This Is Us | Recensione 1×08 – Pilgrim Rick

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Bentornati alla consueta “chiacchierata” settimanale a tema This Is Us (esiste già un nome per i fan di questo telefilm? Perché, nel caso, io vorrei orgogliosamente etichettarmi il petto con la definizione ufficiale).

È a questo punto che, come da mia consuetudine imposta dalla stupefacente circostanza di avere tra le mani un telefilm meraviglioso e unico nel panorama televisivo (mia opinione molto misurata), vengo di solito a listare le emozioni travolgenti che mi hanno attanagliato la gola durante e subito dopo la visione della puntata, quando non mi capacito di come uno show riesca a regalarci momenti di rara bellezza, calore, armonia, mettendo in scena la vita quotidiana di persone normalissime, senza nessuno bisogno del dispiego di cliffhanger inverosimili per tenerci attaccati alla sedia. Quindi, questa volta lo dirò brevemente.

This Is Us ha la rara caratteristica di essere “bello e luminoso dentro”, di essere concretamente ancorato alla realtà, ma di volersi/sapersi allinearsi con il lato positivo che la vita offre come alternativa in ogni occasione, nonostante i drammi che l’esistenza di ciascuno di noi prevede, che non risparmiano nessuno, neppure i suoi protagonisti. Eppure io riemergo dalla visione con la stessa sensazione di quando un estraneo mi regala un inaspettato gesto di gentilezza del tutto disinteressato.

Nella puntata odierna gli autori hanno scelto di percorrere il sentiero battuto della rappresentazione di una delle festività americane più sentite, il Giorno del Ringraziamento, decisione che avrebbe potuto far deragliare in fretta la narrazione verso grossi cumuli di retorica a bordo strada, rischio che io temo sempre un po’ per questo telefilm, perché il mio cuore, diventato cinico dopo anni di sofferenze telefilmiche, ancora non può credere che si possa mostrare il “bello” senza schiantarsi contro lo “sterile buonismo”. Eppure, non accade mai.

Sappiamo tutti, per esperienza personale, che cosa significhi prendere parte a una giornata conviviale con parenti riuniti per l’occasione, cibo presente in quantità industriale, noia pomeridiana, sonnolenza da abbuffata e rischio di dar vita a nuovi round delle diatribe familiari in atto nelle ultime sette generazioni.
Coraggiosamente, This Is Us si infila in questo ginepraio potenzialmente esplosivo, e sa farlo con la solita eleganza, la solita mano delicata e la cura per ogni personaggio coinvolto. L’ho già detto in un’altra occasione, ma voglio dirlo di nuovo, perché a me colpisce sempre l’immenso rispetto con con ogni singolo personaggio viene trattato dalle scelte narrative: non che non gli capitino cose brutte, ma il copione non prevede mai brutalità per creare drama fine a se stesso. Le storie di tutti sono raccontate con pudore, con dignità e grande amore da parte di chi le crea.

In realtà le Feste del Ringraziamento sono state due, vista l’abile sovrapposizione di piani temporali, quella attuale vista come rappresentazione, rimasta inalterata negli anni, di una tradizione nata per caso grazie agli eventi narrati nei flashback, quando una “sfortunata concatenazione di eventi” porta la famiglia a inaugurare un modo singolare, ancorché personale, di vivere la festività.
Ma prima di questo, i riflettori si concentrano su Kate, finalmente protagonista della sua storyline secondo tempi e modi che più le si confanno.
All’inizio vediamo Kate partecipare al rituale incontro con il gruppo di supporto per le persone che hanno problemi di peso, ed è una Kate molto diversa, senza la sua “spalla emotiva”, Toby. E anche, per la prima volta, senza la maschera di sarcasmo e ironia con cui ha sempre commentato le storie altrui, che le serve per soffocare i suoi veri sentimenti. Non ride nemmeno alle battute degli altri.

