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Hannibal Spoiler

Hannibal | Bryan Fuller anticipa cosa vedremo nella terza stagione

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Hannibal, l’incalzante in maniera contorta e inquietante serie NBC, è uno dei migliori show attualmente in televisione. Con rivelazioni scioccanti, giochi psicologici in stile gatto col topo, e omicidi intricatamente dettagliati, sicuramente rimane con lo spettatore, a lungo dopo la messa in onda. E con la vita di tutti in pericolo alla fine della seconda stagione, non si può dire chi farà ancora parte dello show, quando tornerà con una terza stagione molto diversa a livello strutturale.

Dopo una recente messa in onda del finale, tenuto in considerazione per le nomination agli Emmy, a prova che questo show è così bello dal punto di visto cinematografico che dovrebbe essere sempre visto sul grande schermo, Collider è stato invitato a chiacchierare con il creatore dello show Bryan Fuller. Durante l’intervista, il produttore esecutivo/sceneggiatore ha parlato di quando sapeva che il finale della seconda stagione sarebbe finito così, del fatto che gli piace condividere informazioni con gli attori perché sente che ciò li aiuta con le loro performance, come si evolverà la relazione tra Will Graham (Hugh Dancy) e Hannibal Lecter (Mads Mikkelsen), il dover comprendere il passato di Hannibal per catturarlo nel presente, introdurre il personaggio di Lady Murasaki, il rapporto di Hannibal con Bedelia Du Maurier (Gillian Anderson), l’inizio della stagione 3 a metà ottobre, girare in Europa, e la sua speranza di lavorare ancora per un po’ con il regista David Slade.

Leggete cosa ha da dire sulla stagione 3 di Hannibal, e attenti agli spoiler.

Collider: Come ha preso forma il finale della stagione 2? Sapevi da un po’ che avresti lasciato praticamente tutti in pericolo di vita, alla fine della stagione?
BRYAN FULLER: Verso metà stagione, essenzialmente vedevo il finale con chiarezza, e cioè con Hannibal che lasciava Alana, Jack e Will nel sangue. Sembrava un finale appropriato. E poi c’era anche un po’ di David Lynch. Ricordo questa intervista nella quale parlava della prima stagione di Twin Peaks e il finale, dove tutti avevano un cliffhanger. E’ stato fantastico. E praticamente, ciò che disse era che voleva rendere quasi impossibile la possibilità che non venisse rinnovato. Quindi avevo questa cosa in mente. Volevo solo assicurarmi di avere un’ altra stagione, in qualche modo, anche se era coercizione. E se fosse stato l’ultimo episodio, penso che ci sia qualcosa di magnifico in Hannibal Lecter che va via verso la libertà e che permette al pubblico di prendere quel personaggio, averlo nei loro cuori e immaginare dove sarebbe andato. Se non fossimo andati avanti, sarebbe stato un regalo per i fannibal quello di creare la loro conclusione per Hannibal Lecter.

Quando hai deciso di lasciare tutti quei personaggi in questo modo, sapevi anche quale sarebbe stato l’esito, chi sarebbe sopravvissuto e chi no?
FULLER: Sì, sapevo chi doveva sopravvivere e quali storie sarebbero andate avanti. Parte del divertimento della stagione 3 è in realtà capire come reinventare ognuno di quei personaggi, perché devono essere cambiati. Non posso essere la stessa persona. Non è una cosa che ti capita e basta, e torni ad essere quello che eri. E’ eccitante. Tutti coloro che sopravviveranno non sono sopravvissuti completamente. Hanno perso un po’ di loro stessi per via di Hannibal Lecter, e questo è il prezzo da pagare.

Hai detto agli attori, quando hai dato loro la sceneggiatura del finale, quale sarebbe stato il loro destino?
FULLER: Certo. Se lo so, lo dico agli attori perché sento che aiuta la loro performance. Non sono una di quelle persone che vuole tenersi per se l’informazione perché sono preoccupato che possa venire fuori. Mi fido di Hugh [Dancy], Caroline [Dhavernas], Laurence [Fishburne] e Mads [Mikkelsen]. Sono protettivi dello show e dell’esperienza del pubblico esattamente come me, quindi non c’è motivo per cui debba nascondere le cose. E poi mi piace condividere. Voglio che siano eccitati quanto me, quando scoprono cosa accadrà.

Possiamo dire con sicurezza che Will Graham sopravviverà.
FULLER: Sì.

