This Is Us | Recensione 1×17 – What Now?

 

“Love Conquers All”

È la frase che mi è venuta in mente alla fine della visione di questo episodio e che per me riassume perfettamente il senso più profondo di This Is Us. I personaggi di questo show ci mostrano, immancabilmente, che di fronte a qualsiasi difficoltà la vita possa presentarci, si può scegliere in che modo reagire a essa. Dipende da noi, non ne siamo vittime. Possiamo rimanerne segnati e amareggiati, oppure possiamo decidere che trarremo il meglio dalle circostanze avverse, che ne coglieremo l’insegnamento nascosto, giudicando con umanità e misericordia le persone coinvolte, tenendo presente che tutti fanno sempre quello che possono, in base a carattere, esperienze, schemi di pensiero appresi. Ognuno di loro sa dare sempre altre possibilità, sa perdonare, mettersi in gioco, facendolo con Amore, non intendendo qui il sentimento romantico, ma la comprensione del prossimo a un livello superiore. Innegabilmente si piange molto, ma ogni puntata ci lascia arricchiti, ci dà qualcosa su cui riflettere di più profondo che non il twist del giorno.

Siamo al diciassettesimo episodio, che ci ricorda che siamo in vista della Finale – maiuscolo, per rendere meglio il timore che questo termine porta sempre con sé, anche se non essere, per una volta, in bilico sul rinnovo, mitiga un po’ la pena che mi prende al pensiero di quello che capiterà la prossima settimana. (Non è vero).

Attendo ormai sempre con piacere i minuti iniziali della puntata, quei momenti molto intimi che sanno trasportarci nell’atmosfera telefilmica, senza bisogno di parole e spiegazioni. Spesso ne è stato protagonista William, nella sua versione giovanile (non fatemi ricordare quel ragazzo triste, ho già dato) ed è così anche oggi, con i flashback che ce lo riportano in vita dentro la sua stanza, intento a dare l’addio via lettera alle nipotine. La stessa stanza sulla cui soglia Randall si attarda, (non ancora) pronto a occuparsi dei beni materiali del padre.
Naturalmente la morte di William, che abbiamo pianto nel breve spazio del mini hiatus, non poteva che essere il punto di esordio della puntata e occuparne lo spazio maggiore, per le sue conseguenze emotive sui vari personaggi.

William è stato un uomo formidabile, oltre che un personaggio irresistibile, che ha saputo farsi conoscere e apprezzare nel giro di pochissimo tempo, anche dal pubblico. È stato in grado di trasmettere e donare la sua burbera sapienza di gufo saggio, racimolata in anni di esperienze dolorose, anche a persone insospettabili, di cui noi e William non sapevamo nulla. Il breve cameo del postino sinceramente commosso alla notizia della dipartita di William, nella sua semplicità, ha saputo arrivare dritto al cuore e svelarci altri dettagli della personalità di William, in modo sintetico, ma efficace, come per esempio il fatto che si fermasse ad ascoltare le persone, interessato davvero alla loro vita. Non sarò mai abbastanza grata per un telefilm che non fa spiegoni, per raccontare la trama, ma ce la mostra (show, don’t tell, primo comandamento).
Nel giro di un istante mi è, nell’ordine 1. spiaciuto per il postino 2. spiaciuto per Randall 3. spiaciuto per me che non potrò più avere William da incontrare ogni settimana, anche se non durante le passeggiate. Insomma, le solite lacrime che pungono gli occhi e che si cerca ostinatamente di non far traboccare, per il noto mantra “Non posso iniziare a piangere adesso, come ci arrivo alla fine, altrimenti”. Non è mai possibile frenarle.

È stato bello vedere l’intera famiglia riunita per stare vicino a Randall e per omaggiare, nel modo divertente inventato dalle nipotine su espressa indicazione di William, un uomo la cui integrità e umanità erano alla pari con quelle di Jack. Randall ha avuto due grandissimi padri, che l’hanno reso l’uomo splendido, forte e un po’ buffo che è diventato. È vero che li ha persi entrambi e che ha dovuto esporsi alla temibile esperienza di dover piangere due figure paterne, come se un singolo strazio non fosse abbastanza. Ma Randall is Randall. Randall sa prendere il meglio di quello che gli capita e trasformarlo in Amore. Amore che, in questa circostanza, indirizza e offre alla sorella, nel prevedibile crollo dovuto ai ricordi dolorosi che la celebrazione in onore di William le suscita.

