Supergirl | Recensione 2×05 – Crossfire

Supergirl” questa settimana non ha avuto un’incoraggiante e ottimista tematica di fondo. Ma forse proprio in questa settimana ne avevamo bisogno. Per quanto buonista e semplicistica ci appaia spesso infatti la morale e di conseguenza la realtà di questa serie, mai come oggi mi sento nuovamente spinta a difenderla perché ciò che è certo è che la loro America adesso ha una vita più facile di quella che vive la sua controparte reale dall’altra parte dello schermo. Però, ripensandoci, uno spunto di attualità forse può essere ritrovato anche in questo episodio, ed è rappresentato da una forza che finora era stata relativamente silente ma che adesso prende sempre più potere e consapevolezza, cominciando ad agire sulla scena ma restando ancora dietro le quinte, celata alla vista ma presente nelle ideologie e nelle paure che diffonde.

Con il volto ancora codardamente nascosto nell’ombra, l’organizzazione CADMUS rappresenta secondo me l’emblema di un’opinione che personalmente considero dilagante in modo preoccupante e che diventa invece sempre più forte giorno dopo giorno, e ne abbiamo appena avuto la prova lampante. Dipingere Lex Luthor prima e il Cadmus dopo come la potenza da sconfiggere in quanto villain sembrava quasi scontato e giusto fino ad alcuni anni fa ma se ci pensate, le idee che entrambi promuovono fanno parte ora della nostra politica quotidiana e della società in cui viviamo. Si tratta fondamentalmente infatti del desiderio di privilegiare la nostra razza rispetto ad un’altra, diversa, in gran parte sconosciuta, temuta e considerata contemporaneamente inferiore e una minaccia per la nostra sopravvivenza. Il Cadmus parla chiaro e non lascia spazio a fraintendimenti: gli alieni sono il nemico, accoglierli significherebbe spianare loro la strada per la conquista e la colonizzazione dell’umanità, l’unica vera soluzione da attuare è quella di respingerli [andassero a fare gli alieni a casa loro!], combatterli, annientarli. Anche gli argomenti degli articoli di cui parlava Snapper Carr un paio di episodi fa sembravano rifarsi a questa ideologia, magari meno aggressiva e più oggettiva e analitica, ma fondamentalmente viaggiava su una simile lunghezza d’onda che si nutre quotidianamente delle paure del diverso e dell’ignoto, di ciò che non conosciamo e non possiamo analizzare al microscopio. Il CADMUS, soprattutto nella figura della misteriosa e imperturbabile dottoressa “Frankenstein”, fa propri tutti questi dubbi, li ingloba e poi li carica ancora di più di odio e puro terrore, cavalcando queste sensazioni come il peggiore degli avvoltoi, che sopravvive alimentandosi delle disgrazie e delle tragedie che ne derivano o per le quali loro stessi creano le condizioni necessarie affinché avvengano. Armare sacrificabili mercenari di tecnologie aliene e avanzate per diffondere il panico e l’odio nei confronti della diversità che arriva da un altro pianeta è la mossa strategica più banale, tipica e terribilmente efficace a cui il Cadmus potesse pensare, riuscendo ad insinuarsi in maniera sottile tra le maglie dei timori strettamente umani, scatenando il caos pubblico e poi mostrandosi come l’unica soluzione disponibile, cercando dunque consensi nella disperazione e potere nella confusione e mascherandosi abilmente infine da difensori dell’umanità e degli affetti più cari come la famiglia, intenzionati a proteggerli da una minaccia che loro stessi rappresentano.

 

We could be heroes …

Sappiamo bene che nella realtà di “Supergirl” e di qualsiasi altro supereroe, per ogni villain che decide di voler conquistare/proteggere il mondo da interferenze esterne, un eroe sceglie di indossare il suo metaforico mantello e scendere in campo in difesa dell’umanità e di tutte le sue differenti minoranze. E solo in questo episodio, National City aveva la possibilità di contare su ben 3 wanna be heroes, peccato che il primo non voglia, il secondo non riesca, e il terzo stia ancora cercando di capire se possa davvero esserlo.

