Young Sheldon – Recensione di metà stagione

Young Sheldon Cooper Serie TV

Young Sheldon – Recensione di metà stagione: Sono ormai tre anni che Young Sheldon ha conquistato il pubblico americano e non solo: creato nel 2017 da Chuck Lore e Steven Molaro, lo show ideato come il prequel di The Big Bang Theory si è dimostrato all’altezza delle aspettative, tanto che giunto alla sua terza stagione può prendere il posto della sua serie madre, conclusasi proprio quest’anno.

Young Sheldon segue le vicende del personaggio di Jim Parsons – la cui voce introduce ciascun episodio – all’interno della famiglia Cooper, composta dai genitori George e Mary, dalla nonna “Meemaw” Connie e dai fratelli Georgie e Missy. A eccezione del padre, che nella serie principale è stato dato per deceduto, tutti loro hanno avuto un’apparizione all’interno di The Big Bang Theory, sebbene la loro caratterizzazione non sia stata seguita con particolare attenzione; al contrario, sembra quasi che una caratterizzazione abbia iniziato a esistere a partire dallo spin-off. Un esempio lo è Connie, amatissima da Sheldon in entrambi i formati, ma presentata in The Big Bang Theory come una nonnina amorevole che non reputa Amy all’altezza del nipotino, mentre in Young Sheldon appare la persona quanto più diversa possa esistere dalla figlia Mary. In generale, è evidente come altri dettagli qui analizzati con attenzione siano stati invece contraddetti in diverse occasioni nella serie principale.

In questa stagione, Mary e George (Zoe Perry, figlia dell’originale madre di Sheldon Laurie Metcalf, e Lance Barber) devono affrontare una temporanea perdita nella loro vita e soprattutto in quella di Sheldon: John Sturgis (Wallace Shawn) non si trova in ospedale come creduto dal bambino, bensì in una clinica psichiatrica. La paura di Mary è che, date le enormi somiglianze tra il figlio e il professore universitario, Sheldon possa anche lui perdere la testa un giorno, per questo nella terza stagione gli impedisce di iniziare l’università a dieci anni e lo obbliga a frequentare suoi coetanei – il suo unico amico è Tam, apparso da adulto anche in The Big Bang Theory. In sostanza, non si tratta più solo del desiderio di far vivere a Sheldon la propria infanzia, bensì di un vero e proprio timore per l’uomo che potrebbe diventare.

Al suo ritorno, John tronca la relazione con Connie (Annie Potts), dando il via a una serie di triangoli amorosi: prima con il professore Linkletter, le cui avances non sono gradite alla donna; poi con Ira, l’uomo che aveva rifiutato scegliendo John e con cui ora l’ex fidanzato la vorrebbe insieme; infine con Dale (Craig T. Nelson), il nuovo allenatore di baseball di Missy. Negli ultimi due episodi prima della pausa invernale, tuttavia, John ha cominciato a dimostrare di non gradire molto la lontananza da Connie. Con due genitori innamorati e tre figli ancora giovanissimi – a eccezione di Georgie – l’unico triangolo amoroso da mettere in scena poteva soltanto avere al centro nonna Connie!

Sheldon, interpretato da Iain Armitage (Ziggy Chapman in Big Little Lies), resta comunque al centro delle vicende, permettendo però anche al resto della famiglia di seguire storyline appena più approfondite. Se Sheldon è accademicamente pronto per l’università, Missy (Raegan Revord) sta per entrare nell’adolescenza attraverso le prime cotte e i primi pianti, per colpa delle compagne di classe che deridono il suo amore per il baseball; inoltre viene analizzato più a fondo il suo rapporto con il padre. Georgie (Montana Jordan), invece, sta intraprendendo il cammino verso l’indipendenza, scoprendosi un ottimo venditore e ottenendo i primi lavori; è forse anche sul punto di conquistare l’amata Veronica (Isabel May, protagonista di Alexa & Katie). Purtroppo invece a essere preso meno in considerazione è il rapporto di Georgie con i due gemelli: mentre Sheldon e Missy hanno diversi dialoghi divertenti nel corso della stagione, Georgie ha una vera e propria scena con i fratelli solo nell’episodio del mid-season finale. Speriamo che nelle prossime puntate il loro rapporto dottenga un ruolo più centrale, a discapito della fin troppo presente Mary.

Un ultimo cenno in questa recensione di metà stagione di Young Sheldon va alla sigla, indicativa delle diverse storyline affrontate in questa terza stagione. Non c’è più solo Sheldon, bensì l’intera famiglia ad accompagnarlo e a guardarlo con espressioni confuse di fronte a ogni suo diverso cosplay. Si tratta di un ulteriore segnale che identifica lo show non come un prequel dedicato esclusivamente a Sheldon Cooper bambino, bensì una sit-com che lo vede tra i personaggi principali.

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