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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 6×19 – Did you miss me?

A soli sette giorni di distanza dal season finale della sesta stagione, con questa 6B Pretty Little Liars porta in scena uno dei suoi migliori episodi, ma allo stesso tempo uno dei più indecifrabili e folli che abbia mai visto. In un crescendo di scoperte, ritorni, colpi di scena e ambiguità, l’episodio accumula tensione ad ogni passo, ad ogni piccolo dettaglio che emerge dalla storia, ad ogni sguardo o parola non detta, fino ad arrivare ai minuti finali in cui un piano rischioso e disperato sembra essere svelato, o meglio, solo presentato, mentre le ragazze decidono finalmente di contrattaccare per porre fine alla partita, in un modo o nell’altro, senza aspettare di essere travolte una dopo l’altra come target nella stagione di caccia.

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DR. MARIN & MISS HYDE

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C’è chi vuole conoscere l’identità del nuovo stalker, chi quella dell’assassino di Charlotte; c’è chi spera di capire da che parte stia Mona e chi ancora aspetta il lato oscuro di Wren; c’è chi brama di incontrare l’inquietante gemella e chi cerca delle risposte da Sara o da Melissa. E poi ci sono io, che aspetto di capire che diavolo sia successo ad Hanna Marin in questi anni per trasformarla nel prof. Raptus & Lord Voldemort in ogni episodio di questa 6B. Come l’intero pianeta e anche alcuni satelliti sapranno perfettamente ormai, io adoro le mie ragazze, tutte e quattro, non ne ho mai fatto mistero e soprattutto non mi sono mai esentata dal capirle, giustificarle e difenderle a spada tratta in ogni contesto, in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni lago, fosse anche per dover prendere le difese dei neuroni a volte scollegati di Emily o della loro cieca devozione nei confronti di Alison, anche quando quest’ultima non meritava altro che un secondo colpo di pietra tale da far impallidire Davide e Golia. Tutto questo perché onestamente capivo le mie liars senza il minimo sforzo, senza dubbi o perplessità. Almeno fino all’avvento della 6B. Dopo quel salto temporale che mi affascinava e mi terrorizzava al tempo stesso, dopo la rivelazione più importante che la serie potesse finalmente concederci, le ragazze tornano a Rosewood, cresciute, distanti, cambiate, ma nessuno più di Hanna Marin. 9 episodi ora e Hanna è ancora il mio più grande mistero, nonché un’incognita che spero ancora abbia una giustificazione degna per ogni suo comportamento. In perfetta coerenza soltanto con gli episodi precedenti, a un passo dal finale, Hanna mi mostra nuovamente tutto ciò che non capisco di lei in questa 6B. Perennemente avvolta da un elegante costume di scena con cui nasconde abilmente ciò che realmente pensa, ad ogni parola, azione o movimento che Hanna compie purtroppo corrisponde un equivalente uguale e contrario. Afferma di non voler lasciare Rosewood perché non potrebbe mai abbandonare le sue amiche e a questo io credo ciecamente, ma credo anche che per quanto lei cerchi di negarlo, sono sempre più evidenti le altre ragioni che la tengono legata alla città e a ciò che questa significava per lei, lasciandola ancora una volta a vagare in una sorta di limbo tra il passato e il presente, tra ciò che pensa e ciò che dice, tra ciò che desidera e ciò che invece si ritrova a vivere contro tutte le sue aspettative. Da una parte a volte sembra quasi la solita Hanna, sul punto di ritornare se stessa, ma improvvisamente la sua parte più gelida e distante prende nuovamente il sopravvento, incapace quasi di pensare davvero al suo futuro anche quando Lucas glielo porge su un piatto d’argento. Ma è sempre con Spencer che Hanna fa emergere al momento il suo lato peggiore, come se la stesse punendo per una decisione per cui le era stata concessa l’ultima parola anche se non ne aveva il diritto, per un coraggio che le è mancato quando si è trattato di essere sincera con se stessa e con le persone che le sono vicine, per una storia che non racconta e che DEVE giustificare tutto questo ma, finché resta un segreto, nessun altro sarà da biasimare se non lei e la sua contraddittorietà. In seguito all’ennesima dimostrazione di forza del nuovo stalker di cui Alison ha pagato le conseguenze, esasperata, Hanna elabora un piano geniale e coraggioso per smettere di subire e cominciare a rispondere colpo su colpo, offrendo a chiunque le perseguiti una verità troppo invitante da mettere in dubbio: se è il killer di Charlotte ciò che desidera per chiudere la partita, allora è il killer di Charlotte che Hanna intende consegnargli, dovesse anche essere lei l’esca perfetta per la sua strategia. Eppure, pochi minuti dopo il suo atto di coraggio e altruismo, Hanna riesce nuovamente a spiazzarmi, credendo improvvisamente di essere tornata indietro nel tempo e di avere ancora diritto di prelazione su Caleb, il tutto davanti agli occhi impassibili di Spencer, di già vittima poco tempo prima di una prova crudele dello straordinario talento recitativo di Hanna, un momento che purtroppo mi sembrava più una dimostrazione di cattiveria gratuita che un mezzo necessario per testare la veridicità della confessione.

