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Orange is the new Black Recensioni

Orange is the New Black | Recensione 02×07 – Comic Sans

Bentornati alla recensione numero 7 di Orange is The New Black!!! Siamo arrivati alla metà della serie e le trame si infittiscono ma soprattutto questo episodio lo ricorderò per avermi sinceramente e seriamente strappato lacrime, non quelle della fangirl o della spettatrice ma quella dell’essere umano perché, come sempre, OITNB ci ricorda che ciò che stiamo guardando è frutto di una biografia, sono cose realmente accadute e i problemi presentatici sono reali. E ciò mi rattrista ancora di più. Ma prima di procedere a spiegarvi perché mi sia ritrovata in un lago di lacrime, parliamo dell’episodio.

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All’indomani della sera di S.Valentino, Caputo si ritrova a rimproverare i suoi sottoposti per la disattenzione che ha portato una detenuta a presenziare, non invitata, al concertino al bar dell’angolo di Baffo-Caputo («An vedi ‘sta ggente che si autoinvita, non bastavano gli altri pusillanimi dipendenti e quel cretinetto coi pantaloni a vita hobbit, mo’ ci si mette anche la nonnina!» = mia libera interpretazione dei pensieri di Caputo). Una sorveglianza migliore (= ¾ dello staff in libera uscita, Healy a deprimersi in cortile e Bennet a dilettarsi in festeggiamenti privati) avrebbe sicuramente evitato che la donna evadesse. Mi chiedo solo perché non abbiano ancora pensato di indagare meglio su come sia riuscita ad uscire, o forse lo hanno detto ma me lo sono perso. In ogni caso, Caputo decide che punire anche una sopracciglia non depilata e stalkerare le detenute (in particolar modo Jimmy, la poverina malata di Alzheimer) sia la scelta più efficace per ricordare alle detenute chi comanda nella prigione. Già…Peccato che nessuna delle guardie abbia tutta questa voglia di farlo (non che di solito muoiano dalla voglia di lavorare): occuparsi di una donna malata non fa parte dei compiti di Wanda (troppo impegnata a farsi un’altra vita magari con O’Neill-Panda) e Fisher non riesce proprio ad essere severa con le detenute. La faccenda del minimo di ammonizioni, però, si rivela la manna dal cielo per Bennet che non ce la fa più a resistere ai ricatti delle detenute ispaniche e finisce, in un eccesso d’ira, per mandare Maritza in isolamento e litigare con Daya.
Il confronto fra i due è stato molto intenso e ben recitato, soprattutto da parte di Dasha Polanko – Daya – che mi è piaciuta molto.

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La loro situazione, finalmente, inizia un po’ ad affrontare la realtà: lei è una detenuta e se ha ricevuto la stessa condanna della madre, non vedrà la luce esterna ancora per molto; lui è una guardia e gli è severamente proibito avere relazioni personali con le detenute, rischia il carcere e, nel loro caso, in pericolo sarebbe anche il futuro del bambino che avrebbe entrambi i genitori in gattabuia. Bennet è da comprendere perché chi, come nel suo caso, ha una posizione di autorità non può permettersi di essere ricattabile (e quindi di sentirsi senza potere) e Daya, credo, a volte dimentichi che l’uomo si trova fra l’incudine e il martello e che dei due, è lui quello che rischia di più. Allo stesso tempo credo che Daya abbia anche ragione: lei è incinta di un uomo che potrebbe abbandonare lei e il bambino quando volesse e questo la spaventa anche perché, secondo me, vuole allontanare il figlio dalla sua famiglia, da quell’elenco di figli di padri diversi cresciuti da una nonna e dal compagno di turno della madre, un compagno che è tutt’altro che un buon esempio. Daya vuole dare al proprio figlio un futuro migliore del suo e Bennet è la persona giusta per farlo ma è troppo giovane, troppo instabile, troppo insicuro e la ragazza si sente impotente perché è dentro una prigione; i ricatti della famiglia ispanica nei confronti di Bennet sono il solo modo che le viene in mente per avere una sicurezza e non a caso ho utilizzato il termine «famiglia» perché il gruppo di detenute è la sua rete di sicurezza.
E così diventa fondamentale, e secondo me è la chiave dell’episodio, la disperata frase finale della ragazza: «I have nothing», perché diventa sempre più chiaro che il loro status di detenute le rende solo un numero di ammonizioni, un elenco di nomi, una categoria da tenere sotto controllo perché potenzialmente pericolosa.
La situazione per i due lovebirds sta per complicarsi, oltretutto, perché Fisher, ascoltando una telefonata di Diaz Madre (non ricordo il nome) scopre che Daya è incinta. Prevedo il ritorno trionfale dei Baffetti Porno di Mendez in tutto il suo viscidume al più presto: considerando quanto l’ho odiato, non so se esserne entusiasta o sperare che vada a finire malamente.

