Outlander 3×04 – Finalmente un po’ di gioia per Jamie

Questo quarto episodio della nuova stagione di “Outlander”, “Of Lost Things”, è senza dubbio il più bello andato in onda sinora, sia per quanto riguarda i momenti narrati che per la sua costruzione.

Anche questa puntata è iniziata da Claire (e siamo due a due) e ci ha portato direttamente là dove lo show ci aveva lasciato l’anno scorso, nel finale della seconda stagione. Diamo, pertanto, il nostro bentornato a Roger! Ci sei mancato (quantomeno sei mancato a me che sono innamorata di te, ma passiamo oltre).
La sua entrata in scena è molto semplice ma bellissima, con quel breve ragionamento che mostra la sua intelligenza, altresì espediente per far capire anche ai non lettori il meccanismo della storia.

Roger e Bree sono stupendi insieme. E’ adorabile come si sorridono l’un l’altra, come accennino al fatto che non provano sentimenti romantici per nessuno pur senza sembrare sdolcinati, come scherzano e si prendono in giro… e come siano irrimediabilmente attratti l’una dall’altro (non dirò altro per evitare possibili spoiler a chi non ha letto i libri, ma i lettori possono capire cosa intendo).
Il loro momento davanti al camino è di una tenerezza incredibile: come per Jamie e Claire (nonostante le differenze tra le situazioni, ovviamente), c’è sì attrazione, ma ciò che nasce subito (come abbiamo visto anche nel finale della seconda stagione) è l’amicizia, la confidenza, il fatto che si appoggino l’una all’altro. Brianna in modo particolare, com’è ovvio visto che è lei la figlia di un uomo vissuto due secoli prima, ma anche Roger un poco lo fa.
E in effetti, pur nelle evidenti differenze, Brianna e Roger ricordano Claire e Jamie.

Questa parte ci porta anche un vero inizio per la presenza di Joe, sebbene il momento sia davvero breve. Oltre alle perle che tornano finalmente a Claire, abbiamo anche un bellissimo particolare, doppio, che serve a ricordare i collegamenti, creato davvero con una naturalezza incredibile: vediamo Claire, prima, proprio dopo la telefonata con Joe, e Brianna, dopo, con dietro la bandiera scozzese. Un dettaglio inserito in modo naturale e con classe atto a ricordare i legami di appartenenza di entrambe queste donne, madre e figlia.
Inoltre, al pub, di nuovo con un dettaglio, ci viene mostrata ancora una volta la mentalità dell’epoca, per chiarire che quella moderna, rispetto al XVIII secolo, non è così moderna come sembrerebbe.

Passiamo ora a Jamie. Grazie al “ritrovamento” iniziale di Claire riferito al 1753, veniamo portati nell’Inghilterra del 1756. Il passaggio avviene in modo fluido, il che è sempre un’ottima cosa.
Ancora una volta ci troviamo dinanzi a bellissime ambientazioni, una cosa a cui “Outlander” ci ha abituati sin dagli esordi.
Come successo nelle scorse tre settimane, la parte di Jamie è quella più struggente e intensa. Si inizia con il bel confronto tra Jamie e Lord Dunsany, che riassume la tragicità di una guerra in tempi così incerti e movimentati, ma mette anche in evidenza quanto tutti perdano, in guerra, e che una volta terminata si può tornare a essere civili e provare empatia nei confronti di chi ci è di fronte proprio in virtù delle perdite subite che accomunano in quanto esseri umani, figli, fratelli, genitori. La frase di Jamie sui due bambini che ha perso, infatti, pone lui e Lord Dunsany sullo stesso piano da un punto di vista umano, poiché i due sono padri che hanno perso i figli a causa della tensione e della guerra tra Inghilterra e Scozia; come ciò sia avvenuto, in particolare, non ha importanza, il principio resta lo stesso. Tale momento, inoltre, pone ancora una volta l’accento sul dolore di Jamie, su quanto in quei dieci anni lui sia stato solo, su ciò che ha perso.
E così facciamo la conoscenza di Geneva e Isobel, le due figlie di Lord Dunsany, e brevemente ma in modo compiuto e semplice viene inquadrata la situazione di Geneva, che mal sopporta di essere trattata come merce di scambio. La presentazione del personaggio e la triste storia di Geneva sono ben costruite e costituiscono una delle parti migliori dell’episodio, con le bellissime interazioni tra lei e Jamie. Geneva ha dei modi discutibili e risulta di primo acchito viziata e sgradevole, la tipica giovane donna nobile (inglese) dell’epoca; ma a ben vedere sotto quest’apparenza c’è molto di più: c’è il dolore per la morte del fratello e c’è uno spirito intelligente, acuto, indipendente, indomito. La sua vita è, per lei, in realtà una gabbia in cui si sente imprigionata, soprattutto nell’ultimo periodo, dal fidanzamento a tutto il (breve) matrimonio, e in un certo senso è costretta a usare quei modi discutibili pur di avere un poco di gioia dalla sua vita, un qualcosa che sia solo suo, che nessuno potrà toccare e portare via. Proprio per questo, le scene nella sua camera con Jamie sono tenere, perché lei vuole soltanto fare qualcosa per se stessa e Jamie lo capisce e si intenerisce. E’ così che nasce quel momento di passione tra i due, oltre al fatto che Geneva è davvero molto bella e nei tratti, come evidente a tutti, ricorda Claire. In quel breve lasso temporale che passano in intimità, Jamie le insegna molte cose, con dolcezza e semplicità (ed ennesimi rimandi a Claire, che sono costanti nelle parti di Jamie), senza sapere non solo che Geneva non potrà sperimentare quegli eventi della vita, ma anche che lei è destinata a portare la gioia nella sua vita per la prima volta dopo dieci anni.