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Quello che cerco di dire in definitiva non vuole essere una critica spietata nei confronti di Hanna quanto un disperato tentativo di trovare una chiave di lettura nei suoi comportamenti, nella speranza di assistere per davvero a quelle che sono soltanto le conseguenze di un momento catartico di cui non conosciamo ancora i dettagli e non semplicemente il risultato di un cambiamento reale che ha trasformato il volto di un personaggio e in questo modo anche di un’amicizia senza paragoni. Chissà che non sia il pericolo incombente la leva più giusta per affrontare finalmente a viso aperto le questioni irrisolte dei tre personaggi coinvolti in una storia che rischia di rovinare ora l’aspetto più bello della serie.

tumblr_o3r6o2cq8L1qa1h7zo8_250 Al di là dell’analisi del singolo personaggio che più mi premeva affrontare, risentendo certamente della fine imminente della stagione, l’episodio ha smosso ampiamente le dinamiche sempre un po’ statiche della storia. E lo ha fatto riportando principalmente in scena (e in ospedale) Alison DiLaurentis, il cui timer di felicità ha evidentemente raggiunto lo zero, ritornando in armonia con un universo in cui (forse un po’ “karmikamente”) Ali non sembra destinata ad essere serena e questo in fondo dispiace anche a me. La caduta per le scale dell’albergo, con un particolare focus sul dettaglio delle scarpe nell’istante prima che avvenisse, ha aperto due importanti scenari nella sua storyline e nella trama orizzontale della stagione: da una parte infatti lo stalker sembra intenzionato a portare avanti una sorta di countdown delle ragazze fino al momento in cui non ne resterà nessuna, ma mai come in questo caso, secondo me, ad ogni passo, il buon Elliott (avete visto che alla fine l’ho imparato il suo nome?) si dipinge sempre di più il viso di colpevolezza, essendo in fondo l’unico ad avere la possibilità di influenzare e quasi plasmare la vita e la mente di Alison lontano da ogni sospetto e dalle uniche persone che riuscirebbero a “svegliarla” da questo sogno che assume progressivamente le sembianze di un incubo.

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Per quanto la mia sia evidentemente solo una teoria, penso che sia impossibile notare quell’aura di sospetto che circonda il dr. Rollins fin dalle prime scene di questa 6B e che in piccoli frangenti (come con la reazione di Charlotte alla notizia della relazione tra sua sorella e Elliott) diventa sempre più consistente. Dall’altra parte però, l’identità del gemello/a diventa ora il mistero principale da svelare e diventa anche incredibilmente facile cominciare a teorizzare concretamente sulla possibilità che nel mondo ci sia ora una seconda Jessica DiLaurentis. Se c’è una cosa che abbiamo imparato in Pretty Little Liars è che i sogni o le allucinazioni esulano spesso dai confini sfumati e onirici che dovrebbero possedere, rivelandosi nel tempo come fondamentali spaccati di realtà che rappresentano anche la chiave di lettura principale di una delle storie più importanti della serie. In questo caso, il momento che Alison “sogna” di condividere con sua madre è esattamente (e stranamente) tutto ciò di cui aveva bisogno per tornare a sorridere e per abbassare nuovamente la guardia, mentre la voce di Jessica (reale o indotta che sia) sembra concederle la sua benedizione, fungendo quasi da morfina, secondo me per portare Alison in uno stato personale in cui i confini della sua realtà diventano sempre più labili.

