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Telefilm Addicted consiglia… The Moonstone

La prima settimana di novembre è andata in onda, sulla BBC One, una mini serie tratta da uno dei più famosi romanzi di Wilkie Collins, “The Moonstone” (“La Pietra di Luna”).
Noi l’abbiamo vista e abbiamo deciso di farne un’analisi per voi.

“The Moonstone” (“La Pietra di Luna”, in italiano) è il remake più recente dell’omonimo romanzo di Wilkie Collins. La serie è composta da cinque puntate, che sono state mandate in onda dall’emittente inglese BBC One per cinque pomeriggi di seguito. Scelta che noi troviamo vincente, perché trattandosi di una serie basata sul dipanarsi di un mistero articolato, attendere di settimana in settimana non avrebbe forse fatto perdere la suspance, ma avrebbe certamente reso difficile tenere le fila di tutti gli indizi, le piste da seguire e i vari dettagli che, nel corso della narrazione, hanno arricchito il quadro del giallo.

Il remake televisivo di classici inglesi dell’Ottocento fa parte del progetto di BBC di invogliare i giovani alla lettura, come dimostra l’hashtag di accompagnamento scelto, #LoveToRead. In passato era abitudine per le famiglie inglesi sedersi davanti alla tv la domenica pomeriggio, per assistere tutti insieme alle trasposizioni televisive dei classici più famosi, sempre nell’ottica di una maggiore diffusione culturale e avvicinamento alla lettura (Syl: io sarò anche di parte per la mia formazione, ma i romanzi vittoriani inglesi sono dei capolavori. Ci mancava che non li trasformassero in serie televisive in Patria! Sam: Non sei di parte, la penso come te. E io ho studiato Francese, quindi sono del tutto non di parte).

Wilkie Collins, autore ottocentesco estremamente prolifico, che ha il pregio di narrare con uno stile scorrevole molto moderno (se anche voi uscite sempre un po’ provati dall’enorme ricchezza letteraria, di personaggi e di stile, di Dickens – di cui Collins era amico -, sarete sorpresi dal rendervi conto di come i romanzi di Collins volino di pagina in pagina), viene comunemente considerato il “Padre della Detective Novel”, fertile terreno che gli permise di unire due sue grandi passioni, lo studio della Legge e l’amore per la scrittura (il successo gli arriverà comunque grazie ai suoi libri e non alla professione di avvocato).
Sembra strano pensarci adesso, invasi come siamo da polizieschi, procedurali e uno schema narrativo fedelmente impiantatosi nella nostra mente, ma prima di Wilkie Collins questo genere non esisteva. Se non avete letto niente di lui, vi consigliamo il suo capolavoro che è “La Donna In Bianco“.
(Syl: Io l’ho appena riletto e si fa divorare in pochissimi giorni, nonostante la mole.)
Tra l’altro è attualmente in produzione un rifacimento moderno, sempre a cura di BBC.

“The Moonstone” mette al centro della vicenda, attorno alla quale ruota tutta la narrazione, il misterioso furto di un famoso diamante giallo indiano di inestimabile valore, prelevato dalla dimora di una giovane protagonista, Rachel Verinder, che l’ha ricevuto in regalo da uno zio al compimento del suo diciottesimo compleanno. Lo zio aveva in precedenza rubato tale pietra leggendaria, che adornava la statua di una divinità, cosa che espone Rachel a grandi pericoli. Infatti, un gruppo è sulle sue tracce, ovvero un gruppo di bramini indiani, custodi del diamante, che hanno il compito di recuperarlo a qualsiasi costo, se trafugato. Quindi, lo zio sapeva quello che stava facendo e il suo intento era quello di scatenare la vendetta contro la famiglia della sorella, colpendo l’elemento più giovane e innocente. (Lo zio non compare, ma deve essere stato un bel personaggio, fatecelo dire). Diremmo, dunque, che le premesse di suspance, intrighi e complotti per intrattenerci al meglio ci sono tutte.

Il prologo del romanzo è ambientato in India. Per problemi  di budget non è stato possibile creare un set che simulasse con efficacia quella parte di storia, per questo motivo i minuti introduttivi di ogni puntata ci fanno un riassunto degli eventi in modo molto semplice e di sicuro effetto. Non dimentichiamo che l’Inghilterra vittoriana era ancora saldamente presente in India, quindi non manca, tra le righe, una sorta di denuncia sociale di Collins contro il Colonialismo.