E quindi eccoci, mesi dopo, Geneva è incinta e il figlio è di Jamie, ma lei non potrà crescere il suo bambino, morendo di parto, lasciando però questo immenso dono a Jamie: un figlio, vivo, sano e vicino a lui, da poter crescere, in qualche modo. La morte di Lord Ellesmere per mano di Jamie avviene nell’episodio in modo parzialmente diverso dalla versione del romanzo, il tutto è più veloce e breve, ma sono esigenze del mezzo televisivo e la scena è, nondimeno, fantastica e porta a dei toccanti confronti con Lady Dunsany e Isobel.
I momenti di Jamie con il piccolo William, a partire da quelli in cui parla al piccino nella carrozzina (scena che crea anche un collegamento con quella tra Claire e baby Brianna vista nel secondo episodio), sono adorabili e oltremodo commoventi.

Grazie a questa nuova presenza ci ritroviamo nel 1764, avvicinandoci dunque all’epoca di Claire grazie a un salto temporale in avanti, e vediamo che quegli anni sono stati fonte di gioia per Jamie, finalmente, impegnato a crescere suo figlio in un modo particolare, ma tutt’altro che sconosciuto per quei tempi. Willie è adorabile anche quando si arrabbia, poiché in verità è solo sconvolto dalla notizia della partenza di Jamie, che come si vede ama profondamente. Il loro abbraccio è bellissimo, così come è straziante vederlo implorare Jamie di non lasciarlo, correndo dietro al cavallo di quest’ultimo. E davvero tenero il parallelismo del serpente intagliato, tra Jamie e suo fratello maggiore e tra Jamie e suo figlio.
In tutto questo, entra nuovamente negli eventi anche Lord John Grey, prima con la bellissima scena della partita a scacchi, inserita in un quadro stupendo in cui spiccano colori e luci, scena che diventa molto interessante con l’arrivo di Lord Melton, fratello maggiore di Lord Grey, poi con il confronto con Jamie. E ancora una volta John Grey si dimostra come un personaggio favoloso, le sue scene con Jamie sono sempre splendide; il rispetto, la fiducia tra i due sono davvero meravigliosi e mostrano come l’amicizia potesse nascere nelle situazioni più difficili anche a quei tempi. Inoltre, mostra l’abissale differenza tra Black Jack e John e, dunque, dei rapporti di Jamie con i due. Jamie e John sono due uomini onorevoli, in questo davvero molto simili.
Infine, bisogna sottolineare come proprio le scene finali creino un bellissimo parallelismo tra Jamie e non solo Claire, ma tra lui e Brianna: vediamo Jamie lasciare l’Inghilterra per tornare in Scozia, convinto che non rivedrà mai più suo figlio, e Brianna, sua figlia, lasciare la Scozia per tornare a Boston, convinta che non troverà mai suo padre.


