Orange Is The New Black | Recensione 3×13 – Trust No Bitch

Avete presente quel fastidio interiore che vi assale quando avete la costante sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso e avete bisogno di concludere?

Se sì, benvenuti nel mio mondo, sono certa capirete il perché di un recap che esce così, nel bel mezzo del nulla, a estate quasi finita, quando la stagione completa di questa serie è uscita in blocco ormai più di due mesi fa.
Per chi mi conosce non è un segreto che l’estate è la stagione in cui faccio più fatica a ritagliarmi del tempo libero, ma la possibilità di recensire una serie che mi piace moltissimo mi aveva catturata e fatto dimenticare che le duemila cose da fare nella vita vera esistono e che difficilmente avrei potuto mantenere questo impegno costante così come avevo preventivato a giugno. Perciò, non solo sono sparita dai radar oltre un mese fa dopo il recap di un episodio di esattamente metà stagione, ma addirittura dopo il mio rientro ho fatto seriamente fatica a mettermi in pari con gli episodi restanti, e non di certo per mancanza di interesse ma proprio per scarsità di tempo libero. Quindi alla fine ho contravvenuto alla mia risoluzione iniziale di non binge-watchare e seguire una scaletta il più regolare possibile, ed eccomi qui agli sgoccioli di agosto a condividere con quello 0,000001% di voi che avrà ancora voglia di discuterne insieme (dai, lo so che ci siete, non vi siete fatti tutti inghiottire da spiagge dorate e nightlife sfrenata, datemi un segno di vita!) qualche pensiero sparso sulla seconda metà di questa terza stagione di OITNB e, in particolare, un finale che non potevo esimermi dal commentare.

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Quindi, facciamo anche un breve previously on… Sarà stato proprio per aver visto gli episodi dal 7 al 13 quasi uno di seguito all’altro anziché cadenzati come stavo facendo inizialmente, ma in questa parte di stagione le varie storyline mi sono sembrate più organiche e sviluppate in maniera coerente tra un episodio e l’altro. Ma, ripeto, non escludo che questa sensazione sia stato solo un effetto collaterale di aver visto questi episodi tutti insieme invece che uno ogni morte di Papa come i primi sei. Ho continuato a notare un investimento minore nei flashback rispetto alla trama centrale a Litchfield, in alcuni episodi in particolare mi sono sentita quasi come se la parte dei flashback fosse un mero strumento per interrompere la narrazione principale e uscire momentaneamente dal carcere perché ho trovato aggiungessero davvero poco alle diverse sottotrame o alla caratterizzazione del personaggio su cui si concentravano.

Penso ad esempio all’episodio dedicato a parte della backstory di Alex, in cui partiamo da una scena di lutto che potrebbe in qualche modo riallacciarsi a uno dei temi che ho visto come ricorrenti nell’arco di tutta la stagione, ovvero la maternità, ma che poi si sviluppa in una direzione totalmente diversa e ci mostra unicamente un momento di tensione nella vita criminale della giovane donna, facendoci conoscere un po’ meglio Kubra e lo stile delle sue esecuzioni. Questo è senz’altro un punto di appoggio per proseguire gradualmente il percorso paranoico di Alex, che ormai vede nemici ovunque… devo dire che al termine di “Fear And Other Smells”, con il close-up su Lolly che prende appunti sulle abitudini di Alex, ho cominciato a crederci seriamente anch’io, ma poi la rivelazione che in realtà Lolly stava spiando l’altra in quanto convinta di essere lei la possibile vittima (e la conseguente realizzazione che Lolly non solo non è affatto un pericolo, ma proprio una poveraccia con una folle ossessione) tumblr_npysm1MhfA1qjde42o1_500fa quasi cadere le braccia e ci convince definitivamente che le paure di Alex sono davvero da liquidare con un’alzata di spalle. Proprio per questo non ho colto neanche quel lieve accenno di foreshadowing, quando Lolly menziona la nuova guardia “con lo stuzzicadenti in bocca”, che invece culmina nel cliffhanger finale sulla sorte di Alex bloccata nel capanno proprio con l’emissario di Kubra che ormai avevamo dato per scontato esistesse solo nella sua testa.

