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Rubriche & Esclusive Spellbook

Spellbook 1×05 – Touch

1×05 Touch

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La salvia è ormai diventata inodore per Lisandra, suole usarla spesso nei suoi incantesimi, è un ingrediente ricorrente; è come quando si ripete tante volte una parola e questa perde di significato. La strega avvolge elegantemente due piccoli tronchi tagliuzzati attentamente, li unisce, legandoli con un laccio fatto di erbe. Sembra quasi la cosa più facile del mondo, un qualcosa di così naturale e spontaneo.

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I raggi del sole filtrano attraverso i suoi capelli color oro, le ginocchia fanno male, certo, il terreno non è dei più delicati, ma è un luogo abbastanza lontano dal centro della città, e le permette di nascondere la sua magia.

“Lo fai sembrare così semplice.”

La donna si gira, seduto a pochi metri di distanza, su una roccia curva, c’è Alec. L’espressione dell’uomo non è una di quelle che conosciamo; il suo volto è gentile, sorridente, ma non in un modo ironico o cattivo, è semplicemente un sorriso genuino.

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Lisandra: non è così semplice.
Alec: non ho detto che è semplice. Ho detto solo che tu lo fai sembrare semplice!
Lisandra sorride, ogni suo complimento la imbarazza o la fa arrossire.
Alec: cosa stai facendo esattamente?
La strega sospira, di certo non è facile spiegare un qualcosa del genere.
Lisandra: è un incantesimo di unione. Serve a collegare due anime che in realtà non dovrebbero…
Alec: essere collegate?
I due si guardano; è la loro storia.
Alec: credi che funzionerà?
Lisandra lo guarda, il suo volto è sincero, non conosce la risposta, ma spera tanto che funzioni.
Lisandra: sarà un tentativo.
Alec: le abbiamo provate tutte!
Lisandra: tutte tranne questa…
Alec accenna un sorriso, di nuovo è sincero e puro. Inizia a giocare con una piccola piantina nata da poco vicino alla roccia; ci gioca, senza strapparla. Deve semplicemente distrarsi.
Lisandra: ok. Ora… stai indietro.
Alec: più indietro di così?
La strega tiene tra le mani i due bastoncini, uniti da quella corda fatta di erbe, li stringe, li stringe come se dovessero solidificarsi in un unica cosa, li stringe come se dovessero appartenersi per sempre.
Lisandra: Due anime senza apparente destino, falle incontrare, segna il cammino!
Lisandra chiude gli occhi, pronunciando queste parole con tutta la convinzione e la voglia di renderle reali, vere, con tutta la forza e la potenza dello spirito.
Quando li riapre, il suo sguardo incontra quello di Alec; è speranzoso, ma anche impaurito. In realtà entrambi provano queste sensazioni, è l’ignoto, è l’incapacità di capire se si è riusciti a raggiungere uno scopo.
L’uomo si alza da quella roccia, lentamente, procedendo a passo fermo verso Lisandra, che resta lì, a guardarlo mentre si avvicina.
Alec pone le ginocchia a terra, il suo corpo è parallelo a quello della strega. Entrambi sono molto nervosi, entrambi sanno che o la va o la spacca.
L’uomo porta le mani in avanti, mani tremolanti, impaurite dall’ignoto destino. Lisandra lentamente fa la stessa cosa, procedendo a far incontrare le sue dita con quelle di Alec. Entrambi aspettano un segno, uno sguardo diverso, un accenno per toccarsi.
Ma poi lo fanno, lo fanno e basta, senza aspettare, senza tentennare. Purtroppo il risultato è subito palese, basta lo sfioramento di dita per indurre ad Alec un profondo malessere. L’uomo ritrae velocemente le mani, come se le avesse appena tolte da ardenti bracieri.
Lisandra guarda l’uomo, delusa. Sembra che la natura non voglia che loro due si tocchino, e sembra non esserci una via d’uscita.

Twinswood, 2013

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Benjamin apre faticosamente la porta della sua stanza, tentando di raggiungere il letto come un anziano signore raggiungerebbe una meta a fine corsa, con il fiatone, con l’aria che manca, con quella sensazione di oppressione al petto, con l’idea che di lì a poco sarà finita; è quella la sensazione. Benjamin si sente morire, sente come se quelli fossero i suoi ultimi istanti di vita, e stranamente la sensazione è agrodolce.

Il ragazzo raggiunge il letto, attorcigliandosi con agonia tra le coperte e i cuscini in disordine, una scossa. Tatia l’ha seguito fin dal corridoio.
Tatia: Benjamin, Benjamin!
Il suo tono è disperato; non ha mai visto il fratello stare male, lei non è mai stata male. Cosa sta succedendo?
Tatia: Ben, cosa succede?
Lo guarda, cercando di capire cos’abbia, cercando di capire perché trema, perché sembra non riuscire a respirare. Si avvicina, quasi avendo paura di toccarlo.
Benjamin: devi…
Ben prova a parlare, anche se il tremolio glielo rende difficile.
Benjamin: devi lasciarmi morire.
Tatia lo guarda, sconvolta.
Tatia: cosa?
Benjamin: voglio morire.
La ragazza non sa cosa pensare, le parole di suo fratello sono aspre ma sentite, sembra che lo voglia davvero, sembra che voglia morire.
Tatia: papà!
Tuttavia, non glielo lascerà fare. Tatia urla con tutta la voce che ha, permettendo al suono di espandersi oltre il corridoio.
Tatia: papà!
Di nuovo, fino a quando Alec non arriva alla soglia della porta.
Alec: cosa…?
Alec guarda in avanti, il figlio tremolante sul letto, il viso di Tatia palesemente sconvolto e in procinto di rilasciare emozioni.
Alec: che succede?
Tatia: è tornato… e era già così. Cosa gli sta succedendo?
La ragazza parla a fatica, è fuori di sé.
Alec si avvicina prepotentemente verso il figlio; uno scatto istintivo, un qualcosa che non è solito fare.
Alec: Benjamin, guardami!
Tra le mani prende il viso di Ben, costringendolo a guardarlo negli occhi. Il ragazzo sembra in fin di vita, quel sorriso che contagia il suo sguardo sta venendo a mancare.
Alec: l’hai toccata?
Benjamin, anche in quelle condizioni, sfida il padre, restando in silenzio.
Tatia: cosa?
Alec: Ben, l’hai toccata?!
Alec urla, furioso. Deve saperlo.
Benjamin: voglio… voglio morire.
Alec sgrana gli occhi, inorridito da quelle parole. Si alza velocemente, procedendo verso l’uscita della stanza.
Tatia: papà, dove stai andando?
Alec: controllalo. Torno presto, te lo prometto!
Il demone guarda la figlia, per la prima volta nella sua intera esistenza, Tatia vede un Alec preoccupato, vede un Alec che non sa come risolvere una situazione. Questo la terrorizza.

Rose
Rose

Colonna Sonora: Willow e Oz

Rose apre faticosamente la porta del bagno, l’asciugamano stretto contro il suo esile corpo, i capelli bagnati che procurano una fastidiosa ma essenziale sensazione sulla sua schiena; essenziale perché le fanno capire che è viva, e tutto ciò che è successo è passato. Immagini, sapori e odori di ciò che è successo meno di due ore prima nel lago le passano davanti agli occhi. Rose li chiude, come se questo servisse a farle sparire. E Benjamin. Ad occhi chiusi riesce a vedere ancora più nitidamente lui che si avvicina verso di lei in quelle acque ostili.