Non è stato facile per lei assistere alla commemorazione di una sorta di “figura paterna”, che le ha inesorabilmente ricordato la morte di Jack, che sappiamo essere un macigno enorme che è riuscita, con grande fatica, a nascondere in un posto inaccessibile della sua anima, ma che adesso è pronto a venire in superficie, iniziando con l’urlo durante la seduta di “trasformazione emozionale”, al Fat Camp, e proseguendo con la successiva psicoterapia. Le emozioni sono state risvegliate grazie al lavoro su se stessa che sta facendo, ed è inevitabile che saltino fuori alla prima occasione che le va a ripescare.
Ero convinta anche io che fosse stato Toby a rincorrerla all’aperto, perché i due sono impegnati nel compito di conoscersi e farsi conoscere dall’altro, ma quale sorpresa invece scoprire che in suo soccorso si era precipitato suo fratello. (Datele un premio per la capacità recitativa, perché piangeva in modo tanto realistico, con una trasmissione così autentica dalla sofferenza, che ho faticato a non unirmi a lei, solo per empatia).

Ricordiamoci che all’inizio Randall viveva un po’ ai margini di quel rapporto esclusivo che invece condividevano i suoi fratelli, forse per via del fatto che fossero gemelli, tenendo conto della già più volte citata ostilità tra Kevin e Randall, molto presente negli anni della loro infanzia e adolescenza.
Sono felice di vedere che con il tempo si sia creato un maggiore equilibrio tra loro. Grazie alle vicende che hanno vissuto e di cui siamo stati testimoni, le dinamiche sono cambiate e si sono ristabilite in modo più bilanciato, in un modo in cui è più facile far circolare l’amore fraterno, che non ha più blocchi e vicoli ciechi.
La scena tra Randall e Kate ci ha mostrato la profondità del loro affetto e quel legame fortissimo che esiste tra fratelli e che finora non c’era stata ancora occasione di vedere. Se uniamo questo momento di grande dimostrazione di sostegno per Kate, alla corsa di Kevin per andare a raccogliere – letteralmente – un Randall distrutto sul pavimento del suo ufficio, abbiamo l’immagine di un vero e proprio legame che diventa sempre più profondo e indistruttibile, oltre che una risorsa per tutte le persone coinvolte.
È una famiglia che sa prendersi cura dei suoi membri, quando questi sono in difficoltà, o che perlomeno ha imparato a farlo nel migliore dei modi, proprio davanti ai nostri occhi.

Come non citare, a questo punto, l’incredibile regalo che ci è stato fatto, quello di vedere Jack e William condividere un momento di pura vicinanza e allegria, se pure soltanto onirica, seduti sul divano come due vecchi amici, come due “brother”, appellativo con il quale William si era rivolto al “padre di suo figlio” sulla riva del lago, simbolica tomba di Jack. E immagino che abbiamo ripensato tutti alla “leggendaria risata” di Jack, quella ampia e fragorosa, descritta da Randall al padre biologico e che William si era dispiaciuto di non poter sentire.
Sono (stati) due uomini che hanno vissuto vite diverse, ma che sono stati accomunati dalle medesime caratteristiche di base: uomini molto gentili, nel senso più esteso e profondo di questa parola, premurosi e integri, che hanno fatto sempre del loro meglio, date le circostanze che hanno vissuto. Ottimo l’escamotage del sogno di Randall che ci ha regalato un momento inaspettato e prezioso da tenere stretto.

Il “fun-erale” di William ha inevitabilmente fatto tornare alla ribalta il “tradimento” di Rebecca nei confronti di suo figlio, per come lui aveva percepito, all’epoca della scoperta, l’aver consapevolmente deciso di tenergli nascosta l’identità del padre e il fatto che avesse mostrato il desiderio di incontrarlo.
È chiaro che Rebecca si sente terribilmente in colpa, per numerosi motivi che, se li sommiamo e ne guardiamo il totale, diventano un fardello impossibile da sostenere. Ha negato al figlio la possibilità di conoscere le sue radici – e di questo si è sempre accusata. Aggiungiamo inoltre che ha assistito allo svilupparsi di un affetto naturale tra i due, ha scoperto la bellezza di una persona come William, ha ascoltato Beth elencare i motivi per cui William ha saputo entrare nel cuore di tutti: è normale che adesso senta tutta la responsabilità di non aver concesso loro più tempo per imparare a conoscersi e viversi.
È sempre un po’ doloroso per me vedere Rebecca anziana, più chiusa, meno spensierata, meno comunicativa, meno felice, come se stesse solo sopravvivendo, avendo deciso (è una mia supposizione) che il meglio della vita se ne sia andato con Jack.