Dopo la rivelazione di Lolly e prima di questo momento finale, la parte di me che voleva ancora credere nel dare un senso alla paranoia di Alex (se anche alla fine avessimo scoperto che non c’era realmente stato un pericolo per la sua vita, avremmo comunque assistito a un lungo percorso in discesa per il suo personaggio, senz’altro una tipologia di sviluppo visto che è stato il mezzo attraverso cui Alex ha continuato a isolarsi sempre più dal resto della comunità del penitenziario, Piper compresa… ma sarebbe davvero servito dedicare TUTTO QUESTO TEMPO a un mero sviluppo morale se non ci fosse poi stato davvero un fondamento di verità a quei timori?) avevo inquadrato Stella come un possibile sospetto. C’era stato talmente tanto clamore intorno all’inserimento di questo personaggio che non volevo credere fosse lì solo per rompere l’idillio Piper-Alex e creare la dinamica a triangolo. Beh, alla fine scopriamo che pur non entrandoci nulla con le macchinazioni di Kubra contro Alex un ruolo un po’ più attivo di “altra donna” l’ha avuto per la storyline di Piper: è stata colei che ha fatto uscire definitivamente la personalità badass dalla nostra protagonista, che nella sua scena finale vediamo farsi il tatuaggio “cliché” che voleva all’inizio (perché why the fuck not?). Ma, soprattutto, vediamo Piper da sola nella cappella: anche il suo percorso, come quello di Alex, è partito molto in sordina questa stagione e, per diversi episodi, è sembrato svilupparsi separatamente dall’organico del resto delle inmate…tumblr_nqkhacPDbR1uqpxd9o1_540 poi abbiamo visto nascere il contrabbando di mutandine usate (che, a proposito, EWWW!) e, mentre il ricordo di una Alex in versione spacciatrice super-sicura di sé svaniva lentamente nel viso sempre più preoccupato e frustrato di quest’ultima, l’astro criminale di Piper si faceva sempre più brillante. La vediamo farsi strada in un territorio a lei totalmente sconosciuto un passo alla volta quasi con ingenuità, ma alla fine si lascia avvolgere dal brivido dell’illegalità e non vuole più sentire ragioni, che siano da una Alex che si vuole tirare indietro dal business ormai ampliamente avviato o da tentativi di insubordinazione da parte di Flaca. “Trust No Bitch” è l’avvertimento che leggiamo nel tatuaggio (bianco?!) che Stella fa a Piper, e sembra voler essere un avvertimento a due sensi nella storyline di queste due: da una parte vediamo Stella (che in una sola scena mi è scaduta a ragazzina spaurita che stava solo giocando a fare la sassy in prigione ma in realtà se la faceva letteralmente sotto al pensiero di cosa c’è là fuori) rubare a Piper tutti i soldi ottenuti dal commercio illegale delle mutandine per avere un minimo di sostentamento economico nel momento in cui lascerà il penitenziario, dall’altra vediamo Piper rispondere a questo tradimento in un modo che la vecchia Piper non avrebbe mai neanche lontanamente concepito: con la vendetta pura e semplice, senza neanche battere ciglio. E così facciamo ciao ciao a Stella, che lascia Litchfield con qualche giorno di anticipo ma non per la tanto agognata (e, a quanto pare, in parte anche temuta, un concetto che esploriamo anche in occasione della fuga “legittimata” di Angie, trovata ore dopo da Caputo immobile alla fermata dell’autobus perché incapace di figurare la mossa successiva) libertà, ma per finire nell’ala di massima sicurezza. Ora, non so quanto questo nuovo personaggio abbia conquistato gli autori o se voleva davvero essere solo un mero mezzo per un fine (la transizione definitiva di Piper a “Walter White de noantri”), ma se spedirla in max significa avere un personaggio in più in una zona del carcere che non abbiamo ancora esplorato (anche se spesso menzionata dai rappresentanti della MCC nell’arco della stagione) e quindi una possibilità in più di spiare all’interno di quelle porte nella prossima stagione, io non posso che esserne felice: non ho ancora dimenticato la povera Nicky e spero ancora di vederla tornare presto sui nostri schermi.

