Previously on… The Shannara Chronicles

*** ATTENZIONE! Questo non è un riassunto serio. ***

La trilogia di Shannara è stato uno dei primi microcosmi fantasy a cui mi sono avvicinata quando ancora ero una ragazzina (quindi più o meno sette ere geologiche fa).
Immaginate, quindi, il mio entusiasmo colorato di celeste nostalgia, quando hanno annunciato la realizzazione di una serie televisiva.
Il fatto che fosse prodotta da MTV avrebbe dovuto già rappresentare un campanello di allarme, ma essendo io una persona per natura estremamente fiduciosa (leggi: imbecille) son rimasta nella mia beata bolla di ottimismo e mi son ritrovata a sbattere di faccia contro l’evidenza: il telefilm aveva dei risvolti bimbominkieski ai limiti del raccapricciante.

Un po’ meno fiduciosa, ma sempre molto molto imbecille, ho deciso comunque di continuare la visione e di dare un’opportunità alla cosa, perché fondalmente la dipendenza da serie TV è una brutta bestia e ti costringe a fare cose estremamente lesive per la tua persona.

La principessa Amberle, classica eroina scassapalle dagli ideali protofemministi, decide di diventare un’Eletta per mettersi per un anno intero al servizio di una stramaledettissima pianta… quando si dice avere un sogno!

L’unico modo per entrare a far parte degli Eletti, una categoria di persone trattate come personaggi importantissimi perché, ci tengo a ricordarlo, sostanzialmente fanno i giardinieri, è partecipare a una gara cruentissima in cui vale qualsiasi scorrettezza, dagli sgambetti ai cuscini spernacchiosi.

In un vortice di scene vibranti di azione e inquadrature improbabili, Amberle riesce a classificarsi settima e si arma di innaffiatoio e rastrello, per presentarsi al cospetto dell’Eterea che, dal momento che è una pianta burlona e si annoia una cifra (vorrei vedere voi, sempre alle prese con i soliti sette sfigati giorno dopo giorno, senza mai poter vedere una faccia nuova, mangiarsi due patatine, aggiornarsi un po’ sugli ultimi gossip), le invia una visione degli Eletti in versione maiali alla sagra della porchetta.

Tutte le storie, si sa, hanno bisogno di un eroe e la sfiga vuole che il nostro abbia nome Will Ohmsford. Il ragazzo mette subito in tavola le sue carte migliori e lascia che Eretria, da non confondersi con la pianta anche se si chiamano quasi nella stessa maniera, gli rubi le pietre magiche, tre aggeggi che sembrerebbero tre banali biglie ma che in realtà sono artefatti magici potentissimi.

Richiamato da questi rilevantissimi eventi, il druido Allanon si sveglia dal suo sonno secolare in un tripudio di chiappe granitiche e ormoni (qualcuno faccia una statua a Manu Bennett e non se ne parli più) con il preciso intento di rompere le palle a ogni creatura dell’universo conosciuto.

(Prendiamoci un minuto di religioso silenzio ed estatica contemplazione. Ssssì.)

La sua missione di molestatore selvatico (“A wild Allanon appears!”) comincia con il re degli elfi, Eventine, la cui unica speranza era quella di godersi in santa pace quello sputo di tempo che lo separava dalla tanto agognata pensione statale… ingenuo!

Il succo della conversazione è che, nonostante i sette giardinieri a lei dediti 24/7, l’Eterea sta neppur troppo lentamente morendo ed essendo lei l’unico baluardo che impedisce ai demoni di invadere il mondo e trucidare tutti i suoi abitanti, la cosa potrebbe rivelarsi potenzialmente problematica.

Dal momento che Allanon porta sfiga come un gatto nero attaccato ai maroni, il Dagda Mor, un demone potentissimo, riesce a sfuggire alla barriera prima del tempo, portandosi dietro, tipo imbucati a un matrimonio, i suoi due più fedeli servitori.

Amberle, percependo nell’aria l’odore di una fregatura imponente, se la batte da Arborlon, adducendo come scusa le terribili visioni inviatele dall’Eterea e scampa al massacro dei giardinieri inabili per il rotto della cuffia.