“Rose!”

Davanti a lei un’astiosa Meredith. Il suo sguardo è arrabbiato, deluso. Rose non vedeva quel tipo di sguardo da parecchio tempo.
Meredith: Rose, dove sei stata?
Rose la guarda, si limita a non rispondere.
Meredith: ti ho lasciato una miriade di messaggi in segreteria!
Meredith si avvicina alla ragazza, attraversando il corridoio con i suoi poco adatti tacchi alti. Vuole fare bella figura in hotel, e quindi si veste sempre in un certo modo.
Meredith: non me l’aspettavo da te. Non mi aspettavo questo tipo di comportamento. Sparisci nel bel mezzo della cerimonia d’apertura, non ti presenti al tuo turno di lavoro. Non mi sembra di chiederti troppo, Rose. È semplicemente un aiuto. Una mano. Ne ho bisogno!
La ragazza la guarda, non potrebbe di certo dirle che è quasi morta affrontando dei tritoni. Si limita semplicemente ad alzare lo sguardo e a lasciarsi andare. Rose scoppia in un pianto, scoppia in un pianto sentito, un concentrato di emozioni che doveva esplodere; non succedeva da tempo, non ama piangere, odia farlo, piangere le ricorda i suoi genitori, piangere le ricorda i momenti bui. La zia la guarda, rendendosi conto che probabilmente è successo qualcosa, un qualcosa che le è sfuggito, un qualcosa di grave.
Si fa avanti, avanzando verso la nipote, plasmando totalmente l’espressione del suo volto. Da arrabbiata a comprensiva. L’abbraccia, l’abbraccia in modo amorevole e materno, permettendole di sfogarsi.

Colonna Sonora: Silas Theme

Tatia non ha più paura di toccarlo, stringe fortemente la mano di Benjamin, che ormai ha quasi completamente perso i sensi. Spera che il padre, qualunque cosa stia facendo, possa risolvere la situazione. La ragazza si guarda attorno, guarda la stanza del fratello, assurdamente pensa all’architettura, al MacBook appoggiato sulla lussuosa scrivania, alla finestra che mostra chiaramente il calare della notte in arrivo. Deve pensare ad altro, o impazzirebbe.

Dalla porta principale, lasciata appositamente aperta, entra un Alec furioso che trascina con sé qualcuno: lo trascina con prepotenza, con rabbia. Si tratta di Lane. L’uomo la getta a terra, facendo cadere insieme a lei la sua borsa. Possiamo notare una varietà di oggetti magici; una bambola di pezza, degli spilli, delle erbe, delle piccole ampolle contenenti liquidi di diversi colori.

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Lane: ti ho detto che non so come aiutarti!
La donna guarda Alec, impaurita
Alec: troverai una soluzione. E la troverai ora.
Lane: io non sono una strega per natura. Non ho questo tipo di potere!
Lane non sa come spiegarlo; ma Alec non ne vuole sapere, vuole che il figlio venga curato, e vuole che questo accada subito. Non è molto lucido.
Alec: io ti ho dato il potere. Venerandomi hai raggiunto il tuo obiettivo; la capacità di produrre incantesimi.
Lane: ma non saranno mai efficaci quanto quelli di una vera strega. Non ho poteri curativi contro quel tipo di tocco. Una strega naturale repelle un demone. Benjamin l’ha toccata per un tempo prolungato.
Alec: pensi che non sappia come funziona?!
Alec urla furioso, spaventando Tatia ancora di più.
Alec: qualsiasi tipo di magia. Qualsiasi tipo.
Lane lo guarda, tentando di raccogliere gli oggetti caduti in terra.
Tatia: forse Rose può curarlo…
Alec guarda la figlia, facendo cenno di no con il capo
Alec: no, lo curerà lei.
L’uomo sposta di nuovo il suo sguardo verso Lane.
Lane: io non posso.
Alec: vuoi che io ti mangi, fattucchiera?!
Alec stringe i denti, i suoi occhi si anneriscono, riflettendo la sua anima oscura. Lane indietreggia, mentre è ancora a terra. La strega guarda il letto, Benjamin è svenuto, ma continua a tremare.
Lane: forse c’è un modo.
Alec la guarda, curioso.
Alec: che modo?
Lane: è magia nera. È magia oscura.
Tatia si alza, avvicinandosi cautamente al padre.
Alec: beh, usala.
Lane: ci saranno delle conseguenze, questo è sicuro!
Alec: la magia nera non può avere conseguenze su di me o su questa famiglia. Io sono l’oscurità. Io la governo.
Il tono di voce dell’uomo si è abbassato drasticamente, dando sfogo alla sua dormiente natura demoniaca.
Lane: devo sacrificare un’anima. Un’anima mortale.
Alec: bene.
Lane lo guarda, è facile a dirsi.
Lane: io non…
Alec: oh, adesso arriviamo al discorso “non voglio e non posso uccidere.” Risparmiatelo!
Tatia assiste alla scena, completamente ignara di ciò che sta per accadere.
Alec: Consuelo!
Alec urla, la voce ha lo stesso effetto che ha avuto quella della figlia.
Alec: Consuelo!
Tatia guarda il padre, spaventata
Tatia: cosa vuoi da Consuelo?

Un’anziana donna entra nella stanza, stirandosi il grembiule da domestica con le mani.
Consuelo: mi ha chiamato, Signore?
Tatia guarda Consuelo, facendo cenno di no con il capo
Tatia: papà…
Di nuovo, la voce di Tatia è tremolante, è acuta, un tono che non suole avere.
Alec: fallo!
Consuelo guarda Alec, conosce il suo lato sinistro, ma non ha idea di cosa stia per accadere. Lane guarda la donna, sa che si tratta di una questione di vita o di morte: o sceglie lei, o sceglie se stessa. La strega avvicina velocemente la bambolina di pezza, prende un ago appuntito, un ago di metallo.
Consuelo: il signorino Benjamin sta male?
Consuelo è stata come una nonna, sia per Benjamin che per Tatia.
Alec: ORA!
Il tono di Alec è ormai di una profondità innaturale.
Lane porta l’ago e in alto
Lane: Alecus sacrifico a te. Corpus Sanum. Nescit Vox Missa Reverti.
Consuelo: ma cosa…?
Lane inizia a punzecchiare velocemente e con ferocia la bambolina di pezza, e mentre questo succede, contemporaneamente, il corpo di Consuelo si riempie di buchi, è come se mille lame diverse la trafiggessero da più parti al ritmo con cui l’ago trafigge la bambola; è uno spettacolo macabro, la donna non riesce neanche ad urlare, i colpi sono troppo veloci, Lane continua in un modus quasi psicotico, il sangue inizia a schizzare ovunque, arrivando fino ad Alec, che rimane indifferente, mentre Tatia inizia ad urlare, mostrando al completo il suo lato umano, la stanza di Benjamin continua a tingersi di rosso a causa del sangue di Consuelo che arriva ovunque e imbratta le pareti.
Benjamin si tira su, finalmente. Un grosso sospiro. Lane smette il suo lavoro, il corpo di Consuelo cade a terra come un sacco di patate, ormai completamente sfigurato dai mille buchi presenti.
Benjamin ha riaperto gli occhi, e tutto ciò che vede è rosso, sangue ovunque. Sul viso di Alec, sui vestiti di Tatia, a terra. Si chiede se sia finito all’inferno.

