The Rise Of Skywalker – Tre difetti ma puro Star Wars

Il momento è infine giunto: “Star Wars The Rise Of Skywalker”, nono e ultimo (almeno per un po’, ma mai porre limiti alla provvidenza e all’Impero Galattico Disney) episodio della Saga degli Skywalker è arrivato nei cinema, chiudendo una nuova era cinematografica di Star Wars iniziata nel 2014.

Un avviso preliminare: come per “The Last Jedi”, la recensione sarà divisa in due parti, la prima priva di spoiler e la seconda con gli spoiler, debitamente segnalati.

Sembra ieri che, in un pomeriggio di autunno inoltrato, ci siamo ritrovati in piena isteria per il rilascio del primissimo teaser trailer del nuovo film di “Star Wars” più di nove anni e mezzo dopo “Episodio III – La Vendetta dei Sith”, quando credevamo di aver detto addio per sempre a questa saga unica. Incapaci di trattenere l’entusiasmo e privi del più totale autocontrollo, ci mettemmo tutti a dibattere se quella voce (“There has been an awakening… Have you felt it?”) fosse o meno Benedict Cumberbatch, perché lo sembrava… oh, ragazzi, se lo sembrava. E oltre a questo e alla disamina del teaser il pensiero era “Un anno? Come faremo ad aspettare un anno per avere questo film?!”
Ebbene, eccoci qui. Non solo è passato quell’anno, ma siamo alla fine della corsa, dopo ben cinque film (contando i due spin off). Come siamo giunti a questo? Come hanno fatto a passare così in fretta questi anni, com’è possibile che, ancora una volta, ci ritroviamo di già a dire addio?
Eppure è proprio così e dunque eccoci reduci da quella che è la prima (di varie, che verranno) visione dell’ultimo film.

Star Wars The Rise of Skywalker

“Star Wars The Rise Of Skywalker”: la recensione spoiler free

“The Rise Of Skywalker” non è un film perfetto, ha dei difetti, ma non esiste film di “Star Wars” che non li abbia, nemmeno quelli della Trilogia Originale.
Questo film ha dei difetti (che verranno elencati a breve e poi spiegati meglio nella parte con spoiler), ma ha anche tantissime cose positive. Innanzi tutto, a differenza di quella che sembra essere l’opinione dominante sin dalle primissime reazioni in arrivo dalla prima mondiale a Los Angeles, lunedì notte, la mezz’ora iniziale non è caotica, bensì avventurosa, si potrebbe dire in stile “Indiana Jones”; non è per nulla difficile da seguire, né ha troppe informazioni, anzi, è mozzafiato e fa esclamare un “Oh, ma certo!” continuo. All’incirca intorno al ventesimo minuto, inoltre, si inizia a essere colpiti con le emozioni, una cosa che è in costante crescita per tutto il resto del film.
L’umorismo ben utilizzato serve a dare sollievo al bombardamento emotivo, per evitare di ridurre le persone a larve umane, ed è dunque inserito nei punti giusti. Pertanto, si piange e si ride alternativamente. Si piange tantissimo.
La fine della storia di Leia è davvero ben realizzata, creando anche un parallelismo con Luke in “The Last Jedi” e creando, altresì, un momento che sembrava ormai impossibile da realizzare; la reazione di Chewbacca spezza il cuore. Leia è usata meravigliosamente, tenendo conto degli enormi limiti imposti dalla vita ad Abrams e Terrio.
La spiegazione di come sia possibile che Palpatine sia tornato viene fornita immediatamente ed è di una semplicità disarmante eppure a suo modo geniale, perché utilizza un elemento già presente nella saga (“Star Wars The Clone Wars” e in più attinge dal “Codice Sith”e permette di non intaccare il finale de “Il Ritorno dello Jedi” e quindi di non dubitare che Anakin Skywalker, il Prescelto, abbia adempiuto alla Profezia e abbia portato l’Equilibrio.
Grazie a questo e ad altri momenti, tanti altri momenti, il film urla Expanded Universe in modo quasi assordante eppure bellissimo e getta pertanto le basi per esplorare quel passato dell’epoca della Old Republic, l’Impero Sith e tanto altro; inoltre, il film è chiaramente la conclusione non solo dei due precedenti, né dei “soli” film in generale, ma di tutto quello che è stato creato dal 2015 in poi tra romanzi e fumetti del nuovo Canon. D’altro canto, “Star Wars” non è mai stato solo i film. Sin da poco dopo l’uscita de “Il Ritorno dello Jedi”, infatti, la saga si è ampliata componendosi anche di romanzi, fumetti e giochi, tutto quello che poi è stato definito, per l’appunto, Expanded Universe. Quest’ultimo è stato retrocesso a Legends (ovvero non più canon) per poterne creare uno nuovo, cosa che è avvenuta dal 2015 in poi con nuovi romanzi e fumetti (per esempio, il 18 Dicembre, due giorni fa, è uscito il primo volume del fumetto “The Rise of Kylo Ren”, che spiega con maggiori dettagli rispetto a quanto visto in Episodio VIII come e perché Ben Solo si sia volto al Lato Oscuro), tutte opere che compongono il Canone ufficiale della saga e che sono fondamentali quanto i film e le serie tv (a partire da “Star Wars The Clone Wars”). Tutto si intreccia e si risolve.
Le dinamiche tra i personaggi, a partire dal trio Poe-Rey-Finn, sono bellissime. Quelle del trio sono anche molto vere, riscontrabili nella vita, soprattutto quando si è in situazioni di tale immensa responsabilità.

