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Telefilm Addicted Consiglia… Turn: Washington’s Spies

Da qualche mese si è conclusa una serie che io personalmente ritengo una piccola perla e di cui purtroppo si è parlato davvero poco: “Turn”, o  meglio, TURN:WASHINGTON’S SPIES” (come è stata rinominata a partire dalla seconda stagione). Vi dice niente? Mi aspetto che la maggioranza delle risposte sia un no ed effettivamente, nonostante la qualità indubbia, è passata quasi in sordina nel panorama generale. Io stessa, da fan, mi sono sorpresa nel vederla rinnovata ogni anno per ben quattro stagioni, giungendo così ad uno sviluppo della trama e a una conclusione più che degna.

Come il titolo banalmente suggerisce, “Turn” è ambientata durante la Guerra d’Indipendenza americana e racconta le vicende legate alla rete di spionaggio che aiutò il generale Washington a ottenere la vittoria definitiva sull’esercito inglese, mettendo in scena una versione romanzata di fatti però realmente accaduti.

La principale attrattiva che mi ha spinto a seguire questa serie fin dalla sua primissima messa in onda è stata fondamentalmente il bel faccino di Jamie Bell. Per capirci, si parla del ragazzino protagonista di “Billy Elliot” che, dopo i primi passi di danza, ne ha fatta di strada. Il suo Abraham Woodhull è il personaggio cardine attorno al quale ruotano tutte le vicende e il pilastro che regge l’intera serie. Da semplice contadino a spia per conto del Generale Washington con l’alias di Samuel Culper, la sua evoluzione spazia dal genuino senso di giustizia alla sete di vendetta che lo spinge a compiere anche le azioni più deplorevoli. L’interpretazione di Bell è a mio parere straordinaria, perché riesce a rendere ogni sfaccettatura della personalità di quest’uomo – figlio, padre, marito, amante, soldato, eroe – che è estremamente imperfetto e, per questo, estremamente umano; sempre diviso fra dovere e libertà, fra un padre conservatore filo-britannico e il suo desiderio di indipendenza per la Patria, fra una moglie sposata per convenienza e il vero amore, fra la responsabilità di essere padre e lo spirito di sacrificio e la gloria personale.

Quello di Abe è senza dubbio un personaggio meravigliosamente costruito, ma si appoggia a dei comprimari che non sono da meno. Innanzitutto il padre, il magistrato Richard Woodhull (Kevin R. McNally), che sarà per tutta la serie sia un punto di riferimento a cui aspirare sia un muro contro cui scontrarsi; poi gli amici d’infanzia Ben Tallmadge (Seth Numrich) e Caleb Brewster (Daniel Henshall), indipendentisti agli ordini di Washington, che coinvolgeranno inizialmente Abraham nella rete di spionaggio; inoltre, lo stesso Washington (Ian Kahn) di cui si fa un ritratto molto umano, con le debolezze e le indecisioni che gravavano sul suo ruolo.

Una menzione a parte va fatta per le donne dello show, che si dimostrano altrettanto coraggiose, intrepide e motivate quanto i loro colleghi uomini, e considerata l’epoca storica in cui è ambientata la serie direi che non è un aspetto da sottovalutare. A fine visione il mio cuore era diviso tanto quanto quello di Abe tra l’indomita Anna Strong (Heather Lind), una vera e propria eroina che impone la sua partecipazione al Culper Ring motivata dal suo enorme senso di giustizia, e la moglie Mary (Meegan Warner), che  avrà un’evoluzione bellissima e dimostrerà, soprattutto dalla terza stagione in poi, di essere disposta a tutto pur di proteggere la sua famiglia e di stare a fianco del marito.

Come in ogni storia di guerra deve esserci un nemico, e così Turn ha il suo villain, John Simcoe (Samuel Roukin): lo odierete, lo detesterete, desidererete vederlo morire tra atroci sofferenze e maledirete il fatto che, come tutta l’erba cattiva, ha quella naturale propensione a sopravvivere sempre e comunque per restare ad ammorbare e infettare ogni cosa che lo circondi; viscido, subdolo, violento… lo si odia talmente tanto che alla fine è un personaggio che comunque ti rimane nel cuore, non fosse altro che per la bravura dell’interprete nel rendere un ruolo tanto spinoso. Non tutti gli Inglesi saranno come il capitano Simcoe, e, sebbene siano i cattivi della situazione, dimostreranno in tanti casi molto più onore dei “buoni” Americani: ricordate i nomi Edmund Hewlett e John André e poi venite a dirmi se non avevo ragione!

“Turn: Washington’s Spies” ha tutte le carte in regola per appassionarvi – personaggi meravigliosi, una trama intricata, un villain duro a morire e un’epica battaglia per la libertà, ma il suo asso nella manica è quello di raccontare le storie di persone qualunque, straordinariamente ordinarie, di questi eroi che hanno agito nell’ombra, che la Storia non sempre ricorda ma che a quella Storia hanno dato un contributo fondamentale.

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