Bright e Leda non riescono a tenere il passo di Gabriel, nonostante il ragazzo abbia in braccio un stremata Ania. Ormai le gambe hanno lasciato spazio ad una vistosa coda di color verdastro, somiglia alle pelle di un pesce; probabilmente al tocco provoca la stessa sensazione, e l’odore… beh, sembra di essere vicini ad una pescheria.

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Gabriel ha tolto la maglia, ormai era fradicia, i muscoli delle braccia e della schiena si muovono elegantemente, ma anche in modo virile, mentre il ragazzo stringe forte a sé la sirena, muovendosi a passo svelto. È un qualcosa che sia Leda che Bright notano con piacere; è un qualcosa che chiunque noterebbe con piacere.
Leda: siamo arrivati!
La voce della vampira ferma il ragazzo.
Gabriel: è questo?
Bright e Leda indicano il lago appena fuori dalla foresta, quel lago che poco prima ha ospitato una battaglia mortale per Rose.
Gabriel: quindi la metto semplicemente in acqua?
Leda: Rose mi ha mandato un messaggio, ha detto che i tritoni sono scomparsi.
Gabriel: e se ritornassero?
Leda lo guarda, non sa davvero cosa rispondergli, e la distrazione che causano gli addominali che si contraggono non aiuta.
Bright: beh, prova a metterla in acqua…
Gabriel guarda i due, è meglio non perdersi in troppe chiacchiere. Il ragazzo avanza velocemente verso la riva del fiume, appoggiando con delicatezza la sirena nell’acqua. La distende sul bagnasciuga, è così bella. Il vestitino è ancora addosso.
Gabriel: Leda…
Leda lo guarda, curiosa
Leda: cosa?
Gabriel: forse dovresti toglierle il vestito.
Leda: ti piacerebbe, pervertito.
Gabriel: non credo che le sirene debbano portare vestiti sopra la coda, anche se non sono esperto di queste cose, non credo che funzioni così.
Bright: come tu non porti la maglietta?
Bright si ritrae indietro, pentito di aver fatto quel commento. Leda lo guarda, accennando un antipatico sorrisetto.
La coda della sirena inizia a sbattere lentamente nell’acqua, per poi procedere ad aumentare il ritmo, come quando un pesce sbatte la coda arrivando alla riva.
Gabriel: cazzo…
Gabriel si ritrae, lasciando ad Ania, che si è quasi magicamente ripresa, il suo spazio.
La ragazza li guarda, sollevata.
Ania: voi… voi mi avete salvata.
Leda: è stata Rose!
Ania: devo togliermi questo.
Ania guarda il suo vestito, è ingombrante. È come se portasse un’altra pelle. Gabriel guarda Leda e Bright, contento. Aveva ragione, e questo per lui è motivo di vanto.

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Il weekend non è stato esattamente facile per Rose, dover spiegare a sua zia Meredith che quel pianto nascondeva una semplice crisi emotiva non è stata una passeggiata. Rose odia mentire, ma non si sente di coinvolgere sua zia in qualcosa di più grande di lei, in un qualcosa che lei stessa ancora non conosce bene, e sulla quale ha ancora mille domande.
Meredith ha ormai parcheggiato la macchina davanti alla Twinswood High da dieci minuti circa, tentando di capire lo stato d’animo di sua nipote, e se sia pronta per il lunedì.
Meredith: allora, come ti ho già detto non è necessario che tu faccia il turno in albergo oggi…
Rose la guarda, l’ultima cosa che le serve è non essere trattata normalmente
Rose: e io ti ho già detto che non c’è problema.
Meredith sospira, vuole solo cercare di fare la cosa giusta
Meredith: sono solo preoccupata. Quel breakdown è stato particolarmente spaventoso.
Rose: te l’ho spiegato. Ho avuto delle giornate no, non conosco ancora bene il posto, la città è nuova e…
Meredith: voglio solo che tu sia completamente sincera con me. Sai di poter contare sempre su di me, vero?
Rose la guarda, annuendo. Lo sa davvero.
Meredith: mi prometti che se ci fosse qualcosa che non va, me lo diresti?
Rose: sto bene qui. Sto bene con te, te l’ho detto, non piango spesso ma quando lo faccio, si accendono le fontane, è per questo che ti sei spaventata. Ma va tutto bene.
Meredith guarda la nipote, convinta dalla sua risposta. Rose vuole solamente scendere dalla macchina.
Meredith: potresti invitare i tuoi amici, magari possono farti compagnia durante il turno alla reception.
Rose annuisce
Rose: perché no…
Meredith: io sarò in centro, devo fare delle compere e devo vedere delle vecchie amiche. Ma stasera quando torno avrò con me cheesburger, patatine e tutta la collezione in Dvd dei film di Nicholas Sparks.
Rose: mi piace.
Le due si guardano, complici.
Meredith: buona giornata, tesoro.
Rose: buona giornata, Zia Meredith.
Rose apre finalmente lo sportello, scendendo dalla macchina e notando in lontananza Benjamin e Tatia che avanzano verso l’entrata della scuola.

Benjamin procede velocemente verso il corridoio principale della Twinswood High, ma sembra difficile togliersi Tatia dalle calcagna; la ragazza l’ha seguito per tutto il tragitto verso scuola, e non l’ha lasciato solo neanche per un secondo.
Benjamin: posso andare al bagno da solo?
Tatia fa cenno di no con il capo
Tatia: no, non andrai al bagno da solo.
Benjamin sbuffa, alzando gli occhi al cielo.
Benjamin: Tatia, che cosa vuoi?
Tatia: hai detto che volevi morire. L’hai detto.
Benjamin: non ero in me. Stavo male, ero sconvolto.
Benjamin cerca di tergiversare, sapendo che ci vorrà più del semplice impegno, vista l’intelligenza di Tatia.
Tatia: non capisco, ok? Perché l’hai toccata? Come è successo? Cosa stavate facendo? Avete scopato?
Benjamin si ferma, costringendo la sorella a fermarsi a sua volta.
Benjamin: no. Lei…
Il ragazzo tentenna, guardando Tatia negli occhi.
Benjamin: lei… lei stava morendo.
Tatia lo guarda, sconvolta
Tatia: cosa?!
Benjamin: era caduta in acqua, i tritoni l’hanno trascinata giù. Stava affogando e l’ho salvata.
Tatia: tu hai passato l’inferno per salvare lei?
La ragazza non riesce a crederci. Si chiede cosa abbia spinto il fratello a fare una cosa del genere.
Tatia: non capisco, Ben.
Benjamin: cosa c’è da capire?
Tatia: stava morendo. Papà avrebbe vinto e senza nessuno sforzo, se lui lo sapesse…
Benjamin: ma tu non glielo dirai!
Il ragazzo guarda la sorella, stavolta il suo sguardo è minaccioso, Benjamin non può rischiare che il padre lo venga a sapere.
Tatia: Ben, cosa ti succede? Sei… sei così fortunato e neanche te ne rendi conto.
Benjamin scuote il capo, Tatia è proprio come suo padre.
Benjamin: fortunato?
Tatia: papà ti ha donato la vita affinché tu diventassi il più potente. E tu che cosa fai? Salvi il nemico? Tu l’hai salvata.
Benjamin: io non l’ho chiesto. Non ho mai chiesto di diventare come lui.
Tatia non riesce a capire, per lei sarebbe un onore, sente come se il fratello non capisse la fortuna che ha.
Tatia: tutti vorrebbero diventare come lui.
Benjamin: anche Consuelo?
Tatia abbassa lo sguardo, non è un argomento di cui vuole parlare al momento.
Benjamin: lei ci ha cresciuti, e lui non ha battuto ciglio. È stato così facile sacrificarla.
Tatia: stava salvando te.
Benjamin scuote il capo, nervoso.
Benjamin: tu non riesci a capire. Lui non si fermerà davanti a nulla. Se facesse parte del piano, ucciderebbe anche noi due. Lui non è un padre, Tatia.
Tatia: un padre vuole il meglio per i suoi figli.
Benjamin: un padre ama i suoi figli.
Tatia: lui ci ama.
Benjamin: lui è incapace di amare.
Tatia lo guarda, non è d’accordo.
Benjamin: certe volte penso che lo sia anche tu.
La ragazza finalmente incontra di nuovo il suo sguardo; è chiaramente ferita, anche se non lo darà a vedere.
Tatia: ciò che è sicuro è che finalmente tra qualche mese finirà questa lagna.
Benjamin la guarda, Tatia è stata sempre particolarmente al vetriolo nei suoi commenti, ma non era mai stata cattiva nei suoi confronti.