Grazie alla notevole interpretazione dell’attrice, siamo in grado di connetterci profondamente con quello che prova Kate, senza bisogno che le sue emozioni ci vengano spiegate, perché gliele leggiamo sul viso. È qui che ho capito che l’impatto della decisione di Toby di non proseguire con la dieta sarebbe stato catastrofico per la loro storia, proprio come avevo temuto la scorsa settimana. E ne ho avuto la conferma quando li abbiamo ritrovati a cena fuori, in uno dei momenti che nel tempo era diventato in fretta “il loro punto di incontro”, il luogo in cui le difficoltà conflittuali del pasto venivano simbolicamente sciolte in risate e divertimento, che Toby garantiva a profusione.
Kate è ancora spenta, mesta, silenziosa, è una persona afflitta dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, ma che non le impedisce di soffrire: deve lasciare Toby, proprio per tener fede a quanto detto al loro primo incontro: “Non posso innamorarmi di una persona grassa”.
Ora, è chiaro che le cose nella vita sono sempre in trasformazione, e quindi non è che se una cosa è stata detta a un certo punto temporale, non sia modificabile e debba essere inscritta sulle Tavole della Legge. Un conto era dirlo all’inizio, un conto è dirlo adesso, quando si è effettivamente innamorata. Quello che però la spinge a prendere la decisione è la volontà di mettere se stessa al primo posto, anche di fronte a un uomo che è per lei il perfetto Principe Azzurro. E in questo io sono con lei, soprattutto tenendo conto che è una persona che abbiamo visto mettere le esigenze di altri prima di sé (con Kevin, per esempio). È una scena dolorosamente bella, recitata in modo splendido, con due persone con il cuore spezzato allo stesso tavolo, che mantengono un profilo basso, sussurrato, senza scenate, senza mercificazione della sofferenza. Voglio usare ancora una volta questa parola: pudore, perché è quello che ho sentito fortemente in una scena perfetta, se pure molto, molto triste.
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Randall, sull’altra costa, è incredibilmente euforico. Ce n’è sempre uno in ogni famiglia, quello che tiene vivi a tutti i costi le tradizioni, i rituali, il senso della convivialità, imponendo a sé e agli altri tabelle di marcia estenuanti in cui si devono rigidamente seguire principi stabiliti nel passato, guai a cambiare. È uno di quelli che bisogna sedare già al mattino presto. Voglio rendere omaggio a queste figure stakanoviste che vanno avanti senza cedimenti, di anno in anno, sobbarcandosi preparativi e rogne infinite, tenendo alto il morale con una fiducia incrollabile nel “senso della festività”, e che sono anche quelli che permettono alle famiglie di non disperdersi. Non che non vedano i problemi, solo che preferiscono guardare al quadro più ampio. Detto questo, Randall, sarai anche trovatello (cit. Al) e infinitamente generoso, ma scordati di svegliarmi in quel modo la mattina di un giorno di vacanza. (Avete notato anche voi che i due fratelli sono molto più a loro agio tra loro?).

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Con il sopraggiungere degli ospiti, entriamo nella familiare atmosfera dolceamara che le festività si portano sempre dietro: si è indubbiamente felici di stare insieme, ma la particolare congiunzione astrale che si verifica sempre in eventi del genere funziona da catalizzatore per il ripresentarsi, come la peperonata, di ricordi meno che felici, ferite del passato ancora aperte, rimpianti e nostalgie, che spingono per affiorare in superficie ed essere finalmente guariti, grazie a consigli saggi e atti di profonda gentilezza di interlocutori generosi.
Ed è qui che voglio tirar fuori il mio uomo, Kevin.

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Kevin sta facendo un enorme (enorme!!) percorso di crescita. Ho passato settimane a dire, in sostanza “è capace, ma non si applica” – “ha sempre quel bisogno di essere amato che offusca il resto” e oggi, invece, è diventato il supporter degli afflitti.
Ammetto che la storia con la sua co-star, Olivia, a me non fa impazzire. La trovo abbastanza scontata e lei insopportabile. Sì, lo so, lo so. Anche lei nasconde ferite passate dolorose che le hanno imposto di costruirsi una corazza che la rende inavvicinabile, cosicché non venga messa nella posizione di soffrire di nuovo ed è per questo che è snob e scostante. Però ci sono personaggi difficili con i quali instauro un’immediata connessione. E poi c’è lei, a cui avrei aperto volentieri la porta per metterla sul suo Uber.
Kevin è stato estremamente dolce e premuroso con lei, quando le ha donato simbolicamente una fetta di crostata, a dimostrazione del fatto che l’aveva ascoltata mentre gli raccontava parti di sé doloranti, l’aveva capita e voleva renderla felice. Ora, non so che gente frequenti tu, Olivia, ma uno così non lo trovi tanto spesso.

