Pretty Little Liars | Recensione 7×18 – Choose or Lose

È stato tutto tremendamente sbagliato. E a questo punto un paio di fiocchi di neve dovrebbero già essersi posati sul Sahara ma lasciate che mi spieghi meglio. Sono sempre stata il “primo” difensore dell’integrità di questa serie e del rispetto professionale che le si deve e questa è una premessa ancora inviolabile per quel che mi riguarda. Esordire quindi con un’affermazione come quella di partenza è assolutamente insolito per me ma soprattutto si tratta di una scelta giustificata da motivazioni esclusivamente soggettive incentrate in particolar modo sui contenuti dell’episodio e non sulla forma. Voglio specificare questa distinzione perché, se guardato con distacco e disinteresse, l’episodio è caratterizzato in realtà da un crescendo di tensione straordinario che ha raggiunto nelle sue scene finali un apice anche inaspettato su un doppio scenario. Ciò che, personalmente, ho avvertito così “sbagliato” è stata una storia che, in questo episodio, ha rischiato di mettere in discussione tutto ciò che ha sempre protetto e che ha costituito il cuore della serie fin dall’idea di partenza, sviluppando invece dall’altra parte, fin troppo aggiungerei, l’aspetto sentimentale delle dinamiche relazionali dei personaggi. In un mix dunque di emotività, oggettività e unpopular opinions, affrontiamo con calma questo insolito big bad wolf.

The friend inside the enemy, the enemy inside the friend

A.D. è riuscito lì dove i precedenti detentori del gioco hanno fallito: dividere le liars, creare una frattura apparentemente insanabile in un’amicizia che per qualche ragione era sempre stata scomoda e che rappresentava contemporaneamente, come ogni sentimento vero che si rispetti, il loro miglior punto di forza e la più pericolosa debolezza. Colpire questo tipo di legame significa lasciare la serie e le sue protagoniste in balia degli eventi, prive di quella solida base d’appoggio che era una costante e che forse ultimamente era stata data un po’ per scontata. Ma ciò che più destabilizza in questa storia è la consapevolezza, raggiunta da Emily, di essere state tutte effettive pedine nelle mani di un giocattolaio, prima ancora che una di loro “accettasse” di indossare l’iconico cappuccio nero, tutte loro hanno, individualmente, “giocato” e “accettato” i rischi che sarebbero derivati dall’offerta di A.D., abbandonandosi a ciò di cui più avevano bisogno in quel particolare momento, che fosse una risposta, una verità, un’arma o una scialuppa di salvataggio, tutte ormai logorate da una perenne guerra di trincea in cui l’attesa dell’attacco era peggiore dell’attacco stesso. Spencer è stata la prima a mettere in moto l’ultima partita a cui A.D. le ha costrette a partecipare, Emily ha risposto al suo turno poco dopo aver provato a respingerlo, Hanna non ha neanche avuto la possibilità di scegliere, subendo quasi passivamente le conseguenze che un disinteressato A.D. aveva in serbo per lei, mentre Alison in fondo simboleggia sempre l’inizio di tutto, da Charlotte a Archer Dunhill. Aria Montgomery è stata semplicemente l’ultima preda del gioco, l’ultima vittima di un ricatto a cui ha ceduto irrazionalmente ma che, in fin dei conti, mi sembra abbia ferito più lei che le persone che le stavano intorno e che adesso purtroppo sembrano decise ad allontanarsi e a lasciarla indietro. Il confronto a carte scoperte tra Aria e le sue amiche è difficile anche da guardare, è un autentico processo in cui la rabbia, la delusione e la frustrazione sono indiscusse padrone del momento, è la migliore realizzazione di un piano altrui che ha raggiunto il suo scopo e che, in questo modo, ha apparentemente chiuso la partita, trionfando su tutte loro. “Choose or Lose”, era questo l’ultimatum conclusivo che A.D. proponeva alle ragazze, scegliere una di loro da consegnare alle autorità o perdere in gruppo e nonostante la promessa di non permettere più a nessuno di interferire nel loro legame, nonostante il tentativo di Spencer di prendere il controllo e distruggere ogni contatto con A.D., credo che involontariamente una scelta sia stata fatta nel momento in cui hanno deciso di lasciare Aria sola ad affrontare le conseguenze dei suoi errori e di una scelta sbagliata che tutte loro in fondo hanno compiuto almeno una volta dall’inizio di questo incubo circolare da cui non riescono a svegliarsi.