Star Wars Episode IX

Si citava “The Last Jedi”: non è assolutamente vero che questo capitolo finale corregge il precedente, anzi, al contrario, lo riafferma e lo segue, semplicemente rivelando quello che Episodio VIII aveva deciso di tenere ancora celato, dando solo qualche altro pezzo del puzzle, come è normale da parte di un capitolo di mezzo. Peraltro, il giorno dopo l’uscita del film negli States era stato proprio Rian Johnson a dire che c’era di più.

Si diceva, tre difetti: si vede che una cosa è stata cambiata in corso d’opera per sfruttare l’onda e prendere due piccioni con una fava, nonché dare un colpo al cerchio e uno alla botte; un personaggio fondamentale per questa trilogia doveva essere usato meglio e di più nella parte finale (non che non abbia dei momenti stupendi, ma ci voleva qualcosa in più), cosa che vale anche per uno fondamentale in genere; i due nuovi personaggi femminili, Zorii Bliss e Janna, sono fantastici e meritavano un po’ più di spazio.
Il film non avrebbe per niente sofferto, dunque, un minutaggio maggiore, anzi.

E qui termina la parte priva di spoiler. Procedete a vostro rischio e pericolo se non avete visto il film.

“Star Wars The Rise Of Skywalker”: analisi con spoiler

Spoiler

Partiamo subito dall’analisi più approfondita dei difetti, per poi passare alle cose positive.

