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Flash Recaps #27 | Nashville, Castle, NCIS : LA, New Girl, The Musketeers, TGW, Banshee!

Nashville | 3×14 – Somebody pick up my pieces by The Lady and The Band

11021094_10205419382856958_6733487109503441073_n E fu così che Nashville confezionò un altro ottimo episodio: ottimo ritmo e ottimi spunti per l’ultima tranche della stagione.
Molto interessante e ricca di nuovi possibili filoni narrativi, la decisione di far chiudere la Edgehill Records: si prospetta un futuro di spietata concorrenza fra la neonata casa discografica di Luke (business is business, il Verme Viscido avrebbe dovuto aspettarselo) e la Highway 65 di Reyna. Molto promettente.
Interessante anche il colpo di scena finale. Ora, in realtà Teddy non è amato da molti, ma comunque è apprezzabile l’idea di coinvolgerlo nell’ennesimo scandalo a testimonianza di che incapace sia. Mi chiedo però perché la casa della escort fosse già sotto sorveglianza.
Ho anche apprezzato il lavoro che stanno facendo sul Verme Viscido e Layla Grant. Il primo, sempre fedele al suo personaggio, è approfondito e pian piano si sta meglio definendo la sua personalità e, in un certo senso, mi sono ritrovata a dispiacermi per lui: malgrado sia un «verme viscido», per l’appunto, è comunque competente nel suo lavoro e merita di continuare ad avere successo. È anche interessante il suo rapporto, un po’ confuso al momento, con Layla: lui crede in lei e lei si fida di lui, un buon punto di partenza. Sarà, poi, divertente vedere Reyna e Jeff costretti a collaborare.
Bella anche la storyline di Sadie: il suo personaggio mi piace sempre più, anche se quello sguardo finale dell’ex marito, temo, porterà guai a Reyna.
Ovviamente la fangirl che c’è in me ha gioito enormemente per i Javery e per Scarlett.
Poiché all’epoca in cui hanno girato episodio, Hayden Panettiere era ancora incinta, non si può pretendere molto dalla sua storyline che comunque è divertente e leggera. Una boccata d’aria fresca in tanti drammi. Sull’enorme crescita del personaggio di Avery ho detto già molto e non smetterò di applaudire gli autori per questo.
Scarlett finalmente esce dal guscio: riallacciare i rapporti con i suoi ex-preferiti e lasciarsi trascinare fuori casa è stato bello (il mio povero cuore di shipper però è sempre in pezzi) così come ho gioito quando finalmente si è decisa a farsi avanti col bel dottorino. Ripeto, il mio cuore di shipper è arrabbiato ma in quanto fan di Scarlett, vorrei solo vederla serena per cui se il mediconzolo (cit. Lino Banfi) le da un po’ di serenità ben venga.
Deacon è stato un po’ messo da parte: dopo episodi strappalacrime, finalmente un po’ di respiro. L’analisi, però, della sua situazione è comunque continuata in maniera eccellente e l’energia con cui stanno facendogli affrontare il tutto è veramente bella da vedere.
E bravo Nashville!

