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Recensioni UnReal

UnREAL 3×01 – Quinn e Rachel sono tornate più in forma che mai!

Bentornati a tutti!
Sono felicissima che UnREAL abbia finalmente fatto ritorno dopo una lunghissima pausa (diciotto mesi!! Vogliamo scherzare?) e di avere la possibilità di seguirlo anche quest’anno insieme a voi.

Voglio premettere, per partire senza trascinarmi dietro dei pesi inutili, che io non sono completamente d’accordo con l’idea generalizzata e ampiamente ripetuta dai media americani in questo lungo lasso di tempo, che la seconda stagione di UnREAL sia stata un completo disastro, al punto da pretendere all’unanimità che l’unico intento di quella attualmente in corso fosse di riparare ai danni precedenti. La prima stagione è stata magnifica, siamo tutti d’accordo, e la seconda ha certamente avuto i suoi difetti, ma con l’andare del tempo mi è sembrato che UnREAL sia stato accusato di essere il colpevole di tutti i mali del mondo, che adesso deve in qualche modo risolvere. Anche perché, così facendo, è quasi impossibile guardare (e godersi) la terza stagione senza preconcetti, come è mia intenzione fare, e come ho fatto con grande piacere nel caso della premiere. [Fine polemica].

Quello che amo di più di UnREAL, quello che mi spinge ad attendere ansiosamente il suo ritorno, oltre ovviamente al cinismo e l’assoluta mancanza di politically correct, che trovo sempre molto rilassanti, è il rapporto simbiotico di co-dipendenza distruttiva che c’è tra Quinn e Rachel. Le due donne sono legate da qualcosa che trascende qualsiasi spiegazione razionale, ma che è assolutamente meraviglioso da guardare, perché lì sotto, in modo caotico e distorto, c’è un affetto autentico e indistruttibile. È forse Quinn quella che se ne rende conto in modo più consapevole, mentre Rachel, presa dalla sua confusione interiore, lo vive con meno accettazione, se vogliamo, pur sapendo perfettamente che Quinn opera su di lei un enorme potere di attrazione che non è in grado di contrastare.

Sappiamo che probabilmente, per salvarsi, dovrebbero stare lontane l’una dall’altra e tutto sommato ci provano saltuariamente, ma niente riesce a dividerle, nonostante tutto. Vediamo quindi Quinn, all’inizio di questa premiere, andare a recuperare Rachel mentre se ne sta a mollo nella sua fattoria zen (sei mesi lì dentro? Non riesco a pensare a niente di più noioso, aiuto!), perché ha, come sempre bisogno di lei. E, nonostante il viso levigato dal totale relax suggerisse il contrario, non credo che a Rachel non sia mancata Quinn, e il mondo che condividono, allo stesso modo. Sono morta sulla teoria dell'”Onestà Radicale”, perché era chiaro fin da subito che questo avrebbe generato ENORMI problemi, come infatti si è immediatamente dimostrato, in intermezzi che, se sono partiti con finalità comiche, hanno reso possibile un momento di brutale onestà nei confronti di Chet, di cui tutti avremmo amato essere protagonisti.

 

[Chet, ti serva di lezione, non sono MAI domande da farsi]

Sicuramente Rachel, nella vecchia vita, aveva perso il controllo dello schema manipolatorio con cui cerca di dominare la realtà circostante, di cui ormai non individuava più dei confini chiamiamoli “sani”. Quindi, capisco la necessità del reset dato dalla permanenza nella rehab zen. Ma è stato oltremodo divertente vederla alle prese con il tentativo di rimanere fedele ai suoi nuovi valori dentro il mondo di Everlasting, che si basa esattamente su quello che lei deve evitare: sesso e bugie. E, come è normale, il primo gesto della nuova Rachel è stato quello di correre in difesa di Quinn.

La novità di quest’anno è rappresentata da una protagonista femminile, scelta con lo scopo di non far fallire Everlasting che, dopo l’ultima stagione *leggermente* turbolenta, sta per avviarsi verso un ignominioso destino. Abbiamo tutti colto l’ironia amara dell’essersi reso necessario un uomo (Chat) per convincere un altro uomo (Gary) a scegliere una donna come suitress (non mi viene un termine meno brutto), per rilanciare il programma, gestito e portato al successo da due donne. 
Fa quindi la sua comparsa Serena, interpretata da una magnifica Caitlin Fitzerald che ho apprezzato in Masters of Sex, e che ha provocato in me reazioni contrastanti le quali, una volta fatta la somma, mi hanno fatto capire che siamo di fronte a una vera antagonista (forse la prima in questo senso), capace di giocare bene le sue carte, convinta di voler seguire la propria strada ed esperta nell’uso delle arti manipolatorie di cui Quinn e Rachel sono sempre state uniche maestre.

[La sirena-stripper!]