È palese che Rey era stata concepita per essere una Skywalker di sangue e che questo è stato cambiato per poter accontentare chi voleva la svolta in qualche modo “romantica” con Ben Solo.
È stato palese sin dal 2015, prima del film, da un trailer. Non il teaser di novembre 2014, uno dei due trailer del 2015. E da lì gli indizi si sono susseguiti. Diciamolo subito, non quelli inesistenti come “lei parla con accento inglese, come Obi Wan! / il trucchetto mentale è il suo segno di riconoscimento, come Obi Wan! Quindi è una Kenobi!”, perché queste osservazioni sono sempre state del tutto prive di fondamento. Chi conosce davvero la saga sa che metà dei personaggi parla con accento britannico e seguendo questo ragionamento Rey avrebbe potuto essere la figlia o nipote di un qualsiasi ufficiale o sottufficiale della Morte Nera o dell’Impero in genere; chi conosce davvero la saga sa anche che il “trucchetto mentale” non è tipico di Obi Wan, è uno dei poteri dei Jedi, usato da tutti i Jedi che, come mostrato in “The Clone Wars” in una scena di una potenza incredibile, sono istruiti anche nell’usarlo insieme su una stessa persona, una pratica a cui ricorrono di rado perché molto pericolosa per chi la subisce.
In quel primo trailer venne inserita la frase di Luke a Leia de “Il Ritorno dello Jedi”, ma in modo invertito. In Episodio VI, infatti, Luke dice a Leia, prima di rivelarle che lei è sua sorella, che se lui dovesse fallire soltanto lei potrà salvare l’Alleanza, cosa alla quale Leia replica dicendogli che non è vero, perché lui ha dei poteri che lei non può nemmeno sognare. Ed è in quel momento che Luke afferma: “You have that power too. The Force is strong in my family. My Father has it. I have it. And… my sister has it.”
Orbene, nel trailer del 2015 quella frase è inserita in questo modo: “The Force is strong in my family. My Father has it. I have it. My sister has it… You have that power too.” Questa inversione venne ovviamente fatta apposta per indicare un nuovo membro della famiglia Skywalker. Quel nuovo membro della famiglia, come questo film ha dimostrato, non era Ben Solo, perché non è lui IL protagonista della storia, è Rey. Ben è il co-protagonista, ma il vero accento è posto su di lei. Quel qualcuno era Rey, sulla quale infatti è stato costruito tutto il parallelismo con Anakin (come eroe) e Luke, mettendola nella loro stessa situazione, facendole compiere il percorso di Luke con scene che rimano con quelle di Luke e facendole dire le frasi di Luke, per costruire un parallelismo che precedentemente era stato costruito tra Luke e Padmé (quindi in famiglia).