“Benjamin!”

Benjamin guarda in avanti, Lauren lo sta raggiungendo. Un’infastidita Tatia si allontana dalla zona, lasciando il ragazzo solo, accanto al suo armadietto.
Lauren arriva a passo veloce verso il fidanzato, guardandolo e mettendo le mani conserte, in segno di disappunto.
Lauren: dove sei finito?
Benjamin nota Rose in lontananza, la ragazza è appena entrata. I loro sguardi si incrociano per qualche breve e intenso secondo. È difficile non ripensare a ciò che è successo.
Lauren: Benjamin!
Lauren richiama Benjamin all’attenzione, furiosa
Lauren: ma che cosa ti sta succedendo?
Benjamin: cosa vuoi dire?
Lauren: dovevamo andare al KinderGarden, mi avevi invitata. Mi hai dato buca e non hai risposto alle mie telefonate.
Benjamin: sono stato… occupato.
Lauren lo guarda, confusa. Sembra quasi bipolare.
Lauren: come?
Benjamin: senti, non facciamone un dramma, ok?!
Lauren è delusa, ed è chiaro nei suoi occhi.
Lauren: sembra quasi che non ti importi più di me alcune volte.
Benjamin: beh, forse è così.
La ragazza sgrana gli occhi. Benjamin è nervoso, e questo lo rende scontroso e cattivo. Lauren si allontana, arrabbiata, ma anche ferita, è difficile per lei trattenere le lacrime.

Rose guarda di nuovo Benjamin, sconvolta a causa della scena a cui ha “involontariamente” assistito dall’altro lato del corridoio, parallelamente all’armadietto di Benjamin c’è il suo. I due si guardano di nuovo, ma i loro sguardi si incrociano sempre per pochi secondi, come se guardarsi un po’ di più fosse pericoloso. Rose si fa coraggio, avanza, deve parlargli, ma quando il ragazzo nota questo gesto, si allontana velocemente verso Evan.

E dietro Evan c’è Bright, che al contrario di Benjamin raggiunge lei.
Bright: hey…
Bright porta sempre la sua solita sciarpetta.
Rose: pasto mattutino?
Bright sorride, annuendo.
Bright: aveva parecchia fame.
Rose: non c’è bisogno che ti ribadisca cosa penso a riguardo, vero?
Bright fa cenno di no con il capo, lo sa bene.

Mentre i due chiacchierano, un ragazzo alto, moro e fascinoso si avvicina, ha puntato palesemente Bright.

Walter
Walter

Bright: Walt.
Walter lo guarda, sorridendogli.
Rose: lo conosci?
Rose bisbiglia, ormai i due hanno un codice tutto loro, la ragazza lo apprezza, significa che c’è una forte base per creare un’amicizia.
Bright: come stai?
Walter: sto bene. Veramente, ti stavo cercando.
Bright: Walter è arrivato l’anno scorso. È nella classe di giornalismo con me. Lei è Rose!
Rose: giornalismo? Ma tu non sai niente sulla pop culture!
Walter ridacchia, divertito.
Walter: è quello che gli dico sempre anche io. Ascolta… mi stavo chiedendo, stasera avrei bisogno di un aiuto per impaginare l’ultimo numero e…
Il ragazzo guarda Bright in modo famelico, e per Rose è evidente. Sempre un po’ meno evidente per il diretto interessato, tuttavia.
Walter: poi potremmo prendere qualcosa al take away e… non so, fare un giro per Twinswood. In fondo se ci penso ancora la conosco poco. E sono qui da un anno!
Rose dà una leggera spintarella a Bright, che tuttavia continua a non capire
Bright: non lo so, dovrei rientrare presto a casa.
Walter lo guarda, deluso. Non è di certo il primo no che riceve da lui.
Walter: oh capisco… Beh, se cambiassi idea, hai il mio numero. Una mano…mi servirebbe.
Rose pensa al palese doppiosenso sessuale, ma per un momento pensa di essere semplicemente una pervertita. Walter sembra così adorabile.
Bright: eh, non credo che cambierà qualcosa, ma in caso…
Walter lo guarda, ancora più deluso.
Walter: ci vediamo, allora!
Rose: ciao, è stato un piacere.
Walter: anche per me!
Walter si allontana, e non appena raggiunge una distanza che non permetta di sentire ciò che Rose dice, la ragazza parla.
Rose: sei pazzo?
Bright la guarda, perplesso
Bright: cosa vuoi dire?
Rose: gli piaci, è così evidente!
Bright la guarda, è assurdo per lui. Il ragazzo è sempre così ingenuo.
Bright: ma che dici?
Rose: oh mio Dio, possibile che tu sia così ingenuo?

Gabriel riesce a malapena a tenere aperti gli occhi, di prima mattina è sempre così per lui. Apre il suo armadietto, il disordine che c’è dentro equivale un po’ al disordine che c’è nella sua testa.

“Forse ho trovato qualcosa.”

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Gabriel sobbalza, dietro di lui c’è una mattiniera Leda, con un foglio tra le mani.
Gabriel: buongiorno anche a te.
La sua voce è più bassa al mattino, probabilmente è una cosa da lupi, o forse è semplicemente una cosa da maschi, Leda non sa ben dirlo.
Leda: c’è un incantesimo che potremmo far fare a Rose…
Gabriel la guarda, fingendosi sconvolto
Gabriel: Rose è una strega?
Leda: non fingere di non saperlo. Me l’ha detto che vi siete…
Gabriel la guarda, la guarda dalla testa ai piedi. Leda è sempre un gran bel vedere in fondo.
Leda: inchinati a lei.
Gabriel: io non mi inchino a nessuno!
Leda lo guarda, uno sguardo polemico.
Gabriel: è stato l’istinto, ok?
Il ragazzo chiude velocemente l’armadietto, ponendo lo sguardo avanti. Non ama pensare di essersi inchinato a qualcuno, ma, come ha detto lui, è stato l’istinto.
Leda: beh, Rose ha fatto questo incantesimo di localizzazione per trovare…
Gabriel la guarda, curioso
Leda: non… non è esattamente questo il punto.
La vampira pensa alla probabile reazione di Luke se sapesse che Gabriel lo sa.