All’epoca dei fatti, avevo pensato che, di fronte a una situazione del genere, decidere che cosa fosse “giusto” o “sbagliato” non fosse la questione centrale. L’avevo ritenuta una di quelle occasioni in cui una decisione rimandata diventa, con il passare del tempo, sempre meno facile da prendere, generando un effetto valanga che può avere conseguenze distruttive che falciano rapporti. Continuo a pensarlo. In questa occasione Rebecca, in preda a una grande emotività, come se non potesse più tenersi dentro la sofferenza che le causa il pensiero di aver fatto del male al figlio che ama tanto, insieme al dispiacere per la loro “separazione” (sì, il conflitto si era alleggerito, ma le cose non erano tornate normali, tra loro), racconta, con grande onestà, il motivo per cui non ha parlato. Ha avuto paura di perdere il figlio con il quale aveva avuto sempre un rapporto speciale, forse dovuto proprio al fatto di non averlo accettato subito, quando era entrato nella sua vita. Vuole solo offrire a Randall una spiegazione, la verità.

Indubbiamente il buon senso suggerisce che non possiamo tenere nascosto qualcosa di tanto importante a una persona solo perchè abbiamo paura che se ne vada, e infatti, come dice lei stessa, non si tratta di una giustificazione, ma solo di esporre alla cruda luce del sole quali fossero i motivi umanissimi che l’hanno portata a comportarsi in quel modo. Teniamo anche presente – non lo si ricorda mai abbastanza – che questa donna ha vissuto l’esperienza di perdere un bambino, morto durante il parto. E d’accordo che lei e Jack sono riusciti a “trasformare i limoni in una specie di limonata”, scegliendo di non farsi sopraffare dalla propria sofferenza, ma di trarne qualcosa di positivo che fosse utile ad altri, ma il lutto di quel bambino nato morto rimane intatto e non si può dimenticarlo. E credo sia stato uno dei motivi alla base del comportamento che l’ha portata, in ultimo, a genere sofferenza a Randall, che è l’ultima cosa che un cuore di madre desidera.

La risposta di Randall “Abbiamo avuto abbastanza tempo per conoscerci, e per volerci bene”, è esattamente il motivo per cui Randall è quella persona meravigliosa che sappiamo e per cui Rebecca gli confessa di essere convinta che qualità come la dolcezza e la gentilezza non gli siano state insegnate, ma le abbia ereditate da William. “Non si può dimenticare, ma si può perdonare”, dice la citazione di un film, ed è quello che decide di fare Randall. Poteva scegliere di continuare a sentirsi la vittima, di nutrire il rancore e di rimanere separato dalla madre, invece accetta la spiegazione e le va incontro, evitando di distruggere ponti, ma incontrandola a metà strada.

William non ha ancora “finito” il suo compito con lui. Per tutta la puntata Randall si è aggirato chiedendosi in che modo onorare “l’eredità” del padre, come mettere a frutto i suoi insegnamenti e far sì che il suo breve passaggio nella loro vita non fosse stato vano. Interrogativo che è diventato ancora più impellente quando Randall riceve dalle figlie un simbolo tangibile del lascito, materiale e metaforico, del padre, cioè il suo cappello, che indossa con orgoglio e che sembra non volersi togliere dal capo.
William gli fa il regalo più grande: rivedere la sua vita da un’altra prospettiva, scegliere di rallentare i ritmi frenetici che la sua ambizione e mania di perfezionismo gli hanno imposto. Randall è sempre stato mosso dalla smania non tanto di primeggiare in senso stretto, quanto di dare il meglio di se stesso, a qualsiasi costo, senza tener conto delle proprie esigenze. Lo faceva spinto dalla ferita della non accettazione, quando aveva bisogno di dar credito all’idea fuorviante di dover essere perfetto, per poter essere accettato e amato. Non ne ha più bisogno, perché ha ricevuto quello che gli è sempre mancato: l’amore incondizionato di chi l’aveva abbandonato, per incapacità di prendersene cura, che non è una colpa, ma solo un fatto.
Ogni momento vissuto con William, ogni piccolo frammento dei suoi ricordi, tutto l’esempio che è stato in grado di mostrargli lo hanno finalmente convinto di non doversi sforzare di essere il migliore, solo per colmare il vuoto che aveva sempre sentito dentro di sé. Può finalmente essere se stesso.
Dà quindi le dimissioni, nel modo sempre un po’ surreale che ha Randall di fare le cose, cioè presentandosi in ufficio alle dieci di sera, certo di trovarli ancora al lavoro. Per la prima volta sceglie se stesso e i suoi ritmi. Forse non correrà più al mattino, ma farà delle passeggiate. Magari parlerà al postino. Di sicuro non passerà più venti ore al giorno in ufficio, dedicando le sue energie e il suo tempo a qualcuno che sa mandargli solo in dono delle pere, a cui è allergico e una nota stampata, a fronte della sua perdita e della sua devozione.