Kevin si rende protagonista di un bel gesto anche con Miguel, che nessuno ama particolarmente; perfino Randall, che nutre i passerotti sul davanzale della finestra, non è esattamente entusiasta del nuovo marito della madre.

Penso che questa frase racchiuda l’intera opinione della famiglia su Miguel: “He is a stepfather. Not Isis“.

L’ultima cosa che volevo fare, arrivati a questo punto, era provare tenerezza per Miguel ed eccoci qui, invece. Mi sono trovata a sentirmi male per lui. Ma come si fa a non farsi incrinare un po’ il cuore quando se ne arriva tutto mesto, sapendo benissimo di essere a malapena tollerato, al fianco di una moglie che, con gli anni, io trovo molto più rigida e chiusa di un tempo, molto più inflessibile e poco aperta al “venire incontro alla gente”? Ce lo ricordiamo com’era pieno di vita e di entusiasmo e come ora ha passato il tempo camminando sulle uova per non dar fastidio a una famiglia che non smette mai di fargli capire che non è benvoluto? Tocca fare un po’ di spazio anche a Miguel, dentro di me.
Kevin non si comporta benissimo con Miguel, per la maggior parte della puntata, soprattutto quando si incontrano a casa di Randall.

Fun? No, Miguel, I’m not having any fun. It’s emotionally brutal work. But thank you for asking.

e quando Miguel chiede di indossare il cappello, ma grazie – io credo – anche al cambiamento di atteggiamento di Olivia (dopo aver parlato con William – gufo saggio) fa un minimo di esame di coscienza e si ammorbidisce, incontrandolo a mezza strada, accettando di renderlo protagonista di un pezzo della loro tradizione e, di fatto, iniziando a considerarlo come un membro della famiglia. Kevin, I’m so proud of you!

Ma, ancora una volta, il punto focale della puntata, quello in cui abbiamo raggiunto vette emotive drammatiche, si concentra sul triangolo Randall-Rebecca-William, quando salta fuori il “tradimento massimo” operato dai genitori – da Rebecca, in realtà – ai danni dell’entusiasta Randall, che aveva giustappunto realizzato il sogno della sua vita: sua madre e il padre biologico seduti allo stesso tavolo. E poi si è rovinato tutto.

Era inevitabile che una bomba di tale portata sarebbe scoppiata, e anche in fretta, visto l’atteggiamento poco condiscendente di Beth sulla questione. E anche la frecciata che le lancia: “Non so come funzioni nel tuo matrimonio, ma nel mio non si tengono segreti”. È proprio in questo scambio tra suocera e nuora che io ho iniziato a perdere un po’ i contatti con la Rebecca che sono abituata a conoscere, quando sta sulle sue e risponde con un vago “Sono stata impegnata”. Faccio fatica a sovrapporre questa donna con l’immagine della Rebecca di un tempo. Le riconosco di aver cercato di parlare a Randall, ma senza successo, perché il figlio era troppo preso dal suo ruolo di Pacificatore e Salvatore della Famiglia, a cui si è dedicato per tutta la giornata (e tutta la vita) in modo indefesso. Randall è quello che tiene di più alla famiglia, perché è stato un tema importante e controverso nella creazione della sua identità, anche perché, a differenza dei suoi fratelli, lui non l’ha potuta dare per scontata, non potendo mai dimenticarsi di non essere il loro figlio biologico (soprattutto in presenza dei nonni materni).

