Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×03 – Lo spazio tra le stelle

Il terzo episodio di questa stagione di “Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D.” è inevitabilmente un episodio di costruzione, un chiaro work in progress per un cuore della storyline che deve ancora essere svelato, ma che ha certamente bisogno di creare il suo background di supporto, prima di affrontare a carte scoperte l’obiettivo di questa scelta narrativa. Si tratta al momento di una fase di conoscenza e di adattamento a questa nuova realtà e il focus della puntata si sofferma proprio sui diversi percorsi paralleli compiuti dagli agenti e su come ognuno di loro stia affrontando questo improvviso capovolgimento di fronte della loro realtà, soprattutto a così breve distanza di tempo dall’incubo del Framework.

Sebbene l’episodio dunque avanzi con sostanziale equilibrio nella caratterizzazione e nello sviluppo delle storyline individuali, non posso negare di restare sempre particolarmente affascinata dalla realtà vissuta in questo frangente da Jemma Simmons, sia per gli elementi che la arricchiscono sia per il suo modo di rapportarsi ad essa. Come ho già anticipato nella precedente recensione, scenari così al limite della realtà e così distanti da una quotidianità che normale non lo è mai stata, ma che rientrava nell’ambito di una materia che Jemma riusciva a controllare, permettono al personaggio di mostrare una crescita che, per quanto mi riguarda, è avvenuta in maniera del tutto umana e travolgente nella seconda stagione, con l’avvento della Terrigenesi e degli Inumani, un’evoluzione che adesso rende Jemma Simmons il personaggio probabilmente più equilibrato della serie, nonché l’agente forse più completo del team. Jemma riesce infatti a coniugare ora perfettamente la scienza empirica su cui ha fondato la sua istruzione e la sua personalità in una prima parte della sua vita, con tutte le nuove conoscenze acquisite e vissute sulla sua stessa pelle nel corso degli anni di servizio nello S.H.I.E.L.D., la lucidità razionale e a volte anche ironica con cui affronta situazioni estreme come l’attuale con un’umanità ancora luminosa e pura, rendendo la sua scienza una materia accessibile a tutti e scoprendone anche la poesia intrinseca che regola l’universo.

Non è un caso che il potente esteta Kasius, i cui caratteri mi ricordano a tratti quelli di un imperatore romano immerso nella ricerca del bello nell’età del classicismo, sia progressivamente sempre più affascinato da lei non solo per il suo aspetto, ma anche per quell’incredibile potenziale che comincia a scorgere in lei e nella sua capacità di adattarsi perfettamente alle sue esigenze. Come evidenziato da Sinara, la compassione di Jemma è esattamente ciò di cui Kasius aveva bisogno per portare a termine la transazione della giovane Inumana Abby, ma è il modo in cui Jemma si rapporta alla ragazzina a definire davvero il personaggio, perché non si tratta di semplice abilità scientifica nel capire gli Inumani, ma di pura empatia umana nei confronti di un’innocente indifesa, abbandonata alla mercé di un potere senza scrupoli che la vede esclusivamente come portatrice di profitti. Jemma si adatta in maniera quasi strategica al mondo di Kasius, ma ne contrasta e ne stravolge la realtà a ogni passo, trovando un equilibrio anche quando sembra impossibile, riconoscendo un terreno comune in ogni universo e usando la sua scienza come emblema di uguaglianza.


Particolare è anche l’attenzione dedicata alla costruzione delle scene che coinvolgono proprio Jemma e i suoi silenziosi confronti con Kasius, scene in cui il focus si sposta sul modo in cui Jemma guarda letteralmente i comportamenti del leader Kree senza poterne ascoltare le parole, ma venendo comunque influenzata dalle sue reazioni, come nel dettaglio in cui sobbalza quando Kasius distrugge il bicchiere pur non sentendone il rumore. Ma qualcosa mi suggerisce che anche in quei silenzi Jemma stia operando per carpire più informazioni possibili sul suo aguzzino.