 

MIKE-EL

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Mon-El è la dimostrazione più evidente che non sono i poteri a fare un eroe, o almeno non all’inizio. Per quanto il suo personaggio e la sua relativa storyline abbiano rappresentato l’aspetto più divertente e luminoso dell’episodio, Mon-El e il suo alter ego terrestre Mike, il cui stile è curato da Kara con la collezione autunno/inverno della linea “Clark Kent / Eleventh Doctor”, non hanno alcuna intenzione di diventare il nuovo National City Finest e di affiancare Kara o J’onn nella lotta quotidiana contro ogni genere di minaccia. Da una parte continuo ad apprezzare più di quanto mi aspettassi l’evoluzione dello strano rapporto che si sta creando tra Kara e Mon-El, perché tra momenti di esilarante e insolita integrazione sociale e piccoli frangenti di amichevole intimità intesa come pura conoscenza, i due alieni si riconoscono sempre di più simili e diversi al tempo stesso, legati a doppio filo da una storia e da un passato che nessuno oltre loro due può davvero comprendere fino in fondo, ma inevitabilmente distanti nelle personalità, nei modi in cui scelgono di abbracciare la loro quotidianità e in quelli che sono gli obiettivi che intendono raggiungere nella loro vita sulla Terra. E sebbene vedere Kara sull’orlo di una crisi di nervi è onestamente irresistibile, sono proprio le loro differenze e soprattutto l’accettazione di esse a donare una sfumatura di spessore al loro rapporto, nonostante sia fatalmente destinato quasi certamente ad evolversi nella versione DC di Romeo & Giulietta.

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Dall’altra parte però, non posso esimermi dal pensare che il personaggio di Mon-El non debba trascinarsi ancora a lungo per tutta la durata degli episodi, ciondolando senza metà e senza cognizione col solo intento di far sorridere o di sviluppare una relazione sentimentale con Kara, il bisogno di una missione o di una ragione per la sua presenza nello show comincia secondo me a farsi sentire prepotentemente e personalmente ha un disperato bisogno di una risposta immediata.

 

LA RIVINCITA DEL SIDEKICK … FORSE

Solitamente quello del sidekick è il mio personaggio preferito nelle serie tv, è il vero eroe umano che lavora incessantemente nell’ombra, dietro le quinte del palcoscenico che ospita il protagonista indiscusso della scena, lottando per il suo stesso obiettivo che però insegue con una sola vita a disposizione. Ma il vero sidekick a mio parere abbraccia con estrema consapevolezza e maturità la sua posizione, ne riconosce il valore e l’importanza intrinseca, e soprattutto sceglie la sua strada indipendente dopo un percorso di crescita graduale in cui prende finalmente coscienza di sé e delle sue capacità, al di là delle ombre proiettate dal suo “campione”. Chloe Sullivan ci ha impiegato 8 stagioni prima di riconoscersi e accettarsi come faro nella notte, Watchtower, James Olsen l’ha deciso in un episodio. Personalmente credo che il percorso di James fosse davvero promettente agli esordi di questa serie tv, perché andava a rompere con la tradizione perpetuata anche da “Smallville” del foto-reporter nerd e dolce di nome Jimmy, diventando invece un uomo maturo in cerca di nuove sfide e nuove frontiere da scoprire e abbattere, ma già nel corso della prima stagione ho trovato che l’evoluzione del personaggio avesse avuto una forte battuta d’arresto che in questa seconda stagione si sta rivelando quasi dannosa per le sorti di quello che sembrava essere una delle colonne portanti dello show. Nonostante paradossalmente l’intenzione sia quella di far emergere un nuovo lato di James, sia la promozione improvvisa come capo dell’impero della CatCo Media sia questo bisogno irrefrenabile di diventare da un giorno all’altro un eroe che si prende le luci della ribalta onestamente mi convincono ben poco. Apprezzo molto le motivazioni alla base di questa decisione, condivido e riconosco l’importanza di quel momento catartico che arriva nella vita di tutti i gregari di voler contribuire  attivamente alla lotta incessante tra bene e male ma soprattutto tra tutte quelle sfumature che esistono nel mezzo e che confondo così facilmente i confini tra amici e nemici, ma proprio il mio particolare interesse in questa categoria di personaggi mi spinge a cercare sempre la miglior rappresentazione di questi caratteri e purtroppo in James non l’ho riscontrata. L’epifania di James è stata troppo impulsiva e soprattutto poco ragionata, sostenuta da motivazioni deboli e fondata su basi che a mio parere non reggono l’incredibile spessore che questa evoluzione dovrebbe portare al personaggio.