Non si può a questo punto non parlare di Beth, donna perfetta per Randall, grazie al suo senso dell’umorismo tagliente e la capacità di tenerlo con i piedi per terra e afferrarlo prima che dimentichi se stesso per darsi agli altri. L’ho sempre trovata molto simile a William, con il quale formava un duo formidabile, quei pochi minuti che ci sono stati concessi di vederli insieme. Nonostante all’inizio non fosse troppo felice di averlo in casa, con il tempo ha saputo apprezzarlo, si è affezionata e adesso sente la sua mancanza. Sono diventati amici. Il viaggio a Memphis l’ha privata di un arrivederci adeguato e questo aumenta la sua sofferenza, le fa sentire maggiormente la pena della sua mancanza. Già il suo discorso, nel quale aveva tratteggiato che cosa aveva significato per lei la presenza di William, ci aveva fatto piangere tutti, come se non avessimo già versato lacrime a sufficienza, ma l’arrivo della cartolina è stata la chiusura perfetta, per noi e per lei. Con poche parole asciutte, proprio come è stato il loro rapporto, William ha saputo trasmetterle tutto il suo affetto. E quel “la figlia che non ho mai avuto”, was perfect. Anche noi divideremo il mondo di This Is Us in “Prima di William” e “Dopo William”.

Nella scorsa recensione mi rammaricavo del fatto che Jessie, il compagno di William, non fosse nemmeno stato citato. Jessie è presente in questo episodio solo per qualche minuto, ma arricchisce il quadro di ciò che sappiamo di William, grazie al racconto telefonico di un aneddoto che lo riguarda, che coglie Randall di sorpresa. Lo definisce “Un morbido appoggio per le anime esauste” e io non credo di aver mai sentito una definizione più bella e calzante.
Jessie mi ha fatto una tenerezza incredibile, mentre cercava di parlare con Randall, senza sapere di preciso che cosa dire o quanto avesse il diritto di disturbarlo. Ogni gesto, ogni espressione, ogni pausa del discorso, ha saputo raccontare del suo amore per William con grande pudore e dignità.

Kevin.

Kevin si trova ad affrontare le conseguenze pratiche dell’aver abbandonato la prima del suo spettacolo, alla quale aveva partecipato un importante critico teatrale, il cui parere sarebbe stato utile per cominciare a porre le fondamenta di una nuova immagine di se stesso, che non sia più legata al successo di The Manny, per il quale viene ancora riconosciuto e che rende la transizione meno semplice.
Kevin è in realtà molto cambiato e lo ha fatto in fretta. La sua performance coglie di sospresa la sua intera famiglia, perfino la sorella, che è sempre stata la sua fan numero uno. Da “Tato” si è trasformato in “Uomo” (Man-Manny)
Si sta impegnando molto anche con Sophie, di cui sa aspettare i tempi e di cui accetta esitazioni e cautela sul loro rapporto. Tra queste c’è anche la decisione di non voler rivelare alla sua famiglia di “frequentarsi in modo esclusivo”. Ora. A parte trovarli adorabili, aver deciso che Sophie è la donna della sua vita e aver già ricamato il secondo vestito da sposa nella mia testa, io vorrei sapere: 1. perché Sophie non vuole che la famiglia sappia che sono “tornati insieme” al punto da farla fuggire fuori dal teatro. La sua presenza lì non deve per forza significare prossime nozze, poteva solo esserci andata per curiosità dopo aver letto un trafiletto sul giornale, no? 2. Perché mai non deve saperlo “soprattutto Kate”?

Nel bel mezzo di cotanta beatitudine, dopo proclami di amore romanticissimi su “Sono venuto a New York per riprendermi la mia girl” (awwww), non poteva che arrivare un twist che potrebbe rimettere in crisi la coppia neoformata, sotto forma di una proposta telefonica notturna che il vero Ron Howard nelle vesti di se stesso (!!) fa a Kevin, nuovo attore prodigio, e cioè quella di tornare trionfalmente a Los Angeles grazie a un film da lui diretto. Una proposta con i fiocchi.
Ho già le mani nei capelli per tutto quello che significherà per loro, per la povera Sophie che si vedrà (presumibilmente) messa di fronte alla medesima situazione che le ha già fatto perdere Kevin in passato. Ma del resto non avevo mai pensato che Kevin se ne sarebbe rimasto a New York a fare teatro per sempre. È un attore. Prima o poi a Hollywood sarebbe dovuto tornare. O almeno, io sono sempre stata di questa idea (mentre ero impegnata a organizzare la carriera di Kevin nella mia mente, insieme al matrimonio, naturalmente).
Intanto, godiamoci la ritrovata vicinanza, non ancora scossa da nuvole all’orizzonte.


Jack e Rebecca.

