Manifest – Recensione inizio seconda stagione: dove eravamo rimasti?

Manifest seconda stagione

Dopo diversi mesi da quel colpo di pistola, la seconda stagione di Manifest inizia esattamente da dove ci aveva lasciato… il colpo di pistola, appunto.

Quindi, dove eravamo rimasti? Lo show era partito con uno pseudo-incidente aereo, e se uno già pensava di esultare (o disperare) per l’ennesimo novello Lost vediamo presto come il mistero principale della storia si evolve in direzioni diverse (e meno male direi, perché ogni volta che ho sentito parlare di “novello Lost” poi mi sono trovata davanti a un disastro dopo l’altro… quindi anche basta). Oltre al fatto che i passeggeri sopravvissuti alla turbolenza del volo 828 sono misteriosamente saltati in avanti di cinque anni e mezzo mentre il resto del mondo li aveva dati per morti, il punto interessante esposto fin da subito sono le possibili connessioni psichiche che intercorrono tra loro, e quelle che alcuni definiscono “chiamate”. Abbiamo personaggi che si lasciano guidare da queste chiamate e altri che ne fuggono, chi cerca di comprendere e chi ne è terrorizzato… e chi semplicemente sceglie di ricercare quelle stesse condizioni per riprodurre la scomparsa e vedere che ne sarà (comandante Daly, avremo mai più tue notizie?). In più con il passare degli episodi conosciamo anche altri personaggi al di fuori della cerchia dei passeggeri che hanno comunque sperimentato un salto nel tempo analogo al loro, seppure in modi diversi, con la comparsa di visioni simili.

Senz’altro il lato umano di una tragedia come la scomparsa di un familiare o un amico e il suo misterioso ricomparire anni dopo, il riadattarsi di queste persone e di chi gli sta intorno a una quotidianità che è nel frattempo (e comprensibilmente) evoluta senza di loro è già di per sé un interessante punto narrativo da esplorare, ma la componente sci-fi (cosa ha causato il salto temporale, quali sono esattamente le conseguenze a cui stiamo assistendo, perché sembrano soffrirne anche persone non interessate dall’incidente come Zeke nella grotta?) ne aumentava la fascinazione nel mio caso.
Un primo disappunto in questo senso? La serie, che aveva tutto il potenziale per essere un buono show di tipo corale, non si è mai scollata troppo dal perno della famiglia Stone. Capisco che avere dei protagonisti più di spicco è importante, però ho avuto a volte l’impressione che anche potenziali aggiunte intriganti venissero liquidate in due secondi per lasciare il focus perlopiù su Ben, Michaela e l’inquietantissimo Cal (se dite che quel bambino non disturba i vostri sogni mentite!).

Mi sembra che questo modus operandi si stia riconfermando anche all’inizio di questa seconda stagione: per quanto la rivelazione finale di Cal riguardo la “data di scadenza” dei passeggeri del volo 828 avesse dato alla storia quel twist conturbante di cui aveva disperatamente bisogno, la premiere della seconda stagione di Manifest non fa grandissimi passi avanti. Abbiamo, anzi, un ripetersi di schemi già visti: Ben e Michaela che indagano per rintracciare due dei tanti passeggeri scomparsi, li trovano, li aiutano a capire il senso delle “chiamate”, lieto fine per un po’ poi colpo di scena di fine episodio.
Ecco, di tutta la première il finale è forse l’unica cosa non estremamente telefonata e che mi ha sorpresa favorevolmente: la ricomparsa di Vance, dato per morto nella 1×09.

Per il resto, quel poco minutaggio concesso a Saanvi è penoso, e il Maggiore che suggerisce una possibile cotta della sua “paziente” per Ben lo trovo personalmente un pessimo risvolto: ribadendo il concetto di show corale, mi sarebbe piaciuto vedere evolvere questo personaggio in modo correlato ai principali ma rimanendo a suo modo indipendente, senza far rimanere anche lei invischiata nella soap opera della famiglia Stone.