Allanon, che guarda caso ha scoperto che l’unica persona in grado di salvare la pianta burlona è proprio la principessa, acchiappa lei e Will per la collottola e li trascina di nuovo nella capitale, fermandosi solo il tempo necessario a raccattare Bandon, un veggente che i genitori tenevano incatenato in una stalla come se fosse la vacca più pericolosa del mondo e che se l’avessero lasciato lì ci saremmo risparmiati davvero un sacco di rogne (Spoileeeeer!).

Amberle viene costretta ad affrontare l’Eterea, che inizialmente se la tira un sacco (“Ah, ma tu mi hai abbandonata, non sei il pollice verde che credevo!”), poi capisce di essere rimasta a corto di opzioni e molla alla ragazza un seme che lei dovrà immergere nel Fuoco di sangue.

Allanon spedisce Amberle, Will ed Eretria, che avrebbe preferito davvero un sacco rimanersene nel suo carrozzone a guardare un film, in cerca di questa misteriosa location assieme a un manipolo scelto di guardie (espressione che in antica lingua elfica significa grossomodo “carne da cannone”).
Il gruppo (perché stiamo parlando di soldati dall’aura potentissima) finisce per farsi catturare da quei quattro scappati di casa che compongono il clan del padre di Eretria, Cephelo. Eretria, che è evidentemente masochista, anziché approfittare della rinnovata libertà per sbronzarsi per locali e dare fuoco a qualcosa, decide di tornare indietro a salvare gli altri, forse nella speranza di convincere Will a darle un’altra botta alla faccia di quella frigida di Amberle.

Allanon, in assenza di Will, deve disperatamente trovare qualcuno a cui rompere le palle e la scelta ricade sul povero Bandon, la cui infanzia passata in compagnia di vacche e cavalli evidentemente non era una sofferenza sufficiente. Allanon gli annuncia che ha intenzione di addestrarlo affinché possa diventare il suo successore (pensa te che fortuna) e cioè essere condannato a una vita di sfiga, pisolini secolari e “Ah, mentre dormivo la mia amante ha perso tutti i denti davanti”.

A questo punto devo necessariamente fare una digressione per fare un minimo di chiarezza sulla composizione della famiglia reale. Eventine, l’aspirante pensionato di cui sopra, ha messo al mondo tre pargoli: il primo è il padre di Amberle, di cui non ricordo assolutamente il nome (cosa irrilevante, del resto, dal momento che tanto è morto un pacco di anni prima dell’inizio di questa storia), Arion e Ander, che all’inizio per me eran tipo interscambiabili per via del nome.

Arion è un idiota di proporzioni epiche, con due neuroni che non funzionano manco a stento e con un ego di proporzioni tali da rivaleggiare solo con le sue manie di grandezza.

Ander invece è un gran figo che beve ai party e fa battute spiritose, ma nessuno se lo caga perché evidentemente ad Arborlon il buon gusto è opzionale.

Comunque Ander, che è uno che pensa fuori dagli schemi, o quantomeno che pensa in generale, si allea con il capoccia degli gnomi, Slanter.
Arion, invece, per non perdere la sua fama di perfetto cretino, infilza Allanon come uno spiedino di maiale (in seguito Allanon verrà salvato dal suo maestro, il druido Bremen, di cui mi ricordo il nome solo perché c’era pure nei libri, e rimedierà anche uno sciccosissimo scettro tutto sbrilluccicoso coperto di brillantini tarocchi).
In tutto ciò il re ha tirato le cuoia ed è stato sostituito da un demone mutaforma e nessuno sembra notare la differenza nonostante manifesti problemi comportamentali evidenti. Se vi state chiedendo perché gli elfi si siano estinti, questo potrebbe essere un ottimo indizio.

Nel frattempo Amberle, Will ed Eretria, che evidentemente non hanno ben chiara l’urgenza della loro missione, si fermano a cena da amici, fanno irruzione in una palestra addobbata a festa e si fermano in un villaggio di disadattati per ballare un po’ di disco dance. In pratica gli autori si sono accorti che dovevano riempire ancora quattro o cinque episodi, ma stavano rimanendo a corto di idee e quindi hanno tirato ad allungare il brodo, che tanto nel fantasy tutto è lecito e gli spettatori non si possono appellare alla credibilità.