Sul fronte “popolare” invece, Coulson, Mack e Elena sono ancora “intrappolati” al servizio del mercenario Grill e dei suoi “lavori forzati” mentre sottobanco continuano a seguire gli indizi lasciati indietro da Virgil, al momento la loro unica speranza di venire a capo della verità che circonda questo apocalittico futuro, per risolverlo e tornare al loro presente. Nonostante il suo ruolo di leader venga ancora avvertito nei momenti più opportuni, Coulson appare momentaneamente sottotono nelle dinamiche complessive, agisce certamente in modo saggio, d’astuzia e di attesa, muovendo passi impercettibili per non farsi notare, ma provando a raggiungere contemporaneamente piccoli traguardi, a ogni modo però mi preoccupa la scarsa azione che lo circonda e la facilità con cui sembra essersi abituato alla nuova quotidianità.

May invece, per quanto contrariamente a Coulson sembri più combattiva da questo punto di vista, appare anche sorprendentemente “stanca” e contemporaneamente arrabbiata per la condizione attuale. Gli effetti del Framework si notano ancora, seppure lievemente, anche su di lei, debilitando in questo modo anche una personalità così tenace come la sua. Il momento in cui accetta il tenero tentativo di Coulson di confortarla è simbolo non soltanto di una crescita del personaggio, che è ovviamente necessaria ma anche sottile e graduale, ma dimostra inoltre quanto persino May cominci ad avvertire il peso di una vita vissuta sempre al limite della realtà, desiderando per una volta una normalità spesso sottovalutata.

Mack ha, al momento, una caratterizzazione standard e ordinaria per lui, ma a tratti mi sorprende per la mentalità strategica che dimostra e anche per un’incrollabile moralità ancora salda che contrasta con il pensiero disilluso di Tess e con il contesto apocalittico e distopico in cui si ritrova. Elena è stata invece in questo episodio la pedina più importante dal punto di vista della mobilità di questa “partita”. Complice ovviamente il suo potere ma soprattutto la sua personalità ribelle e indomita, Elena rappresenta l’elemento di cui la squadra ha sempre avuto bisogno per mettere in moto gli ingranaggi, per dare un impulso a un’azione altrimenti statica.

L’ultimo membro di questo nuovo team è quindi la new entry Tess, la cui caratterizzazione è piacevolmente sfumata. Contrariamente a Deke, Tess, seppur spaventata, crede nella possibilità di combattere ancora, anche se fortemente condizionata dalla legge darwiniana della sopravvivenza del più forte che vige sulla colonia, ha ancora fiducia, crede in Coulson e nella sua missione e riesce a trovare in fretta il suo posto tra di loro perché la speranza di un mondo diverso e migliore diventa col tempo più forte della sua paura.

Infine si arriva alla terza storyline parallela di questo episodio che vede protagonisti Daisy e Deke.

Daisy mi sembra l’unica particolarmente energica in questa prima fase: non intende fermarsi, non intende aspettare, non che la sua sia una strategia ideale, ma almeno ha ben chiaro in mente l’obiettivo principale: proteggersi l’uno con gli altri e tornare a casa. La sua missione nell’episodio è semplice e a breve termine rispetto a quella di Coulson: trovare Simmons e portarla in salvo, a qualsiasi costo, e un tale piano non prevede ostacoli. Ma le parole di Deke le entrano lentamente sotto la pelle e la paura di essere effettivamente responsabile della distruzione del suo mondo comincia a mostrarsi nel suo sguardo.

Ad ogni modo mi affascina notare quanto Daisy, come Jemma, porti i segni di tutti gli insegnamenti passati, soprattutto quelli vissuti e fatti propri in ambito “familiare”. Nella sua fisicità infatti Daisy è sempre più simile a May, puntando quasi totalmente sulle sue abilità fisiche e solo alla fine sui suoi poteri; caratterialmente invece, riprende l’attitudine perennemente sarcastica di Coulson, quasi come “scudo” per contrastare l’assurdità dei contesti in cui si ritrova.