Nel frattempo, sul fronte commercio interno, il contrabbando di sigarette continua con successo:

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Ma c’era da aspettarselo visto che Vee lo aveva già fatto anni prima (cfr. il pacchetto di sigarette che da a Gloria in cambio della torta era vecchio). Sembra una macchina ben oliata non fosse per qualche dipendente indisciplinato: Black Cindy, la quale non sembra cambiata di una virgola rispetto a quando era fuori dal carcere.

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Scopriamo infatti, che la ragazza lavorava in aeroporto scorrazzando per i corridoi con i caddy, palpeggiando i bei passeggeri e intascandosi le cose di valore contenute nelle valige dei passeggeri (ecco perché non metto mai nulla di valore in valigia!) ma non solo: Cindy ha una figlia, cresciuta da sua madre come fosse sua sorella, della quale non saprebbe mai occuparsi perché, diciamocelo, è ancora ferma alla ribellione adolescenziale.

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È interessante come non esista una redenzione in Cindy, una volta in carcere persevera nel comportamento che aveva fuori e Vee, la tosta Vee, la mette in riga. Devo dire che il personaggio di Vee mi ha sorpreso piacevolmente: sorvolando sulle ragioni dietro al contrabbando di sigarette, sta cercando di far crescere e maturare il pugno di ragazzine con cui ha a che fare: fa riflettere Cindy sull’importanza del mettere da parte del guadagno per il futuro fuori dal carcere e valorizza Suzanne impiegandola in attività per le quali è adatta. Ripeto, le ragioni alla base di Vee sono sbagliatissime (così come il fatto che si intaschi gran parte dei guadagni) ma la donna sta riuscendo a compattare e far crescere quel gruppetto di ragazzine immature che erano le giovani detenute di colore della prigione.
Red continua a non stare assolutamente al gioco di Vee, si rifiuta – molto intelligentemente – di importare fiammiferi in prigione, stipula alleanze proficue con la mitica Sophia Burset…

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…e da un confronto con Gloria scopriamo che l’ispanica direttrice della mensa si dichiara in posizione neutrale nella disputa fra Red e Vee.
Chi invece mi ha deluso è stata Poussey che ha ceduto ai suoi sentimenti per Taystee ed è finita a lavorare per Vee: comprendo il motivo per cui l’ha fatto ma ascoltare il consiglio di Nichols è stato sbagliato.

In tutto questo marasma, esce il primo numero del giornalino della prigione e Piper (che è ancora titubante circa l’indagare per conto del giornalista) riesce a mettere su un buon staff coinvolgendo, in posizioni assolutamente paritarie, anche Morello, La Flaca e Daya. Ciascuna avrebbe apportato le proprie competenze (consigli di bellezza, cultura musicale e disegno) e il risultato pare essere stato buono. Più sento parlare Rodriguez più mi convinco che, contrariamente a molte altre detenute, La Flaca sia istruita: sono curiosa di conoscerla meglio.