Alle figure inaffidabili di Elliott Rollins e di Jessica DiLaurentis si unisce la rediviva Sara Harvey, in cerca del perfetto vicolo cieco da cui uscire per la sua entrata in scena ad effetto. Per sua stessa ammissione, Sara è in cerca (o in attesa) di una ricompensa, probabilmente per i servigi resi alla compianta Charlotte, e sarebbe quasi scontato pensare che questo obbiettivo possa avvicinarla a chiunque abbia fatto della verità sulla sua morte una missione, ma è certamente il confronto con Mona l’unica ragione valida per cui la sua esistenza in questo episodio non mi abbia causato l’orticaria. Ancora una volta, infatti, Mona mi manda in crisi: se da una parte sono tentata dalla possibilità di credere per una volta alla sua versione dei fatti, ma soprattutto alle sue parole quando afferma di essere stanca dei giochi, dall’altra non posso fare a meno di ricordare, proprio come succede alle ragazze ogni volta che si confrontano con lei, che è proprio quando abbassi la guardia e cominci a fidarti di quegli occhi da cerbiatta ferita, che Mona cambia pelle quasi come un serpente e dalla manica non tira fuori soltanto l’asso ma l’intera scala reale.

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Sta di fatto che la parte migliore di Sara al momento resta il suo assurdo e anche un po’ tonto scagnozzo, inutile di per sé ma vitale per una delle scene migliori dell’episodio, la stessa che permette a Spencer e Emily di farci assaporare un po’ del vecchio stile PLL, con la giusta dose di determinazione, spionaggio ma soprattutto di sublime complicità.

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Inevitabilmente più in ombra in questo episodio è Aria Montgomery, ma ciò che adoro della sua storyline in questa 6B è l’insolita linearità, quella sensazione di sentire perfettamente mia la sua vicenda, riconoscendola in ogni scena e in ogni sguardo, dalla forza e dalla profondità che mostra nella stesura del libro e nella capacità di ascoltare e leggere soprattutto nell’animo di Ezra, alla fragilità che non ha paura di rivelare quando decide finalmente di coinvolgere Ezra in quell’incubo che è ricominciato e che lui conosce fin troppo bene.

E proprio su queste basi l’episodio si avvia al termine. Il piano di Hanna e Caleb viene infatti raccontato (per la maggior parte off screen) al gruppo nuovamente riunito, mentre PLL porta in scena uno dei suoi momenti migliori, accompagnandosi con le “ironiche” note di “Call Me”, nell’istante in cui l’amo viene lanciato in acqua e il messaggio con la confessione di Hanna arriva a destinazione, pronto ad aprire l’ultimo atto di questa stagione.

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Uno stalker, un assassino, un gemello, un’amicizia in crisi. E solo un episodio per provare a venire a capo di almeno uno di questi quattro misteri. Anche il nostro countdown è ormai cominciato e non ci resta che aspettare che raggiunga la sua fine, martedì prossimo, con il season finale.

Kisses, WalkeRit-A

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1 comment

Elisa 11 Marzo 2016 at 13:46

Cara Spencer, tutto il male che fai ritorna indietro!
E’ un vero peccato perchè l’ho sempre amata, ma in questa stagione non mi è piacuta per nulla. Hanna al contrario la trovo sempre coerente e l’unica che ha il coraggio di affrontare la realtà.

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