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Ania si avvicina ai due, è completamente diversa da come l’avevano lasciata nell’acqua. Niente coda, niente squame, solo una bellissima ragazza.
Ania: buongiorno ragazzi.
Anche il suo sguardo è diverso, è felice, è serena.
Gabriel: oh, finalmente qualcuno che dà il buongiorno!
Leda tira un’occhiataccia al ragazzo.
Leda: come stai?
Ania: bene. Non so davvero come ringraziarvi per quello che avete fatto.
Leda: quindi hai nuotato tranquilla? Niente mostri marini?
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Ania: Rose deve averli davvero spaventati. Non li ho neanche fiutati. Questo vuol dire che sono lontani, almeno per ora.
Gabriel: beh, è una bella notizia. Credi che torneranno?
Ania lo guarda, timidamente, è parecchio imbarazzata quando incrocia il suo sguardo, questo non accade con Leda.
Ania: non lo so, per ora.
Leda: ma cosa vogliono da te?
Ania ignora la domanda di Leda, comunque non potrebbe risponderle.
Ania: sei stato davvero gentile.
La sirena guarda Gabriel, uno sguardo di gratitudine nei suoi occhi. Leda guarda la scena, perplessa.
Ania: Gabriel è rimasto con me quasi tutta la notte a guardarmi nuotare, per assicurarsi che non ci fosse pericolo.
Leda: ma davvero?
Gabriel guarda altrove, imbarazzato.
Ania: è davvero un principe.
Leda non riesce a nascondere la risata, e non tenta particolarmente di impegnarsi nel farlo.
Gabriel: beh, devo andare dai ragazzi. A dopo! Cioè, a presto. A… non lo so!
Il ragazzo si gira velocemente, lasciando Leda ed Ania in compagnia l’una dell’altra.

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Alec fissa in modo quasi maniacale la sua penna, facendola scivolare lentamente tra le ruvide mani; non riesce a concentrarsi su quei fogli lì davanti, il suo ufficio è una distrazione continua, senza contare che il pensiero di ciò che è successo a Benjamin lo tormenta, anche se non dovrebbe.

“Signor Whittermore.”

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Alec si distrae, finalmente. Alla porta del lussuoso ufficio un uomo sulla trentina, vestito in modo elegante. Sembra quasi disumano, probabilmente lo è.
Alec: vieni avanti Sean.
Sean si fa avanti, ubbidendo all’ordine dell’uomo, e ponendosi al centro della stanza, guardando sempre avanti, ma mai negli occhi del demone.
Alec: allora?
Sean: non è contento.
Alec posa la penna, ponendosi in modo eretto sulla sedia della scrivania.
Alec: non è contento?
Sean fa cenno di no con il capo, sempre in modo abbastanza robotico. Sembra quasi come se fosse governato da qualcosa.
Alec: come l’ha saputo?
Sean: lui avverte queste cose. Lui sa sempre tutto.
Alec: sto tremando.
Sean: le consiglio di non parlare così di lui. Potrebbe adirarsi.
Alec: Rasputin ha potere solo perché gli è stato concesso.
Sean: il padrone è il più grande demone che abbia messo piede sulla terra. Non sfidi la sua potenza, Alecus.
Alec: vai via, ora.
Alec rimette giù la penna, voleva fare qualcosa, ma chiaramente non può.
Sean: cosa riferisco al signore?
Alec: riferiscigli che… ho tutto sotto controllo.
Chiaramente non è così, e Alec odia questa situazione; deve prendere provvedimenti, deve prendere seri provvedimenti.

Twinswood, 1640

Lisandra è appena rientrata in casa, una casa modesta, non lontana dal centro di Twinswood. Il pane è ancora sulla tavola, probabilmente sarà freddo e immangiabile, ma dovrà pur mettere qualcosa nello stomaco. Si toglie il mantello, velocemente, ponendolo sull’appendiabiti fatto in legno accanto alla porta. Il fuoco è ancora acceso, si avvicina a questo per riscaldarsi. Le notti di Twinswood sono fredde e ostili in quel periodo.

“Sei stata con lui.”

Lisandra si gira velocemente, allontanandosi dal fuoco. Sua madre Lonia è appena scesa dal piccolo piano superiore.

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Lisandra: mamma… mi hai spaventata!
Lonia: strano, visto le persone che sei abituata a frequentare.
Lisandra alza gli occhi, è stufa di ascoltare questo discorso.
Lisandra: mamma… per favore. Sono stanca.
Lonia: hai praticato la magia?
Lisandra fa cenno di no con il capo
Lonia: non mentirmi, Lisandra. Lo sai che i cacciatori sono ovunque.
Lisandra: sono stata attenta. Nessuno mi ha visto.
Lonia: nessuno, tranne quel demonio.
La ragazza non ce la fa più; sua madre è da sempre ostile nei confronti di Alec e della situazione, è comprensibile, ma estenuante.
Lisandra: tu non lo conosci. Lui ha un animo buono.
Lonia: tu sei così, Lisandra. Vedi del buono in tutti. Ma in lui non c’è che oscurità. Suo padre è il maligno.
Lisandra deglustisce, sa bene che la situazione è complicata, e che non c’è una via d’uscita positiva.
Lisandra: lui è diverso. Io lo so.
Lonia: no, non lo è. Lui è il male. Lui è l’oscurità e tu sei la luce, e ben presto tutto questo porterà solo guai. È il demonio, Lisandra.
Lisandra continua a scuotere il capo, non è così; per lei non è assolutamente così.
Lisandra: se solo tu lo conoscessi…
Lonia: non potete toccarvi, giusto? Anche la natura vi sta dicendo che tutto questo è sbagliato.
Lisandra sgrana gli occhi, sconvolta.
Lisandra: tu come lo sai?
Lonia: cosa?
Lisandra: che non posso toccarlo. Tu come lo sai?
Lonia si limita a non rispondere.
Lisandra: sei stata tu?
Lonia: no, io non c’entro. È qualcosa di naturale.
Lisandra è furiosa, raramente le capita di sentirsi così; sul punto di esplodere, sul punto di non riuscire a contenersi.
Lisansdra: tu come lo sai?!
Lonia: Lisandra, ascoltami…
Lisandra: NO!
Al “NO” furioso di Lisandra si aggiunge una reazione magica inaspettata; Lonia viene spinta prepotentemente contro la parete da una forza invisibile, cadendo a terra.
È come una doccia fredda per la strega, non si rende conto di cosa abbia fatto.
Lonia: hai visto? Stai diventando come lui.
Lisandra guarda la madre, quelle parole hanno un particolare peso e significato per lei. Si guarda le mani, tremano.

Rose procede prepotentemente verso il parcheggio della Twinswood High, cerca una macchina che conosce bene, una macchina blu, una macchina nella quale è stata.
Benjamin è proprio vicino al veicolo, è uscito qualche minuto prima per evitare il casino della folla, e soprattutto per evitare varie persone, inclusa Rose.

