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A un metro da te – Abbiamo visto in anteprima il nuovo film con Cole Sprouse [RECENSIONE]

Carissimi Addicted, mercoledì 6 marzo abbiamo partecipato alla proiezione per la stampa del film 5 feet apart (A un metro da te), e vi confesso di essere uscita dalla sala molto provata.

Il film non è altro che l’adattamento cinematografico di un libro (edito Mondadori e uscito il 5 marzo, il giorno prima della proiezione della pellicola) scritto da Rachel Lippincott (scrittrice) con Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (entrambi sceneggiatori, anche di questo film ovviamente).

La trama è molto semplice nella sua drammaticità: seguiamo la vita di Stella, 17 anni e affetta da fibrosi cistica, malattia che ti impone specifiche regole per poter vivere un po’ più a lungo. Stella è ossessionata dal controllo, pulisce tutto in modo certosino, ordina in modo specifico i farmaci che assume e ha persino creato un’app che supporta nel seguire le terapie. Anche Will è affetto da fibrosi cistica ma, a differenza di Stella, vorrebbe solo poter vivere appieno la sua vita senza essere costretto in quattro mura con sempre e solo lo stesso panorama. Will e Stella non potrebbero essere più diversi, eppure si trovano.

Gli attori che interpretano Will e Stella sono due giovani emergenti, Cole Sprouse (aka Jughead di Riverdale) e Haley Lu Richardson (aka, per chi la seguiva, Tess di Ravenswood) e devo dire che la loro interpretazione è molto coinvolgente, le loro emozioni sono tangibili e ti coinvolgono con un semplice sguardo. In realtà anche gli altri attori fanno un lavoro eccellente, in primis Moisés Arias, l’attore che interpreta Poe, il migliore amico di Stella, mi ha letteralmente conquistata: bravissimo.

Io sono una biotecnologa, so benissimo quale è la causa della fibrosi cistica ma, non essendo io un clinico, non ero preparata a tanta sofferenza, a tante difficoltà. Quando non hai nulla da perdere si rischia tutto… e invece no, perché quando da tutta la vita non hai nulla da perdere ogni momento è un istante prezioso da non sprecare, potrebbe essere l’ultimo. E questo il film ce lo dimostra in modo crudo, piatto, inaspettato.

Si potrebbe pensare che, in fondo, è così per tutti, nessuno sa quando verrà il suo momento, eppure di norma ci si aspetta di invecchiare, formare una famiglia, avere dei figli… o molto più semplicemente uscire con le amiche e festeggiare il proprio compleanno insieme. Quando hai una malattia genetica come la fibrosi cistica non è così, la normalità (per come la conosciamo noi) non esiste, la tua casa potrebbe essere un ospedale, le tue feste le vivi attraverso gli occhi degli amici, non con loro. La tua aspettativa di vita è ridotta al giorno che stai vivendo. E anche questo il film ce lo mostra in modo chiaro e duro, mostrandoci una nuova prospettiva di “normalità”.

Il film, così come il libro, ha il patrocinio della Lega Italiana Fibrosi Cistica perché in modo semplice e molto sensibile aiuta a toccare con mano le difficoltà che si affrontano quando si ha questa malattia come compagna di vita.

In generale si può dire che gli autori non hanno inventato nulla in questo film, ci sono scelte a volte scontate, forse banali, ma in una storia che è un progetto di sensibilizzazione e informazione sulle condizioni di chi vive e come vive con questa patologia non si può rimanere indifferenti.

Non entro nei particolari perché questo film è un percorso da seguire e scoprire per assumere quella consapevolezza che anche il gesto più scontato, come una semplice carezza o un abbraccio, può avere un impatto e un’importanza che vanno al di là di quanto possiamo immaginare.

La normalità non esiste, è solo una questione di punti di vista.

Buona visione!

Se volete rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità che riguardano la protagonista del film non dovete far altro che passare da questa meravigliosa pagina:

Haley Lu Richardson Italia.

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