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La vera e unica ricchezza di questa storyline è l’amicizia tra James e Winn e soprattutto il confronto onesto che James ha con il ragazzo, che sembra quasi l’unico personaggio al momento fedele alla sua personalità di partenza. Winn è la voce di tutti noi in questa fase della storia, è l’emblema del vero sidekick, forse un po’ troppo comodo nella sua postazione, ma quantomeno è reale, è vero, ha spessore e soprattutto si riconosce nel suo valore e nel suo eroismo individuale e del tutto umano che non ha necessariamente bisogno di un costume e di un nome in codice.

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L’evoluzione di James è solitamente la storyline che aspetto in ogni serie tv e per tutti quei personaggi un po’ in ombra che nessuno sembra vedere per davvero ma è un percorso che a mio parere va scoperto e gustato nel tempo e non mostrato ormai quasi pronto e a un passo dal traguardo quando il viaggio è sempre la parte migliore. E non parlo solo di James purtroppo.

 

A LUTHOR & A SUPER

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E infine arriviamo al terzo concorrente del nostro talent show “wanna be heroes” e sorprendentemente ritroviamo Lena Luthor nella postazione di partenza. Ma ancora più sorprendente per me è il fatto che io consideri la sua storyline la migliore dell’episodio mentre Lena rappresenta secondo me la più soddisfacente new entry di questa stagione e il motivo è presto detto: perché è ambigua. Lena Luthor mi fa pensare, mi fa nascere teorie, mi affascina ma non mi convince, crea dubbi, stimola riflessioni ed è questo che dovrebbe fare un personaggio in crescita di cui non abbiamo ancora tutte le risposte ma solo tante interessanti domande. Sono due gli aspetti che più mi intrigano di Lena Luthor: il primo riguarda principalmente il personaggio da un punto di vista individuale. Come ho detto infatti, più la conosco, più non riesco a capire quali siano i reali obiettivi di Lena, perché se da una parte comincio a credere davvero che lei stia lottando anche contro se stessa e contro la sua famiglia per scrollarsi di dosso l’etichetta “Luthor” e per provare ad emergere in ogni modo dall’oscurità che il suo cognome comporta, mostrandosi davvero degna della stima e della benevolenza del prossimo, al punto tale da attirare a un suo party i mercenari al servizio del Cadmus solo per essere lei a sventare la minaccia, dall’altra parte non posso davvero fidarmi totalmente delle sue intenzioni perché c’è ancora qualcosa nei suoi sguardi  e nelle sue parole taciute che mi spingono a mantenere le distanze nei miei giudizi, quasi come se mi aspettassi ancora da un giorno all’altro che il suo vero piano venga finalmente rivelato, mostrandoci così il vero volto di Lena Luthor, se non dovesse essere quello che abbiamo conosciuto finora ma uno forse più simile a quello di suo fratello … o di sua madre.

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Il secondo aspetto che invece mi sta coinvolgendo molto di questo personaggio è riassunto proprio nella sorprendente amicizia che si è creata, a distanza di anni e di storie, tra “una Luthor e una Super”. Caratterizzate da una piacevolissima chimica istantanea e nonostante gli opposti background familiari e sociali da cui provengono, Kara & Lena sembrano riuscire a ritrovarsi sempre meglio negli spazi che cominciano a condividere, “invadendo” delicatamente l’una l’ambiente dell’altra, e trovando reciprocamente un supporto inaspettato. E proprio questo rapporto così insolito e particolare mi spinge a sperare che le intenzioni di Lena sia tanto sincere quanto lei voglia farle apparire perché forse, insieme, lei e Kara potrebbero riuscire lì dove purtroppo Clark & Lex hanno fallito.