Parlando di isolamento, non possiamo poi passare oltre la sorte triste e ingiusta toccata a Sophia, mandata in isolamento non perché realmente colpevole di qualcosa ma perché bersaglio di maltrattamenti da parte di altre detenute, e l’organico della prigione non è in grado di tenerla al sicuro. La scelta più semplice è quindi rinchiudere lei, ennesima prova di un sistema che funziona sempre meno e sempre in maniera più deumanizzante da quando la MCC si è impadronita del penitenziario e lo gestisce come un mero affare piuttosto che come il luogo di correzione e riorientamento che dovrebbe essere per le donne (persone e non cifre) che lo abitano.tumblr_ntejz1igsa1uda72to1_500 Mi è sempre dispiaciuto il fatto che il personaggio di Sophia, con un tale potenziale narrativo, fosse spesso relegato sullo sfondo, e certo non mi ha fatto piacere il fatto che in questi ultimi episodi abbiamo visto un focus più frequente su di lei ma tendente a una svolta drammatica. Mi è però chiaro che in un certo senso questo risvolto era da aspettarsi prima o poi: in un ecosistema in cui spesso scattano anche piccole scintille di tensioni razziali, era ovvio che la tolleranza verso qualcosa che in molti non capiscono come un uomo che ha scelto di diventare donna sarebbe prima o poi venuta meno. Ma la storia di Sophia, culminata nell’aggressione, è stata un crescendo a partire dal suo collegamento con la sottotrama di Gloria, anche lei come molte altre donne in carcere afflitta dal problema di essere una madre per forza di cose assente per suo figlio. Quello tra Sophia e Gloria è un rapporto che nasce per caso e si evolve nella direzione sbagliata a causa di pregiudizi di una nei confronti dell’altra: quando Sophia accusa il figlio di Gloria di essere responsabile per l’improvviso pessimo carattere di suo figlio non sta facendo altro che osservare anche lei le cose dalla superficie, senza provare ad andare più a fondo e affidandosi a preconcetti.

In “Trust No Bitch”, oltre alle storyline solitarie di Alex, Piper e Sophia, solo per nominare tre esempi, vediamo però anche un immenso esempio di come alla fine la maggior parte dei conflitti possano trovare risoluzione nel più semplice dei modi. Gloria, ad esempio, dopo aver tenuto il muso a Flaca per metà stagione dopo che quest’ultima ha lasciato la cucina (affermando di essere destinata a qualcosa di meglio delle altre ragazze ispaniche lì impegnate) si ritrova a difenderla dagli attacchi di Piper, che inizialmente aveva sospettato di lei per il furto dei suoi guadagni illegali, e a riprendere il suo ruolo di surrogato materno per gran parte delle ragazze latine di Litchfield.
Allo stesso modo vediamo arrivare al pettine molti nodi che ci siamo portati avanti per gran parte della seconda metà di stagione in una delle scene più emozionanti che mi sia capitato di vedere di recente in una serie tv: quella del tuffo di massa nel “lago della libertà”.

La “setta” di Norma e come questa si sia allontanata da Red per formare il suo nuovo gruppo di seguaci (la backstory di Norma è stata scarna e appena accennata come un po’ tutte le altre sequenze flachback di questa stagione, ma è servita da giusto contesto per l’alzata di testa della silenziosa inmate nei confronti della presenza ingombrante di Red, con conseguente abbraccio di un nuovo gruppo che vede in lei una leader spirituale. Conosciamo in questo modo un lato insospettabile di Norma, che finora ci appariva come dolce e innocua ma che ora vediamo come una donna che in fondo era alla ricerca di una rivalsa da una vita passata a testa bassa a servire un santone ciarlatano, e la vediamo andare a occupare una posizione che alla fin fine non è poi così diversa da quella dell’uomo che ha ucciso per aver tradito la sua cieca fiducia).