Il tradimento finale di Deke non mi convince, per quanto quasi vorrei fosse esattamente come sembra, avendo ormai raggiunto la mia soglia di sopportazione del personaggio. Che abbia un piano segreto o meno, Deke è fermo nelle sue convinzioni e sembra totalmente assuefatto ormai alla vita che lo circonda, non riuscendo neanche a concepire una possibilità di ribellione e di salvezza e preferendo cullarsi nel suo personale framework che ha la funzione di spegnere ancora di più le menti addolcendole con un mondo che non esiste e che non può danneggiare.

In chiusura dunque, vi lascio la mia personale TOP 3 dei momenti migliori dell’episodio:

  • Jemma aiuta Abby a controllare i suoi poteri, spiegandole le leggi costanti dell’universo e della sua materia;
  • Daisy combatte i due Kree in ascensore [Mama May esplode d’orgoglio in lontananza];
  • Elena ruba il tablet da Grill e lo consegna a Daisy [il potere di Elena è portato in scena in maniera straordinaria]

 

In attesa di scoprire quali oscure presenze abitino ciò che resta della superficie terrestre, io vi lascio e vi do appuntamento alla prossima settimana! Non dimenticate nel frattempo di passare da queste splendide pagine facebook dedicate a Clark Gregg e Chloe Bennet:

« Chloe Bennet Italia;

Clark Gregg Son of Coul

 

 

 

2 comments
  1. Questa stagione mi sta mettendo angoscia, per questo capisco tutta la paura che alimenta sia Tess che Deke. Entrambi, a differenza dei nostri, che per quanto mentalmente provati dal Framework conoscono decisamente realtà più idilliache, sono nati e cresciuti in questo orrore e se Tess oscilla tra speranza e realismo, Deke, almeno in apparenza, pare sin troppo rassegnato a godersi le poche “conquiste” ottenute. Avrà tradito davvero Daisy? Nemmeno io ne sono molto convinta, ma Ward insegna che non ci si deve davvero fidare di nessuno!
    Per quanto riguarda il nostro amato team, concordo con tutto quello che hai scritto. Jemma matura e cresce, come personaggio, che è un piacere. May, si merita una lunga notte di sonno nel suo letto, e gliela auguro di tutto cuore. Coulson sembra pronto a rimanere in questa realtà in eterno, a patto che almeno alla fine ne esca qualcosa di buono, per quanto mi riguarda il suo procedere con calma credo si rivelerà la tattica migliore. Mack resta l’uomo profondamente radicato nei suoi valori ed Elena colei che meglio riesce a cogliere una buona occasione. Lui lento, lei veloce, perfetti insieme, no? Ed infine Daisy, puro istinto e pura azione e, onestamente, non sono certa che, in questo caso, sia la tattica migliore. Ma di persone care ne ha perse sin troppe, quindi non le posso dare torto se si gioca il tutto per tutto per il suo team.
    Un ultima cosa e concludo… fateci vedere che diamine sta combinando Fitz!!
    That’s all. Alla prossima, mia fellow.

    1. Ciao Sam!!! Purtroppo Deke non mi ha fatto una buonissima impressione iniziale proprio perché mi ricorda davvero un po’ Ward e questo non è mai un bene per me! Spero però di ricredermi e l’averlo mostrato come un “traditore” COSI’ presto mi fa riflettere. Tess invece mi sembra già “formata” come personaggio quindi mi è più facile vederla e avvicinarmi a lei. Sono d’accordissimo con te su Mack & Elena, sono perfetti insieme proprio perché sono complementari, diversi ma mai troppo. La stessa cosa si può quasi dire dell’amicizia tra Daisy & Jemma, l’una impulsiva e istintiva e l’altra razionale e lucida! Per vedere Fitz dovremmo aspettare il quinto episodio se non sbaglio ma a me manca tantissimo!!! Bisogna anche vedere se porteranno effettivamente avanti l’idea del “multiverse” anche se potrebbe essere rischioso secondo me.
      Grazie mille per aver letto la recensione, adoro scambiare opinioni con te, my darling!

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