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Da 0 a 100 in 40 minuti

Detesto ripetermi e per questo motivo ad ogni episodio prego che ci sia qualcosa che mi faccia cambiare idea, una scena, una frase, qualunque cosa che mi dia speranza per questa storyline, soprattutto quando la maggior parte del fandom intorno a me squittisce di gioia ed è entusiasta di ciò che sta accadendo. Ma ancora una volta purtroppo, io sono quella che se ne sta a bordo pista a ubriacarsi col punch mentre tutti si scatenano selvaggiamente in pista, perché per quanto mi riguarda, da quando Maggie Sawyer è arrivata a National City e con lei l’ondata di fanservice targata CW, non riconosco più la mia Alex Danvers. Non fraintendetemi, resta sempre una donna straordinaria nonché il mio personaggio preferito dello show ma il cambio di rete comincia a farsi sentire e la caratterizzazione di Alex al momento è per me ciò che ne risente maggiormente. Non mi precludo la possibilità (e lo spero vivamente) di apprezzare finalmente in futuro questa storia “così spontanea” che ci stanno presentando [insert sarcasm] e ad ogni modo al momento non ho una vera avversione nei confronti della coppia, come ho già detto in passato, ciò che personalmente non riesco ad accettare sono le modalità con cui questa si sta realizzando. Il tanto atteso coming out che tutti aspettavano, in trepidazione come un bambino la mattina di Natale con una bella ship pronta e impacchettata sotto l’albero, onestamente mi ha deluso per le stesse ragioni per cui non riesco ad entusiasmarmi per questa storyline fin dal suo inizio. Sorvolando sul fatto che tutto è avvenuto in maniera completamente differente da come l’avevo immaginato basandomi esclusivamente su quello che mi avevano mostrato finora del personaggio di Alex, ciò che “rimprovero” alla serie e che non mi permette ancora di legarmi a questa particolare evoluzione è la totale assenza di un percorso di crescita e di maturazione che una storia del genere dovrebbe avere obbligatoriamente, soprattutto nel momento in cui hanno abbracciato la decisione di far riconoscere soltanto ora ad Alex una verità che aveva, volutamente o meno, ignorato finora. Se è vero che ho apprezzato e riconosciuto quell’aspetto di lei che è sempre stato abituato a mettere un po’ in stand-by la sua intera vita per proteggere Kara e per tener fede all’apparenza di figlia, sorella e giovane donna perfetta che sentiva di dover indossare nascondendo anche a se stessa lati della sua personalità che non aveva neanche il tempo di indagare, è anche vero che proprio per queste ragioni Alex aveva sviluppato un carattere particolarmente introverso, imperscrutabile per nessuno se non per le poche persone a cui lo permetteva (Kara nella fattispecie e ultimamente anche J’onn), un carattere che a mio parere avrebbe avuto bisogno di molto più tempo e soprattutto di distanze e di un lavoro su se stessa per accettare e riconoscere finalmente i significati di quel sentimento che evidentemente sente nascere sempre più prepotentemente dentro di sé per Maggie. Ma l’aspetto che più mi lascia interdetta, oltre l’estrema rapidità con cui tutto è avvenuto, è la decisione di permettere ad Alex di aprirsi emotivamente e con incredibile facilità di fronte a una persona che in fondo conosce da pochissimo tempo anziché privilegiare almeno in questa fase della sua rivelazione il rapporto più importante della sua vita, ossia quello con Kara, che risulta adesso incredibilmente ridimensionato e passato in secondo piano. Il personaggio di Alex sembra vivere adesso in funzione di Maggie e della sua sessualità, aspetti che diventano totalizzanti e che sembrano definirla completamente, dimenticando invece l’ottimo lavoro di caratterizzazione graduale e sfumata compiuto nella prima stagione. Alex Danvers è un personaggio talmente ben strutturato e di spessore che porta secondo me la serie a un altro livello qualitativo ma per quanto mi riguarda, anziché essere privilegiata da una storyline che avrebbe potuto donarle nuova profondità, al momento ne è quasi danneggiata.

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In definitiva, ancora una volta, “Supergirl” porta in scena un episodio bello da guardare senza troppe aspettative ma quella che era una sua ricchezza di partenza, ossia un’ottima caratterizzazione dei personaggi, adesso sembra purtroppo mancante in ben due contesti (se non vogliamo contare la quasi totale assenza di J’onn in questo episodio) e personalmente questo mi dispiace e non poco. Sperando in un’immediata ripresa, io vi lascio e vi do appuntamento alla prossima settimana!

11 comments
  1. Ciao, sbaglio o nell’incipit c’è un non tanto velato riferimento al signor Trump?

    A me viene da sorridere. Gli alieni sono il nemico. Allora, i neri, gialli, rossi (ah no, quelli no, poveretti: John Wayne e compagnia li hanno già massacrati, bambini compresi), islamici e quanti altri cosa sono? Uguali e fratelli dei bianchi americani? Non sono forse nemici pure loro? E chi sono poi gli americani se non un popolo pasticciato che comprende più etnie di qualunque altro al mondo. Una più, una meno, non vedo che differenza possa mai fare. Senza contare che all’interno della razza (chiamiamola così, per dire, anche se non ha senso) americana, i potenti si fanno le scarpe fra di loro, dopo averle fatte ai poveracci senza alcun potere. Vorrei sapere se l’americano medio se ne rende conto o se l’ipocrisia supera ogni limite immaginabile. Sono il popolo più democratico del mondo, purché siano loro a primeggiare…
    Beh, mi sono sfogato. Ogni tanto fa bene, anche se non interessa a nessuno.