Nashville – 3×15 “That’s the way love goes by The Lady and The Band

11021233_10205464553546197_7860653422923411559_nOh, i miei feels!Una bastonata in pieno…stomaco (?) Che episodio, ragazzi!Dopo la scorsa settimana, non ero preparata a questa puntata e, in realtà, ne sono contenta perché dopo 3 anni, Nashville è ancora in grado di emozionarmi come nel pilot. Reyna e Deacon: sapevamo che sarebbe successo eppure è stato ugualmente una coltellata nel cuore. Come sempre la combinazione fra l’alchimia fra gli attori e uno script ineccepibile, hanno saputo emozionarmi nel profondo. L’esibizione all’Opry, insieme, sulle note di una canzone veramente bella, è stato il preambolo perfetto per la conclusione: la confessione di Deacon. Come sempre un gigantesco «Kudos» agli autori e ai due protagonisti. Ma i miei feels hanno ricevuto un grosso colpo anche per il nuovo trio musicale composto da – bhè- tre dei miei 4 personaggi preferiti. “The Exes” si sono esibiti per la prima volta in versione ufficiale con la nuova formazione ed è stato perfetto (bhè quasi…maledetto cuore di shipper!). Gunnar che impazzisce per trovare un nome alla band mi ha divertito tantissimo e l’amicizia fra lui e Avery (che sembrava impossibile nemmeno un anno fa) è diventata una delle mie bromance preferite in assoluto. Certo, da guastafeste ha fatto il bel dottorino che ci prova con Scarlett: una storyline destinata a finire presto (ne sono sicura….DEVE essere così!) ma che comunque trovo sia ben inserita. Il bel dottorino non è un brutto personaggio e magari avremo qualche occasione futura per conoscerlo meglio. Mi chiedo solo se sarebbe stata la stessa cosa se Scarlett avesse potuto rivelare a qualcuno il segreto della malattia di Deacon: forse avesse potuto confidarsi non si sarebbe avvicinata al medico. Sarà interessante quando il cancro di Deacon diverrà di dominio pubblico, vedere come evolverà il suo rapporto con gli altri. Layla che approfitta dei consigli del verme viscido per farsi valere mi è piaciuta molto, idem per la nuova storyline di Will: forse relazionarsi con qualcuno che ha affrontato gli stessi problemi che sta affrontando lui, lo aiuterà a fare nuovi passi avanti verso l’accettazione di se stesso. Bella anche la storyline di Sadie che usa la sua popolarità e vicenda personale per portare avanti la battaglia contro le violenze domestiche: coraggiosa, tosta, Sadie Stone mi piace sempre più. I pasticci di Teddy e il cuore infranto di Luke hanno fatto da sfondo all’episodio: benché in secondo piano, non hanno disturbato la continuità narrativa. Un altro bell’episodio per Nashville, quindi, che sta ritornando ai fasti della prima serie, rendendomi molto felice.

CASTLE | 7×16 – The Wrong Stuff  by WalkeRita

11038244_1608958256004962_429742087082855889_nHouston abbiamo un problema. Beh, in realtà no a dir la verità, adesso non ci sono davvero problemi all’orizzonte per Castle & Beckett né per i loro amici e familiari. Certo, non possiamo estendere lo stesso privilegio alla vittima di questo episodio ma non possiamo mica stare tutti bene no? Com’è ormai tradizione in questa serie tv, subito dopo la drammaticità perfetta ed equilibrata dell’episodio diviso in due parti, seguono nuove puntate che riprendono uno stile più leggero, divertente e adorabilmente assurdo tipico di questo show un po’ come un suo inconfondibile marchio di fabbrica. Per l’occasione, il caso del giorno è uno dei tanti regali di Natale per Castle, una di quelle storie che tirano fuori il suo lato più infantile e avventuroso … ossia il 99% della sua personalità, perché evidentemente esistono più modi di commettere un omicidio che persone da uccidere sul nostro pianeta. Ecco perché il killer in questione ha deciso di allargare le frontiere e approdare su Marte, più o meno. La vittima infatti faceva parte di un progetto di ricerca spaziale che intendeva condurre per la prima volta un team di uomini su Marte ma proprio su quella superficie impossibile che doveva riprodurre la vita sul pianeta rosso, uno dei futuri astronauti che avrebbero scritto una pagina di storia viene improvvisamente ucciso nonostante a nessun essere umano esterno al gruppo fosse consentito stare lì. L’indagine ovviamente procede con serietà e rigore come sempre, ossia con Castle che finge di camminare in assenza di gravità e Beckett che lo raggiunge spazientita a passo veloce ma non troppo segretamente divertita dall’aver sposato un ragazzino di dodici anni. In collaborazione con il promotore del progetto, Beckett e il suo team ottengono il permesso di continuare ad indagare ma restando nei pressi della scena del crimine, non potendo interrompere la simulazione. In breve tempo l’indagine si muove da moventi di spionaggio e invidia ad apparenti quanto inquietanti testimonianze di intelligenze artificiali che prendono il sopravvento sul volere dell’uomo. Con grande delusione di Castle però, ogni macchina, che sia tecnologica o analogica, non potrebbe mai raggiungere la complessità del pensiero umano che organizza e mette a punto un omicidio né tantomeno potrebbe ricreare i percorsi mentali di un detective che collega i diversi punti della sua indagine giungendo a delineare l’immagine completa alla base del caso. E quello che Beckett riesce a vedere al di là dei moventi e del computer di bordo è un delitto praticamente perfetto in cui l’arma vincente non è tanto la macchina che esegue gli ordini quanto un’alleanza di menti umane tutte con un unico obiettivo. Nella sfera privata dei Castle ho amato l’affollamento che negli ultimi tempi si verificava al loft, forse troppo piccolo per una famiglia così esuberante ma alla fine perfetto per chi, come Castle & Beckett, vivono nella continua ricerca di tutti gli aspetti più originali e confusionari della vita.

