, altresì, introdurci ad alcuni misteri, anch’essi da dipanare nelle puntate seguenti. Ed è esattamente quello che fa. Inoltre, alla fine dello stesso c’è un bel colpo di scena che serve a dare davvero il via alla storia e alla missione, per compiere la quale, come è del tutto chiaro, i protagonisti dovranno riuscire a superare i traumi e i rancori… o quantomeno dovranno imparare a convivere con essi.

Infine, c’è una bellissima colonna sonora e il cast è di tutto rispetto. Tanto per citare solo tre nomi: Ellen Page (candidata all’Oscar per “Juno” e membro del cast di “X Men”), Tom Hopper (“Doctor Who”, “Black Sails”, “Game of Thrones”) e Robert Sheehan (“The Tudors”, “Misfits”, “The Mortal Instruments – City of Bones”).

Il pilot è pertanto promosso e risulta decisamente promettente per il prosieguo della storia.

Ci rivediamo per il commento finale alla serie e non dimenticate: portate l’ombrello, perché piove sempre sul bagnato!

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