La dipendenza dall’alcol di Poussey dovuta al senso di solitudine e mancanza di una persona speciale accanto e, in parallelo, la depressione di Soso per via della sua impossibilità di legare realmente con qualcuno all’interno del carcere (apparendo inizialmente come un personaggio che sembrava inserito nella trama solo per fare da comic relief per via delle sue stranezze stereotipate, confesso di aver impiegato del tempo a dare credito alle dichiarazioni di Soso di sentirsi depressa. Ora mi sento una persona orribile per questo, visto che probabilmente ho avuto lo stesso altezzoso contegno di quell’idiota di Healy, che credendo di sapere tutto della vita decide che la maniera più veloce e indolore per gestire il malessere di Brooke è segnarle delle pillole). Ho apprezzato come il gruppo delle ragazze di colore abbia reagito prontamente alla scoperta dell’overdose di quest’ultima, cercando in tutti i modi di coprirla per evitarle un viaggio di sola andata all’ala psichiatrica, e mi è piaciuto che tutto questo sia apparentemente evoluto in un vero e proprio legame di amicizia tra Poussey e Soso, entrambe in fondo solo in cerca di qualcuno insieme a cui poter davvero sentire un senso di appartenenza.

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L’amicizia tra Pennsatucky e Big Boo, di cui ho più volte dichiarato di essere una fan: è stato bellissimo vedere Boo, con i suoi soliti modi poco ortodossi, prendere virtualmente a calci la coscienza di Doggett e farle capire che l’essere abusata da quel pervertito di Coates (e io che inizialmente pensavo stesse nascendo una nuova romantic storyline, povera illusa!) non è normale e, soprattutto, non è sua responsabilità, che non deve per forza essere vittima ma che può reagire. La violenza sessuale è senz’altro un tema molto forte, per forza di cose portato alla luce diverse volte e in diverse forme in uno show incentrato su un gruppo di donne in prigione e con passati più o meno turbolenti alle spalle, ma il modo in cui abbiamo visto Dogget affrontare l’accaduto prima dell’intervento di Boo (nonché in parte dei flashback a lei dedicati in “A Tittin’ And A Hairin’”) mi è sembrato il più autentico, non mediato da quella patina di ironia che smussa sempre gli angoli anche degli eventi più tragici raccontati dallo show… e ricordo che io sono stata tutto l’opposto di una fan di Doggett per le prime due stagioni di OITNB, ma ho provato davvero empatia per il suo personaggio in questo frangente. Ora però che è riuscita a tirarsi fuori dal problema Coates con un ingegnoso espediente intravediamo Maritza incaricata a prendere il suo posto, e questo già non preannuncia nulla di buono. Sarò una brutta persona io ma quel manico di scopa forse… vabbè, lasciamo perdere.