NCIS: Los Angeles | 6×16 – Expiration Date By Claw

10556297_842388505818518_1149570170246326997_nQuesta settimana NCISLA non ha deluso le mie grandi aspettative tornando con un episodio veramente ben fatto, emozionante, dando spazio ai personaggi a cui tengo e riuscendo anche a tenermi parzialmente con il fiato sospeso. No, non credevo che Sam sarebbe morto se è quello che credete perché non si giocherebbero mai un personaggio simile soprattutto a questo punto della stagione, se proprio qualcuno dovesse lasciare probabilmente organizzerebbero un addio meraviglioso e strappalacrime per il finale di stagione, cosa che spero non accada mai. In ogni caso ormai appare chiara una cosa, quando nei primi minuti appare qualcuno del team al posto dei personaggi random su cui si baserà il caso al 99% è sicuro che all’inquadrato succederà qualcosa. Inoltre vorrei un attimino prendermi una riga per rimproverare Sam, COME ON, non è fatto di metallo nonostante sia così grosso, potrebbero metterselo un giubottino anti proiettile ogni tanto.
Tralasciando questi aspetti questo episodio vede il ritorno di un piccolo personaggio che al tempo avevo veramente apprezzato, sarà per caso perché appariva in uno dei miei episodi preferiti della quinta stagione? Nah. Giuro, è solo un caso (cit.) Ed è proprio a causa sua che NCISLA mi ha colto di sorpresa perché sinceramente non mi sarei mai aspettata che lo facessero realmente fuori. Dopotutto era un bel personaggio, aveva creato un buon rapporto con Deeks e anche la realtà dei Gurka era terribilmente interessante. Il caso della settimana comunque è semplice, non appare tale in quanto Sam costantemente in sala operatoria in bilico tra la vita e la morte e i sempre più numerosi interrogativi che si creano con il passare dei minuti non aiutano, ma alla fine, visto da una persona al di fuori del team tutto questo non sarebbe apparso così…impossibile. Una risorsa resa preziosa per la CIA tramite bugie, sotterfugi, omici su commissioni e morti, un agente doppio giochista messo dal suo governo nella possibilità di conoscere segreti e piani del “nemico”. Tutto ruota intorno a questo, intorno all’odioso personaggio per la quale Sam si prende una pallottola e Thapa ci lascia definitivamente.
Scene che ho apprezzato son state finalmente quelle Densi perché era DANNATAMENTE ora di far vedere come il loro rapporto si fosse evoluto. Il primo litigio, per quanto stupido potesse sembrare, è dopotutto una cosa di una certa importanza, soprattutto se lo si supera in quel modo. Avevo praticamente gli occhi a cuore nella scena iniziale con i due a letto e gli avevo ancora di più in quella finale, con Deeks che chiude la scena dimostrandosi ancora una volta il mio personaggio preferito. Giocoso, infantile a volte, ottimo agente e innamorato perso non solo di quel sorriso che ormai è diventato la sua casa ma di quella donna da cui ormai difficilmente riuscirà a star lontano.
In ogni caso ormai non restano più molte altre puntate a questa stagione, la metà l’abbiamo passata da un po’ e ci son ancora molti interrogativi lasciati aperti per cui spero che in futuro si possano vedere più episodi come questo ma allo stesso tempo anche qualche sviluppo di trama interessante. Noi ci rivediamo a breve, restate sempre sintonizzati sulle ultime da Los Angeles mi raccomando!