La riflessione continua sulle sue origini, sul suo ruolo nella famiglia e nel mondo, sull’affetto infinito che i suoi genitori gli hanno garantito, contrapposto alla sindrome da abbandono, lo rende il perfetto “Nume del focolare”, l’outsider che è diventato il nucleo di stabilità emotiva di tutti i suoi parenti – tanto che è la sua casa a essere stata eletta “nido di accoglienza” che li attira tutti quando ne hanno più bisogno.
La decisione di andare a casa di William (a Philadelphia) per prendere gli oggetti cari al padre (le musicassette) perché potrebbe essere l’ultimo Giorno del Ringraziamento per lui e vuole fare il possibile per renderlo felice, è del tutto in linea con la sua estrema generosità e grande disponibilità per il prossimo, nonché simbolo di enorme sensibilità.
Ed è quindi stato dolorosissimo vederlo rendersi conto che sua madre gli aveva mentito, la persona della sua famiglia con la quale aveva stretto un rapporto speciale, quella che lo proteggeva – qualche volta iper proteggeva -, il suo rifugio. Gli ha tenuto nascosto l’informazione per la quale si è dannato tutta la vita: la sua identità, le sue radici e, soprattutto, l’interesse di un padre che non l’aveva affatto gettato via per menefreghismo, ma, al contrario, l’aveva abbandonato per un atto di grande amore, per garantirgli una vita migliore. E la coltellata diventa ancora più crudele visto il rammarico provato da Randall per essersi affezionato a un uomo molto, molto in gamba, che avrebbe potuto dargli tanto, in un modo diverso rispetto a quanto fatto da Jack, ma che presto deve lasciarlo. Un’altra perdita, un altro abbandono, che poteva essere evitato.
Quella della rivelazione, del confronto finale, è stata una scena straziante, se pur molto composta, in cui la sofferenza era palpabile, ma non urlata, che ci ha strappato il cuore a tutti. Anche qui applausi all’attore per l’incredible performance.
Io penso che Rebecca l’abbia fatto per amore e poi la situazione le sia sfuggita di mano. A un certo punto avrebbe dovuto parlargliene, ma si sa, sono quelle cose che più passa il tempo e più si ingigantiscono e meno si è in grado di affrontarle. Ma per Randall è un coltello nella carne viva, come non capirlo?
Attendo con ansia i prossimi sviluppi.

Le vicende svoltesi al presente sono state così pregne di significato e di eventi, che arrivo a parlare del salto nel passato solo adesso, ma questo non significa che non sia stato assolutamente meraviglioso il modo in cui, ancora una volta, Jack ha dimostrato uomo perfetto e marito ideale.

 

Ha un’incredibile capacità di assecondare Rebecca nei suoi momenti di disagio, insicurezze e di essere sempre dalla sua parte, no matter what. Ha litigato con i genitori proprio nel momento di massimo bisogno, quando erano dispersi nel nulla, dopo aver camminato 3.4 miglia, senza un posto dove andare, né un mezzo di trasporto (o telefoni cellulari). Eppure lui non perde occasione di sostenerla, senza mai giudicarla.

Dopo la freddezza della scorsa settimana, più avanti nel tempo, è stato consolante rivederli felici e innamorati.

A causa, quindi, di una ruota bucata, l’allegra famigliola composta da madre irritabile ai ferri corti con la nonna perfezionista e giudicante, bambini litigiosi e orribili maglioni di lana urticanti, è costretta a trascorrere il Giorno del Ringraziamento in un motel uscito dritto da un romanzo di Dickens, con loschi figuri non esattamente a posto con la testa, senza generi di conforto e immersi nella sauna. L’esplosione era a un passo, insieme ai capricci, cattivo umore, musi lunghi e chissà quali altri strascichi, da finire dritti sul registro degli aneddoti di casa Pearson.
Invece, il Magnifico Jack risolve la situazione, si inventa una soluzione creativa, improvvisa, tiene alto l’umore, li riempie di amore, di risate e inserisce un altro mattoncino nel solido muro dei ricordi più belli, dimostrando loro – attraverso l’esempio e non le parole – che cosa significa impegnarsi per rendere felici gli altri, metterli davanti a tutto, rendendo la ricorrenza così perfetta, anche se stramba, da diventare immediatamente la “loro” tradizione, quella ripetuta in modo ligio e severo ogni anno, senza tralasciare un singolo dettaglio (come la lunghezza della passeggiata), che serve ai figli per ritrovare tutto l’affetto da cui sono sempre stati circondati, e tenere presente che le peggiori situazioni possono trasformarsi in avventure. Quando erano convinti che non potesse accadere nulla di male, grazie alla protezione dei propri genitori.