Non ci sono collegamenti con Palpatine, persino nel combattimento nella neve di “The Force Awakens” è possibile notare che Rey assume posizioni e fa mosse di Anakin e Luke.
Abbiamo poi la stessa Daisy Ridley che, dopo l’uscita di Episodio VII, affermò che vedendo il film è piuttosto ovvio chi siano i suoi genitori. In quel film vediamo solo Han, Leia e, per pochissimi secondi, Luke. E possiamo aggiungere Mark Hamill che nel 2017 alla domanda di Jimmy Kimmel se Rey fosse imparentata con uno dei presenti (e come personaggi c’erano solo lui e Adam Driver, Daisy a parte) rispose “Senti, questa è la storia di una famiglia… disfunzionale, ma pur sempre una famiglia”. Il che significa sì, trattandosi di una domanda diretta.
Ce ne sono tanti altri, ma i più importanti sono i seguenti: la spada di Anakin e la quantità di potere di Ben e Rey. Per quanto sia vero che in questo nuovo Canon abbiano inserito e sfruttato elementi e poteri come la psicometria (la capacità di vedere la storia di un oggetto semplicemente toccandolo, avendo delle visioni), potere che si vede anche nel videogioco “Jedi Fallen Order”, la questione in questo caso è molto più complessa e profonda. I cristalli Kyber sono senzienti e creano un legame con il Jedi, Jedi che lascia la sua “impronta” su quel cristallo. Quella è la spada del Prescelto, passata poi a suo figlio. Eppure quella spada (macchiata del sangue di molti innocenti, tra cui bambini) chiama non suo nipote e non sua nipote, ma, alla luce di quest’ultimo film, la nipote di Palpatine. Una spada che abbiamo visto essere “indecisa” nel primo film e poi andare da Rey invece che da Ben, e addirittura spezzarsi a metà tra i due nel secondo. A metà.
Inoltre, come Luke stesso dice in Episodio VIII, “I’ve seen this raw strength only once before… In Ben Solo”. Ovvero sin da Episodio VII ci viene detto e ridetto che Ben e Rey hanno la stessa quantità di potere. La Forza non è un potere, ma conferisce dei poteri. Più si è connessi ad essa, più la quantità di quei poteri è vasta. Nessuno ha la quantità degli Skywalker perché tramite Anakin sono creati dalla stessa e quella quantità non diminuisce con i passaggi generazionali, come questi film ci hanno mostrato. Palpatine è incredibilmente potente, ma non quanto Anakin, non quanto gli Skywalker, ecco perché li vuole per sé o li vuole morti (già nelle due trilogie precedenti). La differenza tra Anakin e Palpatine è colmata dalla conoscenza e dall’esperienza, che ovviamente vanno a favore di Palpatine.
Ben e Rey hanno la stessa quantità di potere. In quest’ultimo film è spiegato con la questione della diade creata dai Jedi (tié Palpatine, tié, tié, tié), che è una bella soluzione (per quanto non nuova alla saga), ma mettendo tutte queste cose insieme ci si rende conto che la verità è che Rey e Ben dovevano essere i Jaina e Jacen di questo nuovo Canone (tanto che in parte, sul relitto della Morte Nera, si realizza lo scontro tra i gemelli) e che, vista la risposta alla chimica tra Daisy Ridley e Adam Driver, la cosa è stata cambiata rendendo lei una Palpatine per poter inserire la componente in qualche modo “romantica” o che potesse soddisfare come tale (pur sapendo perfettamente che non avrebbe mai avuto vero sbocco perché il destino di lui era redimersi e sacrificarsi, com’era palese dal primo film). La dimostrazione? Il colpo al cerchio, Rey è resa una Palpatine e così voilà la componente “romantica”, e uno alla botte, Rey Palpatine muore, Ben la riporta in vita trasferendole tutta la propria forza vitale e lei quindi torna alla vita con dentro di sé la vita di uno Skywalker, diventando in questo modo una Skywalker, per così dire.

Infatti (e infine), non tornano i conti per quanto riguarda il figlio di Palpatine, il padre di Rey. L’uomo che noi vediamo nel flashback con la moglie (ehi, Jodie Comer!) e la piccola Rey (di al massimo cinque anni) ha circa trent’anni o poco più. Siamo, più o meno, quindici-sedici anni dopo la morte di Palpatine, il che significa che il padre di Rey è nato durante l’Impero, quando Palpatine era non solo deforme, ma decrepito. Palpatine ha circa settant’anni quando Anakin ne ha diciannove, in Episodio II, dunque sarebbe diventato padre tra gli ottanta e i novant’anni, se non di più. Siamo seri: nemmeno l’azione combinata della Forza e dello Sforzo sarebbe riuscita a produrre il risultato. Per essere credibile Rey avrebbe dovuto essere la pro-nipote di Palpatine.
Sotto ogni punto di vista, la soluzione è forzata. Questo non perché la componente romantica tra i due non sia accettabile, semplicemente se si analizza il tutto si notano le incongruenze e diventa palese il cambio in itinere per seguire l’onda del pubblico e ottenere anche il risultato dell’idea originale. Il tutto peraltro implicitamente confermato da J.J. Abrams, che partecipando a una Q&A e parlando con dei fan alla fine ha detto che tra Ben e Rey il legame non è stato inteso per essere romantico, ma spirituale e da fratello e sorella (pur andando benissimo il fatto di percepirlo e volerlo come romantico, ovviamente).
Quindi è un difetto. TUTTAVIA… Il discorso verrà ripreso a breve.

