Supernatural | Recensione 11×02 – Form and Void

Trarre conclusioni affrettate non è mai un bene, eppure, dopo la visione di questo episodio, mi sento particolarmente ottimista. Facendo una premessa, in cui cercherò di essere il più breve possibile, prenderò il discorso un po’ alla larga, prima di iniziare a commentare i pro e i contro di questa puntata…

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Nel corso degli anni, Supernatural non è sempre stato al suo meglio e, come ben sappiamo, ci sono stati diversi alti e bassi; tra quest’ultimi, ce ne sono stati di talmente gravi da averci fatto perdere la speranza. Sfido chiunque, anche il fan più accanito, a dire che vedendo determinati episodi non ci sia rimasto male per evoluzioni e intrecci senza alcun nesso logico o che, in maniera addirittura peggiore, finendo una stagione non ne sia rimasto deluso.
Personalmente, pur avendo amato Supernatural sin dai suoi esordi, arrivata ad un certo punto, che collocherei tra la sesta e l’ottava stagione, mi sono ritrovata a non fare altro che critiche: “Eh, ma doveva finire con la quinta stagione!”, “Eh, lo vedi? Adesso non sanno più che inventarsi!”, “Eh, ma che palle Sam che muore, Dean che muore, tornano in vita, l’uno per l’altro, ogni anno si cambiano i ruoli e Castiel diventa sempre più inutile, era tanto bello!”. Sono tutte espressioni che, ancora oggi, ripeto spesso e sarei ipocrita a negarlo, nonostante l’affetto che mi leghi a questa serie tv non mi abbia mai fatto perdere fiducia in essa.

Allo stesso modo, però, sfido chiunque a pensare a come si sarebbe potuto fare meglio di come sia stato fatto, per quasi undici anni, che non sono affatto pochi.
Sebbene ci siano state cose che, per semplice logica, si sarebbero potuto evitare proprio di includere (tanto per fare un esempio recente: l’inserimento degli Stein nella stagione precedente, idea durata tanto quanto un battito di ciglia) o che, da quanto risultavano brillanti, avrebbero potuto sfruttare in maniera più ampia (e l’esempio precedente è valido anche in questo senso), dopo undici anni in Supernatural compaiono ancora scintille di originalità e questo telefilm riesce ad emozionare, a far ridere ed elettrizzare come pochi. Non sarà perfetto come show, ma quanto è bello quando a sorpresa mettono in mezzo scene che spiegano e danno un senso a qualcosa che, essendo Supernatural, con tutti i suoi difetti (tra i vari pregi), pensavi avrebbero messo in secondo piano fino a fartela dimenticare?

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Magari non è per tutti così importante quanto lo sia per me, ma è successo spesso. Senza fare ulteriori esempi per evitare di prolungare troppo il discorso, diciamo che, il più delle volte, sono state cose talmente irrilevanti da passare davvero inosservate e messe nel dimenticatoio, grazie anche al passare degli anni, ma dei tanti fili conduttori che hanno portato avanti in Supernatural, alla fine, ogni cosa importante è stata portata alla sua conclusione. Il problema si pone per i dettagli.

cForse sarò di parte, perché purtroppo -o per fortuna-, sono molto legata alla serie, ma sono contenta di dovermi ricredere già solo dopo un episodio e di poter dire che, per quanto mi inquietino i bambini malefici e per quanto, come sempre, non sia d’accordo con alcune scelte fatte, mi entusiasma la piega che potrebbe prendere questa stagione.

Per mia fortuna, sembra che Crowley abbia preso in mano la situazione e, da quello che abbiamo potuto vedere riguardo la crescita rapida di Amara, già nel prossimo episodio dovremmo ritrovarci con un’Oscurità adulta, quindi, niente più bambini malefici, spero.

Con il suo atteggiamento, finalmente, si è rivisto il Crowley di una volta. Senza considerare la parte in cui, ironicamente, si presenta come un esorcista, perché sono certa che chiunque si sia tenuto fuori dagli eventuali spoiler abbia riso a crepapelle in questa scena, finalmente il Re dell’Inferno è tornato a parlare di affari, affari veri, niente che sia inerente alle sole anime o a Rowena, di cui personalmente non sento affatto la mancanza.

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Bel personaggio, ben costruito, intrigante e crudele al punto giusto, ma del tutto superfluo in questo momento. Infatti, la sua presenza era in un certo senso indispensabile per Crowley quando, concentrato su Dean e ancora un po’ sotto l’influsso della de-demonizzazione a cura di Sam, che è andata scemandosi molto lentamente in maniera graduale, si è ritrovato apatico nel suo ruolo. Il ritorno della madre lo aveva reso instabile, frustrato, arrabbiato e agguerrito, più o meno come un tempo, tanto che al momento ci ritroviamo con un Crowley di nuovo in pompa magna.

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Con l’assenza di Rowena -anche se sono piuttosto sicura che tornerà, prima o poi-, si riprende il precedente discorso riguardante le “cose meno rilevanti”, se così si può definire la scomparsa insieme a lei del codice e del codice per decifrarlo, ma evidentemente, non sarà davvero necessario per la piega che prenderà la serie, almeno per il momento.

Facendo ancora riferimento al mio discorso precedente, e in particolar modo alla parte inerente le “cose messe in mezzo e scomparse in un battito di ciglia”, mi auguro che nemmeno la questione del virus venga accantonata. Avevo immaginato un’epidemia esemplare, ma con Sam che ha trovato la cura, le mie visioni apocalittiche sono andate in fumo, anche se non smetterò mai di sperare nel caos.

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Oltre tutto ciò, però, e il fatto che l’episodio, nel suo insieme, sia stato piuttosto piacevole, sono due le cose che è bene sottolineare e tenere a mente per il corso degli eventi…

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  • Si può morire anche senza Morte e, fin qui, ci eravamo arrivati. Ciò che non era chiaro era se e come i Mietitori lavorassero senza di lui. L’arrivo di Billie, che ha messo in chiaro a Sam che il gioco di vita/morte/vita dei Winchester è finito, è stato a dir poco provvidenziale ed esaltante. Per non parlare di quanto abbia gradito la spiegazione di questa loro ‘capacità’ che ha stufato un po’ tutti: divertiva Morte, ma ora che Morte non c’è, i Mietitori ballano.
  • Il legame tra Dean e Amara è molto più forte di quanto pensassi. Onestamente, quando l’Oscurità gli ha spiegato del legame tra i portatori del Marchio, non vi ho dato granché peso, perché con il termine ‘legame’ si può intendere qualsiasi cosa, è troppo generico. Vedere Dean, invece, provare affetto e senso di protezione nei confronti di Amara, è stato oltre che chiarificante, anche piuttosto inquietante.
    Mi piaceva l’idea di DemonDean e di vederlo dalla parte della schiera cattiva, quindi non posso negare che l’eventualità di un’alleanza tra Dean e l’Oscurità mi esalti, ma allo stesso tempo mi preoccupa parecchio, sia per la sua incolumità, che per il suo rapporto con Sam che, come ben sappiamo, è facilmente inclinabile.

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Come di consueto, vi lascio con il promo del prossimo episodio dal titolo “The Bad Seed” e con il consiglio di seguire le pagine più belle dedicate a Supernatural:  I will always love Supernatural – NOI: supernaturaldipendenti – Supernatural Italia – Supernatural fan club – Jensen Ackles Italia – Jared Padalecki Fans

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