Ci troviamo, pertanto, dinanzi a un bellissimo episodio, il migliore andato in onda sinora, con splendide fotografie e scenografie (i castelli dei Dunsany e di Lord Ellesmere semplicemente magnifici e maestosi), i continui passaggi dal XX al XVIII secolo e viceversa costruiti in modo fluido; una puntata in parte più leggera, soprattutto per ciò che riguarda Jamie, e con la stupenda costruzione finale del parallelismo tra Claire e Jamie e tra Brianna e Jamie con una colonna sonora moderna anche su Jamie, adatta anche per lui per via del testo della canzone.
In ultimo, una considerazione del tutto personale: in un certo senso questo trascorrere degli anni si adatta a Claire e Jamie, da un punto di vista fisico, poiché gli interpreti possono finalmente rappresentare dei personaggi che hanno la loro stessa età e sono, poi, più grandi di loro. Non che Caitriona Balfe e Sam Heughan “portino male” la loro età, come usa dirsi, anzi, semplicemente entrambi hanno una presenza fisica e un’intensità tali da adattarsi meglio a personaggi più maturi, caratteristiche che li rendono un tantino più credibili in questi panni piuttosto che in due personaggi tecnicamente di meno di trent’anni.
E in ultimo… niente, Roger è finalmente tornato. Amo tantissimo Jamie come personaggio e Sam Heughan è bellissimo, ma per Roger (e Richard Rankin, suo interprete) ho una cotta stratosferica.

Bene, mi fermo qui e vi lascio con il promo del prossimo episodio, “Freedom Whisky”!

https://www.youtube.com/watch?v=GknNh6J_K28&feature=youtu.be

 

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8 comments
  1. basta…hai detto tutto tu! 🙂
    io aggiungo solamente che il promo del prossimo mi ha fatto venire la pelle d’oca!!!!!
    ma perchè solo 13 episodi per una serie così bella????sigh >_<

    1. Ciao!

      Grazie!

      In effetti il promo del prossimo episodio è molto bello.

      Non lo so, dovrebbe averne 16 come la prima stagione!

  2. L’episodio è stato veramente bellissimo in particolare mi sono piaciuti Jamie e Willie e le loro interazioni con Jamie che dopo anni di dolore finalmente ha potuto avere una piccola felicità data dalla vicinanza del figlio. Spero ritorni in futuro!!

    Piccola osservazione: il discorso sull’età è assolutamente vero ma perché Claire ha già i capelli bianchi (e quell’acconciatura dell’epoca che la invecchia ancora di più) mentre Jamie si è fermato ai suoi 32-33 anni? Insomma va bene portarli bene ma è inossidabile!! Quanti anni dovrebbe avere?

    1. Ciao!

      Prima che io dica qualcosa, hai letto i libri?

      Se non ricordo male quando Claire arriva nel ‘700 dal 1945 ha 27 anni e Jamie 24 ed è il 1742-1743.
      Quindi nel 1764, quando lascia Willie, Jamie ha 45 anni circa (il che significa che quando arriva dai Dunsany ne ha 37, per cui che non abbia i capelli bianchi è normale).
      Diciamo che noi vediamo Claire nel ‘900 quattro anni dopo rispetto all’ultimo momento in cui vediamo Jamie e in generale, in tutto l’episodio, Jamie è circa dieci anni indietro (e quattro nel finale), perché Claire e Bree come dice Claire sono nel 1968. E Claire è più grande di tre anni rispetto a Jamie.
      Ecco la spiegazione. 🙂

  3. Settecento batte Novecento 10-0.
    Puntata meravigliosa ma il merito per me è tutto degli eventi di Helwater davvero ben riprodotti con l’unico appunto della poca somiglianza del piccolo Willie con il padre biologico. E non è un appunto di poco conto visto che proprio a causa della somiglianza impressionante tra il bambino e Jamie, quest’ultimo, per assicurare al figlio la vita migliore che avrebbe come erede di Ellesmere, decide di allontanarsi per sempre da lui (le lacrime sull’addio…).

    Ginevra mi è piaciuta: insopportabile da un lato, dall’altro però è difficile non empatizzare con lei nel momento in cui si trova sulla bocca dell’inferno. Costretta ad un matrimonio con un uomo che una 17enne (e non solo lei) non può che vedere come ripugnante, cerca di regalarsi un momento indimenticabile, vivendo la sua prima volta con un uomo dal quale, innamorata o meno, è senz’altro attratta (eh beh…)

    La parte relativa al ‘900 l’ho trovata meno coinvolgente. Interessante solo per i parallelismi con il ‘700 che hai evidenziato anche tu, ma a parte questo nulla più.