New Girl | 4×17 – Spiderhunt by Ale

10334437_10206211876766104_5802062914004852210_n“In the spiderhunt of life, I sure am glad that we’re a team of six”
Altro episodio corale per New Girl, che in questo modo riesce a portare a casa un altro buon risultato pur nel contesto di un episodio a budget ridotto. “Spiderhunt” si presentava infatti come il bottle episode che avrebbe “rimesso in pari” le spese un po’ più alte per confezionare il buon “Oregon” e l’ottimo “The Crawl”, eppure con un espediente semplice ma efficace per tenere tutti i protagonisti nel set unico del loft e un paio di gag di sottofondo ecco venir fuori un episodio che si mantiene su un livello di divertimento più o meno nella media di questa quarta stagione (e sicuramente superiore rispetto ai primi episodi del post-hiatus). Da persona che soffre di una fobia irrazionale potrei notare che l’interpretazione di Max Greenfield è forse un pochino sopra le righe, ho certamente visto rese migliori di un problema che vedo molto vicino a me (penso a Sheldon Cooper e alla sua fobia per gli uccelli), ma nel contesto di una sit-com è più che adatta: la sottotrama di Schmidt e la sua aracnofobia esagerata fa il suo dovere di farci sorridere con scenette come lui che salta sul tavolo, che scuote la testa quando scopre di avere il ragno sulla guancia o che fa il gradasso con l’animale ormai schiacciato a terra. È inoltre, come da titolo, la causa scatenante tutta l’azione dell’episodio, mirato a trovare il ragno in giro per l’appartamento prima dell’arrivo di Fawn, invitata a cena. La caccia a team (ingegnosamente composti da schiacciatori+barattolai) fa da cornice a diverse parentesi riguardanti un unico personaggio (l’e-mail che Coach sta cercando di scrivere a May, che mi chiedevo se per caso alla fine gli avessero fatto scrivere off-screen; la Salsa di Nick, dal procedimento di preparazione misterioso quanto le regole del True Americans) o due/tre (Jess che cerca di scoprire da Winston o dalla stessa CeCe cosa le stia nascondendo la sua amica, con un simpatico gioco di equivoci che coinvolge Nick e una macchina per pop-corn per il bar e con Winston in particolare che spicca per le sue espressioni facciali e la “mancanza di scaltrezza” nel nascondere le menzogne). Da amante del meraviglioso rapporto tra Jess e CeCe, una bellissima amicizia tra donne come raramente se ne vedono rappresentate in tv, sono stata felicissima della conclusione, con CeCe che alla fine decide di aprirsi anche a Jess sui suoi sentimenti su Schmidt (d’altronde l’aveva detto perfino a “freaking Winston” e non a lei!) e quella dolcissima stretta di mano sotto il tavolo. In generale non posso dire che non mi piaccia il personaggio di Fawn, ci sta bene in una serie come New Girl e la vena cinica che la sua interprete riesce a darle la caratterizza ancora meglio, ma purtroppo per me CeCe e Schmidt sono un endgame e quindi ovviamente la speranza è che se ne rendano conto anche i diretti interessati.
In definitiva non si può dire che, pur riprendendo tratti simili alla riuscitissima 4×06, questo diciassettesimo episodio raggiunga le stesse vette comiche, ma per un episodio low budget trovo faccia adeguatamente il suo dovere di intrattenere e per questo per me il voto è positivo. Alla prossima!