È proprio in questa circostanza che la Festa del Ringraziamento diventa speciale e importante per Randall, mentre prima era sempre stata subita come qualcosa di necessario ma sgradevole. È proprio lui, anzi, il portavoce del disagio dei bambini di fronte a una festività priva di calore, che li rende infelici, proprio loro che hanno invece una famiglia tanto premurosa e allegra.

 

(E Jack sempre pronto ad arrivare al galoppo per preservare Rebecca da qualsiasi cosa possa ferirla)

 

Ecco perché il colpo arrivato a Randall a tradimento è ancora più terribile. Proprio perché la Festa del Ringraziamento è la sua festa preferita, quella che racchiude il senso di felicità provato all’interno della sua famiglia, quella che “sa di casa”, che lo riporta dritto nella sicurezza appagata della sua infanzia.

Parlando di padre, come sempre una menzione speciale va a William, che è un uomo retto, saggio e anche un grande poeta nell’anima, un uomo che è riuscito a descrivere con poche parole la bellezza e la transitorietà della vita e il suo rimpianto di doverla perdere, quando ha spiegato a Olivia come ci si sentisse a “stare per morire” (sempre enorme tatto, questa ragazza… ). L’ha fatto senza discorsoni pieni di belle frasi, ma vuoti di significato. È andato dritto al punto, con semplicità. O quando se ne esce con il suo senso dell’umorismo molto asciutto. Sono molto felice che abbia potuto trascorrere serenamente gli ultimi mesi, dentro alla famiglia che non aveva mai avuto, creando un legame con Randall e le nipotine, nonostante mi spiaccia terribilmente che debba andarsene.

Concludo con Kate, che dopo una turbolenza sull’aereo (questa volta ho evitato di temere il peggio – mi sto abituando a non vedere disgrazie da tutte le parti), e dopo che la sua vicina ha avuto un’improvvisa e molto esauriente epifania da “ho visto la morte in faccia in diversi capitoli”, decide per il bendaggio gastrico, arrivando giusto in tempo per inserirsi a pennello nel dramma famigliare in corso.
Come dico ogni volta, non vedo l’ora che arrivi la prossima puntata. Più mi immergo nel mondo di questo telefilm e più bramo minuti e ore da trascorrere con loro.

Come sempre, mi fa piacere sapere la vostra opinione su This Is Us e su questa (o le altre) puntate. Vi lascio il promo della prossima puntata e vi ricordo di passare da queste pagine per tenervi sempre aggiornati su questo telefilm e i suoi protagonisti!

This Is Us Italia
Milo Ventimiglia Italia
Mandy Moore Italia

11 comments
  1. In Castle c’era (per me) la storia d’amore più bella, mentre l’insieme non era il massimo o comunque poco sviluppato. In This is us è l’insieme che affascina ed ha rilevanza. Nel senso che ogni personaggio, pur ciascuno con le proprie peculiarità e azioni, fa parte e si muove in un mondo omogeneo, in un tutt’uno rappresentato con dolcezza e con quel velo sottile di comprensione per il loro agire.
    Un telefilm davvero stupendo, ben lontano da ciò che ho conosciuto finora. Dicesi classe pura.

    Mi sto innamorando di Kate.

    Tu sei straordinaria nell’approccio e migliori ancora quando tocchi argomenti e situazioni che ti prendono dentro. Logico, ma mica facile come lo fai.