In tutto ciò il demone che ha preso il posto di Eventine spedisce Arion e Ander a infiltrarsi nell’esercito dei demoni per assassinare il Dagda Mor. I due son perfettamente consapevoli che non ha proprio senso impegnare gli unici eredi al trono in una missione chiaramente suicida, ma essendo due fulmini di guerra si limitano a liquidare la cosa con un’alzata di spalle e a riempire lo zaino di Kinder Brioss, ché il languorino di metà mattinata è sempre dietro l’angolo.
Ovviamente Arion finisce per farsi lasciarci le penne di brutta maniera e Ander si ubriaca come una scimmia (in teoria per la depressione di aver perso l’ennesimo fratello, in pratica per la gioia di essersi liberato di quello scassapalle immane).

Conclusa la parentesi “We’re going to Ibiza”, Will, Amberle ed Eretria cominciano finalmente a chiedersi come raggiungere la Cripta e il Fuoco di Sangue. Ci pensano seriamente per circa dieci minuti, si guardan perplessi, boccheggiano confusi, finché non scoprono che in realtà Eretria ha sempre avuto le indicazioni per arrivare a destinazione stampate bene in vista sulla schiena.
Geni!

La nomade, che in quanto a sfiga se la gioca benissimo con Bandon (che, non ve l’ho detto, nel frattempo si è fatto possedere dal Dagda Mor e ha quasi strangolato la prima donna nella sua vita che sembrava propensa a concederglisi), scopre che il suo sangue è la chiave per aprire l’ingresso al Fuoco di Sangue e ci lascia quasi le penne per permettere ad Amberle di portare a termine la sua missione.

Stanca di aspettare che la bimbominkia a cui ha affidato il suo seme si degni di portare a termine il suo compito, l’Eterea per dispetto tira le cuoia, rendendo i demoni finalmente liberi di invadere il nostro mondo.

Will cura Eretria con le pietre magiche, che si stan dimostrando versatilissime – uno strano connubio fra un fucile a canne mozze, una bussola e un salvavita Beghelli.

Sulla via del ritorno, Eretria si sacrifica e rimane a giocare a “Io Tarzan, tu Jane” con i troll per permettere ai suoi due compagni di avventura di fuggire e raggiungere Arborlon.
Loro rimangono così turbati dal suo sacrificio e si sentono così devastati dal senso di colpa da fermarsi a copulare nella tana di un tasso, che tanto l’Eterea ormai è andata e non è che ci sia più tutta questa fretta.

Il principe Arion riesce a sfracellare le balle anche da morto e ritorna in forma di demone per corcare di mazzate i suoi ex-concittadini e fare violenza psicologica su quel poraccio del fratello, che mainagioia proprio.

La battaglia infuria di fronte al cadavere dell’Eterea ed è qui che scatta il colpone di scena a tradimento: Amberle in realtà è diventata lei stessa un seme e deve mettere radici, nel senso più letterale del termine (con mia somma gioia, perché la sopportavo meno di zero e Will l’ho sempre shippato con Eretria, diciamoci la verità).

Allanon, che sapeva tutto fin dall’inizio (sadico bastardo), butta lì un velato crossover con “Once Upon a Time” e ricorda a Will che all magic comes with a price.

Will se ne fa una ragione, si ricorda che ci sono ancora le tette di Eretria e si mette sulle tracce della nomade.

In una scena finale a sorpresa, roba che nessuno proprio se l’aspettava, come i pop up del tipo che urla “Ragazzi, sono veramente euforico!”, vediamo Bandon impugnare la spada del Dagda Mor e sfoggiare un paio di occhi color catrame. O si tratta di un caso particolarmente virulento di congiuntivite, o abbiamo un vincitore per il premio “Antagonista della seconda stagione”.

Appuntamento nel 2017, quindi, per scoprire come proseguirà questa appassionante e per niente scontata avventura… Alla prossima!

– MooNRiSinG

2 comments
  1. Ho riso sino alle lacrime!
    L’ho letto pure a mia madre, che pure lei ha riso a crepapelle.

    Che si sbrighino a girare questa seconda stagione, io devo leggere le tue recensioni. 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.