Quindi come evolvi il rapporto tra Will e Hannibal quando, per almeno un po’ di tempo, non saranno nello stesso posto?
FULLER: Giusto. Beh, la parte divertente è che, per far sì che Will Graham catturi Hannibal Lecter, deve comprendere Hannibal Lecter come non ha mai fatto prima. E’ quasi un mezzo per entrare nella struttura di Hannibal Rising, dove andiamo nel passato di Hannibal, solo che è Will Graham che cerca di capire chi fosse Hannibal, con lo scopo di catturarlo nel presente. Quella sarà la spinta di buona parte della stagione 3.

L’ultima volta che abbiamo parlato, hai detto che volevi introdurre Lady Murasaki nella stagione 3. E’ così che entrerà in gioco?
FULLER: Sì, voglio che Lady Murasaki faccia parte dello show. Sono affascinato da quella relazione. Esplorando chi fosse Hannibal, vedremo com’era la sua relazione con la sua famiglia e sua sorella. Ciò probabilmente sarà la più grande deviazione dai romanzi, ma è anche un magnifico territorio inesplorato. Per poter dare la caccia a quest’uomo, deve comprenderlo come non ha mai fatto prima e ciò richiede a Will di doversi mettere nei panni di Hannibal in un modo unico. Dobbiamo continuare ad evolvere l’identità di Will Graham perché non può essere lo stesso uomo che era, quindi anche questo sarà eccitante. Mentre Will sarà alla ricerca di Hannibal, ci chiederemo quali siano le sue motivazioni e dove stia la sua lealtà. Abbiamo concluso la seconda stagione non avendo completamente chiaro da che parte stia Will Graham, e penso che per un po’ non sarà chiaro.

Perché hai deciso di far unire Bedelia ad Hannibal nella sua fuga?
FULLER: Gillian [Anderson] è semplicemente magnifica, è la grande motivazione. Penso che sia fantastica nello show, la adoro come essere umano e come attrice. Ero curioso riguardo la loro dinamica perché quando si è seduta per la prima volta d fronte ad Hannibal, in quei primi episodi, vi era una storia sottintesa tra i due personaggi, solo dal loro comportamento e la loro chimica, e volevo saperne di più. Parte del divertimento è assemblare il paradigma nel quale dobbiamo esplorare quella relazione. E’ un obbligo che abbiamo nei confronti del pubblico, ed è nostro dovere scoprire di più su Hannibal Lecter rivoltando il rapporto con la sua psichiatra in modo da sapere di più su di lei. E’ eccitante. Sappiamo molto poco di Bedelia. Penso sia l’unica persona nello show ad essere alla pari, in qualche modo, con Hannibal Lecter, e sono curioso di vedere con cosa ne verremo fuori per espandere quella relazione.

Ci saranno più location e nuovi set, specialmente con Hannibal Lecter in fuga?
FULLER: Beh, stiamo parlando di come produrremo la terza stagione e una delle cose che ci incuriosisce molto è quella di girare all’estero per cinque o sei settimane per aiutarci a vedere Hannibal in un ambiente in cui non è mai stato. Ora abbiamo nei piani di girare parte della terza stagione in Europa.

Quando inizierete a girare la terza stagione?
FULLER: Metà Ottobre, ora come ora. So come sono gli episodi 1,2 e 3, e cosa stiamo costruendo. Faremo un paio di capitoli diversi nella stagione, come abbiamo fatto nella prima. Ciò ci ha aiutati molto a concentrarci sulla storia e ci ha impedito di annaspare. Quindi ci saranno due capitoli nella terza stagione.