Il secondo difetto: Ben Solo era destinato a morire, si sapeva dal momento in cui Snoke disse che BB-8 era in mano al padre del giovane uomo, Han Solo. In quel momento ci venne detto che Kylo Ren era uno Skywalker e che stava seguendo il cammino di Anakin e di suo “fratello maggiore” del Legends, Jacen Solo. E come finiscono Anakin e Jacen? “Star Wars is like poetry. It rhymes.”
Pertanto doveva morire. Redimersi, morire e quindi ascendere. E ha delle scene magnifiche. Ma avrebbe dovuto essere più coinvolto nello scontro finale contro Palpatine e si doveva vedere anche il suo spirito con Leia e Luke.
Perché doveva morire? Perché per quanto “The Last Jedi” e “The Rise Of Kylo Ren” dimostrino che Ben Solo è persino più vittima sacrificale di Anakin (e ce ne vuole!), è altrettanto vero che poi lui è andato avanti e ha contribuito alla morte di milioni di innocenti. Quegli errori andavano espiati e in questa saga l’espiazione di errori così giganteschi passa per il sacrificio. “Star Wars” è una storia di lotta tra bene e male, di coraggio, di lealtà, di scelte, sul fare la cosa giusta, combattere per essa, è una storia d’amore (ogni tipo, in primis familiare), di dolore, di perdita (della libertà, di ciò in cui si credeva, di ciò e di chi si ama), della perdita di se stessi e del difficile cammino per ritrovarsi; è una storia di perdono e di redenzione, che in particolare per gli Skywalker è sempre possibile, ma è anche una storia di sacrificio. Quando ci si sacrifica per redimersi dopo essere passati al Lato Oscuro (anche se non totalmente), però, si ottiene sempre una ricompensa: l’ascensione. E infatti il titolo di questo film è “Star Wars The Rise Of Skywalker”.

Hayden Christensen doveva essere fatto vedere, dovevamo vedere Anakin, Il Prescelto, doveva essere inserita una scena tra Anakin e suo nipote Ben. Sarebbe bastato farlo apparire dietro Han, sul relitto della Morte Nera, che sorrideva e annuiva al nipote, anche lui facendo le veci di Leia.

Passiamo alle cose positive, senza riprendere quanto detto in precedenza.

Star Wars Episode IX

TUTTAVIA, si diceva, in merito a Rey… almeno hanno avuto l’accortezza di imparentarla con il Force user più potente della Galassia dopo gli Skywalker, cosa che quasi giustifica tutto quel potere (non perché solo i “figli di” possano essere potenti, la saga ha sempre dimostrato che non è così, ma questa parte è la storia degli Skywalker e bisognava stare attenti alla mitologia… non si poteva creare dal nulla una nuova “prescelta” quando ancora ci sono i discendenti del Prescelto, ecco perché Johnson disse immediatamente che quella detta da Ben non era la verità, non perché lui avesse mentito, ma perché lui non la conosceva e aveva solo detto ciò che credeva fosse vero); in più, questa scelta ha permesso un momento bellissimo tra Leia e Rey, con Leia che finalmente “fa pace” con la sua stessa storia, dicendo a Rey “Non avere paura di chi sei”. Leia ha avuto enormi problemi ad accettare la verità, enormi Daddy issues che l’hanno portata a proiettare tutto questo sul figlio, contribuendo così alla rovina di Ben.
Inoltre, questo esplicita anche in “Star Wars” un concetto bellissimo espresso in “Harry Potter” da Silente: non ha importanza “come” si nasce (se ricchi o poveri, se potenti o meno, se dal male o dal bene), sono le nostre scelte che dicono chi siamo. Com’era intuibile, la rivelazione sull’identità di Rey è arrivata alla fine perché lei doveva trovare da sola la sua strada, doveva definire se stessa da sola, proprio per dimostrare questo concetto.
Infine, non solo il legame tra Rey e Ben è sempre stato bellissimo, a prescindere dall’implicazione che si desiderava avesse, ma nel fatto che Palpatine venga ucciso per la seconda volta da sua nipote, “adottata” e addestrata (per farlo, si può dire) dagli Skywalker, salvata dal cedere a Palpatine per disperazione dall’arrivo dell’ultimo Skywalker, che rappresenta la speranza e che l’affianca, c’è un tale KARMA IS A BITCH da avere un che di poetico. Palpatine voleva distruggere gli Skywalker, facendoli cedere al Lato Oscuro o uccidendoli, ed è stato la prima volta ucciso direttamente dal “capostipite” della dinastia e la seconda sempre dagli Skywalker per mezzo di sua nipote, che poi è diventata una Skywalker. Questo sua Maestà non l’aveva previsto. “Avete fallito, Altezza.”