lead_960 (1)E infine parliamo di Cindy e della sua conversione all’ebraismo, ultimata proprio grazie alla fuga delle detenute attraverso la parte mancante di recinzione verso il lago. Religione, misticismo e fede in generale sono stati altri temi ricorrenti che oserei accostare a quello della maternità come leitmotiv principali di questa stagione, esplorati sotto diversi punti di vista e attraverso le esperienze personali di diverse inmate, sia fuori che dentro Litchfield: così abbiamo visto ad esempio Janae in uno dei flashback di questo ultimo episodio (intervallato, come il primo della stagione, da flashback dedicati a più di un personaggio) avere una discussione con suo padre a proposito della sua dedizione alla religione islamica quando messa di fronte alla scelta tra la sua fede e il desiderio ormai noto di gareggiare nella corsa, o una giovane Morello che riceve la prima comunione e l’unica cosa per cui riesce a essere grata a Dio è il bellissimo vestito che indossa per l’occasione (fa quasi sorridere vederla, in parallelo, sposarsi con un rotolo di carta igienica in testa… tra l’altro avrei pagine e pagine di commenti da fare sulla scelta apparentemente precipitosa di sposare uno dei suoi visitatori in carcere, che di lei sanno solo le bugie che lei è andata raccontando, ma mi limito a buttare il sasso per proseguire magari la discussione nei commenti: voi cosa ne pensate, anche questa scelta è stata dettata perlopiù dalla superficialità di Lorna o c’è qualcosa di sincero in questo nuovo legame? Per quanto mi riguarda, la scena inizialmente mi ha quasi commossa per la semplicità disarmante di un momento così significativo, poi mi ha fatta sorridere riconoscere il testo di “I want to know what love is” tra i voti nuziali di Morello – sempre la solita Morello – ma alla fine della fiera sono ancora in dubbio se tutto questo non sia, semplicemente, un modo alquanto egoistico per assicurarsi di non soffrire più la solitudine, per garantirsi un appiglio al di fuori del carcere… lorna-marries-vincente tutto questo, ripeto, con tutto il bene che posso volere al personaggio di Lorna, ma il dubbio è legittimo credo), o ancora Leanne attaccarsi in maniera morbosa nel corso di diversi episodi alla nuova “setta” nata intorno alla figura  di Norma e cercare di trovare un ordine a tale “movimento” (se così può chiamarsi) perché in passato è stata parte di un mondo fortemente influenzato da regole ferree, di una comunità spesso bistrattata come lo è quella Amish (motivo per cui se la prende particolarmente quando altre detenute non sembrano voler riconoscere la legittimità del gruppo di seguaci di Norma). Non mi soffermerò troppo sulla backstory di Leanne perché… insomma, Leanne, anche no! E sarà la mia poca stima per il personaggio ma ho trovato tremenda anche la parte di “Where My Dreidel At” dedicata ai suoi flashback.
Tornando a Black Cindy, forse dovrei fare un rewatch meno sbrigativo per cogliere le varie sfumature della sua storyline, ma confesso di non essere riuscita a intuire dove la sua battaglia per convertirsi abbia smesso di essere legata al cibo e sia diventata più puramente spirituale e sentita. In questo senso la negazione dello status effettivo di ebrea fino alla celebrazione del mikvah è stata la prova del nove, in quanto su due piedi ero quasi convinta che avrebbe demorso nel vedersi di fronte all’ennesimo ostacolo. Invece l’andare fino in fondo nonostante tutto mi ha dimostrato che la Cindy di questo finale di stagione è forse meno superficiale di quella che abbiamo imparato a conoscere, e che forse questo desiderio maturato col tempo ha fondamenti più profondi della voglia di gustarsi un pasto kosher mentre gli altri si beccano quello che passa il convento (che, per la cronaca, non è stato cucinato da Red! cit.).

La scena nel lago è stata quindi estremamente toccante per molti motivi, in un certo senso mi ha anche ricordato le sensazioni provate con la fuga di Roza nello scorso season finale, e focalizzandosi a turno sulle inmate che prendono parte al tuffo di massa (e forse il fatto che personaggi più centrali come Piper o Alex non fossero presenti è stato anche un bene, per darci l’ennesimo scorcio di un ambiente che non gravita esclusivamente attorno a loro due ma che è fatto di numerose individualità, tutte ugualmente importanti e tutte, chi più chi meno, ormai care al pubblico) ci ha permesso di chiudere con il sorriso le diverse sottotrame a loro legate. Ed è significativa nel quadro più generale soprattutto se osservata a pochi secondi di distanza da una rivelazione altrettanto potente, ovvero il prossimo ampliamento del numero di inmate a Litchfield, di cui le nostre protagoniste non sono ancora al corrente mentre si godono quel breve assaggio di libertà appena fuori dalla recinzione del carcere. La sequenza di chiusura in cui ci vengono mostrati i letti montati a castello e nuovi pulmini scaricare donne in divisa arancione davanti ai cancelli di Litchfield è stato per me inaspettato, sempre a causa della mia incapacità di leggere i segnali, e insieme alla scena dell’arresto di Cesar (e quindi la sorte incerta della figlia di Daya, che devo dire ha recuperato un po’ di apprezzamento negli ultimi episodi dopo essere passata per una totale idiota in diverse occasioni a inizio stagione) un vero colpo allo stomaco dopo l’atmosfera spensierata del lago, soprattutto se si tiene conto di quanto l’equilibrio precario di questo ambiente già fortemente influenzato dall’arrivo della MCC potrà essere ulteriormente scosso da queste nuove dinamiche. E chissà poi come queste dinamiche e le varie new entry verranno gestite nella prossima stagione. Immagino che dovremo aspettare ancora diversi mesi per scoprirlo…