The Musketeers | 2×07 – A Marriage Of Inconvenience by Eilidh
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A pochi episodi dal finale di stagione, l’ascesa di Rochefort è ormai completa, e tutti i segreti dei moschettieri stanno per essere svelati.
A rischiare enormemente è Aramis, che scatena la gelosia di Rochefort per le attenzioni della regina. Aramis è sempre stato descritto come un donnaiolo, bello, sicuro di sé e capace di conquistare ogni donna desideri, e il suo modo di fare ha sempre avuto un certo fascino (l’ho sempre detto che è il mio moschettiere preferito), ma in questo episodio è difficile non provare compassione per Marguerite, che, senza saperlo, si è ritrovata nel mezzo di un intrigo pericoloso in cui lei può perdere la dignità e ritrovarsi col cuore spezzato, e lui può perdere la vita. Aramis ha finito col crearsi una nemica, in un periodo in cui l’ultima cosa di cui i moschettieri hanno bisogno è di qualcuno che si allei con Rochefort. Ancora non si sono resi conto di tutte le macchinazioni del conte, che, ormai, è arrivato al massimo del suo potere. Dopo un’intera stagione passata a costruirsi la fiducia del re, e farsi spazio al corte, armato di sotterfugi e furbizie, e impegnandosi anche a screditare i moschettieri, Rochefort ha raggiunto il suo scopo. E’ un cattivo che ha dimostrato di saper farsi valere: scaltro, fuori di testa, tremendamente pericoloso, e, ora, ha un motivo in più per distruggere i moschettieri. Oltretutto, ora che ha come alleata Milady, ha un’arma in più contro tutti loro e, in particolare, contro Aramis, e la sua vendetta non sarà affatto leggera. E’ un peccato per Athos, condannato a continuare a sperare in una redenzione, eternamente innamorato di MIlady, e continuamente costretto e ricredersi.
La storia dell’episodio l’avevo personalmente intuita dopo il secondo attacco alla cugina del re (sfuggire due volte alla morte, e, la seconda volta, così a caso, è sospettoso), ma l’assassina assoldata da Rochefort si rende enormemente utile uccidendo il marito di Constance, lasciandoli finalmente liberi. La questione del matrimonio di Constance viene risolta piuttosto in fretta, e anche se lui li maledice è impossibile prendere sul serio le parole di un uomo che non è mai stato né simpatico, né minaccioso per due stagioni. D’artagnan potrebbe (ma è una possibilità vaga, perché noi telefilm addicted sappiamo che l’ostacolo è dietro l’angolo, quando si parla di ship) essere l’unico dei quattro ad avere un minimo di felicità in campo sentimentale.
Resta invece un po’ di disparte Porthos, anche se Treville decide di rivelargli il segreto su suo padre, quindi anche lui avrà il suo spazio nel prossimo episodio.
Tutto è pronto per il gran finale: si preannunciano cuori spezzati (quello, neanche a dirlo, di Athos, che di certo resterà deluso da Milady, e quello di Rochefort, che contro Aramis non ha uno straccio di possibilità), guerra aperta tra moschettieri e uomini di Rochefort, e un bel po’ di rivelazioni per Porthos.