Return of The Jedi

Come detto due anni fa nella recensione di “The Last Jedi”, Poe e Finn hanno due percorsi bellissimi: il primo da combattente duro e puro con la testa calda a vero leader, tanto da diventare l’erede di Leia… non è perfetto, ha i suoi difetti, i suoi alti e bassi, ma è giusto che sia così, nessuno è perfetto; il secondo è passato da sopravvissuto a combattente convinto, a leader a sua volta, braccio destro dell’erede di Leia. In tutto questo il rapporto costruito tra i due è meraviglioso, di totale fiducia anche nei momenti di scontro. E Finn è un Force sensitive. Sente Rey morire, la sente attraverso la Forza. Magari non è abbastanza Force sensitive da essere addestrato, ma la Forza scorre in tutti gli esseri viventi e lui, credendovi davvero, in qualche modo si è aperto a essa ed è in grado di sentire alcune cose.

Abbiamo avuto la contestualizzazione di Snoke: era Palpatine. Letteralmente una marionetta nelle sue mani, per manipolare Ben Skywalker e prenderselo come si era preso Anakin e in questo modo vendicarsi di quest’ultimo, di Luke e Leia, perché la vendetta è la via prediletta dei Sith e Palpatine non è solo uno dei più grandi Sith mai esistiti (e forse il più grande villain ai creato, quantomeno uno di essi), ma è anche il master puppeteer per eccellenza. E il Primo Ordine, come varie persone dicevano sin da “The Force Awakens” (compresa la sottoscritta, letteralmente insultata per questo), è l’Impero, il Nuovo Impero dell’Expanded Universe. D’altronde, tutto questo nuovo Canon non è altro che un novello EU, da lì viene la sopravvivenza (o il recupero) dello spirito di Palpatine da parte dei suoi seguaci e da lì viene tutto quello che si vede nelle scene del Tempio Sith.
Ben che passa a Rey la sua forza vitale, riportandola in vita, è ciò che si vide fare da parte di Anakin nel Ciclo di Mortis in “The Clone Wars”, ma il Force Healing usato da Rey (e reintrodotto prima in “The Mandalorian”, ecco il collegamento tra i due!) viene dall’EU, le statue di alcuni dei Sith vengono dalla Old Republic, il Visual Dictionary ha rivelato che i battaglioni dei Sith Trooper sono chiamati con i nomi dei Sith dell’epoca della Old Republic, che in questo modo sono stati riportati nel Canon.
E quello che non proviene direttamente dall’EU, come si diceva, trova le sue fondamenta nei romanzi e fumetti di questo nuovo Canon, leggere la trilogia di “Aftermath” per credere. E’ da lì che viene anche il Generale Pryde (fantastico nella sua spietatezza).

Star Wars The Clone WarsStar Wars The Rise of SkywalkerVisual Dictionary The Rise Of Skywalker

Ci sono tantissimi parallelismi con l’Original Trilogy e la Prequel Trilogy, perché “Star Wars è come poesia”. Uno su tutti: Luke che solleva dall’acqua il suo X-Wing, come fece Yoda ne “L’Impero Colpisce Ancora” perché lui non credeva abbastanza. Luke che riconosce che in “The Last Jedi” aveva torto e completa l’arco narrativo impostato da Rian Johnson.