Prima di iniziare ad analizzare il fermoimmagine del loro rapporto di questo episodio, voglio premettere che la mia posizione nello scrivere le recensioni di This Is Us non è mai quella di giudicare se un personaggio ha ragione o meno. Per una volta abbiamo sullo schermo delle relazioni vere, dei legami di una complessità perfettamente realistica, che rendono questi personaggi estremamente umani. Il mio intento è quello di capire (dal mio punto di vista) le motivazioni che li spingono e provare a formulare ipotesi sull’impatto che certi comportamenti possono avere in futuro. Parlare del rapporto di Jack e Rebecca è sempre molto delicato, soprattutto in queste fasi, ma in sostanza non sto dalla parte di nessuno dei due, provando a tratti pena e tenerezza per entrambi. Né penso che Jack sia perfetto. Penso che sia un uomo formidabile, e lo ammiro moltissimo per numerose qualità, ma non penso che non faccia mai niente di male e non è questo un requisito perché qualcuno sia una bella persona.
Detto questo, è innegabile che, dopo settimane di preparazione graduale, atta a renderci il colpo meno forte, le cose tra questi due non vanno bene. La complicità iniziale, il modo che avevano sempre di ritrovarsi dopo qualsiasi bufera, di non arrendersi e nutrirsi del loro rapporto, non è più forte e inossidabile, anche se non tutto è perduto.

Jack non ha accettato l’idea che Rebecca abbia deciso di andare in tour due settimane, lasciando la famiglia, a cui si è dedicata per tanti anni, nel desiderio di fare qualcosa unicamente per sé, pensando di meritarlo. Il problema è che Jack non è un grandissimo comunicatore delle sue emozioni. Lui è più l’uomo che si tormenta dentro, ma che non espone, punto per punto, quello che gli rode. Lo fa solo quando si arriva al litigio, e quindi la rabbia riesce a farlo esprimere (come in un precedente confronto sullo stesso tema) o ricorre a un atteggiamento passivo aggressivo basato su frecciate inutili che sanno solo esasperare la situazione. Come dice un noto adagio “A parlare ci si intende”. Io credo, per come assisto da qualche settimana alla dinamica in atto, che per lui la famiglia sia tutto, per via dell’infanzia terribile con un padre abusante che l’ha convinto a fare il possibile per costruire degli affetti diversi da quelli di cui era stato testimone, a costo di qualsiasi sacrificio, che sappiamo aver sempre fatto, anche se gli è costato molto (ingoiarsi l’orgoglio per chiedere soldi al padre, rinunciare al sogno della sua carriera per guadagnare di più). Tutto inizia e finisce all’interno dei confini del nucleo che lui e Rebecca hanno costruito. All’improvviso Rebecca decide che quella “monade” in cui hanno vissuto in simbiosi non le basta più. E non in senso quantitativo, è solo che ha bisogno di mettersi alla prova da sola. Ed è quel “da sola” che, secondo me, manda Jack in panico. Possiamo star qui a discutere fino alla nausea del diritto di Rebecca di perseguire i suoi sogni, o ricordarsi dei suoi doveri di madre di figli adolescenti, ma non credo che il punto sia questo. Credo che lo sia la realizzazione da parte di Jack che Rebecca ha sogni “in proprio”. L’aveva già messo in allarme la tranquillità con cui aveva accettato che Miguel e la moglie si separassero, quando invece lui si era opposto con grande forza alla sola idea che a qualcuno venisse in mente, a livello teorico, di lasciarsi e rompere l’indissolubilità del matrimonio.

La puntata ci ha però mostrato che c’è ancora speranza per loro. Lo si è visto nel piccolo barlume di vicinanza in cucina, quando i toni si sono ammorbiti e sono sembrati i vecchi Jack e Rebecca, parlando di Kevin e la sua ragazza (sempre Sophie) e quando lui ha deciso di dar retta al consiglio di Kate, quello di andare a vedere lo spettacolo della moglie a due ore di auto. Si è trattato di uno di quei momenti in cui si deve decidere se provare a lottare ancora per quello che si ha, o lasciar perdere. Jack non lascia perdere.
E questo ha aperto la porta a tutti i problemi che ci attendono in futuro.
Come ho già detto in un’altra recensione, Jack è un uomo proattivo, un uomo d’azione, che pensa in termini pratici a come risolvere una situazione, impaziente di mettere in atto la soluzione che gli viene in mente. Non ho mai pensato per un singolo istante che Jack potesse tradire Rebecca con Heather. È andato alla festa di pensionamento del collega solo perché non voleva starsene solo a casa e per sforzarsi di essere socievole. Una volta lì ha realizzato che l’unica cosa che gli importava era di mettere a posto le cose con sua moglie. Non ha però valutato correttamente le sue condizioni e il fatto di essere un po’ brillo (lo vediamo dalle chiavi che gli scivolano di mano). Il fatto poi di vederlo guidare sapendolo poco lucido, con due ore di macchina davanti a sé e le inquadrature insistenti del traffico, ci fanno per forza pensare che sia morto in un incidente d’auto, perché è di norma quello che succede quando, in una notte buia e tempestosa ti metti al volante in un telefilm. O ti si para dinnanzi un tir, o hai un serial killer seduto dietro. Ma avendo letto l’intervista allo showrunner sulle tempistiche di quando verremo messi a conoscenza dei dettagli della morte, sono molto confusa su che cosa aspettarmi la prossima puntata. (Mentre scrivo non ho ancora guardato il promo del finale).