The Good Wife | 6×13 – Dark Money by bravissima6

10639631_10153131604464267_522876612439309035_n La gamma infinita di personaggi esilaranti di cui dispone questo telefilm è qualcosa di impressionante, da lasciare veramente senza fiato. E questo dà agli autori un grande vantaggio: quello di tirarne fuori uno a caso dal cappello magico quando non hanno niente da dire e trasformare una puntata inutile, in un mini capolavoro.
Questa volta è il turno di Colin Sweeney, l’uxoricida più tenero della storia, che non sembra avere pace. Il suo caso controverso affascina tutti, a tal punto che viene prodotto un telefilm liberamente ispirato alla sua storia, che però lo dipinge come colpevole dell’omicidio della moglie, quando nel “mondo reale” nei suoi confronti è stata emessa una sentenza di assoluzione. Tutto ciò ci permette di assistere ad una performance elettrizzante, il cui protagonista passa con facilità da uno stato d’animo all’altro. La finta commozione quando è chiamato a deporre davanti al giudice lascia tutti increduli ed interdetti, incapaci di decidere se ridere o piangere davanti alla sua palese messinscena. È proprio questo che incanta di lui: sai che nulla di ciò che dice è come sembra, anzi sai che la maggior parte sono bugie, ma te lo sa vendere talmente tanto bene che vuoi credergli, lo vuoi davvero, tanto che alla fine lo fai, anche se sai che non dovresti. A seguire il suo caso sono Diane e Cary che sembrano incartarsi, tanto che Colin va a tormentare Alicia, pretendendo che sia lei a occuparsene. E fa bene, perché sarà proprio lei a trovare il dettaglio vincente. Tutto questo nonostante sia alle prese con la sua campagna elettorale che la porta a contendersi con Prady un vecchio ricco e spocchioso, che finanzierà la nostra buona moglie solo perché odia i gay e quindi Prady, sulla cui sessualità circolano voci controverse. Questo epilogo pare possa segnare la fine della loro “illecita” collaborazione alle spalle dei rispettivi comitati.
Nel frattempo Kalinda viene ingaggiata come babysitter del figlio di Bishop. Quale sia l’agenda segreta di lui non è chiaro, ma mi sono ritrovata a shipparli ad un certo punto. E questo non va bene.
L’ottima performance di Sweeney, comunque, lascia irrisolte molte questioni aperte prima della pausa: che fine ha fatto David Lee? La proposta di Cary e Diane è ancora valida? E come stanno le cose tra Alicia e John?
Questi sono gli interrogativi che aspettano una risposta. Chissà se la avremo nel prossimo episodio o se tireranno fuori dal cappello magico qualche altro soggetto pittoresco. Nel caso, non mi dispiacerebbe rivedere la Tascioni.

Banshee | 3×08 – All the Wisdom I Got Left by Lestblue

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Chayton aveva i giorni contati, lo si sapeva, ma mai avrei pensato fossero così pochi, ahimè la sua fuga in Louisiana non gli ha portato molto bene e Hood e Brock non si sono fatti mancare l’occasione di regolare i conti. Devo dire che tutta questa storyline mi è piaciuta parecchio, è stata sviluppata in modo coerente seguendo i personaggi e il loro modo di agire. Alla fine dei conti mi è anche dispiaciuto per la fine del pelle rossa, l’avrei voluto veder soffrire di più, vederlo rendersi conto del suo stato di “mortale” e sentire incrinarsi per sempre la sua convinzione di essere un dio, ma vabbè non posso pretendere troppo, doveva morire, ha lottato e ci ha lasciati con la coda tra le gambe, direi che il suo personaggio è stato umiliato abbastanza e punito per ciò che ci ha fatto.

Becca la adoro sempre più, adoro il suo essere una mina vagante pronta ad esplodere e a fare dei danni inimmaginabili e infatti proprio così è stato. Cosa succederà ora a Kai? Ci leveremo dalle palle l’infermierina? Spero proprio di sì, spero venga punita lei per le colpe di Becca e che la dinamica famigliare tra zio e nipote torni almeno un po’ più simile a quella di prima. Ho notato come allo stato attuale i ruoli si siano leggermente invertiti, Kai è scosso per la perdita della madre e si rifugia in quel luogo di salvezza che aveva abbandonato, vuole essere riaccettato dalla propria famiglia e dal padre, Becca al contrario vuole essere più autonoma possibile, vuole essere lei a dirigere i giochi e dimostrare quanto vale. La ragazza vede in Proctor il modello da imitare e raggiungere, il mentore che deve stupire e forse grazie alla sua inesperienza sta commettendo errori irreparabili che potrebbero allontanarla definitivamente da lui. Ho applaudito per la scena tra Becca e Burton, momento che ci ha permesso di ricostruire un tassello importante del passato e ci ha mostrato come è nato questo rapporto di assoluta devozione con Kai.

E quando si parla di fantasmi del passato dobbiamo menzionare l’ultima storyline di questo episodio. Sugar ha i suoi scheletri nell’armadio che lo tormentano, scheletri che non riesce a seppellire, ma… c’è sempre il buon vecchio Job ad aiutarlo. Questo duo mi piace parecchio, funziona benissimo assieme, c’è complicità e amicizia, anche se nessuno dei due lo ammetterà mai, ma ci tengono l’uno all’altro.

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