Rose: fermo!
Rose grida, assicurandosi che il messaggio arrivi.
Benjamin la guarda, pronto a mentire, pronto ad inventare qualsiasi scusa pur di evitarla.
La ragazza finalmente lo raggiunge.
Benjamin: sì?
Rose non sa neanche come iniziare, da dove iniziare. È assurdo anche solo pensare di formulare una qualsivoglia conversazione che abbia senso.
Rose: tu eri lì.
Benjamin la guarda, fingendosi perplesso.
Benjamin: come?
Rose: eri lì, al lago. Io ti ho visto sott’acqua.
Benjamin: di che cosa stai parlando?
Rose: non farlo ti prego, non mentire. Non giocare a questo gioco con me.
Benjamin: non so davvero di cosa…
Rose: tu stia parlando. Benjamin, non sono un’idiota. So benissimo cosa succede in questa città, e so benissimo che anche tu lo sai. Ciò che non so è perché eri lì, perché mi hai salvata…
Rose è nervosa, vuole sapere la verità, e vuole saperla ora.
Benjamin: forse non ti senti bene. Io non ero in nessun lago.
Rose: finiscila.
La ragazza urla, furiosa. Non le piace essere presa in giro.
Benjamin: di fare cosa?
Il ragazzo, di nuovo, si finge completamente ignaro. Rose gesticola nervosamente, non sa come gestire la situazione.
Rose: tu…
Benjamin: io cosa?! Solo perché ti ho dato un minimo di confidenza e ti ho fatto qualche battuta pensavi che io ci tenessi anche solo vagamente a te? Io neanche ti conosco, non so chi sei, e non mi interessa saperlo. Quindi tieniti le tue assurde fantasie per te!
Rose lo guarda, sconvolta dalla sua crudeltà e brutale rabbia nel parlare. E anche abbastanza ferita per le parole dette.

Tatia
Tatia

Tatia è appena uscita dal portone principale della Twinswood High, è in cerca di un passaggio, visto che non vuole subirsi un tragitto di silenzi in macchina con Benjamin, sarebbe estenuante anche per lei, che solitamente ama guardare semplicemente il panorama che offre Twinswood. La ragazza odia il gregge di studenti che si accumula all’entrata e all’uscita; infastidita procede lungo il percorso che porta alla strada principale; ma viene distratta da un qualcosa, viene distratta da una persona, da un volto che non vedeva da tempo, da un volto che le toglie il respiro. È un ragazzo posto al centro del percorso; è bellissimo, i capelli del biondo più luminescente che esista, gli occhi chiari, un volto angelico, una presenza fiera. È come se fosse una visione per la ragazza, che procede incredula verso di lui.

Peter
Peter

Tatia: Peter…
La ragazza pronuncia il suo nome a malapena, non riesce a credere che sia proprio lì. Lui, dal canto suo, resta apparentemente impassibile alla sua vista.
Peter: ciao Tatia.
Di solito siamo abituati a vedere una Tatia senza emozioni, ma sembra che chiunque sia il misterioso ragazzo, ci abbia permesso di cambiare prospettiva.
Tatia: cosa ci fai qui? Io credevo che…
Peter: sto cercando mio fratello Bright. L’hai visto?
Tatia fa cenno di no con il capo, nervosa
Peter: ok.
I due si guardano per qualche secondo; sembra che ci sia della storia dietro quegli sguardi.
Tatia: quindi sei tornato?
Peter fa un grosso sospiro, sembra quasi che sia infastidito nel restare lì. Quasi come se la presenza di Tatia lo disturbasse.
Peter: già.
Tatia accenna un sorriso, sembra come se il suo volto non fosse più abituato a farlo, tuttavia.
Peter: devo andare.
Tatia: ok…
Peter non dà neanche il tempo a Tatia di finire; si allontana velocemente verso l’entrata della scuola.

Luke
Luke

Luke non ama particolarmente l’ambiente del liceo, in realtà è tornato alla Twinswood High per controllare sua sorella Leda, e per aggiornarsi sull’istruzione Americana attuale, in fondo tutto questo l’ha sempre affascinato. Ma è un abitudinario, aspetta che l’intero corpo studentesco sia uscito dall’edificio per aprire il suo armadietto e riporre i libri che non deve usare.

Rose avanza verso di lui, sperava di trovarlo lì, ha fatto caso al modus operandi del vampiro a scuola. Luke avverte la sua presenza, l’odore è inconfondibile, e anche se il corridoio fosse pieno di altri studenti, e non è così- è vuoto- Luke se ne sarebbe accorto ugualmente.

Luke: hai dimenticato qualche libro?
Rose sospira, nervosa, raggiungendo l’elegante vampiro.
Rose: devo parlarti.
Luke: di solito non porta mai a nulla di buono.
Rose: l’altro giorno hai accennato al fatto di non potermi fidare di determinate persone. Benjamin è incluso in tutto questo?
Luke la guarda, finalmente, chiudendo l’armadietto.
Luke: perché?
Rose: voglio solo sapere.
Luke sembra particolarmente curioso a riguardo.
Luke: è successo qualcosa?
Rose non riesce a mentirgli guardandolo negli occhi, quindi si limita ad aggirare lo sguardo.
Rose: no… è solo…
Luke: cosa è successo?
L’età del vampiro l’aiuta a capire quando una persona vuole mentirgli.
Rose: che cos’è?
Luke: che cos’è cosa?
Rose: che cos’è Benjamin?
Luke sospira, non è affatto contento della domanda, ed è palese.
Luke: perché ti interessa saperlo?
Rose: perché tu sai qualcosa, lo sento, e stai mentendo, e me lo devi.
Luke: io non devo niente a nessuno.
Luke ripensa a Lisandra, alle promesse che le ha fatto. Ma Rose non deve sapere, non è necessario.
Rose: e allora… non farlo perché me lo devi, ma perché te lo chiedo come favore. Che cos’è Benjamin?
Luke: cosa è successo, Rose?
Luke insiste, vuole sapere, deve sapere. Rose guarda il vampiro, si fida di lui, sente di potersi fidare di lui, è come un sesto senso, ma è comunque difficile parlarne.
Rose: lui…
La strega tentenna, ripensando alle parole di Benjamin, che l’hanno portata a pensare che si sia immaginata tutto.
Rose: lui mi ha salvata.
Luke la guarda, sorpreso dalla risposta.
Luke: come?
Rose: ero nel lago. Stavo affogando… I tritoni mi stavano portando giù. Non riuscivo a risalire…
Per Rose è difficile parlarne, ed è soprattutto difficile riaffrontare tutto attraverso quella spiegazione. La cosa ha avuto un forte impatto su di lei.
Il vampiro la guarda, non pensava fosse successo qualcosa di così drastico.
Luke: lui ti ha salvata?
Rose annuisce
Rose: l’ho visto sott’acqua, mi ha presa e… non ricordo bene, sono solo flash, ma sembrava quasi come se lui provasse dolore nel toccarmi. Come se gli fosse impossibile, sentivo come se non fosse giusto.
Luke nota lo sguardo della ragazza, è uno sguardo che non gli piace. Fa un qualcosa che in un’altra situazione non avrebbe fatto. La prende velocemente in vamp speed, la pone contro l’armadietto con forza, guardandola negli occhi. Rose ricambia lo sguardo, spaventata. Luke è molto forte.
Luke: stai rovinando tutto per una stupida cottarella.
Rose non sa come reagire a queste parole. Che cosa vuole dire? Che cosa sta rovinando? E soprattutto, come si permette di dire che ha una cottarella?
I sospiri dei due si incontrano, in uno sguardo imbarazzante. Ma Rose non resterà attaccata a quell’armadietto un minuto di più, lo spinge, non curante della sua probabile reazione, che tuttavia non arriva.
Rose: non permetterti mai più di farlo. E non permetterti mai più di dire o non dire cosa provo. Ricordati chi sono, vampiro.
Rose usa quella parola con tono dispregiativo, è arrabbiata con lui, non doveva fare ciò che ha fatto.
Luke la guarda, probabilmente pentito del gesto, e sicuramente scosso dalle sue parole. Rose inizia ad allontanarsi velocemente, è arrivata l’ora di usare tattiche e maniere più sicure, anche se più pericolose.