Una certezza, però, ce l’abbiamo, ed è il fatto che tutto questo (che ancora non ci è chiaro) ha convinto Kate di essere in qualche modo colpevole della morte del padre, come rivela a Toby, aprendosi finalmente con lui. In qualche modo viene da pensare che si senta responsabile per avergli suggerito di andare a fare una sorpresa alla madre, dove accadrà il fattaccio, ma è tutto quello che si può ipotizzare al momento.

 

Posso capire il dramma di essersi tenuta dentro un peso del genere, come può averle condizionato al vita e a quali abissi di sofferenza si sia costretta. È un peso insopportabile, che deve smantellare, perché nessuno può vivere così. Per lei la morte del padre deve essere ancora più straziante, per quel rapporto di particolare vicinanza che condividevano, che le permetteva di fare la “voce della ragione” e di parlare con lui di argomenti intimi, quale la sua relazione con la madre, un po’ in crisi. È rincuorante, però, vederla aprirsi con Toby, mettendo in pratica quello che le ha consigliato il fratello, cioè che le emozioni devono essere fatte uscire e le si devono condividere con le persone che ci vogliono bene,  Toby in primis.

 

In ultimo, menzione per Miguel, che sta diventando – che ci piaccia o meno – sempre più protagonista. Percepisco Miguel come un uomo consapevole del fatto di doversi muovere sulle uova con ciascuno di loro, pur volendo loro bene da sempre e tenendo moltissimo alla famiglia del suo più caro amico. In più di una occasione, nel corso degli anni, è stato lui a cercare di far notare a Jack i suoi errori, sottolineando che beveva troppo o rispedendolo a casa quando era in ritardo. O semplicemente cercando di fargli vedere le cose da un’altra prospettiva.
Per la prima volta lo vediamo avere uno scambio adulto con sua moglie, come se fosse effettivamente una figura affettiva di riferimento per lei, invece che l’uomo che decora la casa per Natale (non che, comunque, gli abbia dato retta, visto che lo congeda con un “Conosco io mio figlio, che vuoi saperne tu“). Certo, avremmo fatto a meno della sua battuta su “Che bravo che sei Kevin a ricordarti una parte tanto lunga”, ma si sa, è pur sempre Miguel che tenta di compensare con un (brutto) umorismo.

Ho incredibilmente finito! Pensavo che sarei andata avanti a parlare dei Pearson per tutta la notte! Che ne pensate delle ultime vicende? Che quadro vi siete costruiti? Fatemi sapere, mi fa sempre piacere.
Vi lascio con il promo della prossima puntata e vi invito a passare da queste pagine, per news e aggiornamenti.

Milo Ventimiglia Italia
Mandy Moore Italia
This Is Us Italia

This Is Us Italia(gruppo)

Alla prossima settimana con la finale!

– Syl

8 comments
  1. Sono altrettanto impreparata all’imminente finale di This Is Us e la bellezza che questo show riesce a sprigionare in ogni puntata non fa che alimentare questa sensazione.
    Così come si era già visto per Jack, anche nel caso di William, pur non essendo più fisicamente presente nello show, ho avuto per tutto l’episodio la sensazione che lui fosse ovunque, anche quando non viene nominato direttamente o non si accenna a lui. Hanno saputo rendere reale e tangibile il concetto di eredità, facendo sopravvivere le frasi, gli insegnamenti e le risate di questi due uomini splendidi anche in un semplice gesto, come mettersi un cappello in testa. Non dirò quanto ho pianto nella scena del sogno di Randall con i suoi due papà a confronto perchè è più che ovvio: sarà stata anche solo una visione ma credo sia esattamente quello che sarebbe successo se solo avessero potuto effettivamente conoscersi.
    Ho adorato il personaggio di Beth. L’ho sempre vista come una donna straordinaria, ma sempre legata al suo ruolo di madre e di moglie del mio “prediletto”. Stavolta le si è data una dimensione tutta sua, attraverso il suo dolore per William, ed io rivedevo quella serata sotto le stelle a chiacchierare e fumare erba. Ennesima prova del fatto che William sia riuscito a toccare nel profondo chiunque abbia incrociato anche solo per pochi secondi la sua strada.
    Il dolore straziante di Kate mi riporta al fatto che la prossima settimana si dovrebbe scoprire la vera causa della morte di Jack. Ormai mi sono convinta che sarà un incidente stradale, e me lo figuro un po’ come la morte del padre di Dawson, non so nemmeno io perchè… forse perchè solo la stupidità del caso avrebbe potuto strappare Jack Pearson alla sua famiglia.
    Giusto per ribadire il concetto, sappi che mi sono commossa di nuovo leggendo la tua recensione. Ed è un complimento 🙂