Hai detto che potrebbero passare due o tre episodi prima che il pubblico scopra chi è davvero morto per mano di Hannibal Lecter. Lo dici perché sai che le persone saranno ansiose di scoprirlo e le stai avvertendo che dovranno aspettare un po’?
FULLER: Esatto, non lo scoprirete nel primo episodio, quindi voglio solo assicurarmi che nessuno si arrabbi quando vedranno l’episodio e che non pensino, “Aspettate, non abbiamo visto nessuno tranne Hannibal!”. E’ eccitante per me perché è un pilot nuovo di zecca per una serie nuova di zecca che è completamente diversa dalle prime due stagioni. E’ anche terrificante perché tutti i nostri appoggi negli ultimi due anni ci sono stati buttati via da noi stessi. Siamo stati noi a calciarli via. Quindi la sfida e il divertimento sta nel dare vita a un’avventura tutta nuova con questo personaggio magnifico. Il cielo è il limite. E’ bello non seguire i libri, per certi versi, perché Bedelia non esiste nei libri. Per me, il motivo particolare per cui volevo fare la serie è per vedere Hannibal coinvolto in relazioni. Nel romanzo, è un animale in gabbia. Non ha amici. Volevo vedere Hannibal con degli amici. Volevo vederlo con delle amanti. Volevo vedere chi fosse, come essere umano. Sin dal primo incontro con Mads Mikkelsen dove ha detto, “Lui non è solo uno psichiatra cannibale, è il diavolo”, è stato meraviglioso nella sua mitologia. Amo il genere e amo l’idea che, ogni volta che facciamo una storia, due cose devono rimanere vere. Hannibal Lecter è un uomo che è prigioniero della realtà del mondo, ed è il diavolo. Entrambe queste cose devono essere vere, sempre. Quindi non possiamo fargli fare magie, ma possiamo suggerire un potere più grande rispetto a quello che un uomo mortale avrebbe.

Sembri pensare e interessarti davvero della raffigurazione delle donne in quest show. Perché è così importante per te?
FULLER: La cosa difficile di questo show è che si tratta di una storia di due uomini e il loro rapporto. Ma se ci fossero solo punti di vista maschili, non sarebbe interessante. Sento che non abbiamo fatto un buon lavoro, nella stagione 2, nel rappresentare i personaggi femminili e il loro punto di vista del mondo. Penso che ci sarà un’opportunità maggiore di farlo nella terza. Nella stagione 2, sapevamo che la storia era su questi due uomini, e tutti gli altri intorno erano pedine. Jack Crawford era una pedina. Alana Bloom era una pedina. Si basava tutto su ciò che stava accadendo tra Hannibal e Will Graham. A causa di ciò, è stato difficile avere un punto di vista nello show che non fermasse necessariamente la storia. Una delle cose fighe del sedersi e pianificare la terza stagione è che abbiamo più personaggi femminili. Avremo Lady Murasaki e Bedelia. E’ eccitante non rappresentare solo il genere, ma io non li vedo come personaggi femminili. Non faccio distinzione di genere o razza, in quel senso. Le vedo semplicemente come persone che cerco di rendere il più interessanti possibile, nel contesto della storia. In realtà preferisco scrivere i personaggi donna. E’ strano che stia facendo una storia su due uomini perché Dead Like Me era sul percorso di una giovane donna, lo stesso vale per Wonderfalls, e Pushing Daisies era su un giovane uomo e una giovane donna allo stesso tempo, ma aveva una vera prospettiva femminile sulla vita e l’amore.
Quindi, sento che la terza stagione è un’opportunità per ottenere questa cosa, in un modo che non dipende molto sulla sessualità quanto sulla specificità. Potrebbe essere sessista, in un certo modo, dirlo, ma penso che ci sia una libertà maggiore nel fare esprimere ai personaggi femminili ciò che sentono rispetto ai personaggi maschili, perché abbiamo delle visioni di genere molto ristrette, da entrambe le parti. A volte non vuoi vedere un uomo fare certe cose perché lo rende effeminato, e a volte non vuoi vedere una donna fare certe cose perché la rende troppo mascolina. Quei concetti sono strani per me perché io vedo solo le persone, non i genitali. Adoro le donne. La maggior parte dei miei amici sono donne e adoro la loro prospettiva. Anche se stiamo facendo progressi, e si spera che avremo un presidente donna fra un paio d’anni, cosa che credo sarebbe magnifica, non siamo per niente liberi dalle faziosità.

Sarai in grado di far rimanere il regista David Slade per la terza stagione?
FULLER: Lo spero. E’ eccezionale. Spero lo avremo per buona parte della stagione 3. Dobbiamo vedere un po’ i suoi programmi per capire se può, dipende da cosa farà. Ha un paio di film. Ma so che vuole tornare, e lo vogliamo anche noi. E’ il mio partner nello show. Ci siamo seduti e abbiamo parlato per ore del nostro amore per i libri e il personaggio. E’ magnifico avere una cosa del genere in un partner, e sento di avere questa cosa con David e con Steve Lightfoot, il mio partner di sceneggiatura. Ho la sensazione che ci sia un entusiasmo per lo show e per il genere, da parte nostra che lo facciamo, come fan. Siamo fan che fanno lo show, il che è un’opportunità rara.

 

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