Teatro del furto e delle conseguenze che ne derivano, e che si abbattono con violenza su tutti i personaggi, è la grande casa di campagna della famiglia Verinder nello Yorkshire, nella classica struttura cara ai giallisti (che noi amiamo molto) di far accadere “il misfatto” in un luogo chiuso, in modo da limitare il numero dei sospettati, renderli conoscibili e far sì che a turno vengano posti sotto esame dal pubblico stesso.
La storia si svolge su due piani temporali diversi: quello presente in cui il protagonista Franklin Blake decide di “riaprire il caso”, che non era giunto a nessuna soluzione l’anno precedente, e quello passato, in cui ci vengono mostrati i fatti accaduti attraverso dei flashback. Ad aiutarlo c’è il sergente Cuff, detective in pensione (anche questo un altro elemento classico dei romanzi gialli).
Per rendere più facile allo spettatore raccapezzarsi tra i continui salti temporali è stato scelto di segnalarne il cambiamento attraverso l’uso della luce: più scura quella relativa ai giorni nostri, cupi e privi di speranza, più luminosa quella che accompagna la vita più spensierata dei personaggi fino al furto del gioiello.

Ogni puntata, inoltre, si focalizza intorno a un diverso interlocutore, un personaggio che ha fatto parte delle vicende e che offre spunti di ulteriori indagini, aggiungendo tasselli per ricostruire il complicato rompicapo che il protagonista deve dipanare. Il luogo designato dove “interrogare” i testimoni è la sala da biliardo della villa ormai abbandonata, teatro dei concitati avvenimenti passati. La scelta è dovuta principalmente al fatto di aver voluto ricreare una sorta di rudimentale “detective room”, dove Franklin interroga i testimoni, ma è anche un omaggio alla natura epistolare del romanzo, che si basa su molteplici voci.
In questo modo ogni personaggio viene messo in luce, rivelando una galleria ricca e variegata di personalità interessanti, curiose, vive e soprattutto, fallibili. Ognuno presenta la vicenda dal suo punto di vista, quindi quello che dicono non è necessariamente la verità oggettiva, creando ulteriore incertezza e dubbi nello spettatore. Citeremmo tra tutti la meravigliosa Miss Clack. E Betteredge, l’arguto e singolare maggiordomo dei Verinder.

Grazie a questo stratagemma, il ritmo si mantiene sempre alto, costante, senza soffrire di nessun cedimento o, peggio, farci scivolare nella noia. La trama si fa complessa e ingarbugliata, come ogni mistero che si rispetti, e questo non fa che accrescere la curiosità dello spettatore e la sua voglia di capire chi sia stato a generare tutto il putiferio.
Non si tratta però solo di un “giallo”, perché Collins ha abilmente inserito l’elemento romantico, visto che, parallelamente alla ricerca del diamante perduto, c’è la lotta contro il tempo di Franklin che vuole ottenere l’amore della bella cugina, Rachel. Rachel è un esempio di giovane donna moderna, che si oppone alle convenzioni della società, che sa badare a se stessa e che rifiuta di aderire agli stereotipi.
‘A rose is worth more than a diamond… It’s not just a gem we’re after, is it, Mr. Blake?’

Non mancano nemmeno tragedie (come per esempio la storia drammatica di Rosanna, al centro di una delle puntate), colpi di scena, verità nascoste su cui si riesce a far luce, messaggi dall’oltretomba, esperimenti poco scientifici, amori non corrisposti, presenza dell’elemento esotico disturbante, contrapposto all’ordinata civiltà inglese (tema caro ai vittoriani), il tutto oscurato dalla presenza delle temibili sabbie mobili e di una costa frastagliata, minacciosa e letale. Anche se si tratta di una “proto detective novel”, la narrazione non va certo sul leggero e non risparmia twist inaspettati.

Lo spettatore è sempre coinvolto dal mistero e dalla suspance. Del resto Collins pubblicava a puntate e sapeva bene come tenere alto l’interesse del pubblico (il suo motto era “Make them laugh, make them cry, make them wait“), proprio come sono riusciti a fare i creatori di questa serie. Per noi si è trattato di un’ottima sorpresa e una conferma che le serie tv inglesi sono sempre una certezza.

Come dicevamo, le cinque puntate dello show, seguendo il filone principale del furto del diamante e della tormentata storia d’amore tra i protagonisti, si concentrano anche su alcuni personaggi, mostrando aspetti positivi e negativi del modo di essere delle persone nell’epoca vittoriana.

