Supernatural | Recensione 11×14 – The Vessel

A seguito del confronto sincero tra Dean e Sam, era inevitabile che quest’ultimo decidesse di impegnarsi con maggior dedizione nella disperata ricerca di un qualcosa che potesse aiutarli nella battaglia contro Amara e, pur non avendo infine concluso nulla, ho adorato il modo in cui l’intera situazione è stata posta nel contesto, nel modo più giusto che potesse esserci, arrivati a questo punto della storia.

Negli ultimi anni si era un po’ persa la concezione di trama, infilando episodi random tanto per allungare il brodo fino al limite della sopportazione, e un’ulteriore conferma, delle tante che ci sono già state date, di come questa stagione sia riuscita a riprendere in mano le sorti di Supernatural, è data proprio dall’omogeneità – anche nell’inserimento di episodi filler che, sebbene ce ne siano già stati alcuni e chissà quanti altri ancora ne avremo prima della conclusione – tutto sembra essere gestito con qualche accortezza in più per dettagli, sceneggiatura e, soprattutto, logica (che non fa mai male).

Adeguato il distacco dall’affrontare il legame tra Dean e Amara, di cui se n’è parlato a sufficienza per circa tre episodi in a row e di cui tutti, ormai, hanno capito la rilevanza, compreso Sam; piacevole la presenza/assenza di Lucifero, per farci abituare a questa rinnovata versione di lui, facendolo rientrare in campo nientepopodimeno che come il ritrovato Re dell’Inferno, con tanto di Crowley al guinzaglio, a dimostrazione di quanto superiore sia tornato ad essere il suo ruolo; bilanciato il rapporto tra Dean e Sam che, dopo una serie di sfortunati eventi, finalmente sembrano aver trovato un certo equilibrio con cui, grazie alla sincerità, hanno riacquistato quella completezza l’uno per l’altro di cui si era sentita la mancanza, o meglio, di cui io avevo percepito l’assenza. E, forse, è solo una mia impressione, anche se non è la prima volta che lo noto, ma mi piace che tutte le situazioni più imponenti girino intorno a binomi di un certo livello… Basti pensare a quest’ultima puntata: Lucifero/Crowley, Sam/Dean e Castiel/Lucifero che, a mio personale giudizio, è stata la coppia migliore.

 

Impossibile negare quanto, a primo impatto, abbia sofferto per il modo in cui Lucifero ha esordito indossando i panni di Castiel – sempre senza nulla togliere a Misha Collins – ma andando avanti, mi sono dovuta ricredere. Con sprazzi di talento qua e là, con questo episodio abbiamo assistito ad un vero e proprio Lucifero, quello che per definizione del suo essere rappresenterebbe la nemesi per eccellenza dei due fratelli, ma che nel corso degli anni abbiamo finito con l’amare e guardare con occhi trasognanti. Sicuramente, il trauma è stato provocato dal fatto che l’apprezzamento per un personaggio così ben caratterizzato e intrigante mi aveva colto in pieno grazie alla magistrale interpretazione di Mark Pellegrino, eppure, una volta abituata al cambiamento, obiettivamente parlando: Lucifero nel corpo di Castiel è veramente tanta roba.

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Ma se finalmente abbiamo potuto assistere alla sua rivelazione – e in che modo poi! – è stato solo grazie al fatto che i due fratelli, speranzosi di aver trovato finalmente un qualcosa che potesse essere in grado di aiutarli a sconfiggere Amara, hanno di rimando ceduto tale speranza a Lucifero che, non di certo per la sola intenzione di ucciderla, aveva visto nella mano di Dio la possibilità di esternare al massimo la sua megalomania.

Data la condizione già piuttosto incresciosa di suo in cui si ritrovano Sam e Dean, è stata una fortuna che quell’oggetto divino fosse ‘usa e getta’, ma nel vedere Lucy maneggiare la mano non ho potuto fare a meno, seppur per un brevissimo istante, di pensare e sperare in qualcosa di addirittura peggiore dell’Apocalisse, cosa ovviamente improbabile, soprattutto a questo punto della stagione, ma che mi ha dato comunque grandi aspettative su di lui, con o senza mano.

Detto ciò… Ma quanto sono fighi i viaggi nel tempo in Supernatural?!

Siamo stati abituati, in passato, ad assistere a time travel che avessero a che fare con una missione da compiere, quindi questa non è di certo un’idea innovativa, ma nonostante fosse facilmente intuibile che Dean, tornando indietro nel tempo, sarebbe stato la causa dell’affondamento della nave – dato che canonicamente qualsiasi amante del fantasy/fantascientifico sa che nei viaggi nel tempo non si può mai intervenire per cambiare il corso delle cose – sono rimasta comunque colpita dalla storia di Delphine e della nave; l’ho trovata una bella idea, ben strutturata e, soprattutto, un ottimo espediente per prolungare il problema del ‘dobbiamo trovare un modo per uccidere Amara’.

Niente da criticare, dunque, e anzi, considerando quanti pezzi del puzzle abbiamo adesso tra le mani, non si può fare a meno di chiedersi come potrebbe andare a finire questa brutta faccenda dell’Oscurità in contrapposizione al ritorno di Lucifero.
Se con questa stagione l’intenzione degli autori era quella di far ricredere i fan sull’andamento della serie, direi che finalmente hanno capito come fare.

Come al solito, vi lascio con il promo del prossimo episodio dal titolo “Beyond the Mat” e con il consiglio di seguire queste fantastiche pagine su facebook:
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