E se le rispettive relazioni sentimentali riescono a mitigare per Hanna, Emily e Alison il culmine di tensione raggiunto dal turno finale del gioco, Spencer appare visibilmente quella più colpita dalla rivelazione, ed è proprio in lei che Aria cerca disperatamente un appiglio, uno sguardo, una parola che riesca a creare un ponte in un legame che si sta distruggendo davanti ai suoi occhi e che lei non riesce a fermare. Più di tutte le altre, Aria cerca il perdono di Spencer, supplica per la sua comprensione avendo indossato lei per prima quel cappuccio in precedenza, avendo vissuto quella solitaria disperazione che l’acceca e le offusca la mente impedendole di pensare razionalmente e di trovare una soluzione, una via di fuga da una trappola costruita con le loro stesse mani.

Spencer, dal suo canto invece, non mi è mai apparsa così confusa. Il suo particolare rapporto con Aria e il tradimento di cui la ritiene responsabile sono entrambe cause che la spingono da una parte a scagliarsi con rabbia contro le colpe dell’amica e dall’altra a cercare una debole mediazione poiché consapevole e memore di un errore che riconosce fin troppo bene. Ma ancora una volta A.D. sembra riuscire a trovare il tempismo perfetto per far cadere la sua scure su un rapporto pericolosamente in bilico che intende annientare completamente. Come ho notato anche nei precedenti episodi infatti, l’idea di avere Aria nel suo team ha esaltato particolarmente quest’ultima anonima nemesi, lo ha spinto a “mostrarsi” più di quanto avesse fatto in precedenza, lo ha “costretto” a scendere in campo per accertarsi che Aria fosse assolutamente sola, credendo di riuscire così a vincere ogni sua riserva e forse anche a conquistare la sua lealtà. Il modo in cui A.D. si è rapportato ad Aria è stato inedito, è stato quasi morboso, è stato personale fino alla fine, fino al momento in cui ha capito che, pur avendo tagliato quasi di netto ogni suo rapporto importante, non avrebbe mai ottenuto davvero la sua fiducia, e solo allora ha lasciato che Aria agisse esattamente come aveva previsto, cadendo nella sua ultima trappola nel disperato tentativo di raggiungere Spencer e in questo modo anche il suo perdono.

Fin troppo centrali e a tratti forse anche un po’ forzate mi sono apparse probabilmente tutte le dinamiche sentimentali sviluppate nell’episodio ma ad ogni modo quasi tutte le storyline romantiche hanno anche presentato un lato positivo da poter evidenziare. Della relazione di Aria & Ezra, così altalenante in questa ultima fase della serie dopo un percorso assolutamente perfetto compiuto dalla 6B in poi, ciò che ho apprezzato molto in questo contesto è stato ritrovare finalmente Ezra autentico e fedele alla persona che è sempre stato. Il modo in cui si fa carico delle responsabilità del segreto di Aria è in realtà l’aspetto più luminoso di tutta la storia, è l’unico bagliore di speranza per poter ripartire, è la possibilità per Aria di avere ancora almeno un punto fermo su cui fare leva per rialzarsi e ricominciare a combattere. Il senso di colpa per le ragioni che lo hanno avvicinato ad Aria la prima volta ancora tormenta profondamente Ezra, tanto da credere di essere lui a non meritare il suo perdono quando invece è al momento l’unico che ha riconosciuto nelle colpe di Aria i suoi stessi errori.

Della storia di Emily & Alison invece, oltre la costante sorpresa per quanto piacevole si sia rivelata per me una relazione che fino a un paio di stagioni fa era quasi impensabile, è stato particolarmente positivo assistere al momento in cui la verità su questa nuova evoluzione del loro rapporto viene ammessa involontariamente da Emily. Dal giorno in cui in biblioteca aveva confessato la reale natura dei suoi sentimenti per Alison, Emily ha accettato e affrontato apertamente ogni fase di questo rapporto perennemente ambiguo con la consapevolezza di avere alle spalle quelle stesse persone che dal primo momento le hanno fatto da scudo e non hanno mai smesso. Confessare ora, tacitamente, di aver raggiunto quel lieto fine che insegue dalla sua adolescenza si carica di una sensazione di chiusura per Emily mentre ancora una volta le ragazze che ha accanto la sostengono, anche solo con un debole sorriso capace di alleggerire almeno per un momento la tensione che le circonda.

L’endgame è realizzato anche per Caleb & Hanna che, alla vigilia di quello che potrebbe essere il loro ultimo giorno di libertà, sfruttano al meglio ogni minuto che gli resta concretizzando in una notte il loro fidanzamento. Ma la componente migliore di questa storia è per me al momento il ritorno di Ashley Marin. Anche in questo caso appare quasi evidente l’intenzione di riunirsi con le fasi iniziali della storia e della vita dei protagonisti perché esattamente come nei primi episodi in cui l’abbiamo conosciuta, Ashley Marin si riconferma l’unico genitore degno di questo ruolo, una madre che anche dopo una lunga assenza riesce a percepire le inquietudini di sua figlia e lotta contro ogni bugia e contro ogni barriera pur di entrare nel suo mondo e proteggerla ancora una volta. Ashley regala ad Hanna un ultimo sogno prima di lasciarle affrontare una battaglia che intende comunque combattere al suo fianco.

