Riverdale – Recensione 4×12: Si torna a indagare

Riverdale

Bentornati carissimi addicted con la recensione della 4×12 di “Riverdale”.

La scorsa settimana (potete trovare la recensione  QUI) mi ero lamentata del fatto che “Riverdale”  stesse  perdendo la bussola, ed effettivamente pare che in questa 4×12 qualcuno si sia ricordato dell’esistenza di una trama principale e di un mistero da risolvere. Complice anche il fatto che, per la prima volta dall’inizio della quarta stagione, la puntata non si è chiusa con un flashforward, ma con un effettivo indizio.

Santa Betty Cooper e il suo disturbo ossessivo compulsivo alla Nancy Drew per aver ripreso in mano le indagini sulla Stonewall Prep.

Come era successo anche nella scorsa stagione per il Gargoyle King, anche stavolta è toccato a lei reggere il lume della ragione e tornare a fare un po’ di luce su questa trama principale che rischiava di restare del tutto nell’ombra.

Non mi piace vantarmi e dire “l’avevo detto”, però così è. Già in tempi non sospetti avevo detto che l’attenzione andava puntata su Donna – all’epoca forse semplicemente  perché la faccia da pesce lesso non me lo faceva immaginare come genio del male – ma il tarlo mi stava già ronzando in testa. Ciò che resta ancora da chiarire è il perché di questo complotto e quale sia il vero ruolo di Donna.

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Non so voi ma io sono rimasta allibita dalla figura da marionetta di DuPont durante il duello. Capisco che potrebbe essere stata tutta una costruzione per esaltare Bret, ma davvero uno dei membri più anziani della società segreta, nonché membro del consiglio della fratellanza dei Baxter Brothers, si lascerebbe guidare come un cagnolino da un gruppo di adolescenti? Trattandosi di “Riverdale” la risposta potrebbe ovviamente essere sì.

Rimango, però, un po’ perplessa sulla decisione di Jughead di abbandonare la Stonewall Prep. Non che abbia particolarmente apprezzato il suo comportamento delle ultime settimane, l’allontanamento da Betty e  l’immersione in questo mondo che non gli apparteneva completamente, ma mi sarei aspettata una reazione diversa. Di fronte all’esposizione dei fatti di Betty e alla possibilità di vincere  la sfida  contro Bret, pensavo che il vecchio Jug non decidesse di abbandonare ma di restare e combattere, di fare il doppio gioco e andare a fondo in questo mistero agendo dall’interno. Anche perché ora che sappiamo che ha lasciato la scuola e il romanzo dei Baxter Brothers, tutto quello che era stato ipotizzato prima sulla sua presunta morte cade in un nulla di fatto.

Per una parte di storia che si è (apparentemente) rimessa in  carreggiata, c’è tutto il resto che vaga nel mare dell’inutilità.

Chiudo gli occhi sul crossover con “Katy Keene”. Non seguendo la serie ho semplicemente accettato il fatto di vedere Veronica a spasso per New York con Lucy Hale, anche se non smetterò mai di  ringraziare per averci finalmente tolto l’inutile Josie dalle scatole. Restando in tema Lodge, ovviamente posso scrivere questa recensione solo dopo aver recuperato con fatica le braccia dal pavimento, crollate rovinosamente dopo aver scoperto della malattia di Hiram. Credo a questa rivelazione più o meno come agli elfi di Babbo Natale, ma la cosa che più mi stupisce è che di nuovo, DI NUOVO, Ronnie si sia lasciata raggirare. Incredibile. Non se ne può più, è una giostra infinita. Non ho più nemmeno parole per descrivere questo loop eterno di guerra, riappacificazione, delusione, guerra e pronti a ricominciare ogni volta, come se Veronica si dimenticasse ciclicamente dei motivi per cui ha  deciso di tagliare i ponti con suo padre. La famiglia è sempre la famiglia, vero, ma anche la stupidità fatica a morire.

Il peggio del peggio di tutta questa situazione, però, resta Hermione. Perché coinvolgere Veronica? Perché per l’ennesima volta rendersi strumento di Hiram e fare la figura della subdola manipolatrice? Forse semplicemente perché lo sei, e in questo sei pure peggio di tuo marito perché fingi di avere una morale e un’etica che ha sotterrato da tempo. Hermione è marcia, tanto quanto Hiram.

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Chiudo gli occhi anche sul revival dei traumi di Cheryl. Nessuno sentiva l’esigenza di riesumare Nick St.Clair dal dimenticatoio, così come non ci serviva questa ennesima dimostrazione per sapere che Toni è una badass e che il suo amore per Cheryl non conosce ostacoli.

Ad un certo punto ho anche iniziato a pensare che la storia del porno-solletico fosse in qualche modo alla trama generale delle videocassette, ma evidentemente era una speranza inutile. Credo ora che la questione si risolva in un nulla di fatto e che sia servita solo per dare qualcosa da fare a questi poveri sciagurati personaggi secondari.

Tutto sommato la storyline di Archie è quella che mi ha lasciato meno indignata. Anzi ho persino provato un po’ di tenerezza per il povero Trota che ha perso un’altra  figura paterna e che, nonostante siano due stagioni che non fa altro che allenare i pettorali, ogni volta finisce malamente pestato dal cattivo di turno. Farò finta di non aver riso su tutta la faccenda del complotto internazionale dei mercenari, perché in fondo ho davvero provato pena per lui. Sapevo che Frank sarebbe stata una delusione, ma mi aspettavo una conclusione ben più amara, con lo zio che ricade nei suoi vizi e manda all’aria l’azienda di famiglia. Invece se ne è andato lasciando tutto sommato una scia positiva. Non si è impegnato al 100% per fare la cosa giusta, come avrebbe fatto Fred, ma non è stato nemmeno una totale delusione. Non escludo, poi, di poterlo rivedere prima della fine della stagione.

Anche per questa 4×12 di “Riverdale” la mia recensione si conclude con una sufficienza scarsa, sperando che Betty riesca a portare avanti le indagini e riesca anche a coinvolgere di nuovo tutta la gang.

Ora vi lascio al trailer della 4×13 e vi do appuntamento alla prossima settimana!

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