E sempre a proposito di Luke, abbiamo avuto la conferma che lui stava facendo cose molto importanti e che quindi molto probabilmente aveva lasciato a Lor San Tekka di proposito il pezzo fondamentale della mappa per arrivare ad Ahch-To, perché nonostante fosse distrutto dal suo senso di colpa forse c’era ancora il senso di responsabilità, in lui, la consapevolezza di non poter negare il suo aiuto nel caso i sospetti che lui e Leia avevano si fossero rivelati fondati.

BEN SOLO. SKYWALKER. Due anni fa si disse che era il personaggio migliore di tutta la trilogia, questo film lo ha confermato. Non è mai stato un villain, ha perso se stesso perché tradito dalle persone che amava (così si sentiva lui), come Episodio VIII e il fumetto appena uscito “The Rise Of Kylo Ren” hanno dimostrato: quella fatidica notte fu Luke, involontariamente, a spingerlo nelle braccia di Snoke-Palpatine (come Luke stesso ammise) e Ben non uccise nessuno, non fu lui a distruggere il Tempio, fu Palpatine, che lo ha manipolato per tutta la vita. Ben, torturato dal Lato Oscuro, che voleva disperatamente la Luce ma, sentendosi tradito e abbandonato da tutti, si era volto all’unica cosa che pensava gli fosse rimasta e poi era andato sempre avanti, pensando di non poter più tornare indietro.
Quando Luke disse a Leia di non poterlo salvare intendeva, per l’appunto, che lui non poteva salvarlo, perché Ben si sentiva tradito e minacciato da lui, ma disse anche che poteva essere salvato. E così è stato, perché Ben Solo era, come suo nonno nella Trilogia Originale, lo Skywalker da salvare. Salvare non dalla morte, che per i Jedi e gli Skywalker in particolare non è veramente tale, ma dal Lato Oscuro. Come evidente da “The Force Awakens”, il suo percorso ha ricalcato quello di Anakin e Jacen Solo (con in più un tocco di Anakin jr.) e dunque è stato immediatamente chiaro che il suo destino era infine redimersi e sacrificarsi. E così è stato. A differenza di Anakin, però, non è mai stato davvero Lato Oscuro, come detto due anni fa Ben era conflitto, e pertanto la sua redenzione doveva essere simile ma diversa, rispettando il concetto per cui la saga deve fare rima e tutto deve rispecchiarsi: com’era prevedibile, Ben non si redime all’ultimo minuto come suo nonno, ma molto prima e nel momento in cui lancia la spada Kylo Ren cessa definitivamente di esistere e Ben Solo Skywalker, che non è mai scomparso, ritorna completamente.
E quando si sacrifica, compiendo un atto d’amore supremo, cedere la propria vita per quella di un’altra persona, lo fa sapendo di essere stato perdonato, di essere amato, che la sua famiglia lo sta aspettando. E’ ingiusto che perda la sua vita così giovane, vittima persino più di Anakin? Certo che lo è, ma c’è comunque una nota di sollievo, come per Anakin: non sarà mai più solo, sarà amato per sempre, Rey svelerà che lui si è redento, ha donato la sua vita per riportare lei in vita e riabiliterà il suo nome (quantomeno nella sua ristretta cerchia). Ben Solo Skywalker è diventato immortale.
E ancora una volta, grazie Adam.

“Star Wars The Rise of Skywalker”: i momenti migliori.