    1. Ciao e grazie 🙂
      Castle ha sempre avuto il problema di non avere il cast d’insieme molto sviluppato. Ora, per me è un “problema” fino a un certo punto, i Caskett avrebbero avuto da raccontarcene ancora per molto, quindi non è certo finito perché “Oh, non c’è più niente da dire, se avessero sviluppato altre storie sarebbe potuto andare avanti”. Ecco, per me no. Certo, nel momento in cui i Caskett dovevano essere diluiti per necessità esterne (che non conosciamo nel dettaglio), un cast d’insieme a cui fossimo già affezionati in modo più approfondito sarebbe stato utile, ma non lo considero un difetto “strutturale” (non so se mi sono spiegata).
      This Is Us era in realtà partito con una storia d’amore meravigliosa, ma ha tenuto a mettere in chiaro subito che qualcosa (forse) non ha funzionato, quindi, come dici tu, l’attenzione va sul singolo personaggio alle prese con uno specifico momento di crescita, dando la giusta attenzione a tutti, sempre con molta classe, concordo.
      Grazie e alla prossima!

  2. Recensione PERFETTA! Hai colto in pieno tutti i miei sentimenti verso questa puntata, potrei stare qui a commentarla per ore. Io non so davvero come questo telefilm riesca a migliorare così tanto puntata dopo puntata. Ogni volta penso che abbiano confezionato un episodio che più perfetto di così non si può e la settimana successiva rimango sempre sbalordita. Bramo nuovi episodi e ho questa NECESSITÀ di sapere cos’è successo, perché Rebecca sembra un’altra persona, com’è possible che abbia sposato Miguel e tante altre cose. Concordo con te quando scrivi di vedere un’altra persona rispetto alla Rebecca del passato.
    Jack. Su jack io non so davvero cosa dire, esiste davvero un uomo e padre così perfetto? È di gran lunga il mio personaggio preferito insieme a Kate, il modo in cui non si perde mai d’animo e cerca con tutto sé stesso di rendere felici moglie e figli, perché di quello vive.
    Ho trovato la storia di Kate e la sua decisione su Toby perfettamente in linea con il suo personaggio. E la supporto totalmente. Prevedo finalmente episodi da protagonista in cui assisteremo ad un difficile percorso. Non vedo l’ora di vederlo. Kudos per i progressi enormi di Kevin, all’inizio ce l’hanno descritto anche come un po’ cazzaro e troppo pieno di sé, ma dentro di lui c’3 un grandissimo cuore (mi sono letteralmente sciolta alla scena della torta). Su Olivia non voglio ancora esprimermi. Non ho sentito nemmeno io un gran impatto positivo, ma scommetto che gli autori tireranno fuori qualcosa anche su di lei. William e Beth hanno sempre poco minutaggio, ma cavolo se sono incisivi. Vorrei un William nella mia vita per affrontare i problemi É Beth, quanto l’ho adorata nel confronto con Revecca. Tiene a Randall in un modo indescrivibile e mi è piaciuto davvero molto il fatto che l’aver tenuto il segreto per soli 3 giorni l’abbia fatta sentire comunque così male. Infine Randall. Ero convinta che sarebbe venuto a saperlo da Beth ma così è stato anche peggio. Più che giustificata la sua reazione. Sono curiosissima sugli sviluppi. L’unico punto su cui posso vagamente dissentire è Miguel. Ho visto anch’io la tristezza di un uomo che vorrebbe solo essere accettato ma proprio il cappello no! Piuttosto avrei preferito che facesse gli hot dog al formaggio.
    Un enorme plauso agli attori, in questo episodio soprattutto dei personaggi di Randall e Kate, che hanno fatto uno splendido lavoro nel rendere il loro “disagio” così reale. Ripeto, questo telefilm per ora é qualcosa di magico. Anch’io, come te, sono abituata a vedere disgrazie e nonsense ovunque e mi stupisco sempre come This is Us sia davvero unico nel suo genere al momento. Ancora complimenti e alla prossima settimana!