    Caskett dove siete? (Ah no, non c’entra).

    Trasformazione di James (ma pure gli altri): se cerchi lo spessore, mi sa che sei fuori strada. Questo è un fumetto per bambini, dove tutto accade troppo repentinamente o troppo lentamente, in maniera comunque superficiale e senza mezzi toni. Massimo rispetto comunque per coloro a cui piace, ne comprendo i motivi.

    Lena: intrigante ma opposta a una Kara troppo ingenua, per cui il loro rapporto è da prendersi con due o tre paia di pinze.

    Alex: io invece non mi stupisco che si concentri più su Maggie. Sta vivendo un’esperienza nuova, una sorta di trapasso che la slega da quanto e come vissuto fin qui. Ne è attratta e ci si dedica, contenta di questa apertura, ben lontana dal passato. Intravede e vuole appropriarsi di una sua identità diversa, finalmente si sente più libera di manifestarsi per se stessa e non in funzione degli altri, che siano da proteggere o meno. Si rende conto di avere e di volere una sua vita interiore, disgiunta dalle abitudini che credeva ormai consolidate e anche un tantino deprimenti. E’ elettrizzata e per questo è normale che ci si butti. Il che però, non le impedisce di tener d’occhio e consigliare la sorella. D’accordo invece sui tempi assurdi del cambiamento, come detto per James e in generale.

    Piuttosto, ma kriptoniani e daxamiani sono (erano) tutti così stupidotti? E parlano pure la stessa lingua pur essendo di pianeti diversi? Qui da noi un bergamasco sembra di un’altra galassia rispetto ad un napoletano… Bah!
    Chiedo venia per la prolissità.

    Comunque tu sei fenomenale perché, come ho già detto, riesci ad estrapolare una quantità enorme di concetti partendo da una materia alquanto povera di spunti. Complimenti davvero, sei grande.

    Casket, dove siete? (Per me c’entra. Always).

    1. Non è affatto vero che questa serie sia “povera di spunti”; al contrario ne ha parecchi e rappresenta come una metafora i problemi della vita reale del mondo di oggi.

      Più in generale posso dire che sia la miglior recensione che abbia letto su questo episodio. Solo il commento su James mi risulta un po’ troppo “severo”, sul resto rappresenta in toto il mio pensiero (in particolare la parte su Lena) ed è scritto veramente bene. Congrats.

      1. Con “povera di spunti” intendevo sottolineare la bravura di chi recensisce. Non è facile argomentare in profondità quando tutto è così semplice e palese. Non c’è molto da dire sull’introspezione dei personaggi, quasi tutto viene trattato senza elaborazioni particolari e molto in superficie (tranne, in questo caso, la vicenda di Alex che però si risolve in tempi troppo brevi). C’è il rischio che si riduca ad un mero elenco degli avvenimenti, mentre le migliori recensioni sono quelle dove l’autore ci mette le sue sensazioni, offrendo spunti di riflessione a chi legge. Supergirl sarà anche una metafora del quotidiano, ma potrebbe essere svolta in maniera più approfondita. Tuttavia riconosco che non è questo il genere di telefilm e probabilmente ai suoi fruitori non interessa. Tutto qui e va bene così.

      2. @ANGELO Innanzitutto ti ringrazio di cuore per i complimenti, è un vero onore per me! Come te penso da sempre che Supergirl rappresenti spesso una metafora della nostra società e delle nostre problematiche, trattate attraverso l’espediente degli alieni, intesi come diversità, per questo ho amato infatti il terzo episodio con il Presidente! Mi dispiace se le parole su James siano diventate magari più “severe” di quanto volessi, ma se lo sembrano è perchè riconosco il potenziale di un personaggio che inizialmente mi piaceva davvero molto e che per questo motivo mi avrebbe fatto impazzire vederlo evolversi in questa direzione … con più calma magari! Per esempio amai la scena in cui mette al suo posto Carr in redazione, guardavo Kara e pensavo che probabilmente si stava pentendo di averlo lasciato 😀 Però questa improvvisa voglia di diventare un supereroe mi arriva un po’ come un pugno in un occhio, il paragone con Chloe di Smallville mi è sembrato adatto perchè anche lei era il sidekick per eccellenza e ha impiegato 8 stagioni per raggiungere una maturità tale da intraprendere la sua strada come Watchtower, al di là dell’ombra di Clark! Grazie ancora per il commento!