Inizialmente ho trovato Serena molto noiosa e bacchettona, con quel contegno perbene fatto di totale onestà e correttezza, valori a cui sembrava aderire completamente. Poi ha iniziato a irritarmi per la sua estrema mancanza di flessibilità nei confronti del programma, perché io capisco che lei voglia porsi come la paladina della giustizia che non accetta soprusi e inganni, ancor meno se servono solo a generare ascolti e quindi, in sintesi, che cosa ci fai a Everlasting? Dove hai vissuto finora? Non sapevi dove ti stavi infilando? L’ho trovata un filo ipocrita nel sentirsi migliore di tutti lì dentro, per una non specificata supremazia morale.

A seguito è completamente impazzita e lì il mio termometro interiore ha subito un’impennata verso l’apprezzamento indiscusso, quando è improvvisamente diventata l’anima del party (e di qualcosa d’altro). Il colpo di grazia è avvenuto durante l’intermezzo di disperazione che mi ha totalmente coinvolto, in cui non volevo far altro che abbracciarla e dirle che mi sarei presa cura di lei, perché l’ho sentita viva, umana, sofferente, infelice per la mancanza di amore, di un compagno, nonostante avesse sempre giocato secondo le regole, per sentirsi poi accusare di essere troppo pretenziosa e scoprirsi assolutamente sola. Infine, dopo essere tornata apparentemente mite e disposta a seguire le indicazioni dello show, ha comunque deciso di fare solo e soltanto quello che voleva. Mi sono alzata in piedi ad applaudirla. 
Non è minimamente una protagonista-fantoccio da manovrare come si vuole, che si fa ingannare da qualche parola detta al momento giusto. Darà molto filo da torcere.

[Io che consolo Serena]

Approfondendo meglio il ruolo di Serena, la minaccia più pericolosa che percepisco possa rappresentare è la possibilità, non così remota, che si infili tra Quinn e Rachel, allontanandole sul serio. Perché a me è sembrato chiaramente che, anche se le due donne si sono fisicamente riunite, e tutti noi ne siamo molto felici, di fatto è la prima volta che non condividono completamente mezzi e intenti di gestione del programma. Ovvero, Rachel, che è sempre stata quella più “idealista”, se mi si fa passare il termine, quella convinta a tutti gli effetti di poter fare del bene nel mondo (con le sue modalità discutibili), e per questo pronta a spingersi in qualsiasi forma di manipolazione, per far sì che la gente segua il suo modus operandi che, nella sua mente, dovrebbe salvare il pianeta, continua a voler perseguire questo genere di utopia, ma ricorrendo a mezzi meno estremi e spregevoli, rispetto al passato. Vuole davvero mettere in pratica i recenti valori appresi, e costruire quel mondo fantastico che ha promesso a Serena. E Serena rappresenta quel candore e quell’onestà che Rachel vuole proteggere e che sente di condividere. Quello che più ama fare è prendersi cura dei problemi altrui, per non pensare ai propri, come se salvando Serena potesse in effetti guarire anche se stessa. (È un atteggiamento che va sempre a finir male).

Quinn, dal canto suo, è sempre Quinn. È un trattore che demolisce chiunque si trovi davanti, quella che è perfettamente consapevole del movimento a sostegno delle donne, ma non lo sostiene idealmente e intende usarlo per i propri scopi, e cioè far funzionare Everlasting e costruire il suo impero. Le importa del “femminismo”, solo se il femminismo le farà il piacere di favorire la sua carriera.
E quindi, nell’assistere alla solita graffiante, eccessiva, amoralissima Quinn che fa i suoi commenti brutali dietro le quinte (e divertimi tantissimo) e non vedere Rachel andarle dietro con lo stesso fervore e l’identica convinzione che i suoi metodi fossero quelli perfetti per il programma, mi ha prima tolto un po’ di entusiasmo (come a Quinn), per poi intristirmi vagamente e infine farmi vedere il problema consistente che potrebbe profilarsi all’orizzonte. E cioè che qualcuno possa introdursi nel loro rapporto, incrinandolo, cosa che, nonostante tutti i drammi, non è mai successa.