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Si parte dalla madre di Rachel, che segue quello che è il tipico esempio della donna vittoriana, delicata, fragile, persino ingenua, portata a proiettare anche sulla figlia quella sua fragilità. Tuttavia, proprio le indagini rivelano un altro aspetto di questa donna: la spiccata bontà d’animo, che la porta ad accogliere alle sue dipendenze come cameriera una ragazza che ha trovato in riformatorio, nonché a preoccuparsi della sua salute e ad affrettarsi a far chiamare il medico proprio per tale motivo; bontà d’animo che, inoltre, la porta senza indugi a difendere la privacy dei suoi domestici di fronte alla volontà di eseguire delle perquisizioni proprio nelle loro camere, per trovare il preziosissimo diamante rubato.

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A lei si oppone la nipote, Drusilla Clack, ipocrita, invidiosa, di animo perfido, potremmo dire persino malvagio, quella che definiremmo una vera serpe all’interno di una famiglia, pronta a gioire delle sfortune dei familiari più vicini. Tutto questo è ancora più grave se si pensa che lei è profondamente religiosa e, quantomeno in teoria, dedita ad aiutare i più sfortunati.
In mezzo, come anticipato, si pone Rachel, che all’inizio appare simile alla madre ma che, col procedere della storia, viene delineata sempre più come forte, indipendente e intelligente e i cui atteggiamenti apparentemente discutibili (in quanto intransigenti) divengono chiari quando arriva una delle tanto sospirate rivelazioni.
Al loro fianco si stagliano Penelope, la figlia del fantastico Mr. Betteredge, il maggiordomo dei Verinder, cameriera al servizio di Rachel, una ragazza deliziosamente fiera e leale, e Rosanna Spearman, il personaggio più drammatico e infelice, che appare sospetto e poi si rivela connaturato da profonda ingiustizia e tristezza.

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Tra gli uomini, l’accento viene ovviamente posto su Franklin Blake e Godfrey Ablewhite, i due contendenti al cuore di Rachel.
Senza fare spoiler, visto che vi stiamo consigliando di vedere la serie e potreste non aver letto il romanzo, vi diciamo che i due sono profondamente diversi l’uno dall’altro e che le apparenze, di inaffidabilità da una parte, e di totale onestà e onore dall’altra, vengono poi completamente stravolte sino a risvolti del tutto inaspettati.
Attorno a loro ci sono, a parte Mr. Betteredge di cui abbiamo già parlato, il Sergente Cuff, che ispira da subito fiducia, al contrario di quanto avviene per l’ispettore, che entra in scena prima di lui; il Dott. Candy (interpretato da Jeremy Swift, che riconoscerete come Spratt, il maggiordomo di Lady Violet Crawley in “Downton Abbey”), che rivela una grande sorpresa, e, infine il Dott. Ezra Jennings, che si rivela essere la chiave per risolvere il mistero.

La serie, pur non essendo all’altezza di alcuni meravigliosi adattamenti (o sceneggiature originali), quali “Downton Abbey”, “Poldark”, “Victoria”, in puro stile BBC One è ben realizzata, ben recitata. Come detto prima, oltre al sapiente gioco di luci e ombre e di chiaroscuri bisogna aggiungere che nonostante le ambientazioni siano limitate, c’è una profonda accuratezza nella ricostruzione storica, grazie ai costumi e ai modi di fare, e, come sempre, la fotografia è davvero bella, in particolare quella che coinvolge tutte le scene che si svolgono nella meravigliosa natura inglese e presso l’oceano, così bello eppure così selvaggio, infido e pericoloso.

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Anche per chi, come me (Sam) non ha letto questo particolare romanzo di Collins, la storia così come emerge dalla mini serie è assolutamente chiarissima, nonché avvincente e, devo dire, raccontata anche in modo delicato, in particolare in alcuni passaggi.

Particolarmente apprezzabile si rivela, peraltro, proprio ciò che è stato creato per limitazioni di budget, ovvero il prologo, che è rappresentato sotto forma di disegno in un teatro per marionette (uno degli intrattenimenti preferiti per i bambini nell’ ‘800), il quale permette, così, di trovarsi immediatamente trasportati al centro dell’azione con un quadro della situazione chiaro, spiegato proprio grazie a questo stratagemma in modo coinciso ma preciso.

Insomma, “The Moonstone” è molto piacevole da vedere, quindi ve lo consigliamo assolutamente!

– Syl e Sam

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Sabrina

1 comment

Tia 9 Dicembre 2016 at 17:47

Oddio… una serie che su IMDB ha la media del 5.9 non me la sento di guardarla :/

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