    1. Ciao! Grazie mille, mi fai arrossire 🙂
      Passano i giorni e intanto diventa sempre più difficile pensare che mercoledì dovremo salutarli per qualche mese, senza sapere in che modo ci lasceranno (le interviste non aiutano certo a non prepararsi al peggio :D). Anche io ho ripensato alla serata in cui William e Beth hanno fumato l’erba, ma ancor prima al fatto che non lo volesse in casa in pianta stabile e invece sono riusciti a trovare la strada per essere amici <3
      Ci vediamo la prossima settimana e grazie ancora!

  2. Un nome su tutti: Beth.
    Un personaggio, solo in linea teorica, secondario ma This is us ci dimostra che non solo in una serie tv ma nella vita reale non esistono davvero personaggi maggiori e minori, esistono esseri umani con un mondo dentro che riveste la stessa importanza di chiunque altro. Se a volte, nella vita di tutti i giorni, si ha l’impressione che esistano persone di serie A e di serie B, è soltanto perché noi creiamo certe catalogazioni ma i sentimenti che ognuno prova non sono mai inferiori come importanza a quelli di nessun altro.
    Il dolore di Beth (così come quello del postino) per la scomparsa di William merita lo stesso rispetto del dolore di Randall, e quest’ultimo (personaggio straordinario, perfetta fusione di qualità avute per dna (William) e per insegnamenti/esempio (Jack)), lo sa e lascia che sia proprio la moglie a ricordare William durante il fun-eral. Sorvolo sulle lacrime mod. Cascate del Niagara che ho versato durante tutto il discorso di Beth, per la reazione di Kate, per il sogno di Randall e per quanto sia vero che eventi così emozionalmente toccanti, come la perdita di una persona cara, possano diventare una sorta di anno zero in conseguenza del quale, da quel momento, esisterà un “prima” e un “dopo”.
    Randall perde per la seconda volta il padre. Ma decide di riconoscere la parte migliore della vita: non autodistruggersi per il dolore della perdita ma apprezzare il tempo che la vita ti ha donato accanto a due uomini tanto straordinari come Jack e William.
    La scelta di abbandonare il lavoro, seguendo l’eredità spirituale della vita assaporata lentamente di William, più che essere realistico è un insegnamento: perché, diciamoci la verità, al giorno d’oggi e con le difficoltà di avere un posto di lavoro, molto probabilmente il 90% di noi avrebbe ingoiato il rospo del regalo delle pere (ma seriously?!? delle pere?!?) con le firme stampate e avrebbe continuato a frequentare lo stesso ufficio. This is us ci fa un piccolo/grande promemoria: la vita è una sola, ricordati di vivere secondo umanità e non come un automa che annulla la propria esistenza magari per qualcuno che neanche ti “vede” e ti apprezza realmente.
    Certamente la scelta di Randall ha anche il sapore di chiusura di un cerchio: quello del bambino rifiutato e abbandonato dal padre biologico, che, dopo aver capito nell’episodio The Trip durante lo splendido dialogo sotto allucinogeni col padre adottivo, di non essere un sostituto del gemello morto ma una realtà con la propria identità di membro della famiglia Pearson e punto, finalmente comprende di essere stato amato fin dall’inizio anche dal padre biologico come testimoniano i contatti con Rebecca, il libro di poesie dedicate al figlio scritte negli anni e il rapporto straordinario creatosi nelle poche settimane passate assieme che non poteva che avere radici profonde nel tempo.
    L’interrogativo adesso per Randall è What now? Come evolverà il suo personaggio?