Per il resto:
Il nuovo psicologo mi fa venire l’ansia. Non andrei mai a raccontargli i fatti miei, soprattutto perché sembra aver più bisogno lui di uno bravo che chiunque lì dentro e tollero poco i moralisti e le anime apparentemente fragili, in UnREAL. Non capisco di preciso perché 1. si sia confidato con Rachel dopo due minuti di conoscenza e 2. perché le abbia confessato di essere lì per lei. Cioè, in sostanza, che cosa ci dovrebbe rappresentare?
– Jeremy. Non sentivo la necessità di avere Jeremy di nuovo presente, perché secondo me non sapevano davvero più che farne dopo la prima stagione, ma, inspiegabilmente, è sempre qui a tormentarci e tormentarsi. Prima è buono, poi il mostro e adesso a me pare solo psicopatico.
Ho rivisto invece Jay e la nuova Madison con piacere. Non comprendo che cosa ci trovino tutti in lei, ma mi piace quella sua parte oscura che brama il potere e che ha imparato perfettamente dalle sue mentori.
– Chet e Quinn. Non lo dico perché amo Chet esattamente quanto lo ama Rachel cioè zero, ma di preciso quale sarebbe il suo ruolo? Io lì vedo due donne molto intraprendenti e capaci di andare avanti da sole, costantemente oppresse e rallentate da due uomini inutili (Jeremy e Chet). Ammetto però che almeno Chet è spessissimo divertente, in modo anche involontario e ha quel lato da orso tenero/impacciato che è in grado di toccare ancora il cuore di Quinn. Soprattutto quando ammette che “Crystal è solo più semplice”. E in due parole di rara onestà si è effettivamente racchiuso il loro travagliato rapporto.
– Non mi fanno impazzire i corteggiatori, anche se naturalmente anche io, come Rachel, punterei sull’attivista che dorme sotto le stelle. Mi ha forse fuggevolmente ricordato Adam, l’unico vero protagonista del mio cuore. Gli altri li avrei mandati via tutti, perché la frase “latte alle ginocchia” mi è apparsa più volte nella mente a fronte di molte delle esternazioni maschili.

Momenti TOP
1. I need you. I miss you.

2. Super momento trash: il patto di sangue? Seriously?!
3. Rachel che racconta con dovizia di particolari il suo ciclo al primo che capita. Mi sto ancora nascondendo dietro al divano per l’imbarazzo del poveretto.

In conclusione, è stata una puntata che mi è piaciuta molto, un ottimo punto di partenza per la stagione e che mi ha convinto che la scelta di una protagonista femminile sia stata una mossa azzeccata. È la prima volta che un altro personaggio è effettivamente in grado di opporsi, con le stesse armi e la stessa forza, al duo indistruttibile. Bel ritmo sostenuto senza nessun calo, il vecchio e il nuovo si sono amalgamati in modo armonioso, Quinn è in formissima e Rachel è sempre quel miscuglio di patimenti, insicurezza e idee geniali che Shiri Appleby sa interpretare con maestria. La sola voce di Constance Zimmer è inoltre per me garanzia di successo. Mi fa sentire a casa (#TeamQuinn). Non vedo l’ora che sia la prossima settimana per divorare la seconda puntata.
Voi che cosa ne pensate? Fatemi sapere!

Ecco il promo della 3×02. Se volete rimanere aggiornati sul mondo di UnREAL, vi consiglio di passare su questa pagina: UnREAL Italia

– Syl

 

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Sarella

2 comments

Marianna 28 Febbraio 2018 at 22:30

Comincio dicendo una cosa: non vedevo l’ora che tornasse. 18 mesi tra una stagione e l’altra è una cosa assurda.
Tutti sanno quanto agli americani piaccia fare i moralisti mentre Unreal è tutto l’opposto perché ti ritrovi a fare il fifo per i “villain” ovvero Quinn e anche Rachel (anche lei non vuole ammetterlo) e storci il naso davanti ai buoni e puri.
Chet è messo li solo per dimostrare quanta disparità ci sia ancora tra uomini e donne: Quinn e Rachel fanno tutto il lavoro ma come facciata ci deve essere sempre un uomo. Basti vedere come viene descritto il personaggio di Serena, una bacchettona che pensa solo al lavoro, mentre nessuno si sognerebbe di definire tale un uomo nella sua stessa posizione ma anzi verrebbe elogiato per essere un grande lavoratore con degli obbiettivi da raggiungere.
Il rapporto tra Quinn e Rachel è sicuramente malsano ma se per un momento escludiamo tutti gli aspetti negativi possiamo vedere quanto potenti e risolute possano essere due donne che decidono di collaborare. Tutto in contrapposizione ad una Madison che decide di usare ciò che madre natura le ha dato per fare carriera invece di usare unicamente un organo un pò più a nord, ovvero il cervello.

Reply
Syl
Syl 2 Marzo 2018 at 17:21

Condivido che in UnREAL (come in Shameless) si è naturalmente portati a fare il tifo per i villain come dici tu e quando arriva la gente a fare la morale cadono davvero le braccia, perché non sono credibili e di fatto sono fuori contesto. Non è proprio il posto per i moralisti! Serena, in quanto donna, impone molte più riflessioni rispetto a un normalissimo suitor maschio (proprio anche per i due pesi e due misure che citi), al di là del suo approccio tosto al programma, che genererà molti problemi, io temo (non vedo l’ora). Io poi non so che cosa ci trovino in Madison, sembra che sia rimasta l’unica donna al mondo sulla faccia della terra e guai a toccarla.

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