5. Poe che pilota il Millennium Falcon e forza l’iperspazio. Una scena mozzafiato.
4. L’arrivo della “flotta” ribelle. L’intera Galassia, questa volta.
3. L’attacco di terra sullo Star Destroyer, con la cavalcata, lo scontro con i Sith Trooper e Finn che decide di sacrificarsi per la causa.
2. Il flashback dell’addestramento di Leia con Luke. La spada laser di Leia. Un altro regalo dell’Expanded Universe. Leia non ha mai avuto bisogno di essere una Jedi per essere un’eroina strepitosa, ma è la figlia del Prescelto, ha sempre avuto i poteri del padre e del fratello e non avrebbe avuto senso non farla vedere addestrata alle vie della Forza (che non vuol dire per forza Jedi), sarebbe stato assurdo precludersi questa componente. La scena è bellissima, la tecnica già usata in “Rogue One” ha funzionato appieno anche stavolta.
(Sul mio primo computer, compratomi all’inizio dell’università, uno dei miei sfondi prediletti era quello di un’immagine simil foto creata sulla base dell’EU, con Luke e Leia con le loro spade laser. A volte stavo a guardarla per lunghissimi minuti. Grazie per averlo reso reale.)

Star Wars The Rise Of Skywalker

1. Pari merito: La parte sulla Morte Nera e Ben nel Tempio Sith, contro i Cavalieri di Ren e con Rey. Il dialogo iniziale con Rey evidenzia come Ben sia rassegnato ad andare avanti, poiché pensa di non poter tornare da chi ama, lo scontro con lei non solo è visivamente bellissimo, ma richiama anche Jaina e Jacen. Inoltre, dona (per quanto possibile) quello che si credeva irrealizzabile, ovvero un momento tra Leia e Ben, quando Leia, sentendo le forze che le vengono meno, cerca in qualche modo di proiettarsi (e si crea così il parallelismo con quanto fatto da Luke in “The Last Jedi”) e lo chiama e Ben la sente, ma non riesce a vederla perché lei purtroppo muore.
E poi, mentre Ben resta a riflettere smarrito e addolorato in seguito alle parole di Rey, ecco Han. Ora, è chiaro che in quella scena doveva esserci Leia e che con la morte di Carrie Fisher è stato deciso di mostrare Han, ma in ogni caso il momento è ben orchestrato (Han non è uno Spirito della Forza, non può esserlo, e per questo si è trovata la soluzione del ricordo) e soprattutto è meraviglioso e commovente. Ripropone quanto avvenuto sulla Starkiller Base, ma con l’esito che avrebbe dovuto avere all’epoca e anche questo si collega a Episodio VIII, quando Luke disse a Ben che suo padre sarebbe sempre stato con lui. Inoltre, ricorda la scena della Pietra della Resurrezione in “Harry Potter e i Doni della Morte”. Han sa che il figlio potrebbe doversi sacrificare, ma come Lily, James, Sirius e Remus sa che poi sarà al sicuro e che ci sarà la loro famiglia ad accoglierlo: “Vieni a casa”.

Star Wars The Rise Of SkywalkerStar Wars Episode IX

Il suo arrivo al Tempio, gli atteggiamenti alla Han Solo (spara senza guardare, come suo padre, tanto sa che c’è gente là), il suo volto trasformato, il dolore che lo ha abbandonato, è finalmente libero, lo strepitoso duello contro i Cavalieri di Ren (durante il quale i suoi movimenti con la spada rimandano ad Anakin). Il momento in cui finalmente, finalmente, brandisce la spada di suo nonno, perché è un Jedi, come sua madre, suo zio, suo nonno prima di lui.

Star Wars The Rise Of Skywalker

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BONUS: La fine. Rey va là dove tutto iniziò, nel 1977, per rendere omaggio a Luke e Leia e guarda al futuro, con le sue nuove radici, la sua nuova appartenenza. E la storia si chiude come iniziò e come si concluse la sua prima parte da un punto di vista cronologico (Episodio III), con gli Skywalker (Rey in questo caso) che guardano i soli di Tatooine, la speranza della Galassia.

Il cuore della storia di “Star Wars” si è congedato da noi.
Io voglio congedarmi citando una frase pronunciata da Daisy Ridley, che trovo bellissima:

“Be the spark that lights the fire and may the Force be with you.”
Always.

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