    2. @appassionato Come al solito sei sempre troppo gentile con me ma ti ringrazio per le tue parole! L’incipit iniziale non era previsto con sfumature “politiche” ma l’ho sentito quasi inevitabile proprio perchè ciò che amo di più di questa serie è che, con tutta la sua “superficialità” a volte e il suo buonismo sfacciato, usa spesso la figura dell’alieno come metafora di quelle che sono le diversità nella nostra società e quindi razza, religione, colore della pelle, sessualità, e via dicendo, e le idee del CADMUS mi ricordano troppo quelle che sentiamo non appena accendiamo la tv e ascoltiamo un telegiornale quindi il collegamento mi è sembrato un buon punto di partenza (ero anche turbata per le elezioni statunitensi, lo ammetto, quindi il buonismo di Supergirl mi faceva comodo!). La questione Alex per me non si differenzia troppo da quella di James perchè fondamentalmente ciò che non mi piace (ed è solo un’opinione personale) è la tempistica con cui entrambe le storie sono state trattate. Sebbene sempre con i suoi limiti, la prima stagione di Supergirl secondo me era un po’ più attenta alle sfumature della caratterizzazione dei personaggi, c’era più equilibrio e calma nello sviluppo dei protagonisti, basta vedere il percorso compiuto da Cat Grant o da J’onn/Hank. Io volevo con tutto il cuore che finalmente si mostrasse un nuovo lato di Alex, qualcosa che fosse solo suo, indipendentemente da Kara o dalla DEO, ma speravo che una storia così importante per il personaggio venisse gestita con più focus sulle sfumature emotive, non so, focus che magari avverrà in seguito ma che speravo avvennisse prima del coming out che dovrebbe rappresentare un traguardo e un punto di partenza insieme secondo me! Grazie ancora per il commento!

  2. Sinceramente non mi trovo d’accordo per quanto riguarda la critica alla scena del coming out di Alex, che ho trovato a dir poco perfetta. Confrontandola con un’altra scena simile (sempre con lo zampino di Ali Adler) come quella di Santana in Glee (dove rivela alla nonna di essere innamorata di Brittany), che fu bellissima e davvero emotiva, ma palesemente scripted e troppo “guidata”, quella di Alex è stata svolta in maniera così realistica da aver rappresentato una donna (che per un’intera stagione è stata rappresentata come stoica e ‘badass’) di quasi trent’anni che balbetta, che non riesce a dire le parole che vorrebbe e che finalmente ha capito che ciò che credeva di sbagliato in lei non lo è affatto. E perché dirlo a Maggie prima di Kara? Per mia esperienza personale (e di altri che conosco) il fatidico coming out è raro che si faccia in primis con persone a cui si vuole bene. Non si fa outing una volta sola, ma l’eteronormatività perenne fa sì che sia un processo quasi eterno (soprattutto per un adulto che non ha mai mostrato inclinazioni prima di allora) – e le prime persone con cui si fa, solitamente, sono sconosciuti. Alla famiglia, alle persone che si amano, molto spesso, si dice per ultimi… perché da chi farebbe più male un rifiuto? Quindi il fatto che la prima scena sia con Maggie, per cui è evidente che Alex abbia una cotta mostruosa, ma che per ora è anche e soprattutto un’amica che può condividere un’esperienza che Kara non può, è importantissimo. Il modo in cui la stessa Maggie ha gestito la scena è fantastico: con tre parole ha incoraggiato Alex, l’ha supportata e l’ha aiutata – e questo lo poteva fare solo una persona che ci era già passata. Kara e Alex, da still che già girano, avranno la loro scena e sarà fantastica e strappalacrime, ma è stato importantissimo che la realizzazione di Alex sia avvenuta con una persona che può capirla al meglio (che poi sarà o no una possibile storia romantica non c’entra nulla).
    Il telefilm ha tanti difetti e nonostante lo adori, lo ammetto senza problemi (come la storyline di James decisamente affrettata), ma sulla storia di Alex penso stiano facendo un gran lavoro.