    1. Ciao e scusami per il ritardo! Adoro i tuoi commenti! Ti dico la verità, su Miguel avevo inizialmente pensato che la sua richiesta del cappello fosse eccessiva. Io capisco che voglia sentirsi parte di una famiglia che lo tiene a distanza, ma magari cerca un approccio un po’ più delicato. Non chiedere proprio il cappello! Quando poi Kevin gliel’ha offerto non ho avuto niente da dire, ma leggendo il tuo commento ti do ragione. Dopo qualche giorno ho anche io la sensazione che sia stato troppo. Giustamente poteva dedicarsi ad altro, o inserire una sua piccola tradizione a parte. Anche perché il cappello mi ricorda quello messo sull’urna da Toby e NO. Big NO. Anche io pensavo che Randall l’avrebbe scoperto da Beth, o quantomeno che riuscisse a dirglielo Rebecca, anche se avrebbe significato rovinare la sua festività preferita. Per come è avvenuto il tradimento è stato terribile (certo William poteva anche nascondere meglio le lettere quando andava a dar da mangiare al gatto).
      In Kate vedo moltissimo potenziale, però non mi sembra che le diano mai abbastanza tempo per la sua storyline. O forse è lei che mi sfugge un po’ di più, che è più schiva, che rende meno visibili i suoi problemi a livello verbale, mentre Randall e Kevin sono dei gran “verbalizzatori” quando si tratta di quello che sono/fanno/sentono.
      Concordo che ogni settimana la puntata è sempre meglio e anche io penso che non sia possibile mantenere una qualità del genere, invece succede e sono sempre sorpresa. E’ quasi come se non mi fidassi di “adattarmi” a un livello simile, convinta che prima o poi debba cedere, invece non succede.
      Grazie ancora e alla prossima!! 🙂

  3. Mi sento onorata di essere citata in questo articolo 🙂 E per la prima volta ho trovato un difetto in quell’uomo altrimenti straordinario che è Randall: la mattina presto non si può essere così felici e così attivi, questo esula dal mio modo di concepire la vita. Ma poi mi sono subito ripresa, Randall is still the best. Il confronto con Rebecca è arrivato, nel modo peggiore in cui potesse accadere, ed è stato dilaniante. Ma di tutta questa situazione la cosa che mi ha colpito di più è stato, come hai detto tu, notare il cambiamento avvenuto in Rebecca nel corso degli anni. Ho avuto come la sensazione che quella parte spensierata di lei sia morta con Jack. E condivido anche la pena per Miguel: dato che il suo metro di paragone è Jack, mi pare più che ovvio che il confronto non abbia nemmeno ragione di esistere, però mi immagino anche questo pover’uomo che svolge in quella famiglia lo stesso ruolo emotivo di un fattorino della pizza e che ogni anno si deve sorbire SUA MOGLIE ringraziare per una famiglia nel quale lui non è contemplato. Fatico a immaginare la Rebecca di un tempo comportarsi come si sta comportando nel presente.
    Kevin mi sta conquistando ogni settimana sempre di più – e sì, anche io ho notato che il suo rapporto con Randall sembra più sereno. Olivia mooolto poco simpatica, ma se piace a lui me la dovrò far piacere pure io, suppongo… Certo che l’uscita “you’re family is amazing” dopo il crollo di Randall se la poteva risparmiare; ok che This Is Us ci ha abituati a questa sottile ironia per smorzare le situazioni di forte impatto emotivo, però a quel punto io l’avrei cortesemente accompagnata alla porta.
    Kate rimane il mio punto debole: il suo confronto con Toby è stato molto emozionante, una scena davvero bella ed intensa, però alla fine non riesco ancora ad empatizzare con lei. Spero di cambiare idea.
    Alla prossima 🙂

    1. Ciao e grazie di essere passata 🙂
      Sono morta sul “fattorino della pizza” 😀 In effetti per come hai descritto la situazione di Miguel mi fa anche più tenerezza. Anche perché lo ricordo molto spumeggiante nella sua giovinezza, con la moglie di cui ignoriamo la sorte, ridevano e scherzavano. Con Rebecca fa giusto l’accompagnatore. Avrà avuto anche lui UNA tradizione per il Giorno del Ringraziamento? Quali sono i patti? “Tu vieni ma stai zitto”? Olivia proprio mi urta, perché vado in protezione su Kevin, che sarà sì un po’ incentrato su se stesso, ma lei non usa nemmeno il minimo della cortesia. Se non ti sta simpatico, ok, ma non c’è bisogno di trattarlo così.
      Con Kate faccio fatica anche io a instaurare un legame empatico, perché è come se non riuscissi ad arrivarle vicino. La storyline che le hanno dedicato no ha difetti, solo che lei mi rimane poco avvicinabile, non so come dire.
      Adesso voglio sapere a tutti i costi che cosa è successo in quel matrimonio, ormai sappiamo che è morto da qualche tempo e in che rapporti stavano quando è successo. Oltre a capire come possono ricucire i rapporti madre e figlio.