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Oltre a Vee, un altro personaggio mi ha stupito in questo episodio. Dopo averle augurato di finire a Leitchfield, Fig mi ha sorpreso. Dopo aver visto calare i consensi nei confronti del marito (fedifrago…ma la povera donna non lo sa), Fig, parlando col consorte, ha auspicato «processi uguali per tutti», un sistema giudiziario equo, segno che proprio senza scrupoli non sia…certo, non si fosse comprata una Lamborghini con i soldi destinati al penitenziario…In generale, però, proprio non riesco a non dispiacermi per i poveri personaggi dotati di palchi di corna che Babbo Bambi se li sognava di notte per cui, in questo episodio, ho odiato Figueroa un po’ meno.

A proposito di corna, Larry e Polly hanno finalmente consumato:

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…e poi a Larry è toccato confortare il “povero” marito di Polly che, diciamocelo, un po’ se l’è cercata.

Ma parliamo di Jimmy: anziana, malata di Alzheimer, avrebbe bisogno di aiuto e sorveglianza e invece, siccome non le compete, Wanda preferisce fare bunjee jumping sul Panda O’Neill e la perde di vista. Jimmy si rompe un braccio e la prigione la «rilascia per motivi di salute». Già, peccato che la donna non abbia nessuno al mondo e che ciò che farà il furgoncino che la porta via da Leitchfield sia scaricarla alla prima fermata dell’autobus. Non so voi ma io l’ho trovato terribile, mi ha fatto infuriare e mi ha spezzato il cuore. I delitti contro gli indifesi sono i peggiori. E la noncuranza, il «non mi compete», l’indifferenza sono moventi di una viltà incredibile.

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Mi duole passare dal serio al faceto ma purtroppo le circostanze me lo impongono per cui, prima dell’usuale momento trivia, alcune perle:

  • Le detenute anziane che parlano di Ratatouille nella serra.
  • «Se una mucca mi tirasse fuori di qui smetterei di mangiarne» Poussey Washington. Soso può lamentarsi quanto vuole che non ci sia abbastanza verdura (o solo verdura, nel suo caso) nel menu ma il problema è sempre lo stesso: la prigione non ha soldi e la carne, negli USA, costa meno della verdura (piccola nota: se continua questa estate assurda, fra un po’ sarà lo stesso anche in Italia…)!!!
  • Red che spiega internet alle nonnine di Leitchfield: pensate da quanti anni sono lì dentro. Quante cose non conoscono, non hanno mai visto. È un po’ come quello strambo telefilm tedesco – Last Cop – col tizio che si sveglia dopo 20 anni di coma e deve imparare un sacco di cose nuove. Mi ricorda anche quando Jessica Fletcher si rifiutava di scrivere col computer (e che computer!) perché con la macchina da scrivere si trovava meglio.

Il momento Trivia di questa settimana lo dedichiamo a….rullo di tamburi… Jackie Cruz e Diane Guerrero, le bellissime Flaca Rodriguez e Maritza Ramos. Le due sono amiche anche nella realtà.
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Diane è nata e cresciuta a Boston ed in quanto nata in USA è stata l’unica della sua famiglia a non essere deportata in Colombia. Cresciuta dalle famiglie del quartiere, Diane ha iniziato a recitare da giovanissima e terminati gli studi di legge ha brevemente lavorato in uno studio legale che si occupava di legislazione per l’immigrazione.
Jackie, invece, ha alle spalle una lunga carriera nello show business soprattutto come cantante (ehm…sssssè) e come flirt di Khloe Kardshian (un flirt immortalato ma rinnegato dall’ereditiera)!Ha lavorato come corrispondente di OK!Magazine alla NY Fashion Week del 2014 dove è stata notata per il look particolare e affascinante.
Vi lascio però con un’intervista a Lea De Laria (a cui dedicherò un trivia assolutissimamente al più presto) e Dasha Polanko, in cui ci raccontano di un drinkin’ game che fanno sul set.

Vi invito a mipiacciare, condividere e commentare l’articolo e, nel caso non l’aveste letto, vi segnalo l’esistenza di un video ispirato a OITNB in cui, però, dietro le sbarre ci sono le principesse Disney.

That’s alla folks!!

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