Non riesco a riconoscere note positive purtroppo nell’assurdo e improvviso riavvicinamento di Toby & Spencer. I comportamenti di Spencer appaiono stranamente conflittuali e contrastanti nell’arco di uno stesso episodio e la sua relazione con Toby è esattamente l’emblema di questa ambiguità. Sebbene abbia sempre creduto che il legame tra Spencer e Toby non verrà mai spezzato del tutto sopravvivendo anche oltre i confini di una relazione, ho la sensazione che il momento di passionale intimità che hanno condiviso rappresenti per entrambi solo una via di fuga: dal dolore, dalla perdita, dalla confusione, da un futuro in cui nessuno dei due crede per davvero. E personalmente penso che entrambi meritino di più di una distrazione.

Infine si ritorna nuovamente da Mona e da quella piccola vittoria o rivalsa che sente di aver appena ottenuto sulle liars. Imponendosi tra di loro con evidente soddisfazione, Mona appare quasi orgogliosa nel rivelare il coinvolgimento di Aria con A.D., nell’assistere alla crisi di un’amicizia e di un gruppo in cui non ha mai trovato il suo posto, nel testimoniare in prima fila e con un ruolo da protagonista alla “disfatta” di un ideale. Prossima anche lei al ricongiungimento con le sue origini, Mona sceglie di riappropriarsi della sua cinica intelligenza ma soprattutto appare decisa più che mai a riprendersi un gioco che le appartiene, strappandolo dalle mani di A.D. in una sfida che adesso per lei va anche oltre il coinvolgimento delle liars e diventa una missione personale.

Due episodi. Due episodi per ricostituire l’essenza di questa serie, due episodi per definire le sfumature di grigio di ogni personaggio cercando di riconoscere luci ed ombre, due episodi per ottenere le risposte di cui abbiamo bisogno, due episodi per mettere la parola fine a una serie che ha lasciato il segno. Solo due episodi e il sipario calerà su Rosewood.

Ben lontana dall’essere pronta per questo, io vi lascio e vi do appuntamento alla prossima settimana per la penultima recensione di “Pretty Little Liars”.

Sempre vostra, Walkerit-A.D.




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WalkeRita

Giovane 23enne sulla carta d’identità ma con un passato tormentato e vissuto più di quanto voi possiate immaginare. Tutto è cominciato frequentando il liceo di Beverly Hills 90210 ma la vera epifania è avvenuta quando ha scoperto di avere poteri magici da dividere con tre sorelle in una splendida casa vittoriana. Ciò che segue è storia: ha cominciato a combattere i vampiri con una biondina esplosiva mentre nel tempo libero frequentava assiduamente gli alieni del New Mexico. Tra innumerevoli viaggi e incontri variegati, ha trovato la sua vera essenza solo in tre posti: una piccola cittadina del North Carolina, un negozio di elettronica intriso di Nerd e una missione ad alto rischio e tasso adrenalinico al fianco di un’agente Cia doppiogiochista, nome in codice: Fenice. Non ha mai smesso di visitare mondi e tempi diversi e quando credeva di non potersi più innamorare come era successo in un glorioso passato, è stata folgorata da uno scrittore e dalla sua musa, da un’angelica vendicatrice (che è QUASI certa di aver incontrato in una vita precedente) e da una Salvatrice e la sua famiglia. Tutto questo le ha ridato carica ed energia e l’ha fatta sentire inarrestabile: si è persa in uno strano Magazzino del South Dakota, ha ammirato un’affascinante scienziata appassionata di ossa, ha fatto persino una visita indimenticabile in un ospedale di Seattle ma quando ha notato che i dottori morivano più dei pazienti, ha deciso di andarsene, in cerca di nuove avventure. Ha trovato così i suoi alter ego: una geniale hacker conosciuta come Watchtower e una sorprendente artista di Broadway. Infine quest’estate si è iscritta ad una società segreta chiamata Divisione, ha viaggiato con mezzi alternativi come una cabina della polizia e si è resa conto di essere una piccola graziosa bugiarda. Può sembrarlo, ma non è pazza, è invece Folle per le serie tv, con il sogno impossibile di essere nata negli USA e con l’abitudine di sfogare questa passione scrivendo!!

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