    1. Ciao! L’opinione sul coming out di Alex è certamente personale e non intendo assolutamente nè sparare a zero sulle scelte di sceneggiatura (che anche quando non mi fa impazzire, rispetto profondamente) nè arrogarmi magari il merito di conoscere le dinamiche di una situazione emotiva particolare che, come hai detto, conosci meglio di me. E a parte la scelta di non far aprire Alex prima con Kara rispetto a Maggie, scelta che in fondo è strettamente lagata solo al mio gusto personale, (è evidente che io abbia un debole per il rapporto tra le sorelle quindi speravo che Kara potesse essere la prima con cui Alex ne avrebbe parlato) ciò che avrei davvero voluto era che una scena del genere arrivasse come conclusione di un primo percorso e processo di maturazione e consapevolezza del personaggio, il momento in sè per sè è bello ma è la tempistica a lasciarmi troppi dubbi, avrei voluto che Alex avesse più tempo per ragionare sulle parole di Maggie e su quanto le abbiano aperto probabilmente una finestra su stessa che non aveva mai avuto il tempo o la voglia di indagare, è una donna adulta che ha sempre affrontato la sua vita come un treno in corsa, sicura del suo percorso e della persona che voleva essere, quindi volevo che quell’insicurezza finale, quell’introspezione profonda nella parte più recondita della sua persona durasse di più, volevo che ci mostrassero il viaggio di Alex, non dico che dovevano occupare l’intera stagione, ma qualche episodio in più non avrebbe fatto male alla caratterizzazione! La rivelazione che Alex fa a se stessa è troppo importante e meritava più di una scena, meritava secondo me un’analisi più profonda, e quella scena finale avrebbe rappresentato un vero traguardo, raggiunto dopo un percorso che Alex non ha mai avuto modo di fare! Adoro tanto il personaggio di Alex da volere che questa nuova attenzione dedicata a lei come DONNA e non solo come SORELLA o AGENTE sia più precisa e dettagliata di quanto al momento mi sembri! Ma ripeto, è solo il mio modo di rapportarmi a ciò che vedo, non intendo assolutamente parlare per assiomi validi universalmente! Grazie ad ogni modo del commento e del confronto!

    2. Quasi dimenticavo, hai citato Glee (che non ho visto quindi non posso giudicare) e questo mi ha fatto pensare invece ad altri due esempi che personalmente ho adorato! Il primo è quello di Emily Fields in Pretty Little Liars, il cui percorso è stato secondo me straordinario, curato nei minimi dettagli, con tutte quelle sfumature emotive che possono derivare da una rivelazione del genere, soprattutto quando bisogna prima ammetterlo a se stessi; e il secondo è il caso di Callie Torres in Grey’s Anatomy che quasi analogamente ad Alex, non aveva mai pensato di poter scoprire questo lato inedito della sua persona e anche nel suo caso sono le parole di un’altra persona (Addison) a spingerla a riflettere, a guardarsi dentro e a capire la verità, ma questo avviene alcuni episodi dopo le parole di Addison quindi possiamo vedere Callie che compie proprio un percorso di accettazione. Semplicemente speravo nello stesso percorso emotivo anche per Alex

  3. errata corrige: *coloro ai quali* e non coloro a cui. Scrivo sempre troppo in fretta e non rileggo mai.
    Caskett, dove siete?