A questo proposito, la gravidanza di Grace non può che rendermela ancora più odiosa di quanto già non fosse nella prima stagione: io posso provare a immedesimarmi in tutti i modi possibili nella situazione tragica che ha vissuto (l’improvvisa perdita del marito e di un figlio, ma con un’altra figlia ancora a carico da crescere al meglio nonostante il dolore per entrambe, i potenziali sensi di colpa per aver permesso a Ben di imbarcarsi su un aereo diverso ecc.), ma già dopo i primi tre episodi di “tu non c’eri”, “cinque anni senza di te” e chi più ne ha più ne metta, quasi a voler colpevolizzare quel povero Cristo che di certo non ha scelto di trovarsi nella situazione in cui è stato catapultato, mi sono trovata a dover gettare la spugna e a dichiararla tra i personaggi più insopportabili dello scorso anno televisivo. Questa première riconferma anche questa sensazione: non ne fa una giusta neanche per sbaglio! Ora il dubbio sulla paternità di questo bambino rischia di ricreare fratture all’interno di una famiglia da poco rimessa in piedi con fatica, senza contare l’aggiunta della notizia di una gravidanza fallita durante il periodo di assenza di Ben perché “Denny voleva davvero avere un figlio”. Io non avrei fatto passare neanche mezzo minuto prima di prendere la decisione che lei arriva a prendere solo a fine episodio!! Siamo nel 2020, ci sono tecniche per conoscere il DNA di un nascituro ben prima che venga al mondo, perché diavolo prolungare l’agonia di un’intera famiglia con questo “vedremo di chi è quando nascerà” se puoi toglierti il dente già adesso? Sul serio, perché mai? Per godersi “questo momento solo nostro”? Sa molto di nascondere lo sporco sotto il tappeto pur sapendo che prima o poi dovrai comunque spostarlo per pulirci… Grace: WORST. CHARACTER. EVER. A mani basse, proprio…

Come dicevo l’episodio di per sé non dà molto spazio a sorprese se non sul finale, anche il fatto che la pallottola volante nel finale della scorsa stagione se la fosse presa Michaela mi sembrava piuttosto ovvio. Mi incuriosisce però vedere come questa seconda stagione di Manifest intenda far evolvere il suo rapporto con Zeke relativamente alle visioni: Cal sembra più volte suggerire che i due devono stare insieme, ma più che in senso romantico pare intenda in senso pratico, ovvero per risolvere almeno in parte il mistero delle “chiamate” e questa nuova spada di Damocle della data di morte preannunciata… e onestamente è questo il rapporto che mi interesserebbe di più esplorare, decisamente più del presunto triangolo con Jared.

L’introduzione del “timer” per venire a capo del mistero che li collega tutti fin dalla turbolenza del volo 828 è senz’altro un elemento che può dare incisività alla vena sci-fi di questa serie, se elaborato bene e con un paio di altri aggiustamenti (maggiore coralità, come già detto, e magari anche una delineazione migliore di questo villain, perché senza un buon antagonista – che non sia solo “il tempo tiranno” e in primis il Fato che ha gettato questa gente in questa situazione inspiegabile – una storia qualsiasi rischia di perdere gran parte del suo interesse) magari in questa seconda stagione Manifest può crescere e passare a un livello superiore.
Io senz’altro ci spero, perché nonostante qualche mancato exploit durante la prima stagione continuo a seguire questo show con interesse e con una certa fiducia che, se deciderà di giocare bene le sue carte, possa davvero rivelarsi degno di nota.

Ci vediamo fra qualche settimana per commentare insieme gli andamenti di questa seconda stagione di Manifest una volta giunti più o meno a metà. Intanto vi invito a farmi sapere qui sotto nei commenti cosa ne pensate di questa première e quali sono le vostre ipotesi e le vostre aspettative per il seguito.
Alla prossima!

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