Revolution | Recensione 1×09 – Kashmir

“Kashmir” è il titolo di una delle più famose canzoni dei Led Zeppelin ed è la splendida poesia di un viaggiatore, che attraversa un territorio esotico e si lascia trasportare leggero dai suoi sogni e pensieri.

Allo stesso modo, questa settimana i protagonisti di Revolution devono concludere il viaggio iniziato qualche episodio fa, coprendo gli ultimi chilometri che li separano da Philadelphia, da Monroe, da Danny e da chissà quali altri misteri e pericoli. Il percorso, questa volta, è particolarmente difficile, perché costringe ciascuno a confrontarsi con i propri demoni del passato e con le proprie paure più recondite.

Giunti a soli 60 Km da Philadelphia, Miles realizza che il suo esercito è troppo esiguo per poter assaltare con successo il quartier generale della Militia ed avere la minima possibilità di sopravvivere (ma non mi dire…), quindi decide di chiedere aiuto ad un gruppo di sconosciuti ribelli che, dopo essersi divertiti a torturarlo un po’, accettano di prendere parte alla missione.

Scusate, ma la prima regola fondamentale del nuovo mondo devastato dal blackout non era “non fidarti mai di nessuno e non accettare caramelle dagli sconosciuti”? Come mai adesso Miles affida la sua vita e quella dei suoi amici a persone mai viste prima?

Anyway, l’unico modo “sicuro” per entrare nella città è raggiungerla da sotto, attraversando i vecchi tunnel abbandonati di treno e metropolitana.

Nora non fa in tempo a dire che la Militia ha tappezzato di trappole quelle gallerie, che Charlie ha già messo il piede su una mina. La nostra esperta Unabomber riesce a far detonare la mina e salvare Charlie, ma metà del tunnel collassa dietro di loro, imprigionandoli nelle viscere della terra senza aria.

La carenza di ossigeno provoca malfunzionamenti del nostro sistema nervose centrale e, dunque, allucinazioni: ognuno comincia a vedere materializzate di fronte a sé le proprie paure più nascoste, in particolare a Miles continua ad apparire un sedicente Sebastian Monroe che, tirando in ballo la loro amicizia, cerca di riportarlo nei ranghi militari.

Nel frattempo, come si era già capito dal primo istante, il capo dei ribelli che ha accettato di aiutarli è un infiltrato della Militia, che inizia a sparare all’impazzata rischiando quasi di uccidere Charlie (inguardabili quei 10 minuti in cui lei è tra la vita e la morte e si ritrova in cucina con il padre…per un nanosecondo ho pensato che tutta la storia fin’ora fosse davvero un sogno di Charlie…e non sapevo bene se sentirmi inorridita o sollevata!).

Comunque, dopo tutti questi intoppi i nostri riescono a trovare una via d’uscita dall’intricato cunicolo sotterraneo: sono finalmente a Philadelphia, dove Rachel sta dando parecchio filo da torcere a Monroe.

Episodio nel complesso buono, non eccezionale, con alcune cadute di stile, ma buono.

Il centro dell’azione si è spostato tutto a Philadelphia e questo mi piace: il peregrinare on the road un po’ casuale di Miles & co. non poteva protrarsi ancora troppo senza annoiare.
Ci avviciniamo alla pausa natalizia e spero ci lasceranno con qualche inatteso cliffhanger!

Facciamo anche noi un po’ di CAMPAGNA ELETTORALE: NEVILLE vs MONROE!

Chi volete al governo degli Stati Uniti post blackout?

Lo scaltro, astuto e intelligente Neville o l’affascinante, sanguinario Monroe? Voi chi preferite?

Votate, votate!!

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