  3. Capitolo Kevin. Realisticamente, affronta le conseguenze dell’abbandono della prima teatrale del proprio spettacolo (magari avrei gradito anche vedere le reazioni dei suoi colleghi, in primis Sloane), si becca il due di picche del critico teatrale ma guadagna la proposta della vita di Richie Cunningham 😀 . Ecco, qualcuno dice che Kevin potrebbe rinunciare per non allontanarsi dall’amore ritrovato con Sophie; io spero invece che lui accetti e dimostri di essere davvero un uomo maturato nel gestire insieme la sua professione, che lo porterà inevitabilmente ad una vita “itinerante” (cosa che anche Sophie sa), e la sua vita sentimentale.
    What now? Anche per lui 😉

  4. Capitolo Jack e Rebecca. Apparentemente gli autori ci hanno “spoilerato” le cause della morte di Jack: Kate invita il padre a correre dalla madre per sistemare le cose nel loro rapporto, Jack lo fa e ringrazia la figlia per l’input, ma ha visibilmente alzato il gomito. Incidente e addio al padre/marito più emozionante degli ultimi ventordicimila anni.
    Bene, io non credo finisca così: immagini e dialoghi lo suggeriscono ma proprio per questo e perché gli attori in primis hanno detto che la fine di Jack avverrà in un modo totalmente inaspettato, al punto da aver smentito tutte le teorie dei fan, per me il viaggio alcolico di Jack avrà nell’immediato altre conseguenze che lo avvicineranno all’epilogo del matrimonio prima e del passaggio terreno poi.
    Il punto focale a questo punto tra i due, come sottolineavi tu, è che per Jack la famiglia è tutto e per Rebecca no. E stavolta non c’è una Rebecca che da una parte ha paura di avere figli ma dall’altra “sente” che con Jack non potrebbe essere altrimenti, come un meraviglioso, ineluttabile destino. Rebecca è partita. E dopo lo scontro con Jack la sera di S.Valentino, il desiderio di realizzarsi diventa forse una questione di principio. Di fronte alla quale non arretra di un millimetro. E alla fine della fiera a fare il primo passo resta sempre lui, che la rincorre fuori dalla porta di casa per salutarla da uomo innamorato quale continua ad essere, che parte per due ore di viaggio per ascoltare il suo primo concerto e chiarirsi con lei.
    Del personaggio di Rebecca forse non apprezzo il fatto che sia sempre il marito a fare la prima mossa conciliatrice durante le loro discussioni (fu così anche per la questione “figli”), mentre non mi sento di giudicarla per avere sogni anche al di fuori dal nido familiare, perché si può essere genitori/coniugi come si deve anche quando esistono desideri non strettamente correlati alla famiglia, purché questo non nuoccia a quest’ultima. Ed è il punto: il sogno di Rebecca che conseguenze sta avendo sulla famiglia?
    In questa puntata Kate esterna per la prima volta a Toby (e a noi) i suoi sensi di colpa per la morte del padre ma ho idea che non sia l’unica a vivere con quel peso oggettivamente inaffrontabile e mi aspetto (prossima stagione?) un confronto tra lei e Rebecca sul tema, perché la Rebecca spenta e senza sorrisi del post Jack è una donna che porta con sé qualche altro fardello che si è aggiunto a quello, ora risolto, del silenzio sul padre biologico di William.
    Beata te che avevi la convinzione che Jack non avrebbe tradito Rebecca 😀
    Io ero invece abbastanza “terrorizzata” all’idea che gli autori decidessero di mandare in vacca il suo personaggio facendogli fare qualcosa di completamente “out of character”, con una sciacquetta qualunque come Heather poi…un gigantesco no. E standing ovation per come, nonostante fosse alticcio, l’abbia rimessa al suo posto, insieme alla manina morta.
    Ma non escludo che la tentazione possa ripresentarsi, dopotutto non sappiamo, nel caso non molli questa valle di lacrime (in tutti i sensi!!) durante il tragitto verso la moglie, se riuscirà a chiarirsi con Rebecca o se Rebecca, vedendolo ubriaco, non reagisca in malo modo, portandolo a reazioni inattese.
    Non ho visto il promo della prossima e non intendo farlo per non spoilerarmi neanche un’immagine ma gli autori hanno parlato di un finale che “distruggerà l’America”…
    What now? Sicuramente l’ansia per ste parole rassicuranti

      1. Comunque l’idea che martedì sia l’ultima della prima stagione mi prende malino:
        1) perché il piantino settimanale davanti a This is us è diventato un appuntamento catartico e so già che entrerò in astinenza dalla famiglia Pearson (e pure da Miguel e da Ben, per dire come starò)
        2) perché se per la pausa di pochi giorni a metà stagione ci hanno lasciato con un dubbietto da niente sulla sopravvivenza di Toby ad un infarto, mi chiedo cosa avranno malvagiamente escogitato gli autori per il season finale, lasciando noi inermi spettatori sulla graticola per (se va bene)… sei mesi.
        Martedì (mercoledì per la visione) è alle porte…

        1. Credo che rimarremo con un cliffhanger e forse con qualche risposta che aprirà nuovi (enormi) interrogativi che ci lasceranno in sospeso per qualche mese. Speriamo di non uscirne troppo malconci…

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