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Il maneggio privato dei Whittermore è uno dei posti preferiti al mondo per Benjamin; cavalca spesso il suo cavallo Razor, ma questa volta non è lì per quel motivo; questa volta è lì per pensare, è lì per riflettere, il tramonto si fa spazio nel cielo di Twinswood, dando luogo ad uno spettacolo mozzafiato e la compagnia di Evan rende quello spazio di tempo il più normale possibile per Benjamin.
Evan: quindi non siamo qui per fare un giro su Razor?
Benjamin si appoggia alla staccionata, ammirando il panorama di Twinswood.
Benjamin: no.
Evan lo guarda, l’amico ha un comportamento curioso da qualche tempo a questa parte, anche lui è cambiato, tuttavia, anche se non ne ha parlato con lui. Evan non sa che Benjamin sa, lo può sentire dal suo odore.
Benjamin: ti vedo meglio, sai?
Evan: ti prego non cominciare a parlare come mio fratello.
Benjamin ridacchia, divertito
Benjamin: ha smesso di farti la predica?
Evan: pensava che fossi diventato un drogato.
Benjamin: beh…
Evan: qualche canna ogni tanto non fa testo. Tu non sei un santarellino.
Benjamin sospira; Evan non sa quanto questa affermazione sia vera.
Evan: comunque sto meglio, sì. L’anno non era iniziato nel migliore dei modi.
Benjamin: ti vedo energico. Forse stai veramente prendendo qualche droga.
Evan lo guarda, facendo cenno di no con il capo; è palesemente nervoso, in fondo per lui il sangue di Bright è come una droga.
La tasca di Evan vibra, si tratta del suo iPhone. Il vampiro lo tira fuori velocemente.
Benjamin: uh, nuova conquista?
Benjamin si sente incredibilmente normale a parlare con lui di queste cose.
Evan: no, è Bright.
Evan lo dice senza pensarci troppo
Benjamin: Bright? Il Bright che prendi in giro continuamente?
Lo sguardo di Evan palesa un chiaro nervosismo.
Evan: andiamo, si scherza.
Benjamin: usare “frocio” come buongiorno può essere fastidioso.
Evan: lui non se la prende, sa che scherzo.
Benjamin: ti consiglio di pesare le parole, spesso fanno più male di qualsiasi altra cosa.
Benjamin ripensa alla discussione avuta con Tatia, alle parole dette a Lauren, a Rose; non è di certo stato un giorno propizio.
Evan: mi piace questa tua nuova aria saggia. Sembra quasi che ci creda.
Benjamin lo guarda, ridacchiando
Benjamin: oh, non è nessuna aria saggia. È semplicemente quello che penso.
Evan: è per questo che tu sei così buono? Ti ricordo chi sei, Benjamin Whittermore, cornificatore certificato.
Benjamin: smettila…
Evan: hey, non ti biasimo. Se la mia ragazza non mi facesse scopare la tradirei anche io.
Benjamin non ama particolarmente dove sta andando il discorso, ma non può mostrarsi troppo diverso dal solito; Evan capirebbe, più di quanto l’abbia già capito, che c’è qualcosa che non va.
Evan: beh, io devo andare.
Benjamin: dove?
Evan: a cena.
Benjamin: così presto?
Evan: sto morendo di fame.
Ed è così, Evan è parecchio affamato di sangue; e quel messaggio di Bright era un invito sul suo collo.

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Rose guarda attentamente una pagina del libro; ci è ferma da più di mezz’ora; si tratta della pagina di un incantesimo in particolare, una pagina che sembra rovinata più delle altre dal tempo, usurata, infatti è praticamente illeggibile. Ma è chiaro che è diversa dalle altre. Era un messaggio di Lisandra forse, un messaggio che la strega ha voluto cancellare. Rose si chiede se ci sia un modo per togliere le cancellature; la curiosità non aiuta.

“Hey”

Leda e Bright sono finalmente arrivati, sono entrati dalla porta principale del Wilson, Rose è al bancone della reception, alcuni clienti sono seduti sui divani della hall, non c’è molto movimento, ma almeno è un inizio, e Rose è contenta di poter dare finalmente una mano a Meredith. La strega ripone velocemente il libro in borsa, adora Leda e Bright, ma non vuole che nessuno lo veda, almeno per ora.
Rose: siete arrivati!
Bright e Leda avanzano verso di lei, andando dietro il bancone della reception e posando le loro borse accanto a quella di Rose.
Bright: mi piace questo posto!
Il ragazzo si guarda attorno, ammirando il bell’ambiente.
Leda: allora, novità?
Rose la guarda, facendo cenno di no con il capo
Rose: mi dispiace, non ho… non ho… guardato.
Leda la guarda, perplessa
Rose: non è che io non ti voglia aiutare, è che è successa una cosa.
Leda: una cosa?
Rose annuisce
Rose: una cosa strana.
Bright: di che si tratta?
Rose guarda i due amici, vorrebbe dirgli di più, ma ora non è il caso.
Rose: ti prometto che guarderò stasera per quella cosa.
Leda: io posso rimediare il sangue di Robin. Possiamo usare l’incantesimo della localizzazione per capire dove si trova l’altro Wendigo. L’incantesimo funziona così, no?
Rose fa segno alla vampira di abbassare la voce
Rose: sì, funziona così.
Queste parole fanno riflettere Rose.
Rose: serve il sangue della persona, e quelle parole la condurranno verso il suo nemico. L’abbiamo già fatto.
Bright: io devo scappare tra poco.
Rose lo guarda, sorpresa
Rose: dove vai?
Bright: Evan ha fame.
Leda si limita ad alzare gli occhi, mentre Rose è molto più sfrontata a riguardo.
Rose: e quell’appuntamento con Walter?
Bright: non posso andarci. Ho già un impegno come vedi.
Leda: aspettate, quale appuntamento? Cosa mi sono persa?
Rose sbuffa, infastidita dal comportamento di Bright
Rose: Walter, un ragazzo molto carino e simpatico, ha invitato Bright a fare un giro per Twinswood, e lui sta rifiutando per vedere un ragazzo che lo prende in giro da anni. Non funziona come True Blood, ok? Non può pensare che tu sia suo.
Bright la guarda, imbarazzato, ma anche compiaciuto.
Bright: sono suo?
Rose: oh mio Dio, tu sei un caso disperato.
Leda: volete sentire una cosa divertente? Credo che Ania, la sirena, abbia una cotta per Gabriel. Non è assurdo?
Rose e Bright guardano la vampira, non capendone l’ironia.
Leda: andiamo, è Gabriel!
Bright: quindi?
Leda: è un essere ripugnante.
Bright: io non lo trovo così ripugnante.
Bright ripensa alle forme del ragazzo, stavolta non si limita a fare dei commenti espressivi piccanti, in fondo è tra amiche.
Leda: sei accecato dagli ormoni. Io intendevo ripugnante dentro. E anche fuori, per me almeno.
Rose: a proposito, come sta Ania? Sono stata così presa da…
Rose tentenna, di nuovo.
Rose: insomma, come sta?
Leda: sta bene, tralasciando la chiara infermità mentale visti i suoi gusti.
Rose: io devo andare.
Leda e Bright guardano la ragazza, perplessi
Leda: come?
Rose: devo fare una commissione. Ci metterò un’oretta al massimo. Se torna mia zia ditele che sono andata a prendere un libro in biblioteca. Non si arrabbierà.
Rose non fa altro che pensare all’incantesimo di localizzazione, è chiaro che è ciò che deve usare.
Bright: devo andarmene anche io, Rose.
Rose: no, questa sera Evan salterà il suo pasto, e tu non salterai l’appuntamento con il tuo amor proprio!
Rose prende velocemente la borsa.
Leda: sei sicura che non vuoi che veniamo con te?
Rose guarda l’amica; ne è assolutamente certa.
Rose: è una cosa che devo fare da sola.