  4. Sei riuscita a ricomporre il maglione di Kate, ammorbidendolo con le tue parole e permettendo a tutti di indossarlo per comprendere più a fondo la bellezza delicata di questo telefilm, dando voce ai pensieri ingarbugliati con i feels. Anzi ti cito riprendendo la parola eleganza per definirlo nel suo insieme. La scena di Olivia, nella sua corazza di scetticismo, che viene accolta da un nuovo nucleo familiare con i suoi comuni quanto inusuali problemi, trovando in esso l’opportunità di dare e darsi fiducia, mi ha fatto pensare al mio rapporto con questo show, dopo una grande delusione d’amore telefilmico. Mi diverte sempre cogliere nelle tue recensioni riferimenti al primo amore (che non si scorda mai) e ai maddening characters che ci accompagnano ancora in questo percorso. Per la prima volta anche io ho provato compassione per Espo..ops Miguel, e per il ruolo marginale che occupa anche nel suo nuovo matrimonio, con una Rebecca portatrice di tradizioni (con tanto di citazioni a memoria) e di cui ci manca ancora un tassello o due (che non si tratta solo della morte prematura di Jack) per comprendere il cambiamento della sua personalità di madre e donna. Kate, che dei tre è la più fragile e coraggiosa al tempo stesso. Colei che vorresti correre ad abbracciare e farle scudo da tutti i pregiudizi, e insieme prendere come modello di determinazione per qualsiasi scopo nella vita, anche a costo di rinunciare alle persone che ami. E nel tuo riferimento al “Pudore” ho trovato la risposta alla sensazione che mi ha lasciato. Mi riservo un ultimo commento a Randall, e alla sua straordinaria capacità di restare in equilibrio tra il doppio abbandono paterno e la tenacia di capofamiglia. Per quanto questo show mi rende impossibile scegliere il mio personaggio preferito e adottarlo se è possibile, Randall ha sempre un posto speciale nel mio cuore.
    Grazie, perchè in un mondo di ingiustizie e di pregiudizi, this is us e le tue parole sono un’isola felice <3

    1. Ciao e grazie mille, di cuore <3 <3 (i cuori non vengono, è il pensiero che conta).
      Come "orfana" di amore telefilmico, faccio ancora un po' fatica a innamorarmi perdutamente. Questo telefilm però ci sta riuscendo, piano piano, con molta sensibilità e un approccio totalmente diverso al solito (che sono convinta sia la chiave degli ottimi ascolti), che me lo fa apprezzare, proprio per come non cerca di maltrattare il pubblico, né i personaggi. Non che li preservi da dei colpi tremendi, come abbiamo visto (povero Randall), ma non lo fa in modo urlato o usando il dolore in senso voyeuristico, per sconvolgerci emotivamente. Eppure riesce a farlo perfettamente.
      La metafora del maglione di Kate è meravigliosa, mi sono quasi commossa. Grazie ancora 🙂

  5. Per la seconda volta sono ricaduta nell’incauta scelta di vedere due puntate di seguito. E per la seconda volta me ne sono pentita perché il carico emozionale che ti regala una sola puntata ha bisogno di una settimana per essere smaltito.
    Alla fine, ormai a tarda notte, ero talmente sopraffatta che avevo bisogno di elaborare, altrimenti non sarei riuscita a prendere sonno, ma c’erano troppi feelings da gestire. Ed ho pensato all’unica salvezza, le tue recensioni, sempre così lucide ed appassionate che interpretano, evidenziano, ironizzano in modo impeccabile anche le sfumature più tenui di questo splendido telefilm.
    grazie

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