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No, non mi sono scordata l’epilogo di Suzanne, che sembra finalmente aver deciso di aprirsi a questo nuovo rapporto con Maureen, ma volevo isolarlo dal resto dell’articolo per dedicare due righe a “Time Hump Chronicles”… non so neanche che dire, ogni volta che le fan del “romanzo” nominavano personaggi o situazioni raccontate nei diversi capitoli mi venivano le lacrime agli occhi dalle risate per quanto il tutto risultasse assurdo o bizzarro. Il fatto di non aver reso centrale questa sottotrama ma di averla lasciata lì come espediente marginale per strappare una risata ogni tanto (oltre a favorire in parte l’evoluzione del personaggio di Suzanne ovviamente) è stato poi un colpo di genio, diventerà una di quelle cose metà sconosciute e metà nonsense che proprio per questo fanno sbellicare solo al nominarle, tipo il “True Americans” di New Girl per rendere l’idea.

Oh, e Blair Brown che l’anno prossimo troveremo a Litchfield con le altre, come se avessi creduto anche solo per un secondo che dopo tutto il macello intorno al suo personaggio alla fine l’avrebbero spedita in un’altra prigione…

Direi che mi sono dilungata fin troppo, ma avevo davvero voglia di mettere un punto definitivo a questo percorso iniziato insieme e poi smarrito per strada, spero che nonostante il ritardo stratosferico di questo recap ci siano ancora fan della serie con tanta voglia di discutere degli sviluppi degli ultimi 7 episodi, anche di quelli a cui non ho accennato nell’articolo, e approfitto anche per ringraziare per la pazienza sia il boss che mi ha “abbonato” i recap persi (come punizione dovrò solo vedere tutte le stagioni di Cumbia Ninja con gli stuzzicadenti sugli occhi stile “cura Ludovico”: duro ma giusto xD) e ovviamente chi di voi si è letto i miei sproloqui sui primi 6 episodi pur avendo visto e digerito l’intera stagione già settimane e settimane prima che le mie recensioni vedessero la luce.

1 comment
  1. Veramente un ottimo commento, ho visto il finale un bel po’ di tempo fa e ricordarlo con le tue parole mi ha fatto molto piacere. Che dire, sono praticamente d’accordo con te su tutto anche se devo confessarti che questa stagione non mi è piaciuta. Mi sono annoiata taaaante volte ed ho fatto fatica a finirla, mi è piaciuta praticamente solo l’ultima puntata che ha riconfermato il mio smodato odio per tutti i personaggi principali dei telefilm che seguo (ho qualche problema, lo so). In realtà questo è uno di quei telefilm dove si fa fatica ad apprezzare in pieno un personaggio, perchè presto o tardi faranno qualcosa che non riuscirà proprio ad andarti giù. Sono particolarmente d’accordo con le tue affermazioni su Dogget e Boo, che singolarmente tante volte le ho trovate odiose, ma che mi hanno piacevolmente colpita in questa stagione ed i flashback su Dogget mi hanno anche fatto capire perchè poi sia diventata così (il suo fidanzato iniziale quanto è figo?). Ok, spero di non aver detto troppe cavolate, chiudo qui complimentandomi per questo articolo! 🙂

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