Twinswood, 1640

Colonna Sonora: I want you to trust me

Lisandra sta singhiozzando; non riesce a calmarsi, non riesce a trovare pace, ciò che ha fatto a sua madre non è da lei, non fa parte di lei, e quelle aspre parole continuano a rimbombarle nella mente, non riesce a scacciarle vie.
La notte è da tempo calata su Twinswood, gli unici rumori che la strega percepisce sono quelli della foresta, su quella roccia curva su cui è seduta c’èra Alec poche ore prima, forse questo è l’unico modo che hanno per toccarsi. Il toccare le stesse parti. È un qualcosa di amaro da sopportare.

“Lisandra.”

La strega si gira, riconoscendo la voce di Alec, che è appena arrivato sul luogo.
Lisandra: sei qui!
Si alza, velocemente, procedendo verso di lui. L’uomo nota la tristezza nei suoi occhi, il volto di chi ha appena fatto qualcosa di brutto; lo conosce bene.
Alec: cosa è successo? Ho ricevuto il tuo messaggio attraverso il fuoco.
Lisandra: già, scusa io… Io… non sapevo con chi parlare.
La donna tentenna, voleva vederlo.
Alec: sono contento che tu mi abbia cercato. Cosa è successo?
Lisandra: ho litigato con mia madre.
Alec guarda la ragazza, quasi spaventato di chiederle la motivazione.
Alec: a causa mia?
Lisandra: lei non capisce. Non riesce a capire che tu sei diverso.
Alec: diverso da mio padre?
Lisandra: tu non hai scelto questo. Non hai scelto di essere un demone.
Alec abbassa lo sguardo, è un argomento che non ama affrontare.
Lisandra: c’è umanità in te; io lo so, lo vedo, lo sento. E ti aiuterò a combattere.
Alec sospira, nessuno si era mai interessato a cosa volesse veramente.
Alec: temo che neanche la tua magia potrà aiutarmi.
Il rumore dei grilli e del vento tra i numerosi alberi si intervellano quasi regolarmente, fanno da contorno ai loro sguardi.
Alec: forse è giusto così. Il non poterci toccare. Forse la natura ti sta dicendo di non fidarti di me. Forse la natura ti sta dicendo che devi allontanarti, che non è giusto.
Lisandra indietreggia, non crede a queste parole, per lei sono assurde, insensate.
Lisandra: come puoi dire una cosa del genere? Come può questo essere sbagliato? Io non ci credo. Io non posso credere che un sentimento così bello, così profondo, così puro, io non credo che tenere tanto ad una persona al punto che faresti qualsiasi cosa, possa essere sbagliato. L’amore non può essere sbagliato, Alec.
Alec la guarda, incredibilmente colpito dalle sue parole. Lisandra ha realizzato un qualcosa che forse già sapeva in cuor suo.
Lisandra: io ti amo. Sì, ti amo. Ed è la cosa più giusta e più bella che io abbia mai provato in tutta la mia vita, e un qualcosa del genere non può essere sbagliato.
Alec sorride, sono le parole più belle che abbia mai ascoltato.
Alec: ti amo anche io.
Lisandra è contenta della risposta, l’aspettava impaziente, anche se aveva finito di parlare solo da pochi secondi.

“Alecus.”

Alec sobbalza, riconosce quella voce non lontana da loro.
Alec: è mio padre, dobbiamo andare.
Alec istintivamente, e senza pensarci dunque, afferra la mano di Lisandra per portarla al sicuro, la strega invece se ne rende conto.
Lisandra: Alec, attento.
Alec: a cosa?
Lisandra guarda la sua mano in quella di Alec, l’uomo se ne rende conto solo dopo qualche secondo.
Alec: ma cosa?
Lisandra lo guarda, incredula.
Alec: non provo dolore.
Alec afferra la mano della donna in modo ancora più forte.
Alec: non provo dolore.
La strega non riesce a crederci, non riesce a capire cosa sia successo, entrambi sono estasiati, e stanno quasi dimenticando cosa sta succedendo. Devono scappare.

Twinswood 2013

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Colonna Sonora: Time Will Rember Us

Ormai fuori è completamente buio, Benjamin è entrato nelle stalle per riportare Razor nella sua postazione; il ragazzo accarezza il cavallo, è stata una bella cavalcata, non gli ha sicuramente schiarito le idee, ma l’ha portato a fare mente locale sulla situazione, e l’ha aiutato a non pensarci troppo.
Benjamin: hey, hey, va tutto bene.
Il ragazzo è molto amorevole con l’animale, almeno con lui non deve fingere. Razor si lascia accarezzare tranquillamente, lui e Benjamin si conoscono da anni.

Dopo aver lentamente accompagnato Razor nella sua postazione, Benjamin si reca verso l’uscita della stalla. Ma qualcosa succede, qualcosa di improvviso, verso di lui arriva una strana e piccola sfera di energia che si ferma a mezz’aria; è gialla, si confonde nell’aria. Il ragazzo la guarda, confuso. Non ha mai visto un qualcosa del genere.

“Benjamin!”

Benjamin alza lo sguardo, all’entrata della stalla c’è Rose, sulla mano sinistra una fiamma che arde pronta ad essere lanciata. La ragazza è ferma nello sguardo, sicura, incattivita. Benjamin la guarda, sconvolto, soprattutto a causa di quella palla di fuoco sulla mano.

Rose: ORA. DIMMI. COSA SEI.

Fine Episodio.

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6 comments

Anonimo 4 Giugno 2014 at 23:51

Carino l’incantesimo usato da Lisandra, preso in prestito (con qualche lieve modifica) da Streghe

Reply
LuigiT
LuigiT 5 Giugno 2014 at 09:40

Essendo un grande fan di Charmed, mi piacerebbe che indicassi l’episodio e l’incantesimo di cui si tratta. Poi se ti riferisci al fatto che è in rima… gli incantesimi di Spellbok sono in rima. 😉

Grazie per aver letto. 🙂

Reply
LuigiT
LuigiT 5 Giugno 2014 at 12:11

Se ti riferisci a ” che il mio e il tuo non abbiano distacco alcuno, che i poteri si fondino in un tutt’uno” che ho appena googlato, hai ragione, è simile nella seconda parte in rima. Non l’ho fatto volutamente comunque, sarà stato un lapsus da fan. E’ sempre un piacere avere un pezzo di Streghe però! 😉

Reply
LuigiT
LuigiT 5 Giugno 2014 at 12:40

Comunque, per rispetto alla serie e per l’accorgimento – ti ringrazio – cambierò la formula! 🙂 Thanks.

Reply
Marco 5 Giugno 2014 at 00:01

Carino l’incantesimo usato da Lisandra, preso in prestito (con qualche lieve modifica) da Streghe

Reply
Marco 5 Giugno 2014 at 13:31

Alt, manca parte del commento (non sono pratico, tant’è che l’ho postato due volte)! Era un COMPLIMENTO, apprezzavo il richiamo a Charmed, pensavo fosse stato fatto volutamente, difatti il commento si chiudeva con un «Bravo»! Non era assolutamente una critica o, peggio ancora, un’accusa!

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