Pilot Addicted | Wayward Pines

Non ci sono solo finali di stagione in questo midseason, arriva infatti dalla FOX il pilot di Wayward Pines.
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Scena uno: primo piano su due occhi che si aprono all’improvviso…l’inquadratura si allarga e rivela che l’uomo a cui appartengono giace (con un completo nero giacca-pantalone e camicia bianca) in mezzo a un bosco. È ferito, confuso e terrorizzato. Si alza e inizia a correre come un forsennato in mezzo agli alberi…Beh, secondo voi a una Lostiana incallita come me (nel senso che se mi chiedete quale sia la mia religione io vi rispondo “LOST”) quale effetto può avere fatto assistere a tutto questo?! Omaggio, citazione, “ti piace vincere facile” o semplice coincidenza? Chi lo sa! Resta il fatto che il pilot di Wayward Pines mi ha catturato dai primissimi istanti e la sua presa su di me è stata ben salda per tutti i restanti 40 minuti. Durante questi mesi ho spesso letto paragoni con Twin Peaks ma, a conti fatti, con quest’ultimo ha in comune soltanto lo stile del cartello di benvenuto in città e l’atmosfera tra il surreale e l’inquietante creata da personaggi talmente creepy da risultare “difficili da digerire” (inteso in senso positivo). Una su tutti l’odiosissima e psicopatica infermiera Pam (strepitosa Melissa Leo), uno dei personaggi più terrificanti che abbia visto sul piccolo schermo negli ultimi anni. E siamo solo ai primi minuti. Proseguendo nella visione, il senso di claustrofobica angoscia cresce insieme a quello del protagonista perché, proprio insieme lui, iniziamo a scoprire poco alla volta le assurdità di questa anomala comunità, la quale sembra essere collocata fuori dallo spazio e dal tempo…Misteri alla Fringe, omaggi a Lost e a Twin Peaks, tantissimo di The Truman Show, nomi altisonanti tra i membri del cast (Matt Dillon, Terrence Howard, Juliette Lewis e la già citata Melissa Leo) e M. Night Shyamalan come co-produttore esecutivo e regista del pilot (il quale per fortuna non ha “svaccato” – i suoi ultimi film sono stati imbarazzanti – ma ha svolto, direi, un ottimo lavoro) gettano le premesse per una serie sicuramente interessante e promettente se verrà mantenuto il giusto mix tra puro intrattenimento e tv d’autore. Per quanto mi riguarda, aspetto con trepidazione il secondo episodio. Per cui…promosso a pieni voti!
– Skoll

Siamo chiari: se ti spacciano una nuova produzione come “il nuovo Twin Peaks” tu non puoi far finta di niente. Nel mio caso, la curiosità era mirata a vedere quanto, ancora una volta, dire che una serie è “il nuovo qualcos’altro” sarebbe stato deleterio per la nascita del nuovo prodotto. I paragoni non sono mai una buona cosa, soprattutto se ci si vuole accostare a dei mostri sacri come le vicende dell’agente Cooper.
Ora, diciamo subito che al primo impatto con il pilot (che Fox ci ha gentilmente concesso di vedere in pre-air) la prima cosa che salta agli occhi è come Wayward Pines abbia in realtà in comune con Twin Peaks giusto il fatto di avere uno special agent come protagonista ed essere ambientata in uno degli stati di confine (cosa che ha sempre il suo appeal). E questo non è un male a mio parere: presentando subito una premessa del tutto diversa si evitano i confronti scomodi.
Quindi che cos’è Wayward Pines e chi sono i suoi protagonisti? Senz’altro siamo davanti a una storia intricata, molti misteri e quella giusta dose di atmosfera ansiogena a fare da base a tutto (non avendo letto il romanzo da cui è tratto non posso spingermi oltre quanto visto con i commenti e le speculazioni): ci troviamo catapultati, insieme al protagonista Ethan Burke, in questa cittadina dove la gente si comporta in maniera strana, a partire dall’inquietante infermiera dell’ospedale fino allo sceriffo che non promette nulla di buono. Sappiamo da alcuni flashback che Burke ha avuto problemi sul lavoro, ha sofferto di disturbi post-traumatici e allucinazioni per un periodo, e tutta la costruzione di un ambiente surreale non fa che alimentare in lui rabbia e frustrazione, e nel pubblico (o perlomeno in me) anche quella vaga sensazione che magari parte di quello a cui assistiamo siano i deliri dell’agente. Scopriamo poi che ha avuto una relazione con una sua ex-collega, recentemente scomparsa e la cui ricerca è la missione che l’ha portato ad avere l’incidente d’auto a seguito di cui si è svegliato a Wayward Pines, Idaho. Alla fine dell’episodio pilota tutto quello che ci è dato sapere è che ci sono alcune persone all’interno della comunità (compresa la suddetta ex-agente, Kate) che provano a mettere in guardia Burke sulle stranezze della cittadina, ma ognuna di loro sembra avere una diversa concezione del tempo trascorso dal proprio arrivo in città. Se proprio dovessi accostare quanto visto finora a un prodotto di fiction, quindi, più che Twin Peaks mi verrebbe da dire la versione inquietante di un esperimento simil-Truman Show, con una cittadina racchiusa all’interno di limiti invalicabili che per il protagonista è impossibile lasciare e dove tutti si sforzano di fargli credere che tutto va bene.
Insomma, ora come ora non sembrano esserci risvolti sovrannaturali dietro all’intera vicenda delle persone scomparse e tenute “ostaggio” a Wayward Pines, non ci sono morti sospette a guidare il protagonista verso il luogo centro dell’azione, ma ci sono abbastanza interrogativi e possibili speculazioni per tenerci col fiato sospeso fino all’effettiva messa in onda della serie, a partire dal 14 maggio. Per quanto mi riguarda è un ottimo inizio per una serie che suggerisce di voler essere in realtà qualcosa di diverso da alcuni suoi illustri predecessori, e per adesso trovo riesca bene nel differenziarsi e creare comunque aspettative abbastanza alte da catturare l’attenzione. Consigliata a chi ha bisogno della dose settimanale di misteri e tensione.
– Ale

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