  4. Premetto che non sono una fan sfegatata di Supergirl. Per dirne una, non sono riuscita a finire nemmeno la prima stagione: la dinamica Winn-James-Kara mi aveva stancato ancora prima di cominciare. Avevo invece apprezzato molto Cat (che purtroppo non é più regular) e Alex. Ho ripreso quest’anno dopo il cambio di rete e devo dire che riesce finalmente a prendermi. Certo, non posso paragonarla a telefilm di altro peso, ma é un’oretta che spendo volentieri. Detto cio’, mi ritengo meno ferrata sui personaggi di voi, tuttavia provo a fare le mie considerazioni. Sul discorso di James concordo con te, non mi piace come é stata sviluppata troppo velocemente la faccenda e soprattutto come da un ragazzo normale senza poteri (come dice Winn) si passi da un giorno all’altro a difensore delle ingiustizie in mezzo a una strada, mah. Aggiungiamoci che non mi ha mai entusiasmato troppo il personaggio e voilà. Al contrario invece, trovo l’evoluzione di Winn ben strutturata. L’introduzione di Mon-El ha dato una bella storyline parallela a Kara, non so dove andranno a parare questi due ma friendzone o amore che sia, io mi ritengo soddisfatta, sono piacevoli da guardare. Mi trovi d’accordissimo su Lena, che secondo me sta dando una bella ventata di freschezza, di gran lunga il personaggio più interessante finora. Infine, non capisco troppo “l’accanimento” verso Alex. Fan service sicuramente, ma non mi pare la stiano sviluppando male. Anch’io avrei aspettato un paio di episodi in più ma sinceramente non lo vedo troppo forzato o fuori fase con il personaggio. E’ un’Alex diversa, certo, pero’ non mi dispiace vederla insicura e cercare di capire di più su sé stessa. La scena del coming out in realtà io l’ho trovata molto ben fatta, grande merito dell’attrice che ha saputo cogliere le sfumature e ha convinto anche me che di solito sono insofferente ai cambiamenti dei personaggi solo per fare un favore al pubblico. Non trovo strano che si sia confidata prima con Maggie (e comunque ci aveva provato prima con Kara), perché é l’unica che puo’ capirla. Mi sembra abbastanza chiaro dove andrà a finire questa storyline, che per ora apprezzo. Spero solo che tra 2 episodi non si esaurisca già il “disagio emotivo” di Alex e che non vedremo lei e Maggie felici e contente come se niente fosse successo (é sempre questa la mia paura con i telefilm di qualunque genere, che una volta affrontato il problema del personaggio, la settimana dopo lo presentano sempre in pace con sé stesso come non mai….). Ovviamente mia personale opinione, che forse non coglie troppo le sfumature non avendo seguito appassionatamente il telefilm dall’inizio… Infine, non meno importante, un grazie a te come sempre che trovi ogni volta ottimi spunti e sei spesso voce dei nostri pensieri

    1. Ciao! Innanzitutto Grazie Mille per il commento e per i complimenti, ma soprattutto grazie per aver espresso la tua opinione, amo confrontarmi con altri fan anche quando si hanno pareri diversi. Oddio, pensare però che le mie parole su Alex siano passate un po’ come “accanimento” mi fa credere che forse non sia arrivato come sperassi il fulcro del mio pensiero perchè la predilizione che ho per il personaggio di Alex non ha molti limiti praticamente a partire dal pilot quindi non potrei mai “accanirmi” su una sua storyline! E per questo motivo ho praticamente pregato tutte le divinità delle serie tv affinchè Alex avesse proprio una storyline diversa e personale in questa seconda stagione, qualcosa che la mostrasse come DONNA e non solo come sorella e agente (come ho detto nell’altro commento)! Il fanservice purtroppo è un pericolo frequente nelle serie CW SECONDO ME, ma come ho scritto nelle precedenti recensioni, se da questo deriva una storyline ben fatta ed emozionante allora si chiude un occhio e che fanservice sia, l’importante in fondo è il risultato. Il mio problema quindi non è neanche più il fanservice e certamente non è il nuovo lato di Alex che stanno mostrando, quello insicuro e con una cotta colossale per Maggie, è tenera e mi fa sorridere, paradossalmente il mio problema è che io avrei voluto vedere di più di questa Alex, come cerco di sottolineare anche nella recensione, non riesco ad appassionarmi a questa storia perchè quando amo tanto un personaggio, io voglio il percorso, tappa dopo tappa, e quindi volevo che magari Alex avesse avuto un paio di episodi a disposizione per pensare alle parole di Maggie, per capire come avessero avuto così tanta presa su di lei, per assodare finalmente il motivo per cui cerchi così tanto la sua compagnia. E poi, alla fine, volevo QUELLA scena, volevo lei che con paura e insicurezza si aprisse a Maggie, speravo fosse il traguardo di un viaggio che io non ho visto e che Alex secondo me meritava, proprio perchè per tutta la sua vita non aveva avuto tempo di concentrarsi tanto su di sè da capirlo! Come hai detto, io volevo il “disagio emotivo” ma prima dell’effettivo coming out, non mi hanno mostrato il dubbio e infine la consapevolezza, hanno saltato qualche fase secondo me e avrei amato vedere queste fasi proprio perchè penso che Chyler Leigh sia un’interprete straordinaria e avrebbe fatto un lavoro eccellente! Quindi mi dispiace se non si è capito che è la tempistica a creare una distanza tra me e questa storia, non la scelta di intraprendere questa strada! Idem proprio per James, un personaggio che potrebbe avere un grande potenziale ma così si perde tutta la gioia della scoperta, quello che invece sta avvenendo con Lena che mi intriga proprio perchè la stanno mostrando con più calma! Grazie ancora per il commento!

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