Fringe | Recensione 5×05 & 5×06

Nell’episodio “An origin story” abbiamo vissuto i postumi della morte di Etta, Olivia e Peter sono sull’orlo del crollo emotivo e vivono il lutto in modo profondamente diverso; Peter decide di intraprendere la strada della vendetta mentre il dolore di Olivia è più intimo, soffre in silenzio arrendendosi alla rassegnazione. Così Peter si butta a capofitto in questa missione: distruggere il nemico qualunque sia il prezzo da pagare, senza farsi alcuno scrupolo, mente Walter e Olivia cercano di dissuaderlo dall’obiettivo senza alcun risultato.
L’occasione tanto attesa del nostro eroe casca a pennello, l’evento Fringe di questa puntata è il trasporto dal futuro degli Osservatori del materiale per la purificazione dell’aria; allo stesso tempo la Resistenza riesce a catturare un Osservatore, un’ottima occasione per ottenere informazioni, anche se non sarà molto facile.
L’obiettivo, proposto da Walter, è riuscire a danneggiare il trasporto in modo da creare un buco nero e danneggiare il nemico in tutti gli universi paralleli.
La cosa importante da fare è interrogare l’Osservatore prigioniero e farlo parlare sul funzionamento di una macchina che serve per adempiere all’obiettivo. Nonostante gli sforzi di Peter, il quale non ci pensa due volte ad occuparsi personalmente del prigioniero e ad utilizzare le cattive per farlo parlare, il nemico riesce ad ingannare il membro della Divisione Fringe e il piano non va in porto.
Vediamo un Peter Bishop che perde completamente la testa, colui che non non si era più di tanto sbilanciato a livello emotivo, che era stato sempre abbastanza contenuto, stavolta si sbilancia. Merito va dato alla straordinaria interpretazione dell’attore Joshua Jackson, il quale ha interpretato magistralmente Peter Bishop.
L’eroe non si arrende e decide di dare una svolta alla lotta contro il nemico; accecato dalla sete di vendetta decide di usare la scienza per sconfiggere il nemico e si impianta dietro la nuca il meccanismo che aveva prelevato dalla corteccia cerebrale dell’Osservatore prigioniero, e che conferisce ad essi tutte le straordinarie abilità di cui sono dotati. Olivia lo chiama, troppo tardi, in lacrime pregandolo di rimanere accanto a lei, non possono perdersi un’altra volta.
Ma cosa succederà a Peter? L’auto impianto che effetti avrà sull’essere umano? Questo lo vediamo nell’episodio successivo, il numero sei. L’episodio si apre con Peter che contempla un ologramma di Etta senza sosta, il quale viene sorpreso da Olivia che si unisce a lui nella contemplazione e lo prega di renderla partecipe del suo dolore, per riuscire a superare il problema insieme. Già dall’inizio vediamo che c’è qualcosa che non va nel Bishop junior, un po’ distratto e sfuggente fa emergere delle preoccupazioni nella compagna, all’oscuro insieme al Team Fringe di quello che Peter ha fatto su di sé. 
Walter, scavando nell’ambra, trova un altro nastro che decide di vedere da solo e che lo indirizza verso un palazzo abbandonato vittima di uno scontro Osservatori e Resistenza; il dottor Bishop decide di intraprendere questo cammino da solo. Nell’edifico si trova la “porta” di accesso all’ “universo-sacca” (“pocket-universe”) creato ad hoc dallo stesso Walter insieme a Donald (la cui identità rimane oscura) per nascondere qualcosa di inerente al piano per distruggere il Capitan Windmark e la sua schiera di Osservatori.
Presto Peter, Olivia e Astrid si mettono sulle tracce di Walter, sanno che per lui è troppo pericoloso uscire da solo e riescono a raggiungerlo.
Ciò che cerca il dottor Bishop scopriamo essere qualcuno e non qualcosa ed egli non ci mette poco a capire che quel che cerca non c’è, quando si imbatte in Cecil, un uomo rimasto intrappolato nel palazzo e vittima dello scontro fra Resistenza e Osservatori. Per Cecil, che ha cercato di sopravvivere un po’ alla meglio sono passati solo cinque giorni all’interno del pocket-universe, ma suo malgrado Walter lo informa che nel mondo reale sono passati ben 20 anni e che non c’è nessuna moglie a casa che lo aspetta. Si perché all’interno del pocket-universe non valgono le leggi della fisica del mondo reale, ma funzionano in modo del tutto diverso, come se tutto fosse alla rovescia.
Una volta che Peter e Olivia si sono ricongiunti con Walter, scopriamo dal video-guida che lo scienziato si sta rivolgendo a una terza persona, ma chi? L’arcano viene svelato: si tratta di un mini Osservatore, un bambino e oltretutto un caso Fringe di cui si è occupato il team mentre lavorava per l’FBI (vedi Little Child). Con una sicurezza inspiegabile Peter riesce a condurre la squadra nella stanza in cui il bambino è stato rinchiuso, ma aimé all’interno della stanza non c’è nessuno e il team si dovrà accontentare di una radiolina, lasciata lì appositamente da qualcuno, forse Donald, ma a noi non è dato saperlo, almeno per ora.
Nel frattempo gli Osservatori hanno rintracciato la Divisione Fringe, la quale deve darsi alla fuga, della quale Cecil rimane vittima. Il Team riesce a scappare grazie a Peter, il quale fa proseguire i suoi compagni, mentre lui rimane per vedersela con un Osservatore. È in questo momento che scopriamo quali sono gli effetti provati sul personaggio dall’impianto di quel marchingegno, Peter è estremamente abile e forte e riesce a liberarsi del nemico non esitando ad ucciderlo con un cinismo a dir troppo eccessivo.
Così il nostro eroe riesce a raggiungere gli altri, Olivia preoccupata che non ce la facesse si tranquillizza ma i suoi interrogativi sono molti: come ha fatto ha fronteggiare da solo l’Osservatore? 
Assistiamo anche al dramma di Walter, sappiamo cosa è successo l’ultima volta che ha varcato la soglia dell’altro universo, la persona che era, uno scienziato con manie di grandezza e perdi più cinico; adesso, per il modo in cui ha usato Cecil, ovvero per i suoi scopi, non preoccupandosi di lui, Walter sente che sta cambiando, ossia sta tornando l’uomo che era un tempo. Da quando gli sono state reimpiantate le parti cerebrali che gli mancavano, Bishop senior sente di non essere più lo stesso, ed è qui che ritorna una delle matrici fondanti della serie: il rapporto padre-figlio. Walter supplica il figlio di rimanergli accanto “whatever happens”, qualsiasi cosa accada, e Peter non indugia a fare questa promessa al padre, la stessa che l’episodio precedente aveva fatto anche ad Olivia: riuscirà a mantenerle? Questo ancora non lo sappiamo, al contrario quello che a cui assistiamo è un Peter che, ogni volta sempre di più, sembra compiere le stesse azioni egoistiche che compì Walter, una volta perso suo figlio. La stessa storia si ripete? Può darsi, e certamente nascondere la storia dell’auto-innesto alla sua compagna non aiuterà, ed anche qui torna il collegamento con Walter che inconsapevolmente allontanò la moglie spingendola al suicidio.
Siamo già a metà stagione, purtroppo, la cui prima metà è stata semplicemente eccezionale, sia per quanto riguarda la storia e il travolgente susseguirsi di colpi di scena ma anche per quanto riguarda l’evoluzione dei personaggi, ma tutto questo dove porterà?

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