    L’ultima nota è per le meravigliose scene Jamie/Lord John: i dialoghi, il loro rapporto, la reciproca lealtà e, diGiamolo, pure la loro bellezza mozzafiato. Adoro tutto.
    Ho trovato splendido il parallelismo nella scena delle mani. Il momento di debolezza della mano indugiante di LJ su quella di Jamie, a causa del quale il loro rapporto si spezza ad Ardsmuir, viene totalmente ribaltato da Jamie che offre spontaneamente la propria mano a LJ dopo aver avuto da lui la promessa di prendersi cura di Willie, finendo poi per appoggiare calorosamente anche l’altra mano su quella del Maggiore in segno di amicizia.
    Quei due si meritano a vicenda, nella migliore accezione possibile.

    1. Ciao!
      Sorry per il ritardo della risposta, ma non mi è stato possibile scrivere prima.

      È verissimo che gli eventi del ‘700 sono migliori di quelli del ‘900, ma vale per tutta questa parte di storia, perché essa è più drammatica e sofferta.
      Il motivo è chiaro per tutti: nonostante le enormi difficoltà con Frank, Claire ha Brianna, ha i suoi studi, poi la sua carriera.
      Jamie non ha nulla. Per sette anni è costretto a vivere in una grotta, per i successivi quasi dieci è prigioniero (anche se poi dai Dunsany lo è solo relativamente). E soprattutto, non ha nessuno: non soltanto soffre per Claire e il bambino che per lui è perduto e per la perdita di amici durante la battaglia di Culloden, non ha Murtagh (morto anche lui), non ha Fergus, non ha sua sorella, Ian e i nipoti. È inevitabile che tale differenza porti a una linea narrativa più drammatica.

      Nel ‘900, però, c’è Roger! E questo è decisamente un punto a favore del XX secolo. 🙂

      Geneva è piaciuta molto anche a me. Non la odio nemmeno nel libro, perché il principio resta lo stesso anche lì, lei si sente in gabbia, soprattutto dal fidanzamento, e cerca una sorta di via di salvezza.
      Nonostante gli atteggiamenti insopportabili, davvero non si riesce a provare un minimo di empatia per una ragazza giovane che viene imprigionata in un matrimonio con un uomo che potrebbe essere suo padre, come minimo? E che, peraltro, non è nemmeno lontanamente affascinante come Jeremy Irons. Un uomo che, per di più, essendo impotente sa bene di condannarla a una vita a metà, poiché se da una parte questo può salvarla dal dover andare a letto con lui, dall’altra è destinato a condannarla (almeno teoricamente) al non poter avere una vita intima, dei figli…
      È verissimo che è viziata e insopportabile, ma i suoi atteggiamenti non nascono soltanto dall’essere viziata perché nobile, bensì dal fatto che lei ha uno spirito forte e indomito e si trova intrappolata, già prima del fidanzamento con il Conte di Ellesmere, cosa che amplifica poi tutto.
      D’altro canto come la descriverà, poi, la madre? Come impetuosa e troppo impulsiva, il che è un modo per dire, tramite il punto di vista del personaggio della madre, che lei si ribellava sentendosi in gabbia.
      E questo mi fa provare empatia e pena nei suoi confronti, nonostante gli atteggiamenti insopportabili, perché capisco da dove nascono.

      Io adoro Lord Grey e il suo rapporto con Jamie, che bilancia quanto avvenuto prima, per di più.

      Alla prossima!

  4. Credo che tu abbia detto già tutto, non posso far altro che ribadire il mio amore per Lord John (che diventa in assoluto il mio personaggio preferito da qui in poi) e confesso anche io la cotta per Richard Rankin (adoravo Roger già prima che avesse il suo volto…ora è perfetto xD)

    Alla prossima 🙂

    1. Ciao!
      Scusa per i libri ritardo della risposta, non ho potuto prima.

      Grazie mille!

      Lord John Grey è un personaggio MERAVIGLIOSO.
      Non si può non amarlo.

      Anche io adoravo Roger già da prima! E quando è arrivato Richard Rankin la cosa è aumentata a dismisura. È perfetto, sì.
      Ogni volta che appare ritorno quindicenne e si formulano pensieri tipo “Oh mio Dio, Roger, sei così carino!!!” – “Oh mio Dio, quanto è cariiinooo!!!”
      Prometto che cercherò di contenermi nelle recensioni.

      Alla prossima!

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